8 min read

Sembrava tutto già chiuso, definito pacificamente con le gare di andata. Il Barcelona batteva la Roma 4-1 al Camp Nou, con due autoreti, un tap-in di Piqué e un disastro di Gonalons, che riduceva le speranze alimentate dal parziale 3-1 di Dzeko. Il Real Madrid usciva trionfatore dallo Stadium di Torino con un secco 0-3, suggellato dalla rovesciata capolavoro di Cristiano Ronaldo. Rimonte impossibili, questione archiviata. O quasi. La domenica di campionato seguente restituiva ben poche certezze alle due italiane superstiti nella massima competizione europea: la Roma perdeva in casa 0-2 contro una sorprendente Fiorentina, la Juventus faticava nel testacoda con il Benevento. Si parlava di squadre con i primi sintomi di crisi, o quantomeno di calo fisico. Il ritorno dei quarti pareva una formalità, gare a cui presenziare per ratificare il passaggio in semifinale delle spagnole. E invece.

Psicodramma spagnolo: atto I

Martedì tocca alla Roma all’Olimpico. Pronti via, Sergi Roberto fa la prima conclusione in porta. Sarà l’unica del Barça nei successivi 70 minuti. Due minuti dopo lancio lungo di De Rossi, Dzeko si infila tra Jordi Alba e Umtiti e batte Ter Stegen, giallorossi già in vantaggio al 5′. Di Francesco ha fatto parecchi compiti a casa dopo la botta di sabato: tira fuori a sorpresa un 3-5-2 estremamente corto e aggressivo, con Kolarov e Florenzi a fare i tornarti, Nainggolan a fare da “elastico” tra centrocampo e attacco e rinunciando alle amate ali, schierando in attacco un sorprendentemente pimpante Schick a far coppia con Dzeko.

I catalani accusano il colpo fulmineo dei capitoloni, e le occasioni nei minuti successivi sono tutte targate Roma: proprio Schick ne fallisce almeno due, confermando la sua lontananza dalla forma migliore ma dimostrando ben altro atteggiamento e ritmo di gioco rispetto alle ultime uscite. Poi ci prova ancora Dzeko (salva Ter Stegen), e i minuti che passano più che avvicinare i blaugrana alle semifinali vedono l’ansia dei difensori del Barça salire oltre i limiti di tolleranza, mentre Messi è ridotto a calciare punizioni direttamente sulla pista di atletica.

Il punto di rottura avviene nella ripresa: ancora Dzeko che difende il pallone solo contro tutti, altro errore di Piqué (già in difficoltà nel 1° tempo) che non viene graziato dall’arbitro. Calcio di rigore, volendo ci stava anche il rosso, ma va bene così: calcia un De Rossi che pare tornato più giovane di una decina d’anni, gol. 2-0.

(foto Skysport)

Di colpo il gol dell’andata diventa preziosissimo, l’errore di Gonalons pesante come un macigno, la rimonta possibile. Intanto il leitmotiv della gara ci dice che la squadra per eccellenza associata al juego de posiciòn (o, secondo una vulgata distorta, al tiqui-taca) non riesce a trovare la via della superiorità in mezzo al campo, schiacciata dalle due linee alte e strette della Roma e asfissiata da un pressing costante in ogni zona del terreno di gioco che gli toglie completamente l’ampiezza. Di Francesco ci crede, e poco dopo la metà della ripresa rinuncia a Schick e ad uno stanco Nainggolan (vicino al gol) per El Shaarawy e Under, passando al un 3-4-3.

I due “folletti” complicano ulteriormente la vita alla difesa catalana, già in balia della prepotenza fisica di Dzeko e già sofferente rispetto alle catene laterali giallorosse. Proprio El Shaaraway al 34′ va vicinissimo al gol ma Ter Stegen salva tutto di nuovo, ultima ridotta di una fortezza per il resto espugnata. Tre minuti dopo Under batte l’angolo trasformato in oro da Manolas: è l’insperato 3-0. Non basta lo scriteriato assalto finale dei catalani, con la Roma che ai limiti dell’arroganza azzarda tattiche del fuorigioco sulla linea del centrocampo, e con ancora Manolas in piena trance agonistica costretto sbrogliare qualche situazione fin troppo complicata, che poteva trasformare la gioia in dramma sportivo.

La rimonta, anzi la #romantada è compiuta. Tutto perfetto in casa Roma, tutto sbagliato in casa Barça. Giallorossi tra le prime quattro d’Europa.

Psicodramma spagnolo: atto II

Mercoledì, Real Madrid-Juventus. L’impresa della Roma fa sperare tutto sommato, in fondo la Juventus è pur sempre la regina d’Italia. E nelle doppie sfide spesso ha rotto le ossa ai madrileni. Ma servono tre gol senza subirne per i supplementari, al Bernabéu serve l’impresa. Allegri fa come il collega Di Francesco: la prepara bene. Benissimo. Privo di Dybala squalificato e degli infortunati Bernardeschi e Barzagli, mette in ghiaccio il 4-2-3-1 e torna al centrocampo a tre, con il rientrante Pjanic associato a Khedira e Matuidi. Sugli esterni, Alex Sandro scala terzino, torna Mandzukic a sinistra con Costa a destra per supportare Higuain.

In sostanza, Allegri si riaffida alle collaudate catene esterne tagliando fuori Casemiro, mentre recupera la giusta combinazione di fosforo e corsa in mezzo al campo per mettere in difficoltà Kroos e Modric. Per il resto, Costa deve bruciare l’erba su cui corre, mentre senza Ramos il Real si ritrova con un gap di centimetri e chili rispetto a Mandzukic e Higuain per niente compensato da un incerto Vallejo.

Pronti, via, gol. Accelerazione bruciante proprio di Douglas Costa permette a Khedira di recapitare il pallone direttamente sulla testa di Mandzukic, Navas battuto fin troppo facilmente. Spontaneo fare paralleli con le tempistiche del gol di Dzeko. Passano pochi minuti e ancora Costa galoppa sulla destra e la mette in mezzo, ma Higuain non trova la deviazione vincente.

Poi arriva la reazione del Real: in rapida sequenza Buffon salva su Bale, Chiellini, Isco e poi ancora Isco segna ma è in offside (giusto), nel mezzo ancora Mandzukic ci prova ma per Navas stavolta è tutto facile. Le difese ballano, ma il Real sembra in balia dietro, mentre per la Juve si tratta più che altro di prendere le misure contro avversari non banali.

Il gol del vantaggio bianconero: con Douglas Costa che va via a Marcelo e serve Khedira, il Real si trova in inferiorità numerica e perde le marcature.

Allegri perde al 17′ De Sciglio sostituito da Lichtsteiner, ma la panchina bianconera ammortizza pure la sfortuna, perché è proprio lo svizzero che recapita sulla testa di Mandzukic la palla del raddoppio al 37′. Azione fotocopia del primo gol: bravo stavolta Khedira a innescare la catena di destra, là dove Marcelo è sempre più in balia dei venti e degli eventi; Licht crossa sul secondo palo per l’incornata del croato, 0-2. In tutto questo, tre minuti prima Buffon aveva detto nuovamente no a Isco. Subito prima dell’intervallo, l’incornata di Varane da un calcio di punizione laterale si stampa sulla traversa, e si comincia a tirare in ballo il destino.

Alla ripresa Zidane cerca correttivi per non fare la fine del collega Valverde: fuori un Casemiro ridotto a linea Maginot sempre aggirata e un Bale limitato dall’assenza di campo aperto, dentro Asensio e Lucas Vazquez. Zizou cerca di alzare il baricentro, con più qualità per far girare la palla lontano dall’area madrilena e con le due ali per provare a tamponare la superiorità sulle fasce dei bianconeri.

Il piano riesce solo in parte: il Real preme forte ma fatica a sfondare, e quando ci riesce trova un Buffon ringiovanito quanto il De Rossi della sera prima, ma le ripartenze di Douglas Costa continuano ad essere una spina nel fianco, lui che negli spazi concessi da un allungato Real ci va a nozze. Poi all’ora di gioco si rompono di nuovo gli equilibri, tiro-cross proprio Costa, Navas fa la frittata e Matuidi arriva come un treno per ribadire a porta vuota. 0-3. Altra rimonta. Mezz’ora di Real sterile, dove però Isco impegna ancora Buffon, poi in pieno recupero accade l’impensabile. Kroos butta in mezzo un pallone senza pretese, Ronaldo vola di nuovo in cielo e fa sponda di testa per Lucas Vazquez, travolto da un disperato tentativo di chiusura di Benatia: calcio di rigore. Proteste veementi dei bianconeri con Buffon che perde la testa, in una situazione simboleggiata dal “You pay!” urlato da Chiellini ai madrileni con tanto di gesto dei soldi.

(foto Tuttosport)

Va a finire con il rosso al capitano juventino (“graziato” invece Benatia, reo di fallo su chiara occasione da rete) e Sczczesny che subentra a Higuain per provare il miracolo. Siamo arrivati al 98′ quando Cristiano può andare sul dischetto: cannonata all’incrocio e finisce lì. Juventus fuori, Real Madrid in semifinale.

Epilogo (contiene NdA)

La Roma, ovvero la meno quotata delle italiane in corsa, centra l’impresa europa contro la capolista della Liga. Comprensibili e legittimi i caroselli romani di martedì notte, perché la Roma è la vera Cenerentola d’Europa: tornata dopo 34 anni tra le magnifiche quattro di una Champions nella quale la si dava fuori ai gironi. Bravo Di Francesco, mister scrupoloso e attento, il cui carro è stato per mesi fin troppo vuoto e che ora si affollerà di colpo. Eppure, durante il torneo qualche lezione l’aveva già data (tra gli altri, citofonare Conte).

La Juventus invece vede sfumare la sua vendetta per Cardiff nel modo più beffardo possibile, con un rigore all’ultimo secondo. Ancora, comprensibili e legittimi gli sfoghi in campo che hanno posticipato la trasformazione decisiva di Ronaldo. Tralasciando qualsiasi valutazione moviolistica, un penalty contro dopo un’intera partita giocata in maniera così perfetta, fa schizzare gli occhi dalle orbite.

Ma a fine gara, se l’adrenalina non è ancora scesa, la poco elegante via del silenzio con i media non è scelta disprezzabile. Specialmente qualora l’alternativa sia offrire lo spettacolo indecoroso finito in onda su un canale nazionale, oltretutto alimentato da un parterre di addetti ai lavori ancor più ingiustificatamente poco lucido. Tocca dirla alla Varriale: tra dirigenti e giocatori, ne sono state fatte di uscite a vuoto davanti ai microfoni del post-gara. Bisognerebbe almeno stigmatizzarle, perché stanno diventando un vizio.

Tornando al campo, bravo Allegri, aveva preso appunti dall’andata e con il solito pragmatismo rimedia agli errori, mandando il titolato collega in grave difficoltà. Forse fa un unico errore: non osa inserire un precario Cuadrado per provare a spezzare il Real, non se la sente di sparigliare con le quattro punte né di togliere uno degli eccellenti Mandzukic e Costa. Ma ci doveva essere un supplementare da giocare. E invece niente, e lo psicodramma spagnolo diventa commedia all’italiana. Rimonte e rimonte, dicevamo.