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Un episodio particolarmente random: a breve i robot prenderanno il sopravvento su tutto, tanto vale divertirsi un po’.

I tunnel e gli sgambetti dopo i tunnel fanno.

1. Com’è andata la prima di Gattuso Gennaro Ivan sulla panchina dell’AC Milan 1899

Mica puoi andare a Benevento e pretendere di vincere.

2. Chi è Alberto Brignoli

“La sua foto sarà appesa in tutte le scuole di Benevento, tra quella di Mattarella e il crocifisso” ha pronosticato Sarita mentre le veniva commissionato Alberto Brignoli in centro copertina.

Nato il 19 agosto 1991 a Trescore Balneario, ridente cittadina di diecimila abitanti nella provincia di Bergamo che ha dato i natali anche a Bortolo Mutti e ai fratelli Zenoni, Brignoli è cresciuto calcisticamente tra Sarnico, Grumello del Monte e Montichiari. Con i bresciani vince la Serie D 2009-2010 battendo 0-3 in finale il Savona davanti alle 200 persone accorse al Tullo Morgagni di Forlì. Nella stagione successiva, il Montichiari arriva 8° in C2: è un ottimo traguardo, ma la squadra fallisce e su Brignoli piomba il Lumezzane. (Il Montichiari dovrebbe ora giocare nel girone C della Terza Categoria bresciana sotto il nome di Voluntas Montichiari).

La squadra che crebbe Mario Balotelli lo tiene un anno (31 presenze), poi lo gira alla Ternana con la formula della comproprietà. É l’estate 2012 e Brignoli deve ancora compiere 21 anni. La Ternana ha bisogno di un portiere per affrontare la B dopo una dozzina d’anni e il patron Longarini punta su di lui. Approda in B ma è pronto per la A, siccome con Leali è uno degli eredi di Buffon, scrivono qui. Debutta in B il 1° Settembre 2012, al Braglia di Modena, un campo sul quale oggi gioca la Rosselli Mutina (Eccellenza emiliana) perché il Modena è fallito e sta perdendo tutte le partite a tavolino. Nell’ultimo giorno di mercato invernale, il DS degli umbri Cozzella ne riscatta dal Lumezzane anche la seconda metà del cartellino.

Al primo anno in B la Ternana va forte (9ª), l’anno dopo Brignoli è titolare fin dall’inizio ma si va un po’ peggio: 38 presenze e 46 reti subite. Col contratto in scadenza 30 giugno 2015, il 2 febbraio piomba su di lui la Juve, che lo acquista a 250.000€ + la metà del cartellino di Alberto Masi (valutata 1,5 milioni. Ora Masi gioca – pochino – nello Spezia). É il periodo storico in cui i bianconeri comprano a caso tutti i diecimila portierini ai quali è stata appiccicata l’etichetta di Nuovo Buffon™, e poi finiscono allo Zulte Waregem. La Juve lo lascia a Terni fino alle fine della stagione, dove un crescendo di prestazioni lo porta a sfondare quota 100 presenze coi rossoverdi.

Nel ’15-’16 fa tutto l’anno il secondo in A ad Emiliano Viviano alla Samp (sì, è cominciato il valzer dei prestiti). Debutta in A all’ultima giornata, una sconfitta 5-0 sul campo della Juve che già festeggiava il 5° Scudetto consecutivo. É l’ultima partita in Serie A di Paul Pogba. Gli segna Chiellini al volo da fuori. Per poco non para il rigore del 2-0 a Dybala. Lo buca pure Bonucci e la sua esultanza da stronzo. Veste il #57 e al vantaggio di Evra finisce in rete con tutta quanta la palla.

Debutti un po’ così.

Nonostante escano clip sulle sue parate, la Juve non si fida. Lo ritroviamo nei dintorni di Madrid: nella stagione ’16-’17 è il secondo portiere del Leganés. Vive a 10 minuti dal centro sportivo, ma non gioca mai da titolare in Lega, e se ne va come pianificato. A 90′ di Copa del Rey si sommano 61′ in Liga (il portiere titolare Jon Serantes è costretto ad uscire e Brignoli prende 3 gol). Fa di tutto per tornare in Italia, anche nel luogo più freddo che potrebbe accoglierlo: Perugia. Brignoli divide l’Umbria, scrivono (aprendo il link capirete che in Umbria cioccolato e salsicce hanno uno strano valore simbolico).

In Umbria, tuttavia, fa bene. Esordisce un rocambolesco 3-3 col Cesena. Il Perugia lo manda in una conferenza stampa dove rivela che per il suo gioco coi piedi è stato fondamentale l’anno alla Samp con Viviano: ringrazia i suoi allenatori, Walter Zenga e Vincenzo Montella. Aggiunge che è un onore aver rubato il posto ad Antonio Rosati. Il Grifone si qualifica ai Playoff, ma perde col Benevento. Tra andata e ritorno segnano Chibsah e Puscas.

Ed è proprio il Benevento a chiamarlo in A, anche se gli sarebbe piaciuto rimanere a Perugia. Il club campano sarà costretto a riscattarlo dalla Juve in caso di salvezza, ma finché giocava Vid Belec di punti a Benevento manco l’ombra. A dirla tutta neanche nei 719′ minuti prima del momento in cui la vita di Alberto Brignoli è cambiata. Digitando Alberto nella tab, ora Google suggerisce Brignoli prima di Angela e Sordi. Ne ha parlato CNN, è finito su ESPN. Anche The Sun si è chiesto chi diamine sia questo. Un video che riassume perfettamente la distopia dell’evento: va’ Brignò va’ prima di urla indistinte. Poi è solo selfie con Peter Iemmello che twitta #Brignoli e l’amico Viviano che gli ricorda di una sua parata col sedere. Brignoli Alberto eroe del nostro tempo.

3. Il significato di Udinese Perugia otto a tre

La neo-Udinese di Massimo Oddo (aka L’OMRI di Città Sant’Angelo) e il neo-Perugia di Roberto Breda (aka L’integralista del 4-3-3 prima prima di Di Francesco) hanno dato vita ad un quarto turno di Coppia Italia terminato otto a tre, mentre – per dire – la Spal perdeva in casa col Cittadella e il Cagliari si faceva rullare dal Pordenone. (Se siete tra quelli che ascoltano i podcast a velocità 2X, potreste esservi accorti solo ora che il Van Der Wiel che ha giocato la finale Mondiale 2010 e quello che ha preso due gol da Bassoli e Sainz-Maza sono la stessa persona).

Udinese-Perugia colpisce per una surrealtà d’insieme difficilmente replicabile. Il Friuli (aka Dacia Arena) senza un minimo di spettatori sembra un circo abbandonato sponsorizzato dalla LEGO.

É possibile, in ogni gol, trovare un elemento di caos totale che suscita dubbi di natura esistenziale su ologrammi, alieni, Maxi López vestito da panda.

Che sarebbe stata una partita strana potevamo intuirlo fin dalle formazioni: nessuno dei due allenatori schiera l’amato 4-3-3, con una combinazione di no-names che fa paura. Quindi. Lista: Mustacchio, Bochniewicz, Zanon, Stryger Larsen, Dossena, Balic, Belmonte, Coccolo, Ingelsson, Colombatto. Se li collocate correttamente nelle due squadre preparate le valigie, si va in Bulgaria, siete stati assunti come scout da Pantaleo Corvino.

(Prima occorre che tutti sappiano che il Perugia veste FRANKIE&GARAGE. I più bravi l’avranno notato dall’intervista precedente di Brignoli).

I gol, dicevamo. Apre le marcature Danilo Larangeira, il capitano dei friulani. Danilo è un centrale italo-brasiliano di 33 anni nato a São Bernardo do Campo, una zona lì, vicino a San Paolo. Sono nati nella stessa città – dallo stemma buffo – Deco, Gabigol e Lula, l’ex presidente Lula. Il calcio d’angolo è battuto male, ma Maxi prolunga di testa sul secondo palo e Danilo deve solo appoggiarla dentro. Da quando è arrivato in Friuli nel 2011, ha giocato quasi ventimila minuti per i bianconeri. Mai in una stagione di A è andato sotto i 2800 minuti o le 32 presenze. Per l’Udinese ha preso quasi 60 cartellini. Danilo, di appoggiare in porta un giovedì di fine novembre alle 18 se l’è anche meritato. Lo abbracciano tutti, dev’essere un capitano coi fiocchi.

Raddoppia Maxi su rigore. Se l’era procurato Lasagna partendo alle spalle di tutti ed è steso da Rosati (esatto, l’ex secondo di Brignoli). Quando lo stesso ex Milan serve a rimorchio Lasagna che spara una bomba sotto la traversa e fa 3-0, la partita sembra non chiusa, di più. La voce del canale YouTube ufficiale della Serie A, addirittura, parla di sentenza. Un tiro di Mattia Mustacchio, invece, finisce contro il braccio sinistro di Bram Nuytinck: Alberto Cerri accorcia le distanze su rigore battendo Scuffet (quanti reperti fossili / speranze mai sbocciate / giocatori da FM ♥). É la seconda volta che un portiere viene spiazzato dal dischetto.

Quando, ad inizio ripresa, Maxi fa carambolare sulla traversa e poi in fondo alla rete un cross rasoterra di Lasagna, la partita sembra davvero chiusa. Ma tanto chiusa che Cerri pensa alla torta fritta che mangerà fermandosi nella bassa pianura parmense nel ritorno verso Perugia. L’Udinese si addormenta: il terzo gol degli umbri è davvero bello, il secondo è molto Coppa Italia.

O molto Europa League, con giocatori che cascano dopo aver lisciato il pallone, centrali sulla linea di porta, difensori pelati e sedili vuoti.

Ristabilisce le gerarchie Maxi: prima un altro rigore (Maxi è stronzo e non lascia rigori ai compagni. Terza volta che il portiere viene spiazzato) poi un tuffo di testa plastico, pesante, un po’ rinocerontico ma non propriamente goffo. Nonostante la chioma bionda non sia più lì ad accompagnarlo mentre si rialza, festeggia per un poker di Coppa Italia. Maxi è la conferma che l’unico portiere che nessuno è mai riuscito a bucare è la vecchiaia: guardate che brutta fine sembrano fare le sue vertebre in occasione del  decimo gol della partita, pure bello, firmato dal classe ’98 svedese Svante Ingelsson. Anche la marcatura successiva, di Jakub Jankto, è di pregevole fattura, ma Jankto è un figo e si poteva mettere in conto un suo slalom a velocità proibitiva per Marko Pajac e compagni di difesa. I 3066 spettatori battono timidamente le mani: c’è un freddo Delneri.

4. Momento Maioli®

Marco Maioli è una delle voci di vox2box. Nell’ultima puntata del podcast il suo Momento Maioli® verte sulle interrogazioni parlamentari nelle quali si parla di calcio.

Domenica sera, con il 2-1 alla Sampdoria, Felipe Caicedo è diventato il secondo ecuadoriano a segnare un gol in Serie A. Il primo, più di diciotto anni fa, era stato Jaime Iván Kaviedes, autore con la maglia del
Perugia di tre gol in tre settimane nella stagione 1998-99 contro Juventus, Inter e appunto Sampdoria, che è quindi la prima squadra a prendere gol da due ecuadoriani in Italia. Niente di cui vergognarsi, è
successo anche al Barcellona (vedi sotto).

Vale la pena rivedere il gol del Nine, una bellissima conclusione dai 35 metri che coglie Ferron di
sorpresa in un Curi innevato: su YouTube lo si può gustare al meglio con la telecronaca in spagnolo e
What is love degli Haddaway come colonna sonora. Jaime Juan, come lo ribattezza la grafica di Tele+,
quel giorno ha molto freddo.

Sarà per il clima o per qualche altro motivo, ma in questi anni sono stati pochi gli ecuadoriani nel calcio
italiano: Bryan Cabezas ha fatto in tempo a esordire in campionato con l’Atalanta prima di essere ceduto
in prestito al Panathinaikos; Rorys Aragón, portiere, non è andato oltre qualche mese di allenamenti con
l’Inter nel 2006, ottenuti grazie alla sorella Amanda, modella e sua agente; José Francisco Cevallos è
passato dalla Primavera della Juventus senza intravedere la prima squadra; Damian Lanza ha giocato due partite in Serie B con l’Arezzo di Antonio Conte, poi è diventato il terzo portiere del Genoa, senza mai esordire in A.

A Genova, secondo i dati Istat, vivono 14248 ecuadoriani, quasi il 20% di tutti gli ecuadoriani d’Italia.
Molti vengono, non a caso, da Guayaquil, città natale di Caicedo, luogo di emigrazione a fine Ottocento
di molti genovesi, dove ancora oggi si tengono gare di pesto al mortaio e l’elenco telefonico abbonda di
cognomi liguri. Poi, negli anni ’90 del secolo scorso, in molti hanno fatto il viaggio inverso. Qualcuno
dice che le due città si somiglino. Due anni fa la Sampdoria ha trattato l’acquisto di Enner Valencia con il
West Ham: non se ne è fatto nulla. Chissà quante magliette sarebbero state vendute.

Nel 1998-99, la stessa stagione in cui Kaviedes diventa il primo calciatore ecuadoriano in Italia, il portiere Marco Cerioni è il primo calciatore italiano in Ecuador: con la maglia dell’Emelec debutta in un ottavo di finale di Copa Libertadores e perde 3-1 con i venezuelani dell’Estudiantes de Mérida. Non ha grandi colpe, ma non viene più schierato e torna in Italia.

Il gol di Kaviedes al Barcellona con la maglia del Valladolid. Anni dopo, Ronaldinho

5. Come sta la Juve?

Lo abbiamo chiesto ad Antonio Corsa, che scrive e parla di Juventus su Ateralbus.it.

A Napoli, la Juventus ha ritrovato se stessa. Dopo una stagione vissuta tra alti e bassi, palesando difficoltà enormi proprio in trasferta contro le squadre migliori, la vittoria in casa della capolista in un campo storicamente difficile ha caricato il morale ed ha convinto definitivamente giocatori e tecnico, semmai ce ne fosse bisogno, che anche quest’anno la squadra possa giocarsela fino in fondo. La narrativa giornalistica aveva presentato la sfida come al solito tra il (bel) gioco dei partenopei e il cinismo brutto e cattivo dei bianconeri: Allegri, molto più semplicemente, ha sfruttato i limiti della squadra di Sarri e li ha esposti come raramente accaduto finora.

I movimenti studiati, quasi sincronizzati e imparati a memoria dai giocatori del Napoli, infatti, hanno finora portato a risultati impressionanti: Sarri ha rilevato una squadra arrivata quinta, demoralizzata e con il miglior giocatore, Higuaín, fischiato dai suoi stessi tifosi e le ha fatto fare 82 punti il primo anno e 86 il secondo, record di sempre per il club. Nulla da dire, perciò: l’allenatore è bravo ed il suo gioco effettivamente è un qualcosa di straordinario per bellezza ed efficacia ma, come tutti i sistemi così “rigidi”, ha finito per essere prevedibile e, come dimostrato venerdì, “controllabile” da una squadra umile e al tempo stesso superiore come la Juventus. Per fortuna di Mertens e compagni, però, non sempre davanti si ritroveranno i bianconeri e il loro campionato dovrebbe continuare con immutato entusiasmo visto quanto fatto finora.

La Juve, dopo la boccata di aria fresca, è chiamata questa settimana ad altri due impegni difficili: avrà prima la trasferta ad Atene per conquistare matematicamente l’accesso alla fase successiva di Champions League (impresa non impossibile, diciamo così) e poi un altro scontro diretto contro l’ottima Inter di Spalletti, un allenatore di cui si parla forse poco – sicuramente meno di Sarri – ma che merita altrettanti elogi per quanto fatto a Roma e Milano, due piazze non proprio facili. Al termine di questo mini-ciclo, si inizierà a tirare le somme sulla prima parte di stagione e a capire davvero le qualità di un gruppo finora spettacolare, balzato ultimamente agli onori della cronaca per l’ennesima presunta rissa e spaccatura ma che invece, sul campo, risponde sempre alle chiacchiere nell’unico modo possibile.

6. Aggiornamento sui giocatori-feticcio

Li avevamo un po’ persi di vista con il freddo e le previsioni che mettono neve, no?

Federico Macheda, che in realtà è un modo per linkare cose dal canale YouTube del Novara Calcio 1908, sta giocando pochissimo. É finito in fondo alle rotazioni, direbbero quelli della palla al cesto. Complice una streak, tra agosto e fine ottobre, di 579 minuti senza gol o assist. Nelle ultime tre (vs Bari, @ Venezia, vs Empoli) ha segnato una sola volta, proprio sulla laguna, alla miglior difesa di B. Il Novara, dunque, lo ha confinato in conferenza stampa. Ma lui pensa ai tempi belli con lo United, vorrebbe mangiarsi le mani poi si ricorda che è in diretta, mentre il portiere Benedettini sfoggia un tatuaggio aggressivo sul bicipite sinistro.

Klaas-Jan Huntelaar. Ci si aspettava peggio, forse. Dopo un anno, il suo ultimo allo Schalke, passato a giffarne i gol in rarefazione, Il Cacciatore si è ritagliato il posto da titolare nell’Ajax di Keizer. Un problemino al polpaccio lo ha costretto a saltare il 5-1 sul Roda: ha giocato Dolberg (che complessivamente sta facendo la panca a Huntelaar, vedete voi) e ha segnato. Il ’97 danese è stato confermato anche nella partita successiva, Huntelaar non è sceso in campo. Quest’anno non lo vedremo nemmeno in Europa League. Il calcio, il 4-2-fantasia e Marco Borriello sono stati cattivi con Huntelaar.

Wahbi Khazri. Dopo un ottobre con più cartellini che gol e assist, Khazri sembra essersi preso dalla Ligue 1 quello che la Championship gli stava togliendo: il sorriso. Gioca spesso da prima punta, nelle ultime tre ha segnato tre volte. Un gol di questi è stato assistito involontariamente da Yoann Gourcuff mentre cadeva.

Memphis Depay. Una grande stagione, finora, del ragazzo di proprietà dello United. 8 gol (gli stessi di Thauvin, uno meno di Neymar) e 5 assist (gli stessi di Thauvin, uno meno di Neymar) in Ligue 1 ma soprattutto un sacco di swag. Sta masterizzando la punizione sul palo del portiere, esulta tappandosi le orecchie come a dire che è immune alle critiche. O forse sta protestando contro l’inquinamento acustico e a fine carriera si ritirerà in un monastero sul Mont Ventoux. In pochi minuti scarta il portiere, ne scarta un altro ancora, un altro para di mano sulla linea. Dal dischetto segna col cucchiaio.

Anthony Modeste. Se la sua partenza da Colonia ha avuto sulle Caprette le stesse conseguenze di quella di Lukaku sulla sponda blu di Liverpool, il suo impatto con la Chinese Super League è al momento devastante. Praticamente un gol a partita, Fabio Cannavaro se lo gode dalla panchina. Ha recentemente segnato anche nella vittoria contro la capolista Guangzhou nonostante l’assenza di Pato. Qui c’è il video di Modeste che mangia cibo cinese.

7. Epitaffio pre-mortem

Mancano tre episodi di Appunti Sparsi al Natale, cinque alla Befana, undici a San Valentino, ventotto all’inizio del Mondiale. Sotto una tabella con la giocata preferita dagli italiani nelle ultime ore: quale sarà l’episodio finale di Appunti Sparsi? (Siamo già a 31 – 16 la passata stagione, 15 questa -, badate bene. ZonaCesarini.net vi consiglia di giocare responsabilmente).

Solo su ZC trovi le migliori quote per la data di more precisa della sua unica rubrica settimanale:

8. Tweet sparsi™

Anche se nessun tweet se la sta spassando come Perisic in quel momento là.

-Le telecronache di Claudio Onofri sono un inconsapevole spot allo Jägermeister, dice un vecchio amico di questa rubrica.

-Magari volete sapere data e ora delle partite del Mondiale con sei mesi d’anticipo per prenotare le vacanze.

-La maglia del Brescia Calcio Femminile è ben bella, anche se Le Leonesse hanno perso 0-4 (big match finito su Rai Sport) contro la Juve, capolista che se ne va. La maglia, dicevamo, costa meno di quanto percepisce Neymar Jr. al minuto.

-Confermato: l’account del Bristol City è un posto stranissimo.

-Il Milan ha fatto così schifo che qualcuno ha parlato di una rinascita Benevento, e anche no.

-Fanno notare che se gli sponsor si adattano al colore delle maglie tutto viene più bello.

-Il ’96 Arthur dominare la finale di Libertadores l’avete visto?

-Se avete aspettato fin qui per gli Expected Goals in Emirates-Dibba Al-Fujairah. Le posizioni medie dei giocatori della Cremonese contro lo Spezia, infine, sono alquanto bizzarre.