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San Pietroburgo, museo statale Ermitage, uno dei più importanti musei d’arte al mondo, nonché uno dei più visitati dell’intero globo. L’edificio, d’aspetto austero, imponente e ricco di stilemi barocchi, fa parte di quell’enorme complesso che comprende anche il cosiddetto Palazzo d’Inverno, antica residenza degli Zar russi prima della Rivoluzione d’Ottobre. In tre parole: arte, bellezza e raffinatezza. Tutte caratteristiche sembrano essere proprie di un giocatore sbarcato quest’anno sulle sponde del fiume Neva, alle dipendenze di allenatore ex-giocatore che disegnava traiettorie di rara bellezza. Un contesto in cui Emiliano Ariel Rigoni sta iniziando a dipingere capolavori per il grande pubblico europeo.

Talento e sudore

Com’è facilmente intuibile dal cognome Emiliano possiede origini spiccatamente italiane. Il viaggio alla ricerca di fortuna dei suoi avi si è fermata a Colonia Caroya, città nel cuore dell’argentina fondata nei primi anni dell’800 proprio da immigrati di origine friulana. Una città spiccatamente agricola, che ha solo il 7% di superficie urbanizzata e che dedica il resto all’allevamento e alla coltivazione dei campi.

Emiliano nasce il 4 febbraio del 1993 e fin da piccolo lavora duro, come da tradizione per gli abitanti di Colonia Caroya, per costruirsi un futuro all’altezza dei suoi sogni. Alla tenera età di 7 anni inizia a lavorare pesantemente su quella che è una delle sue caratteristiche principali e che più lascia impressionati quando lo si guarda calcare un rettangolo verde: è completamente ambidestro. Il merito per questa caratteristica piuttosto unica anche al giorno d’oggi è da attribuire a Osvaldo Solà, alfa e omega dell’infanzia calcistica del giovane Emiliano. Solà è infatti il suo primo vero allenatore e intravedendo in lui qualcosa di speciale lo aiuta a coltivare il sogno di diventare un calciatore professionista, tanto da meritarsi poi uno spazio indelebile sull’avambraccio sinistro del talento argentino.

L’etica lavorativa di un ragazzino così giovane e dalle qualità così spiccate non può che colpire gli scout delle società professionistiche, alla costante ricerca di talenti che il fùtbol argentino produce con continuità. A 12 anni finisce per essere inserito nelle giovanili del Belgrano, società di Cordoba a poco più di 50 km di distanza da casa, interamente percorribili sulla Ruta Nacional 9 che collega l’ex colonia dalla città più importante del territorio.

Una distanza che non spaventa il giovane Rigoni, abituato a macinare chilometri anche con indosso un paio di scarpette e un paio di pantaloncini. Se il suo talento nell’ultimo quarto di campo rende impossibile arretrare troppo la sua posizione, le sue capacità aerobiche e il poter calciare con entrambi i piedi lo rendono un jolly sfruttabile su tutto il fronte offensivo.

Ma mentre il ritmo compassato la fa da padrona nel calcio argentino Emi va di fretta, tanto da essere inserito sui report degli osservatori dei club di prima fascia argentini e di quelli europei sin dai suoi primi anni di carriera professionistica. L’esordio arriva nel Torneo Inicial 2013, sotto la gestione di Ricardo Zielinski, soprannominato el Ruso (una curiosità che, con il senno di poi, sa di segno del destino). Le 27 presenze – con una sola marcatura – nel primo anno da professionista sanno di apprendistato per il salto di qualità della seconda stagione agli ordini di Zielinski. 49 presenze totali tra campionato e coppe, accompagnate da 7 reti totali e la sensazione che la superficie del talento di Rigoni sia stata appena scalfita.

Il suo piede forte è il sinistro, tanto per essere chiari.

A crederci per davvero è Mauricio Pellegrino, attuale allenatore del Southampton, che lo porta alle sue dipendenze all’Independiente. L’ambientamento ai Los Diablos Rojos è più difficile del previsto e l’addio del tecnico che lo ha fortemente voluto potrebbe far pensare ad un ridimensionamento delle aspettative e degli spazi per il classe ’93. L’incontro con il sostituto di Pellegrino, il Profe Ariel Holan, diventa invece la miccia per il decollo verticale della sua carriera.

Situato in maniera continuativa sull’esterno, destra o sinistra non fa differenza, Rigoni inizia a sviluppare la sua abilità di entrare dentro al campo per finalizzare l’azione, calpestando quelle zolle di trequartista esterno che gli garantiranno il pass per l’Europa. Le 12 marcature distribuite nelle varie competizioni lungo la sua convivenza con Holan gli valgono un Agosto 2017 da incorniciare: prima chiamata per la Selección di Sampaoli e volo di sola andata per San Pietroburgo. Emiliano Ariel Rigoni sbarca in Europa.

50 metri di allungo conclusi con una pennellata in pieno controllo. Con il piede debole. Poetico.

Tango sulla neve

Accostato con insistenza ad alcune società italiane da sempre attente alle occasioni presenti sul mercato internazionale, come Atalanta e Genoa, Rigoni finisce per fare il salto in Europa senza passare da una società da ambizioni di medio-bassa classifica. Lo acquista lo Zenit di Roberto Mancini, dopo un lungo tira e molla che ha più volte messo a rischio la buona riuscita della trattativa. Causa del trambusto è il tecnico Holan, deciso a trattenere la sua stella per puntare al titolo; lo stesso Rigoni però spinge per la soluzione europea, deciso a confrontarsi con i massimi palcoscenici del Vecchio Continente per affermarsi definitivamente sul panorama internazionale e, perché no, conquistarsi anche un posto nell’affollatissimo reparto offensivo albiceleste in vista degli imminenti Mondiali in Russia.

La trattativa va in porto solo il 23 agosto, con i russi che versano nelle casse del club argentino 9.000.000 di euro per regalare al tecnico marchigiano il quinto argentino della sessione di calciomercato estiva dopo Paredes, Mammana, Kranevitter e Driussi. Nel 4-2-3-1 impostato dal Mancio nella sua campagna russa Rigoni sta calcando le zolle di trequartista esterno, con una predilezione per la fascia destra per rientrare e calciare con il mancino, teoricamente il suo piede forte.

Se nella Prem’er-Liga l’impatto del #10 è ancora limitato (9 presenze totali, di cui 3 da subentrato, e nessuna rete messa a referto), le prestazioni messe in mostra in Europa League hanno fatto crescere esponenzialmente l’hype intorno al nativo di Colonia Caroya. Sei reti nelle sei partite del girone, capocannoniere della competizione, dipingendo parabole di una bellezza ammorbante, tanto da far innamorare un numero indefinito di cuori sensibili alla magia di calciatori sudamericani che in campo sembrano creare una realtà parallela in cui tutto è possibile.

Sì Emi, l’hai messa proprio lì.

Dietro la maschera di un talento cristallino ed evidente si nasconde, però, un giocatore ancora in pieno sviluppo nonostante i 25 anni ormai alle porte. La capacità di sterzare con l’esterno del piede in maniera improvvisa lo rende un funambolo sempre pronto a sfidare a duello il diretto marcatore. I freddi numeri del suo ultimo anno solare, diviso tra Independiente e Zenit, riportano più di 3 tentativi ogni 90 minuti di uno contro uno, portati a buon fine solo il 44% delle volte. Un dato che lo posiziona ancora lontano dall’élite. Il miglior dribblatore della Prem’er Liga, per esempio, è Giorgi Chanturia, ala mancina dell’Ural che salta il diretto avversario il 74% delle volte su quasi 6 tentativi a partita.

L’aspetto su cui può maggiormente lavorare Rigoni, però, è la capacità di mettere il proprio talento al servizio dei compagni. In 40 partite disputate nel 2017 ha messo a referto solamente 6 passaggi vincenti, con il dato dei passaggi chiave (0,8 a partita) e dei tiri (2,1) che rende ancora di più l’idea dello scarso altruismo mostrato fino a questo momento. La prima idea del diez, una volta liberatosi in zona pericolosa, è quella di cercare la porta invece di alzare la testa per pescare un compagno. Dati che portano a pensare che l’evoluzione del talento di Colonia Caroya sia tutt’altro che in fase di compimento.

Assecondando la sua capacità realizzativa, tutt’altro che banale per quello che dovrebbe essere un trequartista, e il suo istinto di entrare dentro al campo per concludere si potrebbe cercare di trasformarlo in una seconda punta pura o in un esterno d’attacco che abbia il compito di riempire l’area affiancando il centravanti, spostando quindi la sua zona di competenza qualche metro più avanti e risparmiandogli qualche rientro massacrante a cui si sottopone con generosità e applicazione.

Heatmap dei 2,5 intercetti ogni 90 minuti di Emiliano Rigoni sparsi lungo l’out di destra. Non male per quello che dovrebbe essere un fantasista.

Al terzo club in cinque anni di professionismo e al quinto tecnico differente, Rigoni avrebbe bisogno di un minimo di stabilità per inserirsi appieno in un contesto calcistico e sgrezzarsi ancor di più per salire un altro gradino nelle gerarchie del calcio che conta. Chissà che il mondiale in quella che al momento è la sua casa non possa essere il palcoscenico per iniziare a brillare per davvero.

Nel frattempo, se cercate qualcosa da ammirare e un talento che potrebbe farvi innamorare o disperare nel giro di pochissimo tempo, gettate un occhio vicino al museo Ermitage di San Pietroburgo. Emiliano Rigoni, l’artista incompiuto, ha tutta l’intenzione di continuare a dipingere quadri da urlo.