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A cura di Paolo Castelli

Spal, stagione 2002/03. Dopo un annata senza infamia né lode, conclusasi al tredicesimo posto nel girone A del campionato di C1, la squadra estense saluta il suo capitano dopo quattro stagioni. Il capitano, un mediano vecchio stile, autore di una dignitosa carriera in terza serie con le maglie tra le altre di Fiorenzuola e Brescello, sta per appendere gli scarpini al chiodo con l’intenzione di intraprendere la carriera da allenatore. Il suo nome è Stefano Vecchi.

08/01/2018. Dopo quindici anni da quell’ultima stagione con la gloriosa maglia della Spal, a cui seguirono due annate tra Pavia e Pergocrema, il nome di Stefano Vecchi compare per l’ennesima volta su tutti i quotidiani, sportivi e non. Infatti, l’ex capitano dei ferraresi ha conquistato l’ennesimo titolo alla guida della Primavera dell’Inter, ossia la Supercoppa Italiana contro la Roma di Alberto De Rossi, al termine di centoventi minuti spettacolari, in cui decisivo è stato il gioiello argentino classe 2000 Facundo Colidio, autore di una doppietta da rapace d’area.

Soprattutto il secondo gol è materiale da “vero nueve”.

Dopo il Campionato Primavera, la Coppa Italia Primavera e il Torneo di Viareggio è il quarto titolo vinto dall’allenatore bergamasco, chiamato nella passata stagione per due volte a guidare la prima squadra ottenendo buoni risultati visto la percentuale di vittorie in campionato del 75%.
Stefano Vecchi è uno degli allenatori più promettenti del calcio italiano e un’ulteriore dimostrazione è il suo modo di giocare poiché la sua non è una visione del gioco statica, ferma ai princìpi della tradizione, bensì è un modo di vedere il gioco innovativo pur prendendo qualche spunto dai maestri del calcio: da stratega tout-court capace di assorbire più influenze.

Nelle numerose stagioni da allenatore nel bergamasco non ha mai utilizzato un modulo fisso, sapendosi adattare alle varie tipologie di giocatori a disposizione, schierandoli nelle posizioni più adatte in funzione delle caratteristiche dei singoli; per esempio nelle annate di successi alla Tritium il modulo di gioco era un 4-4-2 elastico (che si trasformava in 4-4-1-1 in fase di non possesso e in 4-2-4 in fase offensiva), alla Sudtirol si affidava al 4-3-3 che molto spesso mutava in 4-2-3-1 grazie alle scalate delle mezzali, ovvero come si schiera nella maggior parte dei casi l’attuale Inter Primavera.

Nonostante questi vari cambiamenti nel corso delle stagioni ci sono però dei punti fissi nella sua visione del gioco e uno di questi è l’importanza degli esterni, gli elementi che sono chiamati a fare la differenza, sacrificandosi nella fase difensiva scalando di molti metri in fase difensiva e attaccando la profondità il più possibile in quella offensiva, diventando degli attaccanti aggiunti de facto; se gli esterni sono importanti per le ragioni appena spiegate, un altro elemento imprescindibile all’interno della squadra è il volante davanti alla difesa, chiamato ad aiutare i due centrali in fase di non possesso, recuperare le seconde palle nel cono centrale e far ripartire l’azione ricevendo il primo scarico dai centrali: un identikit di Stefano Vecchi da calciatore.

Il percorso di Stefano Vecchi come allenatore, però, non è iniziato dai piani alti della scala del calcio italiano come tanti suoi colleghi: si è sobbarcato una lunga gavetta allenando per anni nel calcio dilettantistico, con ottimi esiti. Nella stagione 2005/06, l’ex mediano si siede per la prima volta su una panchina, quella del Mapello, società bergamasca militante in Promozione girone C. Come sempre quando si parla di calcio dilettantistico non si può dare per scontata la vincitrice di un girone, specialmente quando ci sono squadre ambiziose e con blasone come la Giana Erminio (ormai volto noto della Serie C), il Villa D’Almè o il Brugherio, ma quell’anno è il suo Mapello a vincere il campionato, quasi a sorpresa, e ad ottenere la promozione in Eccellenza.

Ma a questo punto le strade della società gialloblu e del mister si separano; l’eccellente stagione conclusasi con la vittoria del campionato ha fatto sì che numerose squadre puntassero gli occhi sull’artefice di questo miracolo sportivo. A spuntarla è una delle squadre più importanti del panorama calcistico bergamasco, militante in Serie D, ossia la Colognese, reduce da una salvezza coi brividi ai playout che punta tutto sul giovane allenatore per vivere una stagione più tranquilla.

E non sbaglia, perché nonostante un girone di ferro con Tempio (vincitrice del campionato ma esclusa poi dalla C2), Como e U.S.O. Calcio conclude la stagione con un dignitoso decimo posto, prendendosi tra l’altro il lusso di battere i lariani per due a uno tra le mura amiche. L’avventura di Vecchi sulle sponde del Serio dura altre due stagioni: nella prima la stagione si conclude con l’eliminazione in semifinale contro la Tritium ai supplementari, dopo un ottimo quinto posto, mentre nella successiva l’amarezza è maggiore perché i colognesi perdono la finale contro il Renate (altro volto noto della Serie C, autentica rivelazione in questa stagione) al termine di un’annata memorabile, in cui i gialloverdi ottengono il miglior piazzamento di sempre, il terzo posto.

Dopo tre annate da record con la Colognese, Vecchi sente però che è arrivato il momento di cambiare aria e tentare un’esperienza diversa: la nuova squadra è a soli venti chilometri da Cologno al Serio, è in provincia di Milano ma è sempre nel girone B di Serie D: è la Tritium, società storica di Trezzo sull’Adda, che, dopo anni di mancate promozioni nei professionisti, cerca di raggiungere questo obiettivo con una guida tecnica nuova, reduce da stagioni eccellenti.
Il primo anno è semplicemente spettacolare: 80 punti, 24 vittorie su 34 partite con cui la squadra abduana stravince il campionato, distanziando di venticinque punti la seconda, l’Alzano Cene (ex Virescit). Trascinato da giocatori come i fratelli Bortolotto, Lenzoni e Spampatti, l’allenatore bergamasco vince il suo secondo campionato in carriera entrando da vincitore nel calcio professionistico, in quella serie C che ha conosciuto in ogni risvolto da giocatore.

L’annata 2010/11, nel girone A di Seconda Divisione, è un altro trionfo perché la Tritium vince ancora una volta il campionato e, dopo la vittoria per uno a zero all’ultima giornata contro la Sanremese, viene promossa in Prima Divisione: un risultato inimmaginabile fino a qualche anno prima, che permette ai biancoazzurri di diventare la terza squadra milanese tra i professionisti. L’uomo copertina di quella squadra è Manuel Sinato, ex Ivrea e Rodengo Saiano, autore del gol decisivo in rovesciata nella gara più importante della stagione, culminata con la vittoria della Supercoppa di Lega di Seconda Divisione, dopo un triangolare con Carpi e Latina, vinto grazie all’uno a zero contro i pontini.

La festa in campo della Tritium per la promozione in C1, uno spot per il concetto di “calcio di provincia”.

Dopo due annate da eroe, Vecchi saluta Trezzo per vivere un’altra esperienza, per la prima volta fuori dai confini lombardi, ma in una squadra da lui conosciuta, la Spal, impantanata da anni in Serie C, tra fallimenti societari e sportivi, lontana anni luce dai momenti di gloria vissuti sotto la gestione di Paolo Mazza.

La stagione 2011/12, con Vecchi alla guida, è drammatica ma non a causa dell’allenatore: la squadra ha otto punti di penalizzazione e con questa penalità è costretta a giocare i playout, persi contro il Pavia; ma il peggio deve ancora arrivare perché in estate gli estensi falliscono per la seconda volta in pochi anni e così l’allenatore bergamasco è costretto a salutare e a cambiare nuovamente panchina, finendo su quella del Sudtirol Alto Adige. Nell’anno del fallimento della Tritium, Vecchi va incontro all’ennesimo miracolo calcistico della sua carriera riuscendo a condurre gli altoatesini ad un brillante quarto posto, dando loro la possibilità di giocare i playoff, persi però contro il Carpi, che salirà poi in serie B. Resterà comunque un’annata speciale soprattutto perché il Sudtirol raggiunge questo obiettivo nonostante la rosa più giovane di tutti i campionati professionistici, con un’età media di 21,5 anni, assoluta rarità nel palcoscenico italiano.

Carpi è la città dove finisce la stagione 2012/13 ma è anche dove inizia quella successiva perché Vecchi viene chiamato alla guida degli emiliani, alla loro prima stagione in cadetteria – così come il loro allenatore – ma l’annata non è particolarmente positiva e dopo ventinove giornate viene sollevato per la prima volta dall’incarico e sostituito dal più esperto Bepi Pillon, assoluta garanzia per la categoria che conduce i biancorossi ad un’agevole salvezza.

In una sua celebre canzone Venditti cantava: “Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano” e questa strofa può suonare adatta per Vecchi sia per l’esperienza con la Spal (giocatore e allenatore) che per quella con l’Inter, in cui ha giocato nel settore giovanile vincendo lo scudetto Primavera nella stagione 1988/89 e di cui, parecchi anni dopo, diventerà allenatore dando il via ad un periodo di successi mentre la prima squadra, nell’era post-Moratti, fatica ancora a trovare la sua precisa identità.

Nella prima stagione, l’Inter, dopo il primo posto nella fase a gironi, viene eliminata ai quarti di finale dalla Lazio, futura finalista, ma quella squadra si toglierà comunque delle grandi soddisfazioni vincendo il Torneo di Viareggio in finale contro il Verona, trascinata da Federico Bonazzoli (capocannoniere e miglior giocatore) e dai vari Radu, DiMarco e Gyamfi. Nella stagione successiva prosegue la maledizione in campionato perché per la seconda volta consecutiva l’Inter vince il suo girone, ma anche in questa annata non riesce a portare a casa lo scudetto venendo sconfitta ai rigori in semifinale dalla Roma, che poi vincerà il torneo, dopo una partita emozionante conclusasi 3-3 ai supplementari; ma anche in questa stagione i nerazzurri conquistano un trofeo, la Coppa Italia Primavera, battendo nella doppia finale la Juventus.

Il Torneo di Viareggio e la Coppa Italia sono l’antipasto al trofeo più ambito e desiderato, lo Scudetto, che arriva alla terza stagione, in un’annata particolare per Vecchi, chiamato a guidare per due volte la prima squadra ad interim, ottenendo tre buone vittorie contro Crotone (a novembre), Lazio e Udinese (a maggio). Nonostante le due chiamate in prima squadra, Vecchi non perde la concentrazione sulla Primavera, tra le pretendenti alla vittoria del campionato grazie a giocatori come Pinamonti, Vanheusden, Emmers e Rivas; nel proprio girone l’Inter arriva seconda dietro all’Atalanta, ma dai quarti in poi inizia la sua marcia verso la vittoria sconfiggendo nell’ordine Chievo (2-1), la bestia nera Roma (1-0) e in finale la Fiorentina per 2-1, al termine di una partita dominata dal primo all’ultimo minuto.

Anche a caldo, dopo la vittoria nella finale Primavera, Vecchi sembra quasi tirarsi fuori dagli elogi e dal prendersi i meriti di un titolo che mancava da 5 anni, ricordando come il lavoro sia basato su un processo collettivo: dagli osservatori ai preparatori, che troppo spesso rimangono nell’ombra.

Stefano Vecchi è entrato nella storia riportando la vittoria del tricolore dalle parti di Via Durini e vincendo, dopo la conquista della Supercoppa, tutto ciò che era possibile vincere a livello giovanile in Italia, senza dimenticare che l’Inter sta giocando la Youth Cup con ottimi risultati, e non si sa mai che, a fine stagione, possa arrivare a giocarsi anche questo trofeo da aggiungere nel ricco palmares dell’allenatore partito da Mapello dodici anni fa.

Vecchi rimane uno degli allenatori più promettenti a livello nazionale, probabilmente pronto per allenare in Serie A, dati gli ottimi risultati conseguiti su quasi tutte le panchine e categorie, la sua umiltà e il talento nel riuscire a far germogliare le qualità dei singoli all’interno di un collettivo. Magari tra qualche anno lo vedremo – finalmente – sulla panchina di un club importante. A 46 anni, per uno che ha scalato tutte le categorie rimettendosi costantemente in gioco, non resta che saper attendere.