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Il 2 agosto Matias Vecino diventa ufficialmente un giocatore dell’Inter, dopo un paio di settimane mal contate di voci che annunciavano come sempre più prossima la decisione definitiva dei nerazzurri di puntare sul centrocampista uruguaiano. Alla Fiorentina vanno i 24 milioni di clausola rescissoria pagabili in due rate, secondo gli accordi presi tra la società dei Della Valle e l’entourage del ragazzo.

Il classe ’91 era sotto contratto con la Viola dal gennaio 2013 ma solamente dalla stagione 2015/16 diventa un elemento importante della rosa fiorentina. I due anni precedenti lo vedono inserirsi in maniera graduale nel nostro calcio: prima un anno poco convincente proprio alla casa base viola, poi la seconda metà del campionato 2014/15 a Cagliari e, alla fine, il prestito annuale ai comandi di Maurizio Sarri, che lo plasma e lo rende finalmente in grado di poter giocarsi un posto da titolare nello scacchiere di Paulo Sousa.

Come è cambiata la nostra percezione di Matias Vecino?

Come viene accolto questo acquisto dalla tifoseria interista? Sostanzialmente, male. Eppure a Firenze aveva dimostrato di essere un buon giocatore, dalle grandi capacità fisiche abbinate ad un’ottima intelligenza calcistica (raffinata dal periodo con Sarri) e dei buoni piedi; tanto che, nel momento d’oro della gestione del portoghese, la Fiorentina ha espresso un ottimo calcio di possesso basato sulle qualità di Badelj, Borja Valero e, appunto, Vecino.

E allora per quale motivo non è stato apprezzato dai più questo acquisto? Principalmente a causa degli errori nella strategia comunicativa interista, colpevole di aver fatto filtrare grandi capacità di spesa dopo il raggiungimento dei paletti fissati con l’UEFA nell’ormai famoso Gentleman Agreement firmato ai suoi tempi da Thohir. Dopo un’estate a parlare esplicitamente, come fatto da Sabatini in quella lunghissima conferenza stampa di metà luglio, di Nainggolan e Vidal, la scelta di investire una somma comunque importante sul secondo centrocampista di una squadra arrivata alle spalle dell’Inter (nonostante la disastrosa stagione nerazzurra) ha fatto storcere il naso a molti. Vecino è arrivato con l’etichetta ben visibile addosso di “terza scelta”.

La carta d’identità segna poi 24 agosto 1991, ovvero 26 anni, età in cui un giocatore ha raggiunto sostanzialmente la sua maturità e non possiede più un margine di crescita clamoroso. Insomma, tutte piccole controindicazioni che, inserite in un contesto estivo in cui l’altra metà di Milano strappa alla Juventus Bonucci, hanno alimentato il malumore della piazza.

Leggendo queste righe ora, probabilmente starete sorridendo, e non posso darvi torto. Perché in questo momento Vecino è senza dubbi uno dei quattro/cinque giocatori più importanti della squadra milanese. E anche in questo caso è Spalletti ad avere un grande merito per l’alto rendimento del centrocampista. L’ha inserito con calma alternandolo a Gagliardini nelle uscite, per poi consegnargli le chiavi della mediana. A differenza di quanto ipotizzato dalla stampa non lo ha mai alzato nella posizione di trequartista con i compiti da “assaltatore”, segno evidente di come secondo i media sarebbe dovuto essere il “sostituto” del grande colpo sulla trequarti. Vecino è stato, è e sarà probabilmente sempre un mediano.

Matias Vecino, il mediano-incursore con la “castagna”

Intervista di Luciano Spalletti dopo Hellas Verona-Inter. Riccardo Ferri, ospite in studio, chiede al tecnico interista cosa dirà ai suoi calciatori quando mostrerà l’azione che ha portato al rigore per l’Hellas, aspettandosi probabilmente una ammissione che quel pallone doveva essere spazzato immediatamente da Handanovic o D’Ambrosio. Il tecnico interista, invece, ribadisce la volontà di attirare il pressing avversario sulla sua prima linea di costruzione per poi potersi creare lo spazio per attaccare in verticale. L’errore, se così vogliamo chiamarlo, è proprio di Vecino, che invece di girarsi avendo il tempo e lo spazio per farlo, appoggia al terzino destro mettendolo in difficoltà.

Saltata la prima linea di pressione Vecino si gira e attiva l’azione in verticale rifinita da Perisic: Hellas tagliato letteralmente in due, Icardi può calciare verso la porta.

Uno dei compiti principali di Vecino è proprio questo: è l’uomo deputato a iniziare l’azione verticale dell’Inter dopo aver allungato gli avversari con la circolazione bassa. La risalita del campo in zona centrale cercata da Vecino è l’alternativa principale a quello sbocco naturale a destra rappresentato da Candreva. Rispetto a Gagliardini, suo compagno di reparto nelle ultime uscite, è quello dei due più dotato tecnicamente, oltre ad avere maggiore personalità.

L’inserimento sulla trequarti di un giocatore estremamente intelligente quale Borja Valero e la nuova dimensione di Perisic, che sempre più spesso si sgancia dall’amata fascia sinistra per riempire la zona centrale, hanno aumentato esponenzialmente le linee di passaggio a disposizione dando modo all’uruguaiano di brillare.

La centralità di Vecino nell’Inter spallettiana è testimoniata anche dai numeri. Con Borja Valero trequartista i passaggi chiave sono sbocciati come i fiori quando arriva la primavera, e il suo apporto offensivo è cresciuto esponenzialmente. (Fonte Whoscored)

Ultimamente Vecino si è messo a suo agio e ha iniziato a lasciare andare la gamba. Nell’ultimo mese, infatti, ha iniziato a mettere in campo degli strappi palla al piede che hanno fatto affiorare nella memoria dei tifosi interisti i ricordi delle galoppate di Berti e di Zanetti. La forza fisica di Vecino (187 centimetri per 81 chili) combinata alla buona tecnica di base gli consente accelerazioni di 20/30/40 metri con cui fare saltare completamente il banco, soprattutto in partite equilibrate o tatticamente bloccate.

Nel derby con il Milan è il suo strappo di 40 metri al novantesimo a creare i presupposti per l’angolo da cui nasce il calcio di rigore.

A Napoli l’Inter soffre ma resiste, Vecino è quello che si rende più pericoloso. Scappa via per 50 metri a un Jorginho in affanno, duetta con Icardi e ha anche la lucidità per fare il tocco sotto a Reina. Albiol salva sulla linea.

Anche senza palla sta dimostrando delle discrete doti di inserimento. L’unico gol in nerazzurro, arrivato a suggellare una vittoria tanto clamorosa quanto inaspettata a Roma, è un facile tocco al centro dell’area piccola su invio perfetto di Perisic. Avere uno o due centrocampisti in grado di buttarsi all’interno dell’area di rigore è una manna per una squadra come l’Inter, abituata a sviluppare una mole di gioco incredibile sugli esterni spesso vanificata dalla solitudine di Icardi negli ultimi metri. Per esempio nel derby, sua vera e propria partita della svolta, è arrivato ad un passo dal gol su un’azione iniziata e conclusa da lui: arriva a rimorchio sulla palla arretrata di Candreva, in quella voragine lasciata dalla pessima transizione difensiva milanista, e prova il piazzato di interno destro. La palla fischia a fil di palo.

Un altro aspetto da sottolineare del gioco di Vecino è, quindi, la sorprendente pericolosità offensiva. L’11 nerazzurro è anche un mediano tutto fisico e interdizione, ma non è solo un mediano tutto fisico e interdizione. Ancora una volta i numeri forniscono la prova decisiva: in 6 delle ultime 8 partite ha calciato verso la porta per più di una volta andando vicinissimo alla rete con il Milan e a Napoli, e colpendo la traversa contro l’Hellas Verona e, in maniera ben più clamorosa, contro il Torino.

“Castagna”, come l’ha definita Spalletti, da 30 metri che si infrange sull’incrocio dei pali. Quella che avrebbe portato i nerazzurri di fianco al Napoli in vetta alla classifica.

La presenza di Vecino è fondamentale anche per il mantenimento dell’equilibrio tattico della squadra. Secondo i dati forniti dalla Lega Serie A, Vecino è il calciatore nerazzurro che percorre in media più chilometri per partita (11,559), sesto assoluto tra i giocatori militano nel nostro campionato ed il secondo giocatore interista per palloni recuperati (43, dietro l’inarrivabile Skriniar), quindicesimo assoluto nella lega italiana.

Questi sono due semplici dati che riportano l’importanza di Vecino nel sistema interista costruito da Spalletti, basato in parte sulle capacità individuali difensive dei suoi uomini e in parte sulla grande densità in zona palla che il mister richiede in fase di non possesso. Quando costretta a scalare velocemente da un lato all’altro del campo l’Inter tende ad andare in difficoltà. Fondamentale è, in tal senso, la capacità aerobica dell’#11 interista di scivolare velocemente in orizzontale per non allargare troppo le maglie della rete nerazzurra.

Un’altra delle situazioni di gioco in cui l’Inter è sembrata migliorare di più con l’avvento di Spalletti sono le transizioni negative. Vecino, con il suo fisico possente, l’ampia falcata e l’ottimo senso della posizione, è uno dei segreti della maggiore calma con cui vengono gestite situazioni spesso letali per l’Inter nel recente passato. Non è un caso che, nelle poche occasioni in cui l’uruguaiano non era in campo o non era al 100% della condizione, l’Inter è tornata a subire ripartenze letali.

Alcuni esempi sono il match in trasferta contro il Crotone, in cui è subentrato solo a partita in corso, e la gara contro la Sampdoria vinta per 3-2 a San Siro. In quest’ultima Vecino viene sostituito al 74° minuto a causa di un leggero affaticamento e l’Inter perde definitivamente il filo di una gara dominata in lungo e in largo. Complice anche l’inserimento di due giocatori più mobili come Caprari e Kownacki, i nerazzurri hanno iniziato ad andare in difficoltà visto il giro palla meno statico e più rapido dei doriani. Emblematica è la situazione della prima rete ospite.

Tutto parte da una rimessa laterale nella zona difensiva sinistra della Sampdoria. Gagliardini tenta un anticipo difficile e non arriva sul pallone dando la possibilità ai tre offensivi della Sampdoria di partire in verticale. Vecino non ne ha più (verrà sostituito poco più tardi) e non allunga la falcata come suo solito. Nonostante la superiorità numerica, 5 contro 3, l’Inter si fa trovare scoperta sul lato debole, nell’occasione lasciato sguarnito da D’Ambrosio per andare a coprire la falla centrale lasciata dai due mediani. Una ripartenza in cui tutta l’organizzazione spallettiana ha perso il punto di riferimento rappresentato da Vecino, raramente in posizioni non consone in queste situazioni.

Arrivato in sordina, l’acquisto di Vecino, insieme a quelli di Skriniar e di Borja Valero, ha dotato il centrocampo interista di un elemento complementare ai giocatori già presenti nella scorsa stagione e sta consentendo, grazie al sistema di Spalletti, di migliorare anche il rendimento dei compagni. Uno stato di forma psico-fisico eccezionale gli ha fatto scalare rapidamente le gerarchie e lo ha eletto elemento imprescindibile della squadra nerazzurra. Non male, per uno arrivato con la frettolosa etichetta di “terza scelta”.