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Se Dio vuole è tornato il campionato. C’erano così tante partite belle che se siete usciti di casa, o avete una ragazza molto carina o questa rubrica non vi apprezza.

Se invece avete messo la sveglia a mezzogiorno di domenica 19/11 per gustare Budimir e Galabinov in Crotone-Genoa, salite a bordo, c’è posto.

Kondogbia sblocca partite complicate, chiama a raccolta e imbruttisce con lo sguardo. Appunti Sparsi, invece, vi abbraccia come Andreas Pereira.

1. Atlético Madrid – Real Madrid

È passato un po’ sottotraccia, ma i merengues hanno cominciato male la stagione. La sconfitta a Wembley ne ha compromesso il primo posto nel girone di Champions e il 4-3-1-2 pensato da Zidane stenta a decollare. Dal canto suo, l’Atleti è quasi eliminato in Champions e si presenta al primo derby del Wanda Metropolitano con gli stessi punti del Real, 11 in meno rispetto al Barcellona, che poche ore prima ha regolato il Leganés (sì, per vedere calcio: Madrid > ogni altra città).

I campioni d’Europa in carica ripropongono il rombo a centrocampo: Casemiro vertice basso, Isco vertice alto, Kroos e Modric mezzali. Sempre indisponibile Bale (adduttore), davanti i soliti Benzema e Ronaldo, il cui rendimento è ai minimi storici. Anche la difesa è quella tipo: Marcelo, Sergio Ramos, Varane, Carvajal (tornato dopo la recente infezione virale al pericardio, la guaina del cuore) proteggono Kiko Casilla (Keylor Navas tornerà a breve). Considerando anche la relativa semplicità della trasferta in Cipro che attende il Real mercoledì 21/11, Zidane ha schierato l’artiglieria pesante.

Simeone, invece, ha tirato un po’ i temi in barca: prevedibile per il Cholo, strano per una squadra che non riesce proprio a segnare. Prima del derby, l’Atleti ha pareggiato 6 delle ultime 8 e in tutte queste partite ha segnato massimo 1 gol, compreso il doppio pareggio col Qarabag. Thomas Partey viene preferito a Carrasco, Saúl scivola sull’out di sinistra. Gabi e Koke completano la mediana. Dietro il Cholo sceglie Lucas Hernández e Juanfran come terzini (quanto manca per Vrsaljko a Napoli?), i centrali davanti ad Oblak sono i titolarissimi Godín e Savic. Correa, diversamente dal solito, occupa la fascia sinistra e lascia Koke dietro Griezmann.

Festeggiate di recente le 100 panchine (75 vittorie, 8 sconfitte e 100 trofei, o quasi) col Real, Zidane ha ordinato ai suoi di prendere in mano il pallino del gioco: quasi 66% di possesso a fine gara. A seguito di un erroraccio di Marcelo in impostazione, Correa ha, dopo 3′, la chance di portare avanti i padroni di casa. In queste settimane, però, il gol è un miraggio per i colchoneros e il tatuatissimo Angelito calcia fuori. Se è vero che i centrocampisti del Real (specialmente Casemiro) sono finiti del mirino dell’opinione pubblica per un’elevata quantità di palloni persi, non li aiuta la staticità più desolante delle due punte. Più che tentare di portare fisicamente la sfera da una zona all’altra del campo Isco non può fare. Il #22 spagnolo, orientandosi prevalentemente sulla sinistra, sovraccarica la zona di Kroos e Marcelo: non è raro vedere questi tre cambiare campo verso Carvajal.

Sul centro-destra del fronte d’attacco agisce Cristiano, che sembra giocare con una lavatrice sulle spalle: emblematico un recupero in campo aperto di Juanfran al 16′. Partey e Casemiro, i due pivot, sono il motore d’avviamento dell’azione dal basso dei rispettivi schieramenti, ma quasi mai riescono ad essere veloci e puliti. Sulla sinistra Lucas Hernández è un toro, che combina spesso con Koke o Saúl per mettere a ferro e fuoco la zona tra Modric e Carvajal.

Se lo strapotere fisico del terzino sinistro dell’Atleti rappresenta uno sbocco per la manovra, l’arretrata (e si parla di 40 metri lontano dalla porta) posizione di Isco non impensierisce la retroguardia del Cholo. Siccome Godín&Co. ergono la solita muraglia, i blancos tentano di aggirarla grazie a Marcello e Carvajal, alti e ampi. Oltre alle geometrie di Kroos e Modric, però, l’unica opzione offensiva del Real è sembrata, per lunghi tratti del primo tempo, “palla a Isco e pensaci tu”.

Una triangolazione tra Cristiano e Kroos porta quest’ultimo al tiro al 32′, insieme ad un colpo di testa di Ramos su palla inattiva (ma dai!) la migliore occasione avuta nei primi 45′.

L’attacco dei biancorossi ad una difesa schierata, infatti, è montellesco e rasenta l’esclusivo affidamento a soluzioni estemporanee dei singoli. Né Koke né Saúl hanno la fantasia o la mobilità offensiva di Isco, non hanno la velocità nel breve di Correa, confinato sulla fascia e frizzante solo nei primissimi minuti.

Una manciata di minuti dopo che problemi al naso costringono Ramos a lasciare il campo a Nacho, il Cholo si convince: dentro Carrasco per Partey al 55′, ma la carestia offensiva per entrambe le squadre continua. Un dato per rendere l’idea. In Liga Messi ha segnato il triplo (!) dei gol di Cristiano, Benzema e Griezmann sommati. Il Real preme poco e male sull’acceleratore, l’Atleti perde palla non appena pensa di ripartire. Pessime prestazioni individuali (Cristiano su tutti) hanno fatto il resto.

Nonostante una rosa corta (colpa di infortuni e ritardo di diversi giovani che si pensava potessero avere un impatto immediato come Ceballos, Llorente o Mayoral) Zidane inserisce Asensio solo al 76′, dopo una prima mezz’ora di ripresa brutta, molto brutta. Il miglior marcatore dei blancos in Liga (con Isco) rileva un negativo Benzema, quando esce Griezmann per Torres e Gameiro per Correa.

L’occasione migliore della partita è arriva forse da una connessione tra i due nei-entrati colchoneros, col pallonetto dell’ex PSG che è salvato da Varane sulla linea. Mettendola anche sul piano dell’agonismo (6 ammoniti a fine partita), l’Atleti ha pareggiato attraverso un distillato di pragmatismo cholista: basterà Diego Costa per aggiustare un attacco così inerme? Il Real sta viaggiando a velocità controllata in attesa del faticoso Mondiale per Club, o c’è altro? L’inserimento di Asensio (feeling naturale con Isco <3) nell’undici titolare potrebbe aiutare? Neanche a dicembre, la Liga è già chiusa? All’89’ Ronaldo ha avuto sul destro la palla per chiuderla, ma dopo lo stop gli è servita una mezz’ora buona per concludere e Hernández lo ha stoppato: tornerà il CR7 che conosciamo?

2. I giocatori più forti che non andranno al Mondiale, una breve lista triste 🙁

-Pierre-Emerick Aubameyang.

-Quelli del Cile.

-Henry Fa’arodo, il capitalo di Isole Salomone (qui per conoscerlo).

-(L’ultimo ballo di) Arjen Robben.

-Cédric Bakambu.

Christian Pulisic.

-Gervais Lombe Yao Kouassi detto Gervinho e Riyad Mahrez.

-Gareth Bale.

Carlo Costly.

-David Alaba e Konstantinos Manolas.

-Dzeko, Pjanic, Hamsik, Gabriel Torje.

E nemmeno loro.

3. Cos’ha rivelato Napoli – Milan di Napoli e Milan

(Insigne uomo-copertina è offerto da @saritagraphic ♥)

a) In realtà nulla che non si sapesse già. Il Napoli ha vinto grazie alla forza delle proprie idee, al perfetto rodaggio di tutti gli ingranaggi in un sistema all’apice del proprio splendore. Il Milan ha perso perché è la squadra di due mesi fa, un’accozzaglia di giocatori (trovatisi insieme dopo un mercato che sembra sempre più sinistramente casuale) a cui viene chiesto di suonare Mozart con triangolo e flauto dolce.

b) Il Milan così non ingrana. Forse il cambiamento da attuare è più profondo. “Partita positiva. Stiamo migliorando. […] La squadra si sta avvicinando alle grandi. […] C’è bisogno di tempo. […] In primis devo essere convinto io, e lo sono” afferma Montella nel post-partita.

c) Il Napoli è stanco. Ha concesso ripartenze ad un Milan tutt’altro che irresistibile verso la metà del secondo tempo. Nonostante un turnover massiccio, la rosa sembra corta, specialmente dopo l’infortunio di Ghoulam. Questo Zielinski certo aiuta.

d) Locatelli ha provato a mettere in porta Kalinic con un colpo di spalla. Il piede è veramente educato. Dare più spazio.

e) Montolivo, se non il migliore in campo, quasi. Biglia non era al massimo, è entrato al posto dell’ex Fiorentina solo negli ultimi minuti. E in quei minuti ha fatto male. Cambio in regia?

f) Zero, le occasioni in cui il Milan ha creato grattacapi a Reina. Mesi dopo aver sottolineato il problema (sterilità offensiva cronica), non è stato risolto. Non si può ripartire da un tiro al volo al 91′.

g) Come migliorare ulteriormente la stagione del Napoli: mandare la Primavera a giocare le ultime di Champions, arrivare quarti nel girone. Insomma, dichiarazione di intenti.

h) Breve elenco di cose random durante la partita: gol al volo di Romagnoli, quarta maglia del Napoli, Ignazio Abate, il freak che è Donnarumma (miglior portiere di tutta la Serie A, come suona?), il braccio tatuato di Maggio, Biglia non sembra più un giocatore, Montolivo migliore tra gli ospiti, esultanza dopo VAR (primo gol del Napoli), Zielinski segna di controbalzo mancino 1′ dopo l’ingresso in campo, facendola passare sotto le gambe di Donnarumma.

i) Il Milan ha giocato contro le prime 6 del campionato. Ha sempre perso, segnato 4 e raccolto nella propria rete 15. Il Milan non deve fare i punti necessari per recuperare posizioni a Napoli; per i partenopei è il secondo miglior inizio di sempre: 35 punti nelle prime 13, solo la Juve 2005-2006 ne fece di più (36).

m) Kalidou Koulibaly è il miglior difensore centrale della Serie A. Statece. (Posto che anche Alessandro Lucarelli – neo-recordman di presenze in maglia Parma – avrebbe azzerato Kalinic).

4. Dal Derby: qui Lazio

di Luca Capriotti, direttore de Laziocrazia.eu.

Nella gara, finalmente di alta classifica, finalmente non solo racchiusa nella provincia romana, tra Roma e Lazio è stato scritto una specie di manuale su come perdere il derby. La Lazio perde il derby contro la Roma perché si dimentica di essere la Lazio. Di Francesco irretisce Inzaghi facendo l’Inzaghi: ha scelto di soffocare tutte le fonti di gioco, ha attaccato alto i portatori di palla della Lazio, ha alzato il livello di pressione così tanto che alla fine la squadra biancoceleste ha cominciato a sbagliare. E sbagliando, di errore in errore, ha perso la partita.

Quello di Bastos è un grosso episodio negativo, un errore individuale talmente importante da condizionare indubbiamente il resto del match. Ma resta l’impressione, molto forte, che la Roma abbia costruito i presupposti per vincere, mentre la Lazio no. Sulle fasce, in particolare la sinistra, Di Francesco ha costruito il suo successo: Marusic e Bastos hanno offerto una prestazione complessiva discreta, ma erano costantemente in difficoltà.

Ed è una difficoltà alla quale nessuno ha posto rimedio: non ci è riuscito né Parolo in ripiegamento (la mezzala coi maggiori compiti difensivi) né Inzaghi dalla panchina. La Lazio non ha giocato una gara interessante: non ha sviluppato il solito fraseggio centrale, raffinato e un po’ barocco, non ha stabilito quelle teste di ponte nella metà campo avversaria che ne hanno fatto una squadra bella, importante, capace di vincere 9 gare di fila.

Al contrario ha subito passivamente, che disgrazia questo aggettivo, la pressione giallorossa, ha spento la propria personalità nel groviglio di crescente difficoltà in cui la Roma ha costretto tutti gli interpreti di livello biancocelesti.

Sono andati tutti in difficoltà: Luis Alberto e Milinkovic-Savic sono rimasti intrappolati, e non sono riusciti a fare nulla per alzare il livello del gioco biancoceleste, il baricentro; perfino Leiva, molto tagliente nel post-partita, ha offerto una prestazione di livello inferiore alla sua media. Immobile versione nazionale non convince: è chiaro che non sia al suo livello di condizione abituale, ed Inzaghi questo lo sapeva: in settimana ha preparato la gara anche con Nani in inedita versione falso nueve (Caicedo è out per infortunio), per poi gettarlo nella mischia a gara già fortemente compromessa.

E qui passiamo a Simone Inzaghi: il mister biancoceleste stavolta non è riuscito a trasferire la preparazione alla gara (che sicuramente c’è stata, uno dei suoi punti di forza) sul terreno di gioco: la Roma è sembrata più preparata, e, cosa più grave, è sembrata avere una personalità più matura. Il collettivo biancoceleste ha un’altra faccia: sfacciata, forte, irridente. Ben diversa da quella vista nel derby. La faccia che la Lazio deve ritrovare subito, a partire dalla prossima sfida, se vuole imparare dal suo manuale su come perdere il derby. Ancor più importante, se vuole continuare a rimanere in alto.

5. Dal Derby: qui Roma

di Simone Torricini, che non ha legami affettivi coi giallorossi, ma ha recentemente scritto un ottimo pezzo sui giallorossi.

La Roma che porta a casa il primo derby della stagione è una squadra solida, che cambia poco e lo fa senza accusarlo. Il 4-3-3 con cui Di Francesco ha schierato i suoi contro la Lazio non ha presentato novità rispetto a quello disposto contro la Fiorentina, eccezion fatta per la staffetta Gerson-Perotti, e in generale si è mantenuto coerente sin dall’inizio con i propri princìpi.

L’intensità di Nainggolan è stata la chiave in più di un’occasione per spezzare il folto centrocampo della Lazio, ma come al solito ha pesato l’influenza di Kolarov sulla sinistra: nessuno tra i suoi compagni ha giocato tanti palloni quanto lui, ad eccezione di Fazio. Altro fattore decisivo, seppur in maniera silenziosa, è stata la generosità della prestazione di Dzeko; il bosniaco non segna dalla gara di San Siro contro il Milan dell’1 ottobre, ma Di Francesco continua ad applaudirlo e non solo per incoraggiamento. Anzi. Il suo contributo in fase offensiva è preziosissimo, che si tratti di tagli ad aprire spazi o di blocchi naturali portati ai marcatori avversari.

Il momento in cui Nainggolan ha vinto il #DerbyDellaCapitale.

Da sottolineare l’approccio dei giallorossi: sin dalle prime battute di gioco l’intenzione di imporsi nella metà campo della Lazio è stata chiara ed ha pagato. Vero anche che dall’altro lato le opzioni offensive erano piuttosto limitate, e che controllare Immobile significa togliere alla squadra di Inzaghi un buon 80% della sua pericolosità, ma la compattezza e il baricentro altissimo del primo tempo sono stati segnali eloquenti del piano-gara elaborato da Di Francesco.

Fino a quando Fazio e Manolas sono riusciti in combinazione con De Rossi ad annullare Immobile e i vari tentativi di Leiva, Milinkovic e Luis Alberto di pescarlo in profondità, la Roma è riuscita a recuperare la palla in posizioni favorevoli e a ribaltare il gioco con immediatezza. Dal momento in cui la Lazio ha trovato un po’ più di autonomia (ed in particolare nel secondo tempo a sinistra, con Lukaku) le difficoltà sono aumentate, ed è a quel punto che è emersa la solidità del blocco giallorosso – ulteriormente rinforzato da Di Francesco a 10 minuti dal termine con l’ingresso di Juan Jesus e il passaggio alla linea difensiva a cinque. E se è vero che nelle ultime due gare di campionato la Roma ha subito tre reti, cifra in controtendenza con gli ottimi numeri di inizio stagione, bisogna osservare che la fase difensiva collettiva non ha mostrato segnali di cedimento

6. Le cose belle da Girona – Real Sociedad

a) Dopo un’infausta pausa nazionali, il venerdì sera propone l’ottantesima di fila in maglia txuri-azurdin di Xabi Prieto. È un ottimo palliativo.

b) La miglior stagione nella carriera di Illarramendi.

c) Pablo Machín, allenatore del Girona, che prende appunti a mano in piedi. Al collo una sciarpa brutta. Ad Eusebio Sancristán, invece, il dolcevita azzurro sta molto bene.

d) Pablo Maffeo piace molto, ma piace anche il tatuaggio che gli copre tutto il braccio destro. Like anche per il freschissimo taglio.

e) La palla di Mikel Oyarzabal per il vantaggio ospite. Notevole crossover di Willian Josè prima della finalizzazione chirurgica. Ha detto, il #12 dei baschi, che gli starebbe bene anche giocare per la Spagna, nonostante sia nella penisola iberica da solo tre anni e abbia vinto con l’Under20 verdeoro un mondiale e una Copa America.

f) La persona più discussa nata più vicino all’Estadi Montilivi di Girona? Carles Puidgemont.

g) Quando Januzaj è stato ammonito, Xabi Prieto gli ha messo un braccio intorno al collo per calmarlo e sembrava tanto una scena di “Alla ricerca della felicità”. Almeno non ha fatto la fine di Gabigol.

h) Odriozola ha recentemente debuttato con la Spagna e ha un cavallo, Guitarra, in una scuderia vicino al centro tecnico a San Sebastián.

i) Collegandoci al punto a), per dare al tutto una struttura circolare come la vita secondo i buddisti: l’ultima volta che Xabi Prieto non aveva giocato? Lo tenne fuori David Moyes, PER SCELTA TECNICA. David Moyes è l’uomo chiamato a risollevare le fortune del West Ham United.

l) Stuani ha mandato una rovesciata in tribuna. Vi ricordate di Stuani alla Reggina?

Rigore, impennata della telecamera ed esultanza.

7. Pillole da Inter – Atalanta

Piace:

-La palla di Borja ad Icardi, il cui movimento in profondità è pazzesco, ma tira su Berisha.

-Milan Skriniar, impressionante sia in impostazione che nel difendere uno-contro-uno.

-Timothy Castagne: tra due anni la Dea lo vende per tanti milioni.

-Icardi in area di rigore. Il raddoppio non è umano.

-Gasp che ha fatto tutto bene, si è inchinato al killer col #9 e ha tolto tutti pensando all’Europa League. Un’Atalanta in semifinali di EL piace, piace molto.

-Danilo D’Ambrosio, più che solido.

Non piace:

-Candreva, evidentemente, crossa bene solo con la nerazzurra addosso.

-Il taglio di Kurtic, che si passa la mano sul ciuffo ossigenato per tenersi bello dopo ogni scatto.

-(I tunnel di) Josip Ilicic.

– La partita di Roby Gagliardini, fin troppo invisibile.

-Perdersi Icardi in area. Il fiuto del gol dell’argentino, però, potrebbe chiedere scusa.

-Un tizio che, si è sentito distintamente, ha urlato per una dozzina di secondi barbarie verso il povero Masiello. Tra le altre, gli ha consigliato la gatta buia. Il che ci porta a:

Cose dell’altro mondo:

-Palomino che mena Icardi dal primo all’ultimo minuto, ma anche Skriniar che mena Gómez.

-Kondogbia segna gol decisivi a Valencia.

-Toloi o Masiello che seguono Borja Valero in giro per il campo, e gli menano (quando riescono a prenderlo).

-Le medie realizzative di Icardi.

Life of Borja™:

Energia rimasta al 30′: ♦♦♦♦♦. Un ottimo Zio Borja.

Al 45′: ♦♦♦♦, che nel linguaggio del calcetto equivale a quello che finge di essere scocciato dalla pausa, ma corre a bere alla fontanella.

Al 55′: ♦♦♦♦♦, all’intervallo gli hanno dato due fagiolini magici di Balzar ed è tornato in campo col pallino del gioco in mano. Maestro.

Al 70′: ♦♦♦. Sotto 2-0, il furibondo pressing della Dea si placa. Borja gradisce e si adagia trotterellando.

All’80’: ♦, litiga per una rimessa e viene sostituito da João Mário, sbarbatello.

Palomino falcia senza rispetto il migliore in campo. Professore. [Immagine: Sky Sport]

Magari nel 2018 anche no:

-Santon titolare in Serie A.

-Gente che parla male dell’Atalanta, o di Bryan Cristante come di un centrocampista banale.

-Spalletti fuori dalla top-3 per la Panchina d’Oro.

-Orsolini confinato in fondo ad una panchina.

8. Tweet sparsi™

Un grande ritorno. (Oggi ci fermiamo qui che già siamo lunghissimi, ci sentiamo settimana prossima. Riempite calendari e promemoria: sabato 25/11 alle 18:00 si fa zapping tra Chievo-Spal e Sassuolo-Verona, non mancate).

-Visto la foto di squadra della Roma alla cena di squadra della Roma? C’è Nainggolan col cappellino e una collana(?) oblunga al collo di El Shaarawy.

-DAVID MOYES BACK AT IT.

-Come sta andando la vita di Ciprian Tătărușanu nella Loira? Malino.

-Un assist fuori di testa di Morata.

-Francesco Vicari hai qualcosa da dire?

-Cose che non fanno mai male: una playlist degli assist di Guti.

-Fosse stata giocata senza portieri, Sunderland-Millwall sarebbe andata uguale.

-Duván Zapata foto-montato.

-Toni Kroos ricorda che i brutti e poveri siamo noi.

-Spero non vi siate persi il bambino che, dell’autografo di Zappacosta, se ne sbatte.

“Bravino l’uomo copertina di Appunti Sparsi, peccato davvero che fosse squalificato contro la Svezia… ah no.”