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Torna Appunti Sparsi, l’unica rubrica che non è assatanata come Lucas Leiva ma vive tutti i mesi come fossero il marzo di Lucas Leiva.

(LL6 negli ultimi 270 minuti giocati a marzo ha segnato 3 gol, ovvero 3 volte quelli segnati nei precedenti 18495 minuti di carriera, per WhoScored.com. La gol streak di Leiva sfiderà quell’assurdo record di imbattibilità del Red Bull Salisburgo in Europa League, sarà divertente).

I primi giorni di Ibra a L.A.

22 marzo. Con una breve nota, neanche troppo sentita, il Manchester United comunica di aver liberato Zlatan Ibrahimovic. Angelo, demone, #rossopersempre.

23 marzo. Ibra ha deciso: LA Galaxy.

24 marzo. Posta sui social una foto di lui con la #9. Ha quella strana combo codino + coda di cavallo che gli abbiamo visto di recente, sembra sul set di Blade Runner e la didascalia asciutta “Soon @lagalaxy” rende quella maglia l’oggetto più venduto di sempre in America dopo le canotte di Jordan e i cappellini rossi “Make America Great Again”.

25 marzo. La storyline scelta dalla social media inteligencia dei Galaxy con Ibra è quella del Re Leone. Che si basa su un semplice assunto: Ibra è il Re Leone. Non quello del cartone animato, bensì un feroce predatore della savana. Un secondo prima, postare video di Zlatan&leoni; un secondo dopo, foto del portiere David Bingham in autobus: il paradosso americano ai tempi di Zlatan.

26 marzo. Rivela che “più gioco, meglio sarà. Sono elettrizzato e non vedo l’ora di giocare. […] Sono venuto per vincere, io voglio vincere… Penso sia nel mio DNA.”

27 marzo. Viene postata una foto in cui Ibra, di schiena, è comunque molto aggressivo e intimidatorio. La narrazione di Ibra poggia sempre sul fatto che è un armadio pieno di tatuaggi e incenerisce con lo sguardo.

28 marzo. Giusto per non perdere l’hype, i Galaxy pubblicano la storia di Ibra. Si segnalano due sottotitoli: “La leggenda svedese prende il via” e “Comincia un’era di dominio”.

29 marzo. No oggi niente, Ibra si riposa l’ottavo giorno.

30 marzo. Il primo allenamento coi nuovi compagni.

31 marzo. La prima partita (e i primi gol) americani. Il tutto nel derby di Los Angeles, che con tanta autoironia hanno soprannominato El Tráfico. Il Los Angeles FC ha giocato la sua prima partita in MLS il 4 marzo 2018 e si trova avanti 3-0 dopo l’autogol del centrale dei Galaxy al 48′. Il 33enne numero 33 Benny Feilhaber perde un sanguinoso pallone davanti alla propria area e i Galaxy accorciano. 3-1. Poi entra Ibra e nel 2-3* non c’entra nulla. Il 3-3 lo avete visto tutti (al volo da 40 metri, un gol molto Ibra) e sul 4-3** il portiere ospite esce malissimo. Se siete delusi perché vi aspettavate la gif del gol di Ibra, beccatevi questo gol da centrocampo di Juraj Kucka a Fernando Muslera in Galatasaray-Trabzonspor.

*l’assist per questo gol è fornito da Emmanuel Boateng, uno dei 21 Boateng calciatori di cui WhoScored è a conoscenza.

**l’assist per questo gol è fornito da Ashley Cole. Ashely fuckin’ Cole.

Ora, questa rubrica è sufficientemente emancipata da comporre una squadra di soli Boateng?

Sì.

WhoScored rivela l’esistenza di 21 Boateng calciatori nel mondo. Analizzando i vari Boateng nel mondo, si incontra una prima, grossa difficoltà. Una difficoltà paragonabile a quella del selezionatore della Nazionale delle Maldive: si fa con ciò che si ha. Cos’abbiamo in questo caso? Centrocampisti. Un sacco di centrocampisti. Benone, direte voi, amanti del gioco di possesso: 90% di possesso palla, da Guardiola si ruba il concetto dei falsi terzini e gegenpressing (solo 3 dei 21 convocabili hanno più di 30 anni: riconquistare il pallone velocemente sarà un must).

Non c’è alcun Boateng portiere. Due alternative: chiedere un favore all’anagrafe delle Maldive e cambiare un cognome, o mettere in porta il più grosso e scarso. Purché centrocampista: nel 2018 serve qualità anche tra i pali. La scelta ricade su Derek Boateng, nato centrocampista difensivo. Con un passato tra Fulham, Colonia e Getafe, Derek ha finito la carriera tra la (già defunta) costola nell’Oklahoma del Rayo Vallecano e Creta.

Allenare una piccola Nazionale non è facile. Di notizie sui tuoi calciatori ne arrivano poche, spesso vaghe ed imprecise. Può essere che la lista si accorci, può essere che i nomi che ti segnala il tuo sottopagato assistente comprendano due giocatori che sono la stessa persona, può essere che Bismark Boateng e Adjei Boateng siano in realtà Bismark Adjei-Boateng, un giovane attaccante uscito dall’accademia di Accra Right to Dream. La lista di convocabili si è appena ristretta a 20 elementi. Merda.

Almeno due difensori di ruolo servono. Jérome Boateng del Bayern fa coppia con Daniel Boateng, passato dalle giovanili dell’Arsenal alla Serie B polacca in troppo poco tempo. Terzino sinistro l’Alex Sandro del campionato sudafricano, Richard Kissi Boateng.

Quel problema dei report fallaci, però, vale anche al contrario. Ogni tanto si scopre l’esistenza di nuovi Boateng. Secondo transfermarkt, un certo Francis Boateng terzino destro gioca nell’ASD Bevagna, Prima Categoria umbra. Questo piccolo comune in provincia di Perugia è uno dei tanti posti dove girano Don Matteo, nonché (forse) la patria del poeta latino Properzio. Francis ha una maglia da titolare.

La difesa è sistemata. In mezzo si gioca col doble pivote: Hiram (Exeter City) e Bismark (Colorado Rapids) hanno 22 anni di media e coprono tutto quel campo che non copre il trequartista, Kevin-Prince Boateng. Man mano che invecchia, l’ex Las Palmas sembra sempre più un tiratore al piattello. In un tweet, subito cancellato, scriverà: “Fuck expected goals!”

Ala sinistra Emmanuel Boateng della nuova squadra di Los Angeles, ala destra Kingsley Boateng, prodotto delle giovanili del Milan (un gol all’Audi Cup 2013). Il centravanti è un altro Emmanuel Boateng, quello che gioca centravanti nel Levante e vanta più gol di Neymar nel marzo 2018.

Manca l’allenatore. Il cognome Boateng non ha prodotto allenatori. Sarebbe bello trovarne. Googlando boateng allenatore uno dei primi risultati è Kevin-Prince che parla di quella volta che Gattuso si presentò a Milanello con stivali da donna. In panchina va il Boateng più saggio, il 42enne George. Quasi 200 presenze col Middlesbrough, George ha finito la carriera col T-Team, abbreviazione per il nome malese del Kelab Bola Sepak Terengganu II: esperienza internazionale e preghiere.

La Boateng FC non sarà la squadra che meritiamo, ma è la squadra di cui abbiamo bisogno.

Preview di Champions

Torniamo a parlare di calcio perché siamo ai quarti di finale e di otto ne resterà una. Abbiamo parlato di Juve-Real con Gianluca Lorenzoni, di tutte le altre con Charles Onwuakpa.

App. Sp.: La sostituzione di Pjanic all’andata? Chi gioca davanti nei bianconeri? quanto sono simili/diversi Zidane e Allegri (e le squadre di riflesso)?

G. Lo.: Come sostituire un giocatore che in questa Juve, nel bene o nel male, è insostituibile? Tre possibili risposte. “Bentancur o Marchisio”, citando lo stesso Allegri, rappresentano le due strade più logiche e maggiormente percorribili, con i trenta ottimi minuti di rodaggio concessi all’uruguaiano contro il Milan che sembrano un chiaro indizio su chi alla fine dovrebbe spuntarla. La terza opzione, molto più remota, è un centrocampo a due con Khedira-Matuidi e due esterni tra Cuadrado, Costa e Mandzukic. Ma Allegri difficilmente vorrà rinunciare al centrocampo a tre, rischiando Matuidi in un ruolo che il francese ha dimostrato di non saper interpretare al meglio e impoverendo qualitativamente la mediana. Per Bentancur potrebbe essere una di quelle serata in grado di svoltarti una carriera.

Il tridente sembra deciso: Dybala-Higuaín-Douglas Costa. Molto dipenderà dalla posizione del brasiliano, alternato a destra e sinistra nel corso della stagione e anche nelle singole gare: dovesse giocare a destra la disposizione tattica potrebbe essere simile a quella vista al San Paolo contro il Napoli, un 4-4-2 fluido con Matuidi che si allarga a sinistra e Dybala, come nelle ultime uscite, vicino a Higuaín. Diversamente, con Dybala sul centrodestra della trequarti la posizione di Costa sarebbe speculare a quella dell’argentino in un 4-3-2-1 dal baricentro basso in cui sfruttare la velocità del brasiliano nel ribaltare l’azione, sfruttando lo spazio alle spalle di Modric. Fino all’ultimo non mi sento di escludere a priori l’utilizzo di Mandzukic, comunque, mentre Cuadrado sarà un’arma a gara in corso.

Nonostante le due Champions portate a casa nelle ultime due stagioni e il netto successo di Cardiff dove Zidane vinse il confronto anche tatticamente, se c’è un elemento in cui la Juve può dirsi in vantaggio sul Real a mio avviso è proprio l’allenatore. La capacità di lettura delle gare di Acciughina, specialmente quelle sui 180 minuti, sta iniziando ad assumere contorni trascendentali. Due allenatori molto simili comunque, che puntano al risultato attraverso la corretta lettura dei singoli momenti delle partite, consapevoli di come le gare possano essere indirizzate dalla qualità degli interpreti che hanno a disposizione. Sotto la gestione Allegri i bianconeri hanno mantenuto una costanza di risultati imbarazzante mentre il Real quest’anno ha perso molti punti in Liga ma sembra sempre a suo agio in Europa, anche se nell’andata degli ottavi col PSG ha ottenuto più di quanto avrebbe meritato (succede quando Ronaldo è dalla tua parte): se la Juve saprà sfruttare le pause degli spagnoli, scardinarne i meccanismi difensivi non sempre impeccabili, la qualificazione potrebbe essere più aperta di quello che si possa pensare.

App. Sp.: Che partita farà la Roma a Barcellona? In quale misura Dembélé imbruttirà Kolarov?

Ch. Onw.: Mi aspetto una Roma prudente e che molto probabilmente abbandonerà il suo classico pressing offensivo con una linea difensiva alta in favore di un baricentro più basso per controllare gli spazi nella propria metà campo. Oltre alle classiche transizioni offensive che saranno avviate da Perotti e Nainggolan, credo che i giallorossi proveranno comunque a fare il loro gioco qualora ne avranno la possibilità nel corso del match. È una squadra dalla forte identità tattica e si è già visto quest’anno, nel doppio confronto con il Chelsea, quanto possa far male quando riesce ad applicare correttamente i suoi princìpi di gioco.

Dembélé fa venire il mal di testa a tutti, ma credo che comunque Kolarov potrà dire la sua in fase di possesso: sarà una bel duello anche per verificare la disponibilità al sacrificio e al ripiegamento difensivo del francese (visto in parte contro il Chelsea).

App. Sp.: La vittoria del Liverpool in Premier per 4-3 sul City è stata presa a manifesto dal partito “Il Liverpool può farcela”: è davvero così? Nell’ultima puntata del Terzo Uomo, hai parlato dell’evoluzione tattica della Premier. Due squadre, queste, dall’identità tanto diversa quanto – se vuoi – radicale: rivedremo quest’anno una squadra inglese in finale di Champions?

Ch. Onw.: Non credo che il Liverpool non sia così spacciato come dicono in molti: in Premier League quest’anno è stata l’unica a poter proporre un pressing di qualità ed intensità contro il City alternati comunque a fasi di difesa posizionale – ed è esattamente così che si battono i futuri campioni d’Inghilterra. Ad Anfield i ragazzi di Guardiola hanno sofferto un sacco in difesa e a centrocampo, perdendo molti palloni rispetto al proprio standard: è vero che quel giorno mancava un maestro del controllo come David Silva, pedina chiave dei Citizens quest’anno (e non solo), ma se Klopp ha vinto il 50% degli scontri in carriera contro Pep un motivo ci sarà. L’unico mio dubbio sui Reds riguarda la sua tenuta difensiva: in Premier il Liverpool è una saracinesca in casa, ma nel confronto interno prese due gol abbastanza evitabili negli ultimi dieci minuti pur dominando la partita. Mi appello quindi alla legge del “si passa segnando un gol in più dell’avversario”.

È vero: City, Liverpool, Tottenham (ed in parte il Chelsea dello scorso anno) rappresentano un grande salto in avanti nell’evoluzione tattica della Premier League in cui sono radicati princìpi di gioco alquanto conservatori e per certi aspetti obsoleti. Anche Southgate con la Nazionale sta abbracciando questa diffusa pro-attività. In un momento cruciale per il Brexit ed il cosiddetto “senso di appartenenza”, è quasi ironico che il Regno Unito sia rappresentato da due delle squadre meno british negli ultimi 20 anni. Il City è ben attrezzata per quantomeno arrivare in finale.

App. Sp.: Il Siviglia di Montella ha qualche chance? Hai scritto del Bayern, che recentemente ha asfaltato il Dortmund: perché non se ne parla come una possibile finalista? A che punto siamo con la consacrazione di James Rodríguez?

Ch. Onw.: Il Siviglia di quest’anno è una squadra pazza e per certi versi pure sfortunata. Mancherà Banega all’andata e questo è senz’altro una grande perdita per Montella. È chiaramente sfavorito, ma arrivato a questo punto della competizione tanto vale giocarsela fino in fondo con ciò che gli resta, ovvero una trequarti imprevedibile – nel bene e nel male.

Si è parlato poco del Bayern perché non ha ancora incrociato un’avversaria di livello assoluto, ma non sottovaluterei mai uno come Heynckes, alla luce del capolavoro che ha fatto in Bundesliga quest’anno da subentrante. La squadra ha diverse opzioni, soprattutto a centrocampo, e attenzione alle rotazioni che Jupp penserà per questa doppia sfida.

James è a buon punto: quest’anno Heynckes gli ha consegnato le chiavi del centrocampo ed il colombiano lo ha ripagato alla grande in campionato. Se il Bayern vorrà ritornare sul trono di Europa, molto passerà dai suoi piedi. Potrebbe essere decisivo già col Siviglia: mi aspetto due gare molto tecniche.

The Sulley Muntari Cam

Abbiamo guardato il posticipo della trentesima giornata di Liga, Atletico Madrid – Deportivo La Coruña, per tenere gli occhi fissi sulla mezzala sinistra di coach Clarence Seedorf, Sulley Muntari. (Se vi state chiedendo come ci è finito Sulley con la #21 di Juan Carlos Valerón, recuperate lo scorso episodio).

Dopo esattamente dieci secondi, è suo il primo fallo della partita. C’è Correa a 60 metri dalla porta  sull’out di destra e che fai, non lo stendi? Nonostante il Depor sia penultimo e con un piede in Segunda, non è una partita facile per un Atleti senza Griezmann, Vitolo, Filipe Luis, Juanfran e Vrsaljko. La squadra di Seedorf non vince però da inizio dicembre e ha segnato solo 2 gol nelle ultime 7 partite.

Simeone fa di necessità virtù: i 4 centrocampisti sono già in superiorità numerica rispetto al centrocampo a 3 degli ospiti e Koke da trequartista fornisce ancora più opzioni in verticale. I centrocampisti del Depor devono coprire praterie. Muntari non è mai stato un maestro nella difesa posizionale: spesso tiene gli occhi sul pallone facendosi sorprendere alle spalle.

Corre in avanti, ma non copre realmente nessuna significativa porzione di campo. Un laser-pass di Gabi lo taglia fuori (Correa poi è bravo a servire Koke alle spalle del centrocampo ospite), ma anche un lancio verso il debuttante terzino Carlos Isaac lo avrebbe scavalcato, costringendo la difesa del Depor a correre verso la propria porta.

Uscirà dopo un’ora di gioco, Muntari, dopo esser stato coinvolto il meno possibile nelle (presunte) trame offensive del Depor. Hanno completato meno passaggi di lui solo i portieri: al 20′ sbaglia a chiudere un triangolo col terzino portoghese Luisinho, maniche corte e guanti, che la prende male.

Fa ammonire Isaac al 28′, quando recupera una palla interessante nei pressi della bandierina. Rimasto a terra dopo il brutto intervento, si tira le punte dei piedi come a prevenire crampi. In generale, però, Isaac da quella parte è un colabrodo. L’unico tiro di Muntari arriva da una punizione conseguente all’ennesimo dribbling subito dal classe ’98. Al 64′, Simeone deve levarlo dal campo per una punta (Diego Costa; di terzini non ne ha letteralmente più in rosa) e allargare Thomas Partey sulla destra.

L’Atleti ha mantenuto la rete inviolata letteralmente per miracolo (Lucas Hernández ha salvato la baracca fermando alla disperata Borja Valle, subentrato a Sulley), ha gli stessi problemi offensivi di sempre (tolto il – decisivo e dubbio – calcio di rigore, il Depor ha prodotto più xG dei colchoneros, per 11tegen) ed è pieno di infortuni. Sicuri che l’Europa League sia già chiusa?

Filosofia Monchi

Da un’intervista di Emanuele Corazzi per Fox Sports Italia.

Il titolo di questo punto è lo stesso del documentario girato da Fox Sports su un ex portiere, Ramón Rodriguez Verdejo detto Monchi. Uscita da pochi giorni, la chiacchierata col DS della Roma è nata “da una scelta: conoscere l’uomo che sta dietro al direttore, viaggiare nella sua testa.” A qualche mese dal suo 50° compleanno, a poche settimane dal suo primo anno alla Roma, a poche ore dei quarti di finale delle sue due squadre contro Barça e Bayern Monaco, un estratto dell’intervista.

“Il pensiero si allena leggendo libri di storia principalmente, guardando serie tv e leggendo molti giornali.” Un tweet in cui Monchi annuncia le sue prossime letture: un libro sull’Impero Romano e “L’arte della guerra”, trattato di strategia militare attribuito al generale cinese Sun Tzu.

“Il tempo che si dorme, è tempo perso per fare altro. Mi piace godere della vita.”

Quando gli fanno vedere le immagini del suo addio al Siviglia, dice che non c’era “bisogno di vederle, perché le ho ben incise nella mente, ma soprattutto nel cuore.” Veste la maglia di Antonio Puerta. Grazie ad un suo gol contro lo Schalke, secondo Monchi, nasce “la storia più gloriosa, e recente, del Siviglia.” Era la semifinale di Coppa Uefa 2005-2006, al supplementare. Il Siviglia vincerà poi la finale, vincerà anche l’edizione successiva, ma Puerta morirà troppo presto. Ciò che ha contribuito a creare, Antonio “non l’ha potuto vivere a pieno.”

“Io mi sento speciale. Probabilmente avevo bisogno di una squadra che fosse convinta di acquistare un direttore sportivo, ma anche la persona. Per me, nel mio lavoro, la persona è importante tanto quanto il direttore sportivo.” Così come è convinto che solo ponendo la persona in un ecosistema felice, positivo il calciatore possa rendere al meglio. A Kharkiv, teatro dell’andata degli ottavi di finale di Champions, si fa fotografare “prima di un sogno.

Anche se è più conosciuto per la sua seconda carriera, lui è più orgoglioso della prima, quella portiere, nella quale si è esaudito il vero sogno “del bambino di tre anni che giocava per strada.”

“Ho scoperto che anche Monchi doveva cambiare per adattarsi ad una nuova situazione.” “Non è stata semplice, la mia prima conferenza stampa. Si annunciò il ritiro di Totti” dice in un’intervista a Paolo Condò. Monchi ha dovuto gestire, ad esempio, l’addio e l’Anno I Dopo Totti. “Francesco ha una capacità, un raggio d’azione e di influenza e una credibilità così grande che la Roma deve sicuramente utilizzare. Sarebbe assurdo, avendo un supereroe, non utilizzare i suoi poteri e Francesco è un supereroe.”

Una cosa che ha imparato da Carlos Bilardo a Siviglia: dare la giusta importanza alle piccole cose. “Carlos era quasi ossessionato dal tenere tutto sotto controllo e non affidare nulla alla sorte. Anch’io mi sento così.” Sempre a Paolo Condò: “La cosa che in più rispetto agli altri è l’essere allo stesso livello dei giocatori, dello staff, dell’allenatore, dei magazzinieri.”

Ascolta musica particolare, per sua stessa ammissione. “Musica della mia città, di Cadice, quella del Carnevale.” Non mente, dunque, quando twitta la foto della sua tv sintonizzata sul Carnevale di Cadice, spiegando che “la distanza impedisce un bacio o un abbraccio, ma non impedisce mai una sensazione…”

“Dani Alves rispecchia un po’ la filosofia di lavoro che mi identifica di più: acquistare un giocatore semi-sconosciuto al momento, avere la pazienza che si adatti al gioco di una squadra europea, fare in modo che il suo rendimento aiuti a ottenere grandi risultati e successivamente generare una plusvalenza importante. L’esempio del lavoro perfetto.” Non sorprende che a Monchi, più che un singolo titolo, interessi “la stabilità del successo. Il tifoso della Roma deve capire che vincere un titolo non è una prodezza incredibile, ma qualcosa per cui la Roma può lottare quotidianamente.”

La partita in una gif

Il Bayern ha umiliato il Borussia (e la Bundesliga) 🙁

La palla con cui Thomas Müller libera al cross Joshua Kimmich. Lewandowski chiuderà i conti: tripletta personale e 6-0.

Tweet sparsi™

Daniel Tristan Gudjohnsen, figlio di Eidur, è la stellina del Barcellona U-12.

Vista la punizione di Clement Grenier in Guingamp-Bordeaux?

80+ secondi di gioco posizionale a Goodison Park.

James Milenr misura uova di Pasqua piccolissime.

La faccia di Buffon al gol di Bonucci: #youdidnot.

Un filtrante coi fiocchi di Özil.

Tavares del Dijon si è rotto il naso in uno scontro aereo con Adil Rami.

Un gol pazzeschissimo del Gila.

La sedia di Mondonico nel subbuteo.

Steward scemo si accorge di esultare per la squadra sbagliata.

Goran Pandev e Fedor Kudryashov vanno dallo stesso barbiere, dicono.