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“Golovin può diventare quello che io sarei potuto diventare”. (Andrej Kanchelskis)

Non so se sia opportuno augurare ad Aleksandr Golovin una carriera vagamente simile a quella di Andrej della citazione: prima che un fallo omicida di Taribo West ne interrompesse sostanzialmente la carriera, Andrej Kanchelskis, in verità più ucraino che russo, si era divertito più a sperperare che a coltivare il proprio talento negli anni, decidendo di lasciare Manchester per Liverpool, sponda Everton, nonostante Ferguson gli avesse concesso 120 partite in circa quattro stagioni; entrando di fatto in un loop di promesse lasciate a metà, amori non pienamente corrisposti e giocate al limite dell’attività circense.

All’età di soli 21 anni, Aleksandr Golovin è considerato più che un super-prospetto come lo era Kanchelskis: già oggi viene valutato il miglior giocatore di Russia. Va altresì evidenziato come il campione di partite ufficiali giocate da Golovin – poca cosa: 90 – non dovrebbe di per sé giustificare una tale affermazione. Invece non ci sono dubbi: tecnicamente parlando, Aleksandr Sergeevič Golovin è l’unico top player in nuce di un paese in profonda crisi identitaria calcistica.

Il figlio della Siberia

Golovin nasce nel 1996 a Kaltan, in Siberia meridionale, più vicino alla Mongolia che alla capitale. Il primo allenatore di Aleksandr aveva perso la mano a causa di un incidente in miniera: evento non raro in una città che sopravvive grazie ai giacimenti minerari, che in questo momento segna i -22° sotto zero e che perfino i siberiani considerano periferica. Ma Aleksandr, fin da piccolo, sembra avere altri piani rispetto ai 20.000 compaesani: ha soltanto 5 anni quando, con tutta la determinazione possibile a quell’età, comunica al padre che sarebbe diventato un calciatore.

Il ridente e accogliente centro storico di Kaltan, Siberia.

Non è cosa da poco realizzare un tale desiderio, figurarsi provenendo da un contesto così isolato dal mondo, in cui lo sport dominante è il futsal, o calcio a 5, che si può praticare anche in inverno e che sarà il suo sport predominante per il periodo dell’infanzia. Oltretutto, al tempo Golovin era eccessivamente magro, tanto che fu soprannominato tsyplenok, “pollo”, nonostante avesse la tenacia e la dedizione di un pitbull. Da adolescente cresce nel mito di Zinedine Zidane, nel fiore degli anni quando Golovin iniziò ad osservare il calcio, e di Alexey Smertin che, come auspicava pure lui di fare, era partito dalla Siberia sud-orientale – più precisamente da Barnaul, capoluogo del Territorio dell’Altaj – per costruirsi una discreta carriera europea che lo aveva portato a giocare una manciata di partite in Premier League con il Chelsea.

Se in questi giorni si parla di un interessamento per Golovin da parte dell’Arsenal – che lo aveva praticamente preso per 15 milioni di euro lo scorso dicembre – e del Chelsea, non si può che pensare al miracolo: Aleksandr, nel 2011, marciva sulla panchina della palestra di una piccola accademia siberiana a Leninsk-Kuznetsky, perché ritenuto fisicamente sottopeso e non idoneo per competere con i pari età. Tuttavia, gli allenamenti di futsal nell’infanzia lo rendevano già in quel periodo tecnicamente anni luce avanti rispetto ai coetanei: bisogna considerare che a Kaltan esiste un solo campo regolamentare agibile per qualche mese l’anno e il concetto di infrastrutture calcistiche è vicino come quello di una spiaggia assolata.

Questo contesto estremo l’aveva portato ad affinare le sue skills al chiuso, in spazi così congestionati che, dopo il passaggio al Metalist di Leninsk-Kuznetsky, l’adattamento ad un campo regolare non fu facile come previsto. Tuttavia il duro lavoro individuale accompagnato dallo sviluppo fisico adolescenziale, hanno ribaltato i pronostici in breve periodo; alla fine della stagione, infatti, venne convocato nella selezione giovanile che rappresentava la Siberia in un importante torneo in Crimea.

L’ascesa inaspettata

È qui che venne notato da Sergei Utzkov, auto-definitosi “l’ultimo degli ultimi osservatori del CSKA”, che non ebbe dubbi: meno di un anno dopo, Golovin era una colonna della selezione russa che ha conquistato la medaglia d’oro nei Campionati Europei Under 17. Che fu solo uno dei tanti palcoscenici che lo videro protagonista: col CSKA prese anche parte all’UEFA Youth League, quando fu votato miglior giocatore nelle partite contro il Manchester United e il Bayern Monaco che, a fine partita, tentarono di aggregarlo alle loro Academy. Impensabile per un ragazzo che fino a poche settimane prima veniva sbeffeggiato dai compagni per quel russo così contaminato dalla lingua tunguse (derivante dal mongolo e parlata solo in alcune zone della Siberia).

Leonid Slutsky, ora manager dell’Hull City e al tempo allenatore del CSKA, notò subito quel centrocampista asciutto e filiforme, capace di ricoprire qualsiasi ruolo dalla linea mediana in su, e gli diede presto una chance: nel marzo 2015, a 18 anni, Golovin fece il suo esordio tra i professionisti.

Tre mesi dopo arriva il colpo di scena: Fabio Capello, nonostante i soli 121 minuti giocati da professionista, lo convoca in Nazionale. In Russia scoppia un caso mediatico: perché merita una chiamata in nazionale un 19enne con una manciata di partite in Under 21? Un’ulteriore manciata di minuti in campo, e arriva la risposta: al 62º minuto subentra a Roman Širokov e, dopo un controllo orientato di petto perfettamente eseguito, Golovin manda la palla in rete con un tiro al volo dal limite dell’area, forse la miglior arma del suo repertorio: è nata una stella. E i russi lo capiscono subito.

Sembra scontato che Slutsky decida di farlo giocare con continuità, ma inaspettatamente gli concede solo 60 minuti di campionato prima della pausa invernale, facendolo partire costantemente dalla panchina. Quando la stagione è ripartita a marzo, invece, sono arrivate le prime soddisfazioni: con calma e distacco, Aleksandr ha iniziato da titolare sei partite, segnando il suo primo gol in una schiacciante vittoria per 7-1 contro il Mordovia Saransk.

Ok, i movimenti della difesa bielorussa sono quel che sono, ma questo gol all’esordio rivela già qualità di base e personalità.

Tuttavia è stata la semifinale di Coppa di Russia contro il Krasnodar che lo ha inserito davvero sulla mappa del calcio continentale, quando ha segnato una doppietta che è valsa al CSKA la finale. Il primo gol – manifesto del suo stile di gioco – è un classico tiro secco nell’angolo opposto da venti metri; mentre il secondo è un destro piazzato dal limite dell’area, che dimostra come possa dosare senza problemi potenza e precisione nelle soluzioni dalla distanza.

L’anno seguente è quello della consacrazione: Golovin segna 3 gol in 23 presenze con la prima squadra – con la continuità in campo, dato il declino di Dzagoev e Denisov, e col passaggio del suo mentore Slutsky alla guida della Nazionale – arriva pure l’inevitabile convocazione agli Europei del 2016: “Quando ho lasciato il CSKA, mi è spiaciuto solo per aver abbandonato Aleksandr: è il giocatore più forte che abbia visto crescere, e lasciarlo ad un altro allenatore è stato come abbandonare un ottimo banchetto dopo l’antipasto”, ha dichiarato Slutsky recentemente.

Proprio durante il torneo avviene una strana trasformazione: al CKSA Golovin gioca da attaccante esterno o trequartista centrale dietro la punta, ma in Nazionale si ritrova centrocampista centrale, playmaker dinamico, riuscendo a fornire qualità in fase di impostazione e nel collegamento fra i reparti, nonostante la misera figura di una Nazionale ai minimi storici in quanto a talento medio. Molti si aspettavano che sarebbe tornato ad agire da centrocampista offensivo nella stagione 2016/17, invece ha continuato a muoversi da regista.

Anzi, sotto la guida di Viktor Goncharenko, che schiera un classico 3-5-2 rispetto al 4-2-3-1 di Slutsky, acquisisce ulteriore confidenza. Alla fine del campionato Golovin si classifica pure quarto nei recuperi (2,9 per game), evidenziando un netto miglioramento delle sue capacità difensive, oltre a ottime statistiche in aspetti di gioco fondamentali per giocatori creativi (83,5% di pass accuracy e 1,9 key passes a partita) ed è quarto pure nella classifica dei dribbling, ora che ha maggior libertà e centralità di gioco.La prima stagione completa da titolare lo rende giocatore appetibile per il mercato europeo. Golovin rimane un giovane umile, schivo e diffidente come i popoli che anticamente abitavano la sua terra, ma con un sorriso obliquo di chi sa precisamente cosa vuole e sa come ottenerlo. Nonostante il crescente interesse di alcuni top club nei suoi confronti, sa che lo stesso titolo è stato conferito, prima di lui, a giocatori come il compagno Dzagoev e Kokorin, entrambi frenati dall’eccessiva attività extra-calcistica che spesso soffoca la crescita dei moderni talenti russi.

Work in progress

Dato che ora gioca stabilmente come centrocampista centrale, i paragoni con l’ex prodigio Dzagoev, pure lui arretrato dall’attacco verso una posizione più bassa rispetto agli esordi, stanno diventando sempre più assidui. Come evidenziato dai numeri, Golovin ha lavorato molto sulla fase di non possesso in questa stagione, dove, grazie a un notevole istinto nelle letture di gioco riesce a recuperare velocemente palla e posizione. Insomma, ha imparato ad essere un giocatore poco appariscente nonostante un tocco di palla e un tiro di primo livello.

Questo non deve far dimenticare la sua miglior arma: una capacità di tiro micidiale, che lo rende perfetto per rigori e calci da fermo, ma non per i cross: “Ammetto che non so proprio farli: non ho mai lasciato la zona centrale del campo, e nel futsal sono un elemento sconosciuto” , ha detto ridendo, e analizzando così i limiti della sua strana formazione. La sua versatilità, considerati i 21 anni, è al contempo sia elemento prezioso sia un rischio per lo sviluppo di quelle peculiarità che lo hanno reso unico fin dagli esordi: giocare in ognuna delle cinque posizioni di centrocampo è insomma un enorme vantaggio per Goncharenko, ma probabilmente anche un limite per Golovin: molti continuano a vedere in lui un perfetto centrocampista offensivo di raccordo.

Negli ottavi di Europa League contro il Lione si è dedicato alle pennellate morbide a giro sul palo lungo: una sorta di tesi di laurea.

Effettivamente agendo dietro è spesso costretto a lanci lunghi per scavalcare le linee di pressione, o tentato da un’eccessiva confidenza con la palla tra i piedi che ha innescato più di una volta pericolose transizioni avversarie. Ma le voci sul suo brillante futuro continuano a infittirsi: Golovin è oltremodo timido nelle interviste, preferendo non rilasciare commenti circa l’imminente passaggio all’Arsenal, che sembra intenzionato ad acquistarlo per lasciarlo un anno in prestito in Russia. Considerate le recenti performance in Europa League è probabile che in Premier si cerchi di sfruttarlo in una posizione più avanzata, magari in un tridente, visto che in un paio di occasioni ha giocato pure come falso nueve dai compiti associativi.

Golovin sembra già troppo forte e determinato per non emergere: dovrà schivare i lussi e i miraggi della fama, che spesso danno alla testa ai connazionali arricchiti, con la sua immancabile mise felpa Nike+jeans slavati – anche a -10 gradi – potrà rivelarsi una carta vincente per chi vorrà scommettere sulle qualità di un giocatore che ancora non conosce i propri limiti, ma che è atteso dal primo, decisivo salto in carriera.