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Se i maggiori campionati europei sembrano aver imboccato direttrici ben definite e – se si esclude la serratissima lotta Napoli-Juventus in Italia – sembrano aver dettato indicazioni già definitive a oltre tre mesi dalla fine della stagione sui vincitori, allo stesso modo i valori e il peso dei singoli giocatori all’interno di un campionato possono essere ragionevolmente analizzati alla ricerca dei migliori e più influenti interpreti delle leghe europee.

All’interno di questa élite continentale, un club ristretto ed esclusivo come il miglior country club, con l’ausilio delle statistiche avanzate abbiamo scoperto un imbucato: uno di quelli che, mentre si discute in giacca e cravatta di quote associative fra tartine al caviale e una bottiglia di Bollinger, riesce ad imbucarsi con straordinario savoir-faire all’interno della festa, pur essendo un totale estraneo a certi riti e ambienti sociali. L’attuale stagione di Nabil Fekir con la maglia del Lione si potrebbe riassumere così.

Sul podio della classifica di Whoscored troviamo Fekir, alle spalle di due extraterrestri come Messi e Neymar. Nella classifica rientrano tutti i maggiori campionati europei e il giudizio finale, calcolato sui dati aggregati raccolti dal sito, è espresso dal parametro rating, dove il franco-algerino sfonda quota 8 nella valutazione del rendimento complessivo: soglia toccata solo da Coutinho, oltre ai già citati Messi e Neymar. In altre parole, quello che sta calcando il terreno del Parc OL è un bullo che spadroneggia con efferatezza sulla Ligue 1.

Eppure quella di Fekir non è la tipica parabola del fenomeno annunciato né del talento precoce particolarmente prolifico, anzi, la narrazione del trequartista franco-algerino si avvicina a quella del giocatore perso nelle pastoie di una maturazione a singhiozzo, un percorso formativo che assomigliava più ad un labirinto fatto di cerchi concentrici che alla scalata verso la consacrazione. Fekir, infatti, ha dovuto convincere scout e dirigenza dell’Olympique per ben due volte: la prima volta, a 13 anni, venne inserito tra i giovanissimi del club ma rispedito a casa, con biglietto di sola andata, dopo 16 mesi dal suo arrivo, anche a seguito della sindrome di Osgood-Schlatter, patologia che ne ha messo a dura prova la normale crescita nel periodo pre-adolescenziale.

La seconda chance arriva a 17 anni, dopo due stagioni spese tra la squadra della sua infanzia, il Vaulx-en-Velin, e il Saint-Priest. Ed è la chiamata che Fekir attendeva: nel 2011 il Lione lo ricompra per aggregarlo alle sue prestigiose giovanili. Non se andrà più. Dal 2013 viene promosso in prima squadra, debutta in Ligue 1, e inizia a dar sfogo al suo calcio regalando prestazioni alterne ma uno stile di gioco unico e qualità tecniche di base difficilmente riscontrabili in altri interpreti. Manca in continuità e in comprensione delle varie fasi di gioco, ma Fekir mette già in mostra colpi fuori dall’ordinario, proposti con una naturalezza che il più delle volte sfiora l’arroganza da guitto di strada.

Una cosa è chiara fin dalla stagione d’esordio: la palla, andando contro le più elementari leggi della fisica, non può allontanarsi dal suo sinistro. In qualsiasi situazione.

Cresce inizialmente come trequartista esterno, data la sua abilità sfrontata nel cercare l’uno contro uno in isolamento sulla fascia per accentrarsi e liberare il suo sinistro morbido come un maglione in alpaca. Fekir fa parte di quella schiera di talenti puri, legata ad un immaginario da strada, fatto di colpi improvvisi, tricks nello stretto, dribbling portati con successo in spazi congestionati e una conduzione palla in transizione il più delle volte simile alla corsa di una freccia sparata da una balestra. Ma quello che si affaccia sui grandi palcoscenici francesi come il ragazzo istintivo mosso da una tensione naturale, quasi elettrica, diventa col tempo un giocatore più completo, raffinato ed organico rispetto al sistema di gioco in cui si muove.

Quest’anno, infatti, è avvenuto il definitivo salto di qualità a livello nazionale: il tecnico Génesio è la figura chiave nella fioritura delle sue prestazioni, dopo un ricambio generazionale e tecnico che ha coinvolto i giocatori chiave dell’ultimo quinquennio dell’Olympique – le cessioni in fila di Gonalons, Lacazette e Tolisso – l’allenatore francese ha consegnato i codici della fase offensiva della squadra al sinistro e alle intuizioni di Fekir, responsabilizzandolo come mai prima e accentrandone l’influenza sul gioco. Se a questo aggiungiamo la presenza del talento più sfacciato dell’intera Ligue 1 al suo fianco – Memphis Depay – e l’acquisto di un attaccante creativo come Mariano Ruiz, l’habitat naturale per far germogliare la creatività del franco-algerino si palesa come per magia, preservato grazie ai principi di gioco piuttosto liberi che indirizzano la fase offensiva del Lione.

In altre parole, Génesio, conscio del materiale tecnico esplosivo a disposizione nell’ultimo terzo di campo, preferisce agire in sottrazione togliendo rigide sovrastrutture tattiche e affidandosi il più possibile alla vena creativa dei suoi talenti liberandone le energie ed esaltandone le qualità con una filosofia offensiva mai dogmatica. I dividendi di questa visione che basa il suo pensiero nell’anteporre le caratteristiche dei giocatori al sistema, almeno in fase offensiva, si rivelano altissimi.

Andare in pressione, recuperare palla, innescare la transizione e fare gol da centrocampo. Col piede debole. Facendo partire un tiro che ricorda la traiettoria di un missile terra-aria: ✓

Quello che in Francia è stato ribattezzato Le Lyon Trio, riecheggiando un complesso di musica folk anni ’70, è ormai considerato un corpo unico, tre organi che formano una struttura complementare che si muove alla stessa velocità di reazione, pensa le giocate in maniera del tutto simile e riesce a trovarsi in campo come se fosse mossa da una rete neurale comune.

Fekir è il perno dell’intero sistema. La sua capacità di svariare sull’intera trequarti, di associare il gioco oltre la prima linea di pressione avversaria e l’innata verve nel creare superiorità numerica e, soprattutto, nel distribuire passaggi-chiave e assist con naturalezza è il combustibile necessario ad infiammare la fase offensiva più spettacolare della Ligue 1.

Tutte le conclusioni di Fekir in campionato (in verde i gol). La centralità e l’influenza del suo gioco sono ormai pari a quelle del Comitato Centrale del PCUS nell’Unione Sovietica.

Nel 4-2-3-1 ibrido di Génesio, Fekir, a differenza dei primi anni di carriera, occupa la posizione di trequartista centrale con la missione di associare i reparti e creare le condizioni per liberare il suo sensazionale intuito per i passaggi taglia-linee, mantenendo una dose di libertà che lo porta ad assecondare il suo istinto per gli spazi da attaccare in conduzione. Le giocate, così, arrivano a pioggia. Per capire al meglio l’annata fuori scala che il 24enne lionese sta portando avanti forse è necessario citare il pensiero di un altro numero 10 francese che aveva intravisto le sue qualità prima di tutti, al rientro dall’infortunio al crociato che ha tenuto fuori Fekir per sette mesi dopo la prima convocazione in Nazionale:

“Nabil è un giocatore fantastico. Mi ha veramente impressionato dal punto di vista tecnico.” (Zinedine Zidane)

Impressionare Zidane con la propria tecnica è un po’ come mettere paura a Dario Argento, si rischia il corto-circuito concettuale. Fekir, però, sta progressivamente elevandosi al ruolo di nuovo trequartista francese di culto attraverso tutte le qualità archetipiche del numero 10, legate indissolubilmente alla sfera tecnica del calcio: uno stile di gioco confermato anche dalle statistiche. Quest’anno sta viaggiando con una media di 2,3 key passes, 4,1 dribbling, 3,5 falli subiti e l’84,2% di pass accuracy a partita. Oltre a 7 assist e 20 gol complessivi nelle tre competizioni. Numeri che, rapportati alle specifiche qualità espresse in campo, profumano di incoronazione.

Se riuscirà a tenere a bada le sue cicliche uscite da bullo di quartiere – leggi alla voce: come-fare-a scatenare un’invasione di campo nel derby più blasonato di Francia, esultando in modo provocatorio sotto la curva dei tifosi avversari, a Saint-Étienne, sul risultato di 0 a 5 – Fekir avrà finalmente preso la sua rivincita: riuscire ad incanalare e gestire nel tempo un talento purissimo, presentarsi al gran party dei Mondiali come ospite fra i più attesi ed ergersi a moderno erede di una gloriosa tradizione di numeri 10, iniziata tanto tempo fa con la maglia bleu sulle spalle.