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Melting Pot: A place where many different people and ideas exist together, often mixing and producing something new. (Cambridge Dictionary)

Leroy Sané ha compiuto 21 anni a gennaio ed è il più recente diamante – gli ultimi prima di lui Neuer, Özil, Draxler e Höwedes – estratto da quella miniera di talenti che di nome fa Schalke 04. Nonostante la partenza di carriera folgorante – titolare in uno dei club più ricchi d’Europa, e con alle spalle una partecipazione agli Europei -, è un calciatore che per certi versi gode di meno hype di quanto dovrebbe. Si ha la sensazione che il meglio per lui debba ancora arrivare, o che comunque il carattere da anti-star, forgiato su molteplici input culturalilo renda un calciatore destinato a godere di una considerazione relativa in rapporto al suo potenziale.

Ma Leroy Sané è anche l’emblema di qualcosa di nuovo che trascende l’aspetto calcistico: in un periodo storico in cui i Trump, le Marine Le Pen e gli Orban di questo mondo mietono consensi sulla crisi globale sparando a zero su “un’immigrazione incontrollata” o sulla perdita di fumosi “antichi valori”, la famiglia Sané è simbolo della contemporanea società globalizzata che, a discapito dei sopracitati, continuerà ad evolversi.

Tifosi con la bandiera Turco-Tedesca nel 2008 davanti alla porta di Brandeburgo, in occasione del match europeo Germania-Turchia che pone fine alle critiche per i giocatori turchi ‘scippati’ dalla Nazionale tedesca.

È il risultato – e adesso parliamo dal punto di vista sportivo – di un mix genetico di sangue francese, senegalese, maliano, polacco e tedesco, che rischia di far impallidire i nazionali francesi degli anni ’90 (ricordate i commenti del tipo “ma non giocano i francesi. Zidane, Vieira, Thuram, Deisailly sono africani”?) o i più recenti tedeschi-turco/polacchi (Özil, Gundogan, Klose e Podolski tra i più celebri rappresentanti). Leroy Sané è e si sente tedesco, ed è un simbolo d’integrazione, tolleranza ed equilibrio. Una condizione esistenziale che si può intravedere perfino nel suo gioco.

 Cronaca di una giovinezza

Il padre di Leroy, Souleymane, senegalese dalle origini francesi e probabile guru di Gervinho in fatto di capelli, fu capocannoniere della massima serie austriaca nel 1995 e, mentre si costruiva una modesta carriera europea (cominciata per caso: era arrivato nel Vecchio Continente per fare il servizio militare francese), conobbe la ginnasta tedesca Regina Weber – bronzo nella ritmica a Los Angeles ’84 -, che gli avrebbe dato un valido motivo per rimanere lontano dal polverone che è l’Africa nord-occidentale durante gli anni ’90, oltre a tre figli maschi.

Il secondogenito, Leroy, nasce a dispetto dei fratelli nell’ospedale di Essen, Renania del nord, dove il padre era andato per un provino con lo Sportgemeinschaft 09 – che sarebbe stata la prima squadra dei figli -, ma cresce di fatto nel distretto di Wattenscheid, tra i centri minerari e industriali della valle della Ruhr e non lontano dal Lohrheidestadion di Bochum.

La famiglia Sané al gran completo.

L’umiltà del contesto operaio che permea la prima fase della vita dei fratelli Sané permette che crescano consapevoli del sacrificio necessario affinché si realizzi la loro volontà di potenza in ambito calcistico. In tutto questo, e soprattutto nel contesto della famiglia-Sané, lo sport riveste un ruolo pivotale:

“Sono una famiglia di veri sportivi: quando metti insieme la potenza di un attaccante di calcio e la grazia di una ginnasta di primo livello, è chiaro che la genetica non può che produrre qualcosa di speciale. Leroy è estremamente buono, ma è anche un combattente molto determinato. Tutta la famiglia lo è: quando il padre Souleymane esordì in Germania subì molti attacchi razzisti – ad Amburgo o Francoforte, addirittura, gli lanciarono le banane in campo -, senza che lui abbia mai affrontato i tifosi, facendo solo parlare il campo. La Federazione all’epoca ha fatto molto poco: l’immigrazione era una questione nuova. La volontà di affermarsi dei ragazzi forse la si deve alle storie del padre, della madre e di quello che hanno dovuto affrontare come coppia prima che come singole entità”. (Christian Heidel, responsabile settore sport Schalke 04).

Come in ogni famiglia tedesca piccolo-borghese, Leroy cresce nella consapevolezza che la scuola ha la priorità sul resto. Questo spiega perché Sané completi il suo Realschulabschluss – la scuola secondaria tedesca – con ottimi voti e presso la prestigiosa Accademia di Bergerfeld a Gelsenkirchen e non nella scuola statale di Bochum. Cosa che ha permesso allo Schalke di strapparlo alle giovanili del Bayer della vicina Leverkusen, perché per recarsi agli allenamenti ci volevano 5 minuti a piedi invece che 50 in macchina.

Sané a pochi giorni dall’esordio in Nazionale.

Inoltre va considerato che la famiglia ha già problemi a portare il maggiore e dei tre, Kim, fino a Norimberga per gli allenamenti dell’FC Nürnberg, e che il più promettente dei fratelli, Sidi (classe 2003 e anche lui in orbita City), era già riuscito ad entrare nell’Academy dei Die Knappen dello Schalke.

Cronaca di un sogno

Che Leroy fosse forte, lo avevano capito quasi tutti fin dall’under 14. Il problema era la scarsissima altezza, ben lontana dagli inimmaginabili 183 centimetri di pura energia attuali raggiunti solo intorno ai 18 anni, a cui si accoppiava un fisico evidentemente filiforme e sottopeso. Questo spiega lo zero alla voce convocazioni nelle nazionali giovanili tedesche, che punteranno su di lui dopo l’inatteso esordio in Bundesliga e nel calcio professionistico, avvenuto il 20 aprile 2014 sul campo dello Stoccarda.

Anche se a fare il “lavoro grosso”, di fatto, saranno Roberto Di Matteo durante la stagione 2014/15 – col tecnico italiano Leroy entra stabilmente nella rosa della prima squadra nella stagione successiva -, e André Breitenreiter nella seconda stagione interamente da pro: è proprio col tecnico sassone che Sané diventa titolare, giocando 33 partite in campionato (con 8 reti), 2 nella Coppa nazionale e 7 in Europa League (con 1 gol).

Nel frattempo, il 10 marzo 2015 era arrivato il suo debutto in Champions League al Bernabéu contro il Real Madrid, nel quale segna il gol del momentaneo 3-3 con un preciso tiro d’interno sinistro. Tutto sembra fuorché pronto al salto nell’iperspazio, dato che gioca un calcio piuttosto istintivo, poco disciplinato e ancora da sgrezzare in più situazioni di gioco. Ma ancora una volta l’abilità di vendita dello Schalke prevale su qualsiasi considerazione di sviluppo dei calciatori; storicamente, secondo la politica del club, “gettati nella mischia” in cerca di una rapida maturazione.

Esiste un club che da tempo sta credendo nel potenziale di Sané, ed è il Manchester City: innamoratissimo di lui è il responsabile dello scouting dei Citiziens Patrick Vieira, raramente in disaccordo col coach-GM Pep Guardiola, che senza indugi investe su di lui una cifra monstre che balla tra i 37 e i 42 milioni di euro (a seconda dei bonus). È da considerare che siamo a un anno di distanza dal Neymar-gate che ha fatto saltare il banco del mercato mondiale, e spendere questa cifra per un ragazzo che non ha neanche 50 partite da professionista alle spalle pare l’ennesima follia a firma Citizens.

La reazione in Germania è spropositata: se Thomas Tuchel glissa parlando di “cifre fuori controllo”, è più incisivo Lothar Matthaus che sostiene provocatoriamente: “Sané avrebbe dovuto rimanere in Germania ancora per un po’: ma i soldi, si sa, fanno sempre gola”. Non che si possa dar torto né a lui, né a Sané; che di fatto passa dal guadagnare circa 100 sterline a settimana alle 60.000 che gli garantisce il City.

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Se inizialmente è confermato il timore che Sané fosse ancora troppo acerbo per gli standard richiesti dal calcio del filosofo catalano, va detto che era stata sottovalutata la capacità del giocatore di evolvere e apprendere in modo fulmineo i concetti necessari. Un po’ come l’alunno prodigio che impara a gestire tutti i casi del latino in due settimane, mentre qualcuno non ci riesce in cinque anni di liceo.

Se un tempo – e, in misura minore, tuttora – Leroy era considerato speciale per la sua precocità e per la sua velocità di base, adesso c’è la certezza che ci troviamo davanti a un calciatore a 360°, in grado di capire con maggiore continuità quando spalancare il gas o quando rallentare per associarsi con i compagni di squadra.

Il fisico derivante da quel dna così variegato è inoltre degno di nota: se fermiamo il cronometro nei suoi scatti da 0 a 50 metri, si scopre che Sané è veloce come metà dei colleghi di Premier. Ma se lo si ferma a 30-35 metri, magari ripetendo il test con palla inclusa, Sané è nel 97° percentile tra i velocisti di Premier: in pratica fa meglio del 97% delle ali del primo campionato europeo. Non solo: con una media di 2,7 dribbling riusciti, 1,5 key passes e una pass accuracy dell’84,6% a partita è diventato un machete che può aprire in due come noci di cocco marce gli schieramenti avversari. Il sinistro, inoltre, è sempre più educato e la lettura delle situazioni di gioco all’interno di una partita più consapevole e sviluppata: la facilità con cui Sané riesce a creare triangoli, con e senza la palla, per dare sfogo al fraseggio e fungere da facilitatore per il gioco dei compagni – in particolare per David Silva – lo ha reso un titolare stabile nella squadra più in forma d’Europa.

Secondo Guardiola, che lo sta indottrinando in questo percorso quasi ascetico, non può che venire in mente uno scomodo confronto con una leggenda dei cugini di Manchester:

“È facile il confronto con un giovane Ryan Giggs, che poteva giocare ovunque in campo ed era sempre in movimento. Leroy è ancora all’inizio di carriera e deve essere umile, vecchio stile: è un’ala e fa l’ala. Gli piace il gesso sugli scarpini. È normale che la sua evoluzione lo porterà, come De Bruyne, sempre più nel vivo del gioco”. (Pep Guardiola)

Qui è come è stato utilizzato Sané in carriera: lanciato improvvisamente in profondità, brucia l’avversario sullo scatto e serve una palla millimetrica al compagno.

Oltre ad essere un proiettile che si butta nello spazio e un ottimo trattatore di palla ad alte velocità, Leroy è potenzialmente un eccellente finalizzatore e assist-man. Nella sua prima stagione d’élite, in Germania, ha chiuso con 8 gol e 6 assist, mentre al City è in doppia cifra negli assist e nelle realizzazioni. Dato, però, da scorporare per intuire la recente crescita vertiginosa del talento tedesco: quest’anno in 7 presenze di Premier ha già infilato 6 reti, insieme a 5 assist. Segnale di un’esplosione personale all’interno di un collettivo sempre più strutturato e con le idee sempre più chiare.

Inoltre Sané ha nel suo stile di gioco la capacità naturale di leggere con lucidità le fasi di transizione: velocità, ma anche controllo, brusche decelerazioni e timing nel passaggio, nel posizionamento e nello smarcamento. Se a questo aggiungerà anche la capacità di giocare allo stesso livello contro difese schierate e ben organizzate a livello posizionale, grazie all’apprendimento dei concetti di Guardiola, allora l’ultimo step sarà compiuto. La sua combinazione di capacità fisiche, lettura del gioco e versatilità nei compiti fa intravedere un futuro come eccellente creatore di gioco, e non solo come ala da scatenare negli spazi.

Ancora da scoprire è il Sané che, in certe fasi di gioco congestionato, può abbassarsi tra le linee del centrocampo o negli spazi di mezzo per ricevere palla e smistarla sugli esterni o associarsi nel gioco corto con De Bruyne e David Silva, generando quegli spazi vuoti attaccabili dai compagni che rappresentano la base della filosofia del juego de posicion. Secondo Pep è in grado di farlo, anche se i margini di miglioramento sono ancora ampi: Sané si porta ancora dietro la tendenza giovanile a giocare fin troppo largo sulla fascia per isolarsi nell’uno-contro-uno e a scalare all’indietro, per occupare lo spazio lasciato vuoto, meno velocemente di quel che potrebbe.

Ah. È pure capace di bruciare metri e fare sombreros sul controllo orientato a velocità fotonica.

Adrian Cervera, allenatore e autore spagnolo, spiega che “è classificato come craque quel giocatore che finisce per avere un impatto sul tabellone”. Ancora non siamo stabilmente a questo livello, ma la strada imboccata è quella giusta. E per Sané il percorso di maturazione forse sarà più delicato della maggior parte dei coetanei, visto che viene annoverato come caratteristiche di gioco tra le fila dei CR7, Messi e Mbappé, vere forze della natura dai quali ci si aspetta molto fin dagli esordi, ma più geniali, cinici e impattanti sulla singola giocata rispetto all’attuale Sané, che, però, sta maturando come giocatore di sistema a tutto tondo.

Rimane comunque una certezza: sentiremo ancora parlare di lui. Più di tutto, ce lo dice la sua storia.