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La prima stagione di Mohamed Salah con la maglia dei Reds rischia di sublimare in una dimostrazione di potenza e manifesta superiorità rispetto agli standard della Premier League. Poco più di 48 ore fa, l’egiziano ha infilato un poker di gol, condito da un assist per Firmino, nel 5-0 del Liverpool sul Watford, che proietta la squadra di Klopp al terzo posto e la rilancia al ruolo di insidioso underdog in vista del derby deluxe dei quarti di finale di Champions League contro il City di Guardiola.

Ma la prestazione di sabato sera è soltanto l’ennesima cherry-on-pie in una stagione letteralmente fuori scala per Momo Salah. Arrivato a 36 gol e 11 assist in 38 presenze complessive, con una media di 1,9 key pass a partita, 2,45 dribbling riusciti e una quantità industriale di chance create (54), a 25 anni l’egiziano pare aver impresso il secondo, decisivo strappo alla sua carriera anomala, dopo l’esplosione in Italia con Fiorentina e Roma, candidandosi al ruolo di miglior giocatore della Premier e favorito di diritto per la Scarpa d’oro facendo così il suo ingresso nel ristrettissimo pantheon dei migliori giocatori al mondo.

Nel mostruoso carnet di reti messe a segno sotto la gestione Klopp alcune sono realmente assurde, e rendono l’idea del passaggio di un fortunale caraibico che spazza via ogni forma di resistenza posta davanti a sé; altre, invece, testimoniano fedelmente la crescita esponenziale di un talento istintivo che ha trovato nei princìpi di gioco diretto del tecnico tedesco e nel caos primordiale della Premier League il suo habitat naturale.

Dribblin’ like an Egyptian

In questo gol all’Everton c’è tutto il mix di forza e qualità che Salah riversa in campo. Una delle giocate che più mi ha colpito perché sintetizza perfettamente la singolarità dell’ala egiziana: riesce a sradicare Cuco Martina, che è 10 centimetri più alto e 10 chili più pesante di lui, poi punta immediatamente la porta nonostante abbia davanti a sé due difensori a coprirgli lo spazio e la luce di tiro sia semi-inesistente. Resiste ad un intervento grazie al suo baricentro schiacciato e alla sua malizia, spingendo Gueye quel tanto che basta per guadagnarsi un fazzoletto di terra per disegnare l’interno al giro sul secondo palo, che esce dal suo sinistro come “cervo che esce di foresta”.

Il veleno dello scorpione

Un altro gol che allarga ulteriormente il set di movimenti offensivi e capacità finalizzative di Salah. Un colpo velenoso, rapido e letale come la puntura di uno scorpione, che finisce la sua corsa nell’angolino basso. È il gol che apre il 3-0 contro il Maribor in Champions: un taglio sul primo palo, in anticipo sul marcatore, che è espressione archetipica del ruolo di centravanti. Una novità per un giocatore così rapido e dinamico, che necessita di campo davanti a sé per scatenare la sua elettricità ma che, quest’anno, riesce ad incanalare anche negli ultimi 16 metri.

Messiness

Una delle qualità più caratteristiche di Salah è quella di riuscire a ricavarsi lo spazio di tiro e calciare col suo mancino in ogni modo possibile verso la porta, specialmente con l’interno piede. Dal gol dalla linea di fondo a Roma fino al gol dell’ex al Franchi di Firenze con una parabola a giro scoccata da fermo in un nugolo di maglie viola: Salah, insomma, è un giocatore capace di colpire in moltissimi modi e forme a seconda della specifica situazione di gioco. Contro il Southampton allarga la sua collezione di sinistri sul secondo palo con un tiro che sembra un’ariosa pennellata su un drappo bianco: raffinata e naturale come un tratto di Picasso. Il dettaglio che rende questa rete un’opera sopraffina è il primo controllo con la suola per armare il sinistro.

Momo girevole

Nella partita contro il Leicester, Salah dà sfogo a gran parte del suo repertorio con una doppietta bellissima; il primo gol è uno slalom à-la Messi con due avversari lasciati dietro di sé nel cuore dell’area di rigore; il secondo gol, forse meno spettacolare, è però l’ennesimo upgrade di un giocatore che ha imparato a conoscere se stesso e il suo corpo, riuscendo a sfruttarlo oltre i suoi limiti endemici: come un giunco che asseconda il soffio del vento. Riceve una palla veloce spalle alla porta con il marcatore che gli concede l’appoggio; è una situazione da centravanti in cui Salah si muove da vero centravanti: fa perno col corpo e sfrutta un controllo orientato perfetto, già focalizzato in funzione della mossa successiva, lasciandosi Maguire alle spalle, che reagisce come un bambino che cerca di fermare il vento con le mani e scopre la cruda realtà osservando il numero 11 dei Reds allontanarsi come un jet in fase di decollo.

Wizard in the blizzard

La prestazione di sabato scorso gli è valsa un nuovo e ricercato soprannome che esprime un’aura mistica: the wizard in the blizzard. Il mago nella bufera. La bufera in questione è quella che si è abbattuta su Anfield Road nel corso del primo tempo, tramutando improvvisamente la pioggia in romantici fiocchi di neve. Ma la tormenta, in mezzo alla quale il mago si è mosso con la stessa confidenza di un serpente a sonagli fra le rocce desertiche, potrebbe essere intesa anche rispetto all’efficacia della prestazione di Salah: un uragano in piena crescita.

Il secondo gol dei quattro, infatti, cesella ulteriormente la sua evoluzione verso uno stadio-Messi: quella condizione esistenziale in cui qualsiasi pallone controllato con il sinistro nell’ultimo terzo di campo, partendo da una zona X sul centro-destra, si trasforma automaticamente in un allarme rosso. Salah, nella gif sopra, replica fedelmente uno dei gol più iconici di Messi (contro Boateng) iscrivendo un depresso Britos alla lista d’attesa dei bisognosi di trattamento da disturbo post-traumatico.

Gli altri gol della serata servono a consegnare al pubblico la definitiva silhouette di un giocatore immarcabile, letale in ogni situazione – come testimonia il terzo gol personale qui sopra: la versione di uno slalom à-la Messi all’interno di quel blockbuster tutto azione, disordine ed effetti speciali che è la Premier – e che va a prendersi definitivamente la scena in mezzo ad una nevicata che rende la serata epica. I tifosi, gli addetti ai lavori e perfino Klopp (“I don’t think Momo wants to be compared with Leo, but he’s on the way to reaching Messi’s level…” è il virgolettato a caldo di un tecnico sempre attento a proteggere i suoi talenti da pressioni esterne) non riescono a capire quali limiti possa avere un giocatore sui generis come Salah. Oltre i paragoni forzati, quel che è certo è che la sua stella non ha mai brillato così forte. Anche nel bel mezzo di una bufera.