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Dal 5-1 complessivo della Supercoppa di Spagna a metà agosto è cambiato tutto. Per la prima volta nella sua vita, Gerard Piqué ammise di sentirsi inferiore ai rivali storici. Da allora, le sorti delle due squadre si sono sostanzialmente incrociate: i blancos hanno perso punti importanti in Liga (perdendo vs Betis e a Girona, pareggiando vs Levante) e sono arrivati dietro al Tottenham in Champions. Il Barcellona, dopo quella doppia sconfitta estiva, è imbattuto: 25 partite, 20 vittorie e 5 pareggi.

Quando José María Sánchez Martínez dà il via all’incontro, il Real è, pure considerata la partita in meno, troppi punti indietro al Barcellona per non dover vincere. Una statement win, nonostante la conferma del titolo di campione del mondo, era da portare a casa con una prestazione di altissimo livello contro uno dei meccanismi più oliati d’Europa. I blaugrana si presentano al Bernabéu con la mente leggera di chi può accontentarsi di un pareggio. “Le cose cambieranno ” garantiva Zidane, sotto i cui occhi il calcio liquido si è trasformato in una melma viscosa.

“Quella squadra – scrive Battazzi in riferimento ai titolarissimi del Madrid, che dopo Cardiff Zidane è riuscito a schierare solo nel pareggio di Bilbao – è sembrata davvero il sottosopra di quella magnifica che sconfisse la Juve: lenta, poco convinta anche contro i baschi in crisi, a dimostrazione che il sistema si reggeva inevitabilmente sulla forma dei suoi migliori talenti.”

Il sistema ibrido migliore di Spagna gioca al Camp Nou. Eppure diversi si erano chiesti se i ragazzi di Valverde non stessero raccogliendo più di quanto non abbiano seminato: dipendenza da Messi, attacco accendi-spegni e fragilità del lato debole le principali debolezze.

Partita fondamentale per entrambe le squadre + El Clásico = un bel Natale.

Partita a scacchi

Il Barça ha ancora fuori un Umtiti dominante nei primi mesi di questa stagione, il neo-acquisto Ousmane Dembélé e le utili riserve Deulofeu e Alcácer. Considerata l’assenza di praticamente ogni ricambio offensivo e la ricerca di equilibrio in una partita così delicata, Valverde schiera l’ormai consueto 4-3-1-2 con Paulinho trequartista. In passato anche Messi aveva agito in quella posizione, ma senza Alcácer il dubbio non si pone nemmeno.

Secondo Wikipedia, la formica (soprannome di coach Valverde) diede un consiglio all’elefante è un proverbio senegalese. Così Zidane si è schierato sostanzialmente a specchio. Appena tornato dagli Emirati Arabi Uniti dove ha difeso il titolo di campione del mondo, Zizou ha lasciato fuori Bale e Isco: a supporto della coppia Benzema-Cristiano c’è Kovačić.

Rinunciare a Isco significa rinunciare a quel caos organizzato che tanti lutti addusse agli avversari.

Schierare l’ex Inter è una scelta che ha fatto discutere, ma è una mossa che Zidane usò con successo già nella doppia sfida di agosto. Anche a causa di problemi alla rotula, però, Kovačić ha passato ottobre e novembre ai box, giocando solo 134′ a dicembre. Al contrario, il suo doppelgänger catalano Paulinho è uno dei giocatori più in forma della Liga: già 6 gol e 2 assist per il criticato acquisto estivo, quando a Madrid nessuno ha segnato 5 reti in Liga.

Nella prima mezz’ora il Real va a prendere altissimo il Barça: non è raro vedere ad esempio Carvajal alzarsi su Jordi Alba. Ramos e Varane sono sulla linea di metà campo, i terzini altissimi in entrambe le fasi, Modric e Kovačić liberi di andare in pressione sui due centrocampisti (Busquets e Rakitić) che iniziano la manovra degli ospiti. Zidane ha preparato un sistema di marcature con l’uomo come riferimento: Messi viene braccato da Casemiro, Paulinho e Suárez dai centrali, dominanti in avvio.

Terzino marca terzino, mezzala su mezzala, Kovačić su Busi: senza spazi è dura anche per il Barça.

Non a caso nei primi 30′ El Pistolero ha toccato la palla solo 8 volte: finché l’intensità del Real è stata massimale, si giocava quasi ad una sola metà campo. Sia Iniesta che Rakitić hanno toccato meno palloni di Piqué nello stesso arco temporale, mentre Messi si abbassa sempre più per iniziare l’azione, allontanandosi allo stesso tempo dalla porta.

Il Madrid non si è tuttavia reso particolarmente pericoloso: un po’ perché Ronaldo al 10′ liscia clamorosamente un assist al bacio, un po’ perché il 4-4-2 ordinato con cui Valverde difende è difficilmente penetrabile. Piqué è dominante sui palloni aerei e dove non arriva la retroguardia (Vermaelen non perfetto, Sergi Roberto sì funzionale per doti tecniche ma ha spesso sofferto gli spunti di Marcelo e Cristiano) arriva Ter Stegen, tranquillamente uno dei cinque migliori portieri al mondo.

In particolare, il Real prova ad isolare Sergi Roberto contro Marcelo attraverso i cambi di gioco dal lato forte di Modric, migliore dei suoi e faro del centrocampo. Come si evince qua, l’ampiezza degli esterni bassi è stata un’arma sfruttata più positivamente dal padroni di casa che non dal Barcellona.

La prima occasione della partita per il Barça: Kovačić osserva Messi mettere in porta Paulinho, bravissimo a tagliare alle spalle di Varane. Contro Messi, l’attenzione dev’essere sempre massima.

Il più grande attentato allo 0-0 con cui le squadre vanno negli spogliatoi lo porta Karim Benzema. Impreciso e sconnesso da Cristiano per gran parte della partita, il centravanti francese ha sfruttato al meglio un ottimo cross di Marcelo (Sergi esce su Kroos dimenticandoselo dietro di sé): anticipa Vermaelen, ma il suo colpo di testa si stampa sul palo. È la sesta volta che KB11 colpisce un legno quest’anno, a fronte di solo cinque gol. Se il Real gira pazientemente la palla da un lato all’altro per trovare sbocchi, il Barcellona non riesce a sviluppare una continuativa proposta offensiva. Simbolica è la scenata di Iniesta al 25′, che invita con eloquenti gesti i compagni a mantenere la calma una volta riconquistata la sfera.

La marcatura ibrida Casemiro-Kovačić su Messi sembra funzionare: l’argentino deve trovare spazio vitale in altre zone che non quella centrale. Ne trova sulla favorita fascia destra: ecco che Suárez è isolato, senza che Paulinho abbia le capacità associative per sopperire a questa mancata (ma fondamentale) connessione.

Quando cedono le gambe

Gli aggiustamenti di Valverde negli spogliatoi funzionano: ben presto il diamante del Real Madrid si frantuma, Kovačić non ha più la minima idea di dove posizionarsi per non pestare i piedi ai compagni ed è possibile avvistare il Casemiro selvatico girovagare per il campo per non intralciare la manovra. Il vantaggio del Barcellona è sintomatico di tutto questo. Tutti (immagine sotto compresa) hanno puntato il dito verso l’errore di Kovačić, ma l’azione è un susseguirsi di passività ed errori. 1) Busquets aggira Kroos fin troppo facilmente, riscattando una partita fino a quel momento insolitamente imprecisa. 2) Rakitić è molto intelligente a muoversi alle spalle di Modric, il quale non fa nulla per impedire quella traccia verticale. 3) Anche Casemiro, non accortosi un’incombente voragine alle sue spalle, abbandona il centro del campo per pedinare Iniesta. 4) Marcelo rientra al piccolo trotto e, come traspare dalla foto sottostante, è più preoccupato da Messi che da Sergi, tanto che sprinta per accorciare verso il primo e non per raggiungere il secondo.

Kovačić è talmente preoccupato da Messi che concede a Rakitić una facile penetrazione nord-sud. Ramos-Varane rimangono 3-contro-2 grazie alla stupenda progressione senza palla di Sergi Roberto. L’ex Siviglia servirà proprio lui sulla destra, che fornirà l’assist vincente a Suárez.

Pochi minuti dopo essere tornato in campo in una partita che deve vincere, il Real si trova sotto. E si disunisce. Così il Barcellona chiede a Messi di uccidere la partita, e lui esegue. I padroni di casa hanno totalmente perso bussola e lucidità quando, al 63′, gli consentono di portare palla indisturbato. Kovačić gli è ancora una volta tre passi troppo distante, lui gestisce come vuole lo spazio e il tempo attorno a sé: mettere in porta Suárez non è mai stato così facile.

C’è un preciso momento in cui accade la magia. Non appena Messi si accorge dello scatto del compagno, tocco e filtrante si susseguono in un tempo di gioco unico.

Carvajal è in ritardo, Varane si preoccupa più dell’inserimento di Piqué (già assorbito da Ramos) che di Suárez dietro di sé. El Pistolero tira su Navas, ma sulla ribattuta si avventano primi i giocatori del Barcellona. (Sul finire della gif sopra si nota come né Modric né Kroos abbiano l’istinto di correre verso la propria porta). Suárez scambia con Messi, colpisce il palo, sopraggiunge Paulinho che in mischia colpisce di testa. Carvajal respinge di mano: rigore ed espulsione. El Clásico termina lì: Messi segna dal dischetto giusto riconoscimento alla palla di cui sopra.

Hanno occasioni importanti Bale (che sembra aver recuperato bene, potrebbe essere un’arma importantissima per Zidane), Semedo (indovinate chi lo mette in porta?) e Sergio Ramos (Ter Stegen è un fenomeno nell’occupare più porta possibile), ma per il terzo gol si devono aspettare i minuti di recupero.

Messi (non) tiene in campo un pallone sulla destra, dialoga con Busquets e salta secco Marcelo, che riesce solo a togliergli una scarpa e fa una brutta figura. L’argentino la mette all’indietro, verso il dischetto del rigore, dove Aleix Vidal buca le mani di Navas e segna il terzo. É il 200esimo assist di Leo Messi con la maglia del Barcellona. Non è ancora cominciato il girone di ritorno e già possiamo dire che Messi è l’unico giocatore nella storia della Liga ad aver segnato 15+ gol in 10 stagioni consecutive. L’onnipotenza, diceva quello, logora chi non ce l’ha.

Quale futuro?

Per la prima volta da quando Zidane è allenatore del Real, contro il Barcellona non si segna. Il primo allenatore madridista con due sconfitte casalinghe di fila nei Clásicos in Liga è sotto accusa. Non basta un trofeo ogni (circa) 14 partite giocate: al Bernabéu, che ormai di Benzema ne ha abbastanza e passare dal centravanti a chi lo schiera è un attimo, si esigono sempre vittorie e prestazioni da marziani. Il clima non è dei migliori: Isco zittisce tifosi su Twitter, Sergio Ramos (non al meglio fisicamente) ha di nuovo perso la testa (una manata a Suárez sullo 0-1 andava punita col cartellino rosso) ed è già la quarta volta che non si trova la via del gol in campionato. Nella scorsa stagione, i merengues non rimasero mai a bocca asciutta.

Tanti giovani su cui il Real ha puntato parte del proprio futuro non stanno vedendo il campo. I risultati non sono confortanti già schierando i titolari, Zidane non può permettersi né di sperimentare troppo né di inserire i vari Dani Ceballos, Borja Mayoral, Marcos Llorente, Theo Hernández, se non in caso di estrema necessità. Sono in calo perfino le quotazioni di Marco Asensio, specialmente con un Bale in più: il Real ha davvero 22 giocatori e non appena Zidane sbaglia a farli ruotare, non appena sbaglia una scelta tattica, l’ala meno transigente del madridismo ne chiede la testa.

Il Barça, dal canto suo, ha segnato 15 gol più del Real e ne ha subiti la metà. In trasferta Valverde ha la miglior difesa d’Europa. Alla luce delle sconfitte di Atletico e Valencia, +9 a Natale è un vantaggio che al Camp Nou dovranno impegnarsi per sperperare. Ousmane Dembélé rientrerà con calma dopo la sosta invernale. Valverde spera di avere l’organico completo per i primi di febbraio, per il derby contro l’Espanyol. La collocazione tattica dell’ex Borussia Dortmund è una delle cose cui prestare attenzione: qual è il suo posto nell’attuale 4-3-1-2 ibrido di Valverde? Si tornerà al 4-3-3 con Suárez esterno per lasciare Messi al centro? O, semplicemente, l’allenatore di Viandar de la Vera riterrà che il gioco non vale la candela e farà sedere Dembélé di fianco a sé?

Alcune cose, al termine di questa partita, sono chiare: Valverde naviga nei bei problemi, Zidane verso una cascata e deve remare controcorrente per non finire di sotto (“Non dobbiamo abbassare le braccia” incoraggia l’allenatore francese). In quattro mesi è cambiato tutto e, tempo di arrivare ad aprile, le gerarchie magari si ribalteranno di nuovo. Il prossimo Clásico (coppe permettendo) è in data 6 maggio: partite del genere, qualunque sia l’esito, vorresti vederle ogni settimana.