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Ruolo: trequartista. Altezza: 1,67 m. Peso: 67 Kg. Squadra: Independiente. Anno di nascita: 1999. Se a questo stringato identikit aggiungiamo un piede vellutato e una garra tipicamente argentina è facile capire come Ezequiel Barco, nuovo talento emergente del calcio sudamericano, sia stato paragonato a più riprese a Sergio Agüero, suo illustre predecessore con la maglia dei Los Diablos Rojos. Abile nelle punizioni e più in generale nel calcio da fermo, fenomenale nel dribbling e con innate doti di leadership, Barco è destinato a far parlare di sé per molti anni.

Ma per analizzare i numeri di questo talento cristallino dobbiamo partire dall’attualità recente. Finale di Copa Sudamericana tra Flamengo e Independiente, match di ritorno del 14 dicembre 2017. Dopo la vittoria degli argentini per 2 a 1 nella gara d’andata, i rossoneri sono decisi a ribaltare la situazione e a riportare il trofeo in Brasile. La partenza lascia ben sperare e Lucas Paquetà porta avanti il Flamengo al trentesimo del primo tempo. Gara riaperta? Solo per altri nove minuti, quando l’ala argentina Meza viene stesa in area di rigore e si guadagna il penalty.

Sul dischetto si presenta Ezequiel Barco: portiere da una parte e palla dall’altra, con l’Independiente che chiude la partita e riconquista la Coppa a sette anni di distanza dall’ultimo trionfo. Il pallone più importante della carriera è un rigore trasformato con la tranquillità del veterano: non si può dire che Barco difetti di personalità e freddezza, caratteristiche innate che traspirano dal suo stile di gioco in ogni situazione all’interno dei 90’.

Il Maracana esaurito in ogni posto che fischia, giocatori del Flamengo che fanno passare 47 lunghissimi secondi tra il posizionamento del pallone sul dischetto e il fischio dell’arbitro. Ma, nonostante i 18 anni, Barco è un iceberg.

Il nuovo enfant prodige del calcio argentino proviene da Villa Gobernador Galvez, zona difficile della periferia sudamericana. La salvezza e il riscatto sociale, come spesso accade a queste latitudini, passano dal calcio: è così che Barco si accasa all’Independiente dopo aver giocato alcuni anni nell’Associazione Atletica Jorge Bernardo Griffa, società impegnata a far crescere i talenti del sud di Rosario, la “città del calcio” che ha dato le origini a campioni del calibro di Lionel Messi, Angel Di María e Mauro Icardi, oltre al demiurgo Marcelo Bielsa.

L’esordio con il “Rojo” arriva in settima divisione, insieme al soprannome che lo accompagna negli anni a seguire: El Turri, nomignolo affibbiatogli poiché Barco è uno di quei giovani del potrero, uno cresciuto in fretta sui campetti di quartiere, uno dalla “faccia sporca” e che dimostra più anni di quelli che effettivamente ha. Una maturità precoce che lo porterà a bruciare le tappe e a raggiungere, nel 2016, la squadra Riserve. È in questo periodo di fondamentale crescita agonistica che Gabriel Milito, allenatore della prima squadra ed ex difensore del Barcellona, decide di convocarlo per il precampionato.

Il fratello del “Principe” Milito, si innamora subito delle qualità di Barco e decide di promuoverlo presto in prima squadra. Anche la società, stimolata dal tecnico, non sta a guardare e offre a Ezequiel il primo contratto da professionista mettendo nero su bianco un quinquennale. Il resto è già storia. L’esordio in Copa Argentina arriva pochi mesi dopo, nella sconfitta subita dall’Independiente contro il Defensa y Giustizia. La prima presenza in Primera Division è datata 28 agosto, match in cui i Rossi vincono contro il Belgrano per 1 a 0. Per il primo gol basta aspettare un solo turno: contro il Godoy Cruz, Barco realizza la sua prima rete da professionista e diventa titolare inamovibile.

Barco è un trequartista che fa della rapidità e dell’abilità nel dribbling le sue doti principali. Nonostante il fisico minuto e filiforme, la velocità nello stretto e il baricentro schiacciato a terra fanno di lui un giocatore difficile da contenere per i difensori avversari soprattutto in situazioni di ripartenza in conduzione palla e di uno contro uno con porzioni di campo a disposizione.

Una tipica azione alla Barco: il suo dribbling è sempre secco e ridotto all’osso, essenziale, non usa particolari trick o giochi di gambe, sfrutta la sua naturale rapidità, la sfrontatezza e il senso dello spazio per creare superiorità numerica.

Caratteristiche fisiche e tecniche che hanno spinto vari osservatori sudamericani a paragonarlo a campioni del calibro di Messi e Dybala. Ma soprattutto a Sergio Agüero, anche se el Kun è sempre stato un giocatore molto più incisivo e spietato negli ultimi 30 metri, ma come lui ex bimbo d’oro esploso nell’Independiente e oggi stella nel Manchester City di Guardiola, indicato da BetStars come una delle possibili vincitrici della Premier League.

Un Manchester City in cui Aguero ha recentemente contribuito al record di vittorie consecutive con 10 gol in 13 presenze. Nonostante queste premesse, però, non è affatto certo che Barco ripercorrerà le tappe dell’illustre predecessore arrivando in uno dei top club europei nei prossimi anni, magari pronto a giocarsi il titolo. Il futuro prossimo, infatti, parla di MLS: tra poche ore l’argentino diventerà ufficialmente un giocatore dell’Atlanta United guidato da un allenatore esperto di talenti argentini come il Tata Martino. Una tappa intermedia – con un contratto ricco in tasca – e utile per farsi le ossa sotto l’egida di un formatore come il Tata, prima di sbarcare nel Vecchio Continente da protagonista.

Il ruolo naturale di Barco è quello di trequartista che parte dalla fascia sinistra, nonostante possa essere impiegato – in circostanze d’emergenza – anche da mezzala all-round grazie alla sua innata visione di gioco che gli permette di gestire con sicurezza la distribuzione del pallone migliorando l’intero meccanismo di possesso palla. Di notevole pregio è la conduzione palla al piede, dote che, unita al dribbling stretto e all’abilità negli inserimenti in area di rigore attaccando gli spazi generati dai compagni, gli permette di guadagnarsi un alto numero di falli a partita regalando spesso superiorità numerica, altra situazione di gioco sempre più preziosa e ricercata nei recenti sviluppi del calcio europeo.

L’altra faccia della medaglia. A volte Barco dimostra tutta la sua acerbità facendo scelte egoiste e prolungando inutilmente il possesso, perdendo così interi tempi di gioco. Come se giocasse una sorta di uno vs tutti in una partitella da cortile.

Ma non bisogna pensare al trequartista rosarino come al tipico diez tutto dribbling e soluzioni personali, perché il suo modo di stare in campo e vivere la partita è ammantato da una vena di agonismo: Barco è un generoso che non dà mai un pallone per perso, riuscendo a riconquistare il possesso in media 2,3 volte a partita – dato piuttosto alto per un trequartista – nonostante un mismatch fisico evidente nei contrasti.

Tutte queste caratteristiche hanno spinto il Guardian a inserirlo nei piani alti della classifica dei giocatori più promettenti al mondo già nel 2016 e hanno portato molti top club europei – Barcellona, Napoli e Milan in primis – a chiedere informazioni su di lui. Niente da fare, però: il prossimo obiettivo è quello di diventare una star della Major League Soccer, assimilare gli insegnamenti del Tata Martino e presentarsi al massimo delle potenzialità quando arriverà la chiamata dall’Europa. Una chiamata che arriverà, in certi casi basta saper attendere, magari accompagnata da un altro sogno: quello chiamato Selección.