14 min read

Una raccolta del meglio del meglio, per un post-Santo Stefano di primo livello.

1. Arsenal, just being Arsenal

Un pezzettino dell’episodio 01-04, attuale anche ora, perché l’Arsenal – anche quest’anno – è molto Arsenal.

L’Universo Arsenal ne ha ormai piene le palle di Arsène Wenger (#WEXIT). I tifosi dei Gunners stanno attivamente chiedendo alla propria squadra, alla propria società, di cambiare, di prendere una rotta diversa, migliore. Perché vincere sondaggi su Twitter non è più sufficiente. (Prendi nota, @CurvaSudMilano).

Wenger è una figura chiave nella storia del più celebre club di Londra. È la prima cosa che ti dice l’audioguida nel percorso guidato dentro l’Emirates: influente su ogni piccolo dettaglio (come l’illuminazione negli spogliatoi, secondo i principi del feng-shui), ma il tecnico alsaziano ha recentemente perso il controllo.

-Sánchez (bigger than Arsenal) sghignazza in panchina coi suoi sotto 10-2 dopo 180′ contro il Bayern Monaco.

-Per chi ancora non sapesse di che si tratta, Arsenal Fan TV è il posto più bello del mondo.

-Tanto sono solo 100 gli incazzati. Eh, certo.

-Questa cosa degli ottavi di Champions all’Arsenal non va proprio giù: settima eliminazione di fila. [Aggiornamento al 26/12/17: per evitarne ulteriori, si sono cimentati in Europa League]

Omertà è una delle parole italiane così belle che gli inglesi ce le hanno copiate. Questo pezzo – tanto bello quanto incazzato – di The Red Bulletin si interroga tra le righe sulla moralità di Wenger.

-Sul serio: Arsenal Fan TV fa morire.

Wenger è impazzito.

-Come i bambini arrabbiati, i Gunners sabato se la sono presa con l’ultimo arrivato, il povero Lincoln City, in FA Cup. Un 5-0 che non ricaccia i fantasmi dentro l’armadio. Bullismo con palla.

2. Xabi Alonso si accultura mentre palleggia, palleggia mentre si accultura

E poi fissa l’obiettivo con aria di sfida. L’incipit di 01-14.

3. Un po’ di Anthony Modeste, vi va?

Da un episodio della scorsa stagione che apre con Modeste che spara coriandoli.

-25 gol in Bundesliga. Tutto il Colonia ne ha segnati 46: è legittimo pensare che senza di lui I Caproni sarebbero retrocessi. [Aggiornamento: Stanno retrocedendo]

-Il secondo giocatore più piacente del Colonia è Leonardo Bittenourt, che sforna cioccolatini al suo – pure nostro – centravanti preferito.

-Un po’ di rap francese sulla questione (starring Anthony Modeste).

-Ha segnato due volte anche venerdì sera, 5 Maggio, in un Colonia 4-3 Werder Brema dal profumo di Europa League. [Aggiornamento: il Colonia in UEL c’è andato, ma ha preso gli schiaffi dalla Stella Rossa di Belgrado].

-Il posto più bello dell’internet è il canale Giphy del Colonia. Fine delle ostilità.

-Seguitemi. Giro un po’ per i canali social relativi al Colonia -> noto l’hashtag #effzeh più o meno dappertutto -> non so una parola di tedesco, cosa vuol dire? -> Google Traduttore non dà segnali di vita: probabilmente non è una parola -> ho un amico mezzo tedesco, potrei chiedere a lui -> oh cazzo, ma lui non sa nulla di calcio -> googlo #effzeh -> il primo risultato è il canale Twitter che usava Maurice Sonnevald quando era il social media manager del Colonia -> questo profilo Twitter è seguito da Barack Obama -> QUEL BARACK FUCKIN’ OBAMA -> finalmente mi risponde il mio amico -> è la trasposizione fonetica di FC, dice lui -> ah, ok -> magari Obama segue anche il canale ufficiale di Colonia -> è un fan dei Caproni per qualche strano motivo -> i miei limitati mezzi non mi hanno permesso di trovare alcun nesso -> sono sicuro che anche Barack sia un fan di Anthony Modeste, questo sì.

4. Cose più brutte di questo tackle di Miguel Angel Britos

Dal primissimo episodio di questa stagione, perché l’odio verso il parente che vi regala calzini brutti è pur sempre una faccia del Natale.

Britos è uno dei giocatori più sanzionati della Premier, ma ogni volta che si alza da un contrasto potenzialmente mortale, fa la faccia stupita, quella del bambino beccato con le mani nel barattolo della Nutella quando la mamma entra in cucina. Diverse cose, tuttavia, sono peggiori di quell’intervento. Vediamo quali.

-Ventura che butta un secchio d’acqua sul nostro fiammifero acceso per la convocazione di Giovinco in Nazionale. [Aggiornamento: Ventura]

-Gli errori sottoporta di Welbeck.

-Questa testata di Britos a Morata.

-Un’intera estate senza Appunti Sparsi.

-I tifosi che bruciano le maglie.

-La Cassano-story.

-I tweet di Trump. [Aggiornamento: Trump]

-La Schick-story. [Aggiornamento: tifare la squadra di Schick e vederlo sbagliare sottoporta].

-Pensare che al 99% non andremo – mai nella nostra vita – al nuovissimo, bellissimo e popolarissimo stadio del Monterrey.

-La fase difensiva del Cagliari.

-L’ultima esultanza di Firmino, che, almeno ma non solo da questo punto di vista, è un Fabrizio Cacciatore con più swag.

-La rosa del Verona.

5. Magna Grecia League

Nell’episodio 02-11, se i soldi non avessero mai corrotto cultura e belle arti.

Omnis Graecia magna erat.

La partita di Europa League tra AEK Atene e Milan è stata così noiosa che si sono insinuate in questa rubrica certe idee strane, poi sviluppatesi in ciò che segue.

Verso il VIII secolo a.C. i Greci pensarono fosse carino commerciare, colonizzare, esportare cultura&sapere, grecizzare direbbero alle medie, buona parte del Mediterraneo limitrofo. Tra le tante cose diffuse in tanti posti, i figli di Zeus hanno portato sulle coste italiane, nordafricane, turche, lo sport. Le colonie inviavano i migliori atleti di tutte le discipline ai giochi, periodicamente ospitati da Olimpia o Delfi. Nulla di simile al calcio, per carità, però risulta che da Kroton partì molta gente forte.

In questo onirico viaggio ellenico, il James Naismith del pallone si è palesato 2800 anni fa e i poverini costretti a scannarsi nella lotta si sono organizzati in due squadre da 11 per inseguire un pallone nei polverosi interni dello Stadio Panathinaiko. 14 rappresentative, sospensione delle ostilità, due partite al giorno che back-to-back NBA spostatevi, Leonida di Rodi non ammesso per manifesta superiorità e via, si gioca! Ma chi vincerebbe nel 2017 la 912esima edizione?

Posiz. finale Squadra Miglior giocatore Perché vedere
14 Akragas Sacrariis Marcello Trotta Video di Natale brutti.
13 Kroton Pitagorics Umar Sadiq Una maglia ♥.
12 Rostov Tanais Serdar Azmoun Leggende Anni ’60 del club. In cirillico.
11 Odessa Milesiers Andriy Yarmolenko I nonni paterni di Bob Dylan emigrarono da qui verso gli USA.
10 Durrës Highlanders Xherdan Shaqiri Giocò per questo club in grande Panajot Pano.
9 Istanbul Feles Quello più in forma tra Ricky Quaresma e Anderson Talisca Tra Gomis, Adebayor e Negredo ne giocherà solo uno 🙁
8 Alessandria Egyptians Stephan El Shaarawy Ogni loro partita sembra più che altro il film dei Transformers in Egitto.
7 Cirenaica-Berenice Riyad Mahrez Possibile rivelazione se esplode Slimani.
6 Agua Caliente Salonicco Theofanis Gekas Difesa e contropiede. La seconda maglia fa molto tzatziki sulla spiaggia.
5 Trapezunta Thalassers Burak Yilmaz Vestissero D&G.
4 Emeroscopolis Alicantidis David Villa Così verificheremo se ogni parte di penisola iberica può avere una rappresentativa più forte di quella italiana.
3 Massakaia Brioches Dimitri Payet Fondendo Nizza e Marsiglia, davanti gioca Ocampos, Balotelli o Mītroglu?
2 Atene Culturae Georgios Samaras Organizzazione ed acume tattico al servizio del prossimo. Se non è saggezza questa.
1 Napoli Partenopers Lorenzo Insigne L’anno del primo titolo dopo la leggendaria vittoria del 1282.

6. Irlanda del Nord-Svizzera e Croazia-Grecia, the best of

Un best of dentro un best of è a posto. Questo arriva dritto dall’episodio in cui ci siamo accorti che l’Italia – forse – non andrà ai Mondiali.

(Solo l’andata, perché entrambe le partite di ritorno sono finite 0-0 e non vogliamo buttarci ancora più giù).

a) Bello rivedere, dopo tanto tempo, Shaqiri (solo di tacco e no-look), Johnny Evans (presenza rassicurante col NIR) e Dzemaili (il Nainggolan dei poveri).

b) Karnezis no, non è bello rivederlo.

c) Kalinic che distrugge la Grecia. E il Milan.

d) RR68 che calcia corner perfetti a Belfast.

e) La pettina di Domagoj Vida, rimasta intatta da Euro 2016 ma probabilmente da quando ha 8 anni.

f) Brozovic che non salta sulla linea di porta per evitare il gol di Papasthatoupoulos, è molto Brozovic.

g) La difesa della Grecia, più Atene che Sparta. Il Kalinic 2017/2018 ha segnato un gol, non troppo perché è sempre il Kalinic 2017/2018.

h) Dopo il gol del 3-1, Modric ha dato un bacino sulla guancia a Vrsaljko, autore di un assist perfetto.

i) Giannīs Maniatīs, mammut. (Da non confondere con Tom Maniatis, biologo molecolare statunitense di origini greche).

Una foto triste.

l) La partita dell’andata tra Hrvatska ed ellenici, al Maksimir di Zagabria, è aperta da questo regalo niente male di Karnezis. Stoppa malissimo un pallone banale, Kalinic glielo scippa, lui lo abbatte, causa il rigore e si impregna pure la maglietta di sangue di centravanti. La versione-calcio di Robb Stark. Tuttora in missione per conto dei Pozzo (da Udine a Watford), Orestis Karnezis ha un figlio: Odysseas.

7. Chi è Alberto Brignoli

Dall’episodio 02-15 per non dimenticarselo dietro Vid Belec.

“La sua foto sarà appesa in tutte le scuole di Benevento, tra quella di Mattarella e il crocifisso” ha pronosticato Sarita mentre le veniva commissionato Alberto Brignoli in centro copertina.

Nato il 19 agosto 1991 a Trescore Balneario, ridente cittadina di diecimila abitanti nella provincia di Bergamo che ha dato i natali anche a Bortolo Mutti e ai fratelli Zenoni, Brignoli è cresciuto calcisticamente tra Sarnico, Grumello del Monte e Montichiari. Con i bresciani vince la Serie D 2009-2010 battendo 0-3 in finale il Savona davanti alle 200 persone accorse al Tullo Morgagni di Forlì. Nella stagione successiva, il Montichiari arriva 8° in C2: è un ottimo traguardo, ma la squadra fallisce e su Brignoli piomba il Lumezzane. (Il Montichiari dovrebbe ora giocare nel girone C della Terza Categoria bresciana sotto il nome di Voluntas Montichiari).

La squadra che crebbe Mario Balotelli lo tiene un anno (31 presenze), poi lo gira alla Ternana con la formula della comproprietà. É l’estate 2012 e Brignoli deve ancora compiere 21 anni. La Ternana ha bisogno di un portiere per affrontare la B dopo una dozzina d’anni e il patron Longarini punta su di lui. Approda in B ma è pronto per la A, siccome con Leali è uno degli eredi di Buffon, scrivono qui. Debutta in B il 1° Settembre 2012, al Braglia di Modena, un campo sul quale oggi gioca la Rosselli Mutina (Eccellenza emiliana) perché il Modena è fallito e sta perdendo tutte le partite a tavolino. Nell’ultimo giorno di mercato invernale, il DS degli umbri Cozzella ne riscatta dal Lumezzane anche la seconda metà del cartellino.

Al primo anno in B la Ternana va forte (9ª), l’anno dopo Brignoli è titolare fin dall’inizio ma si va un po’ peggio: 38 presenze e 46 reti subite. Col contratto in scadenza 30 giugno 2015, il 2 febbraio piomba su di lui la Juve, che lo acquista a 250.000€ + la metà del cartellino di Alberto Masi (valutata 1,5 milioni. Ora Masi gioca – pochino – nello Spezia). É il periodo storico in cui i bianconeri comprano a caso tutti i diecimila portierini ai quali è stata appiccicata l’etichetta di Nuovo Buffon™, e poi finiscono allo Zulte Waregem. La Juve lo lascia a Terni fino alle fine della stagione, dove un crescendo di prestazioni lo porta a sfondare quota 100 presenze coi rossoverdi.

Nel ’15-’16 fa tutto l’anno il secondo in A ad Emiliano Viviano alla Samp (sì, è cominciato il valzer dei prestiti). Debutta in A all’ultima giornata, una sconfitta 5-0 sul campo della Juve che già festeggiava il 5° Scudetto consecutivo. É l’ultima partita in Serie A di Paul Pogba. Gli segna Chiellini al volo da fuori. Per poco non para il rigore del 2-0 a Dybala. Lo buca pure Bonucci e la sua esultanza da stronzo. Veste il #57 e al vantaggio di Evra finisce in rete con tutta quanta la palla.

Nonostante escano clip sulle sue parate, la Juve non si fida. Lo ritroviamo nei dintorni di Madrid: nella stagione ’16-’17 è il secondo portiere del Leganés. Vive a 10 minuti dal centro sportivo, ma non gioca mai da titolare in Lega, e se ne va come pianificato. A 90′ di Copa del Rey si sommano 61′ in Liga (il portiere titolare Jon Serantes è costretto ad uscire e Brignoli prende 3 gol). Fa di tutto per tornare in Italia, anche nel luogo più freddo che potrebbe accoglierlo: Perugia. Brignoli divide l’Umbria, scrivono (aprendo il link capirete che in Umbria cioccolato e salsicce hanno uno strano valore simbolico).

In Umbria, tuttavia, fa bene. Esordisce un rocambolesco 3-3 col Cesena. Il Perugia lo manda in una conferenza stampa dove rivela che per il suo gioco coi piedi è stato fondamentale l’anno alla Samp con Viviano: ringrazia i suoi allenatori, Walter Zenga e Vincenzo Montella. Aggiunge che è un onore aver rubato il posto ad Antonio Rosati. Il Grifone si qualifica ai Playoff, ma perde col Benevento. Tra andata e ritorno segnano Chibsah e Puscas.

Ed è proprio il Benevento a chiamarlo in A, anche se gli sarebbe piaciuto rimanere a Perugia. Il club campano sarà costretto a riscattarlo dalla Juve in caso di salvezza, ma finché giocava Vid Belec di punti a Benevento manco l’ombra. A dirla tutta neanche nei 719′ minuti prima del momento in cui la vita di Alberto Brignoli è cambiata. Digitando Alberto nella tab, ora Google suggerisce Brignoli prima di Angela e Sordi. Ne ha parlato CNN, è finito su ESPN. Anche The Sun si è chiesto chi diamine sia questo. Un video che riassume perfettamente la distopia dell’evento: va’ Brignò va’ prima di urla indistinte. Poi è solo selfie con Peter Iemmello che twitta #Brignoli e l’amico Viviano che gli ricorda di una sua parata col sedere. Brignoli Alberto eroe del nostro tempo.

8. Budeschissimo

Dall’episodio 02-07 per non scordarsi del calcio in Romania.

Constantin Brâncusi è uno dei tanti artisti che, nei primi anni del Novecento, arrivarono a Parigi da tutta Europa per creare un movimento tanto eterogeneo quanto d’avanguardia. Con lui Modigliani, Mondrian, Chagall. Nato in Romania, a Pesistani, come in una certa fase picassiana Brâncusi vuole tornare alle forme originali, mettere tra parentesi tutto ciò che è superfluo per tirare fuori dall’oggetto la sua vera natura.

Parafrasiamo tra calcio e Terzo Millennio. Constantin Budescu è uno dei tanti trequartisti che, nella seconda metà del corrente decennio, hanno tentato la fuga in Cina per riempirsi il portafogli e divertirsi un po’. Con lui Witsel, Alex Teixeira e Zahavi. Nato in Romania, a Manasia, come in una certa fase cassaniana Budescu vuole tornare al peso non-forma, mettendo su qualche chilo di troppo per avere la scusa di cambiare squadra quando gli chiedono di pressare e impegnarsi.

Budescu sta giocando più di Torje in queste qualificazioni mondiali per la Romania. Strano per uno che viene soprannominato Sarmaluta, ovvero, più o meno, il mangione di sarma, piatto tipico dell’Est Europa a base di uva, brassica e spezie che avvolgono carne macinata. “Le vacanze non sono l’ideale per la mia silhouette”, ammette. A Budescu sembra bastare segnare al Viktoria Plzen su punizione nei turni di qualificazione alla Champions in Luglio. Le due squadre si sono ri-incontrate nel girone G di Europa League e Budescu ha segnato una doppietta. Poi ha segnato anche a Lugano. Potrebbe essere entrato, a 28 anni, nella parte migliore di carriera e se lo Steaua arriva in finale di Europa League sapete il perché.

9. Un’immagine molto ok

Quella con cui si aprì l’episodio 01-11 e che chiude la stagione come cover ufficiale.

10. Il Gol alla Robben™ con rossetto, dal parrucchiere

Dal primissimissimo episodio, oddio quanto tempo è passato.

Quell’amico che – la mattina seguente a un gol di Robben alla Robben – vi chiede se avete visto il gol di Robben è la mia tipologia preferita di amico. È uno che sa esaltarsi ancora davanti a qualcosa, nonostante l’abbia già vista cento volte. Sarebbe la miglior ragazza possibile, il nostro amico, perché non si stuferebbe neanche all’ennesima volta che rinunciamo allo shopping. Quindi ho pensato: ma esiste una guida per le donne ai Gol alla Robben™?

“Dunque, amore. I gol di Arjen Robben si assomigliano tutti, più o meno. Devi sapere che lui il piede destro non lo usa. Se può segnare col piede debole, se ne infischia e va sul mancino. È impressionante come riesca ad aumentare la frequenza di tocco col mancino per prepararsi alla conclusione, creando quel corridoio minimo che gli serve per far passare la palla. Nonostante spesso sia messo male col corpo, addirittura a volte sembra correre verso il centro del campo, Robben riesce sempre a trovare il palo lontano con colpi ad effetto spesso infilati sotto la traversa.

Convergere verso il centro del campo e calciare in olandese si dice robbenaand. Ciò che mi sorprende ogni volta è che i difensori sanno benissimo cosa sta per succedere quando lo vedono prendere palla in quella zona di campo. Eppure non riescono a limitarlo. Ecco vedi, amore, l’uomo medio, a letto, è un difensore che cerca di fermare Robben”.