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Sedicesimo episodio e le comunicazioni non sono ancora state interrotte da gelicidio, alieni che forse sono là fuori, Donald Trump o movimenti contro-culturali. Urrà!

Anzi, non gioite che l’inverno sta arrivando e finiremo tutti sotto un metro di neve.

Ogni emozione tradita dai calciatori è amplificata dai fiocchi bianchi. Lewy sembra più distaccatamente cool del solito, Dempsey urla più cattivo.

1. La difesa del Siviglia fa schifo

L’ultima volta che il Siviglia ha preso 5 gol all’intervallo in Liga era il 25 ottobre 1987. Finì 8-1 per il Saragozza. Il gol-bandiera fu segnato da Pablo Bengoechea, leggenda del Peñarol.

L’ultima volta che, al Bernabéu, il Real Madrid ha dato cinque gol al Siviglia giocavano con gli andalusi Diego Armando Maradona e Diego Pablo Simeone. Segnò tre volte Iván Zamorano. Era il 1993.

Vedi titolo: la difesa del Siviglia è orrenda. Carole-Lenglet-Kjaer-Mercado è già scarsa di suo, se poi N’Zonzi è un separato in casa (a gennaio torna in Premier) e le mezzali hanno la flemma di Vàzquez e Banega perché – ehm – sono Vàzquez e Banega, si fa notte. A parte la trasferta a Nicosia, il Real non aveva mai segnato più di 3 gol quest’anno. Cristiano, che nel pre-gara ha mostrato ai tifosi il quinto Pallone d’Oro, ha segnato solo il terzo e il quarto gol in Liga. Insomma: il motore del Real non è nemmeno a pieno regime, e anzi viste le assenza di Varane, Carvajal, Sergio Ramos, Casemiro e Bale la partita sembrava più che altro una grossa trappola prima del Mondiale per Club. Nope.

Dopo 97”, Lucas Vàzquez obbliga Sergio Rico alla prima paratona deviando in angolo un tiro ad effetto sul secondo palo. Il corner di Kroos è sul secondo palo, dove ci sono solo maglie rosse. Kjaer pensa bene di spizzare addosso a Muriel affinché la carambola favorisca Nacho: 1-0 e l’orologio ha appena iniziato il terzo giro. Del raddoppio, oltre al cambio-passo con palla fulminante di Asensio, colpisce la lentezza psico-cinetica con cui Lenglet si accorge che Cristiano Ronaldo gli è partito alle spalle e se non scappi all’indietro almeno copri il corridoio di passaggio Clément. No, niente: 2-0 (non che Carole sia esente da colpe, eh).

Il terzo alla mezz’ora. Marcelo colpisce a mezza altezza in area, la palla sbatte contro il povero braccio di Jesús Navas e CR7 ha già trasformato dal dischetto. Sul 4-0 Guido Pizarro nemmeno fa un fallo tattico per fermare Kroos infilatosi dritto per dritto come lama nel burro, che segni pure.

Kjaer si lancia per terra alla disperata perché effettivamente in quei momenti che altro puoi fare.

Il 5-0 finale è un’azione iniziata e rifinita da Benzema, sempre prezioso, col contributo di Cristiano. L’attaccante francese vede il terzino marocchino classe ’98, Achraf Hakimi, sopraggiungere velocissimo e gli regala il primo gol in camiseta blanca.

Ora ditemi se Lukaku-Kjaer non vi sembra il duello individuale più squilibrato di tutti gli ottavi di Champions.

2. Come sta andando la Serie B?

di Oscar Cini di Rivista Undici, che conosce quel luogo di espiazione che è la B come le sue tasche. Senza restrizioni tipo “Non usare la lettera B”, è stato un gioco da ragazzi, per Oscar, racchiudere il Purgatorio in poche centinaia di parole.

Arrivati alla 18esima giornata, il campionato di Serie B è quasi giunto al giro di boa cominciando a delineare sempre di più le distanze tra le squadre in lotta per i diversi obiettivi. L’equilibrio delle prime giornate è andato via via sfiorendo, lasciando che i valori in campo venissero fuori, sfilacciando la classifica prima cortissima.

Il Palermo ha ripreso a fare il Palermo dopo un temporaneo momento di calo. La vittoria sul campo del Bari, arrivato contro una delle squadra più in forma della B, ha mostrato come per i siciliani sia semplice decidere come e quando vincere le partite. A dire il vero, inizialmente, le mie fiche erano puntate sul Frosinone di mister Longo, ma i rosanero hanno tenuto l’impianto della squadra scesa di categoria, un gruppo di ottimi giocatori, di cui alcuni tipo Gnahoré e Coronado veri game-changer per il torneo, capaci di sopperire con la tecnica a qualsiasi condizione avversa. Se il Frosinone è una delle certezze, con giocatori come Dionisi, Ciofani, Soddimo, Ciano e Citro che in B sono un lusso assoluto, al club ciociaro manca ancora qualcosa in termini di continuità per poter letteralmente “ammazzare il campionato”. I gialloblu sono ancora i favoriti di chi scrive, un gruppo di gente che con la B ci va a nozze, troppo navigato per la categoria per fallire l’obiettivo Serie A.

Il Parma sta invece giocando il ruolo della sorpresa d’altissima classifica, vero che ci si poteva attendere un campionato di livello da una squadra che ha il blasone e la voglia di tornare al più presto dove compete. I ducali sono troppo abituati alle promozioni per sbagliare un salto doppio e con Calaiò, Siligardi, Di Gaudio e un Insigne jr. in forma smagliante è facile pronosticare un futuro positivo. L’Empoli ha uno dei potenziali migliori della B, un giocatore come Caputo (già 14 reti fino a ora) sarebbe da comprare a occhi chiusi mettendo la cifra in bianco. Al momento la squadra di Vivarini paga qualche piccolo passaggio a vuoto che in un campionato comunque livellato sono fisiologiche.

Uno dei migliori gol dell’ultima giornata di B: il classe ’96 Moncini sblocca la parità del Manuzzi di Cesena con una mezza rovesciata da manuale.

Cittadella, Bari e Cremonese costituiscono il gruppo delle rivelazioni. In particolare, i veneti giocano un calcio propositivo, fatto di aggressione alta e ripartenze rapide che è un piacere vedere e difficile da fermare. Grosso ha smussato qualche incertezza iniziale, dando un’identità alla propria squadra che in quanto a talento è tra le più attrezzate della B. A Cremona Tesser ha mostrato, ancora una volta, che un calcio piacevole e credibile si può fare ovunque, ci aveva provato ad Avellino, lo aveva fatto a Novara e ci sta riuscendo ancora con i lombardi.

Il Venezia di Inzaghi ha giocato il ruolo dell’outsider fino a poche settimane fa. Unendo giocatori navigati e ragazzi interessanti come Marsura e Falzerano, l’ex tecnico del Milan ha saputo costruite un gruppo che gioca un calcio reattivo, concreto e pragmatico. L’8° posto, ultimo utile per i play-off, non è un caso ma c’è di mezzo una buona dose di fortuna. Per ora deludono il Perugia, a cui Breda dovrà provare a restituire il fosforo delle prime 5 giornate – come livello tecnico siamo da prime 6 del torneo – e un Pescara che sta dimostrando, per il dispiacere di alcuni ma non di tutti, che non bastano più i gradoni a fare grande un allenatore.

Pettinari (12 le realizzazioni nonostante le difficoltà della squadra), Brugman e Benali sono di un livello troppo elevato per trovarsi diciassettesimi in classifica e con quattro reti incassate a La Spezia. A Salerno hanno esonerato Bollini nonostante un derby vinto in rimonta e con una posizione solida in classifica, forse Lotito non ha la misura di ciò che sta gestendo. A Terni, con un gruppo di calciatori che viene dalla Lega Pro per la maggior parte, Pochesci sta tentando il miracolo. Per ora ha preso la ribalta per le dichiarazioni nazional popolari e i modi da simpatico guascone: per la salvezza servirà altro.

3. L’account Twitter del Pordenone

Sull’account Wikipedia dei Ramarri c’è scritto che la squadra di coach Colucci vincerà la corrente Coppa Italia battendo in finale la Juve 5-0 e, qualificatosi alla prossima Europa League, batterà il Milan in finale per 8-0. L’origine di questa follia collettiva ha un’origine ben precisa: l’account Twitter del Pordenone stesso. Ripercorriamo le tappe.

-In origine nessuno si filava l’account di una squadra di C che annuncia sconti per il Black(Green)Friday.

-Il successo fuori dal campo arriva sempre dopo quello dentro il rettangolo di gioco: dopo la sorprendente vittoria a Cagliari, si elencano le avversarie battute: Inter?

-Rimane pur sempre un account di C: “Andare a giocare con l’Inter è un onore, ma da domani penseremo alla Sambenedettese” dice il mister.

-Per elevarsi dal C(oro), c’è bisogno di più di #forzaramarri, #storianeroverde, #cagliaripordenone12. Più che retwittare un arzillo servizio del telegiornale regionale del Friuli-Venezia Giulia sull’entusiasmo di una città intera yeeee. E così, comincia il conto alla rovescia.

-Iniziano così 8 giorni deliranti: si chiedono come sarebbe una partita così pazza alla Play-Station, ricordano che nessuno dei due è mai stato in B, EA Sports risponde. That escalated quickly.

-Pullman del Pordenone vs Duomo di Milano, Berrettoni vs Icardi, il fine giustifica i mezzi riferito a 30 bus pieni di tifosi che verranno da Pordenone per parcheggiarsi davanti alla porta. Si sfiorano i mille retweet.

-Qualcuno ha pure costretto Javier Zanetti a girare la mini-clip promozionale più forzata di sempre.

-Le immagini twittate del Pordenone, tra l’altro, sono di pregevole fattura. Hanno una loro coerenza ed è rintracciabile un filo rosso ben preciso. Il social media manager complice di tutto questo si spera non sia stato ingaggiato solo per questo evento, ma che continui a montare in un modo del genere, indescrivibile, ogni gol di Sainz-Maza:

-Modificano gif e immagini di Mourinho, qualcuno ha scritto #INTPOR sulla neve, video in stazione perché  #PordenoneIsComing sta arrivando puntuale come un treno. Si foto-montano in Champions, e questo dev’essere stato un duro colpo per il smm dei nerazzurri.

-Al posto degli Avengers, qui, ci sono i volti dei giocatori del Pordenone, che sanno distinguere sul fiume Noncello e basta. Saranno 4000+ a San Siro.

4. Juventus – Inter. Qui Inter

di Fulvio Santucci, che parla dei nerazzurri un po’ dappertutto, ma qui in particolare.

Lo 0-0 con cui l’Inter esce dallo Juventus Stadium rafforza le certezze che Spalletti ha creato nell’ambiente nerazzurro, pur non alzando le quotazioni nella corsa Scudetto.

Lo stesso allenatore non si è nascosto e al cospetto della Juventus ha disegnato il centrocampo più propositivo possibile a scapito dell’unico interditore di ruolo: si aspettava che Allegri, come a Napoli, si adattasse alle caratteristiche dell’Inter lasciandogli l’incombenza di creare gioco. Previsione corretta, ma contromisura inutile: i bianconeri hanno capito in fretta che l’imperativo era non dare il controllo delle fasce all’Inter e su ognuna delle corsie hanno creato gabbie in cui al terzino si aggiungevano il centrale e l’esterno alto di riferimento. Un’interpretazione, quella bianconera, che ha escluso dalla contesa sia Candreva che Perisic. Il piano B, B come Brozovic, si è disinnescato da sé: Brozo non ha mai avuto velocità di pensiero ed esecuzione superiore a quella avversaria e se l’Inter ha tenuto la presenza territoriale costante per tutto il primo tempo lo deve soprattutto alla sapienza di Borja Valero.

Nella ripresa, la Juventus ha cambiato marcia: sono emersi così i limiti delle corsie esterne, con Santon che non ha potuto contenere a lungo Cuadrado e D’Ambrosio che non ha mai dato nemmeno l’idea di poter vincere un duello aereo contro Mandzukic. La bravura dell’Inter è stata non concedere mai la soluzione centrale, perché se Mandzukic può perdonare, Higuain non lo avrebbe fatto a lungo. Nell’Inter è sorto un timore reverenziale che gli ha creato una certa difficoltà nello stare in campo: mai sulle seconde palle, mai precisa la transizione o l’uscita palla al piede. A Napoli non si era visto: l’Inter di Torino, per ampi tratti, non è riuscita a convincersi di poter essere allo stesso livello di una squadra visibilmente più forte.

Quanto inficia questo concetto nella corsa al Tricolore, lo vedremo prossimamente: se la Juventus ha la consapevolezza dei grandi traguardi in Serie A, l’Inter se la deve costruire. Ciò che appare certo è che la Juventus è la squadra da battere, grazie alle tantissime soluzioni di gioco: può scegliere un approccio fisico, qualitativo, può dominare le fasce o andare con lo spunto centrale, può vincere con difesa posizionale e contropiede come assediando l’avversario. Nessuno in Italia ha così tante opzioni da far valere nell’arco di un intero campionato.

Dal canto suo l’Inter continua nel segno di una difesa granitica ed è consapevole del fatto che, nonostante la narrativa in tal senso sia diversa, non ha fatto 40 punti su 48 per mera casualità o fortunata improvvisazione: si è costruita certezze e reputazione, è obiettivamente una squadra complicatissima da battere ed ora deve alzare l’asticella partita dopo partita. L’obiettivo rimane il piazzamento Champions, ma nella folle corsa a cinque che è questo campionato l’unico atteggiamento possibile è puntare al bersaglio più grosso senza fare troppi calcoli, per poi voltarsi a maggio e vedere quante pretendenti hanno tenuto il passo. Sarà un campionato senza tregua, ma l’Inter, in questo campionato, c’è e si vede.

5. La parata più spettacolare del weekend (ft. ZC)

Nelle ultime ore sono usciti due articoli super su questo sito, non una rarità, esattamente. Per tornare a quando Günter Netzer spaccava le porte e di Andrés Guardado, uno che lo ami per forza.

Avendone scritto, Guardado non poteva che farsi male contro l’Atleti: uno stiramento ai flessori della coscia destra lo terranno lontano dai campi per un mesetto. Il che è brutto, non come questa parata di Oblak, per salvare una squadra che continua a stentare.

6. Juventus – Inter. Qui Juventus

di Gianluca Lorenzoni, che – per fortuna – scrive su questo http.

L’aria frizzante per non dire gelida di un sabato sera torinese di metà dicembre ha forse poco a che vedere con il clima che si respirerà a primavera, eppure la sensazione che si ricava al termine del bigmatch dell’Allianz è che la Juve sia molto vicina alla propria versione definitiva, quella che per intenderci dovrà giocarsi le proprie carte, come da mantra allegriano, a marzo.

La doppia sfida a distanza di una settimana contro Napoli e Inter rappresentava il primo vero gran premio della montagna della stagione, ed uscirne con 4 punti rafforza notevolmente le speranze di vedere i bianconeri ancora una volta davanti alle altre a fine stagione, nonostante il leggero rammarico per non aver raccolto di più proprio contro l’Inter, dopo un match ostico sì ma che con un pizzico di cinismo in più poteva indirizzarsi su binari favorevoli.

Analizzando la gara: le scelte di Allegri sia negli interpreti che nell’atteggiamento tattico si sono dimostrate ancora una volta azzeccate nonostante alcune perplessità della vigilia (Douglas Costa e soprattutto Dybala fuori dall’undici di partenza). La compattezza del 4-1-4-1 in fase di non possesso ha garantito la copertura sia dell’ampiezza, con i raddoppi di Mandzukic e Cuadrado su Candreva e Perisic, sia della profondità, con Borja e Vecino controllati da Khedira e Matuidi e incapaci di pescare Brozovic (nella zona di Pjanic) tra le linee, depotenziando così drasticamente i rifornimenti per Icardi. I bianconeri hanno al solito alternato fasi di pressing alto ad altre in cui hanno lasciato l’iniziativa agli avversari per un fraseggio, però, piuttosto sterile (0 tiri in porta per l’Inter nel pt, con il 58% di possesso).

Le azioni più pericolose sono arrivate tutte dalle combinazioni Cuadrado-Mandzukic, con il croato che ha sfruttato bene il divario fisico con D’Ambrosio e la propria qualità di attaccare il lato debole, senza però mantenere la freddezza necessaria dentro l’area.

Uno 0-0 per certi versi scritto almeno per la partita preparata da Spalletti, arrivato allo Stadium con la chiara intenzione di non uscirne sconfitto, prima ancora che vincitore. Lo scorso anno una partita molto simile fu risolta da una perla di Cuadrado, due anni fa la prima Roma di Luciano provò ad incartare allo stesso modo la partita, prima di un guizzo di Dybala. Stavolta è mancato l’episodio decisivo. Un punto a testa che, unito alle difficoltà del Napoli e al pareggio della Roma, con il senno di poi va bene ad entrambe. L’Inter mantiene la vetta, la Juve esce da questo mini ciclo con un ottavo di Champions in tasca, quattro punti che vanno addirittura stretti e una ritrovata solidità difensiva (quinto clean sheet consecutivo).

È stata una bella partita? Ultimamente la discussione tra estetica e pragmatismo/risultatismo ha assunto toni talebani, con il richiamo costante e spesso stucchevole al “bel gioco” che sembra gettare un’onta su chi persegue strade diverse. Ma la credibilità del nostro calcio passa anche da partite come questa, più che dalle goleade con il Benevento o i pirotecnici 6-2 con l’Udinese di turno. La Serie A resta un film d’autore, complesso, a tratti forse noioso, che richiede talvolta uno sforzo maggiore nell’essere compreso. Uno spettacolo però in cui lo sguardo e la mano consapevole dei registi resta una peculiarità. Si può ovviamente preferire l’estetica perfetta a-là Wes Anderson della Liga o i ritmi adrenalinici e il budget da blockbuster della Premier, senza per questo però sputare su un modello diverso ma non necessariamente peggiore.

Quindi: sì, è stata una partita di livello tra due squadre messe bene in campo e che hanno giocato “bene” per quelli che erano i rispettivi piani gara, con il divario tecnico che ancora esiste colmato proprio dalle scelte di Spalletti e dagli episodi non sfruttati da Mandzukic nelle rare falle del sistema nerazzurro. Ma, ritrovate solidità, convinzione e condizione, Allegri non può che guardare avanti con sempre maggiore fiducia. #AspettandoMarzo. E, per cominciare, Wembley.

7. Rosario Central – Newell’s Old Boys

Mentre ci venivano riempiti gli occhi di Premier League posticcia, derby di Liverpool con più errori sottoporta di una partita con 22 Robinho in campo e derby di Manchester su cui Di Canio ha urlato più di Salvini ai raduni, si giocava la stracittadina di Rosario. Le due squadre non sono messe benissimo, l’ha vinta quella di casa con un gol di testa di Germán Herrera, ma  El Gigante de Arroyito, la casa delle Canallas, ha preparato una coreografia speciale per la 335esima che le due squadre si trovavano di fronte.

*emoji bocca aperta*

8. Tweet sparsi™

-Stats avanzate applicate al calcio sono ok, ma guai se assolutizzate.

-Una ricerca del vostro amatissimo: quali squadre hanno già inserito il cappellino natalizio sull’immagine profilo dei propri social? E – soprattutto – come l’hanno fatto?

-Basta che fa tunnel inciampando in Europa League.

-Ricordatemi perché nessuna big italiana ha dato una possibilità a Paredes. Cioè perché nessuno gli ha detto tieni, fai tu?

-Quella volta che Guti tagliò le linee con un passaggio di tacco di 15 metri ed esultò in solitaria perché il gol, realmente, lo aveva fatto lui.

-Non è una Champions per social media manager vecchi.

-Mentre pare che il calcio olandese perderà, a favore di quello austriaco, un posto assicurato in Champions, il canale del Besiktas ricorda che non è poi così frequente che una squadra turca vada bene nella suddetta competizione.

-A Carnevale mi vesto da Stefano Sturaro.

-Visto che goal Defoe?