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Il Mondiale in Russia è alle porte: domani sera, con il match inaugurale tra padroni di casa e Arabia Saudita, inizierà ufficialmente l’evento calcistico più atteso dell’anno. E l’inizio di un Mondiale è un po’ come il primo giorno di scuola: l’attesa è tanta, nonostante la clamorosa assenza dell’Italia, ma non si sa precisamente cosa aspettarsi dalle 32 nazionali impegnate: chi sarà l’underdog capace di ribaltare i pronostici? Ci sarà una nuova cavalcata africana? L’Inghilterra darà un nuovo contributo alla narrativa su grandi aspettative e relative delusioni? Chi sarà il giovane talento che si prenderà la scena inaspettatamente? Sarà una lotta tra le solite favorite?

Le domande sono molte e le possibilità – e l’imprevedibilità – regalate da un Mondiale pressoché infinite. Nell’ultima settimana, la redazione di Zona Cesarini si è portata avanti col lavoro e si è riunita insieme ad un ospite speciale, analizzando nove differenti temi per seguire con attenzione Russia 2018. Come da tradizione: la mini-guida che nessuno ha richiesto, ma che non potrete fare a meno di leggere.

Favorite per il titolo

di Michele Pelacci

Due squadre sembrano giacere su di un ramo più alto rispetto a tutte le altre: Spagna e Brasile. Le selezioni guidate da Lopetegui  -ehm, Hierro – e Tite hanno così tanto talento che non è chiaro come decideranno di giocare. Se da una parte è prevedibile che verranno fatte prove e aggiustamenti, dall’altra questo potrebbe portare, in una competizione così corta e rapsodica, un po’ di confusione. Casemiro, Paulinho, Fernandinho e Coutinho; ma anche Willian, Neymar, Douglas Costa, Roberto Firmino e Gabriel Jesus. Almeno 3 di questi grandi giocatori si accomoderanno in panchina, e non abbiamo neanche accennato, ad esempio, all’ultimo acquisto del Manchester United: Fred.

La Spagna ha deciso di autosabotarsi con il licenziamento in tronco del CT a 24 ore dall’inizio del Mondiale, un evento quasi irreale. Le Furie Rosse, guidate ad interim da Hierro, potrebbero lasciare in panchina i 38 gol combinati in Liga da Iago Aspas e Rodrigo Moreno Machado. Un possibile tridente con Isco a inventare per Diego Costa e Asensio potrebbe spaccare il Mondiale, ma anche una soluzione piena di fantasia (Isco, David Silva, Thiago Alcántara, Iniesta e Koke tutti assieme). Ciò che rende queste due squadre le favorite, però, è la fase difensiva. La Spagna, al netto delle conseguenze della bomba esplosa in casa alla vigilia, ha incassato solo 3 gol durante le qualificazioni a Russia 2018: miglior difesa europea assieme a quella inglese. Alba-Piqué-Ramos-Carvajal ormai è una filastrocca, e con De Gea in porta rischia di non passare neanche un filo d’aria. Il Brasile, il cui attacco ricorda Thanos di Infinity War per varietà di scelte e possibilità di uccidere di queste scelte stesse, ha chiuso il mega-girone della CONMEBOL come la miglior difesa, nel 2018 deve ancora incassare la prima rete ed è coperta con più giocatori in tutti i ruoli. Alisson, inoltre, potrebbe definitivamente salire sul podio dei portieri più forti del mondo.

Se la Spagna batte il Portogallo nella partita d’apertura e il Brasile tiene a bada Svizzera e Serbia, le due favorite potranno incontrarsi solo in finale. Altre squadre, però, tenteranno in tutti i modi di far fuori queste due corazzate. I campioni in carica della Germania, ad esempio, si sono permessi il lusso di lasciare a casa Sané: alla Mannschaft manca forse un po’ di peso là davanti (a meno che Timo Werner non esploda facendo 2 gol a partita, il che non è da escludere), ma scommettere contro la solidità della corazzata di Löw è sempre complicato. Tra l’Argentina e il Mondiale c’è l’ascesa al cielo di Messi: se il giocatore migliore cammina sopra le acque, allora c’è una speranza. Tra i campioni d’Europa e il Mondiale c’è la frase precedente con “Cristiano Ronaldo” al posto di “Messi”.

Attenzione che se l’Albiceleste non vince il proprio girone (specialmente dopo gli infortuni di Romero e Lanzini non è affatto scontato: attenzione alla Croazia) e la Francia vince il suo (Perù, Australia, Danimarca: probabile), Messi e Pogba potrebbero incontrarsi già agli ottavi. Come Griezmann&co., gli inglesi. I belgi e i colombiani sembrano troppo immaturi per puntare alla vittoria finale, ma hanno le carte in regola per battere chiunque in una partita secca.

Tutte le favorite avranno più di un ostacolo da superare già dalla fase a gruppi. Non vincere il girone significherebbe complicarsi la vita: la Francia è forse quella messa meglio, ma deve comunque piegare Christian Eriksen e lo Zlatan danese. Al termine dei gironi, soprattutto, come al termine della prima tappa di montagna al Giro d’Italia, capiremo meglio chi questo Mondiale non lo potrà vincere. Per ora, di candidate, ce ne sono tante.

Potenziale delusione?

di Niccolò Bennati

A dimostrazione che la redazione non si è messa d’accordo, il nome per la delusione è la Germania. Avevo pensato al Belgio o alla Croazia, ma credo che ormai quasi chiunque si sia rassegnato allo spreco endemico di talento di queste due compagini; se faccio una scommessa, desidero che paghi, specialmente in un mondiale del quale non si potrà festeggiare altro che il “l’avevo detto io” agli amici, e quindi sotto con i tedeschi, quelli che alla pagina “probabile delusione” non li vedresti mai. Un po’ per gufare, sì, ma attenzione, perché la nazionale di Joachim Low è meno in salute di quanto la loro natura spavalda e la narrazione mitica sulla resilienza teutonica voglia portarci a credere.

La Germania ha vinto pochi giorni fa 2-1 contro l’Arabia Saudita senza dominare affatto; prima di questo successino, erano cinque le partite senza vincere, con tre pareggi e due sconfitte contro Brasile e Austria. Il rullo compressore delle qualificazioni (punteggio pieno e miglior attacco europeo in assoluto) si è arenato non appena il livello degli avversari è salito rispetto a quello francamente infimo del gruppo di qualificazione. E’ vero che il buon Jogi, al terzo mondiale – il quarto considerando quello casalingo da vice di Klinsmann – ha sperimentato molto, come visto nella Confederations Cup vinta schierando praticamente le seconde linee (a proposito, la maledizione della Confederations depone a favore della causa), eppure alcuni granelli di sabbia dentro l’ingranaggio iniziano ad avvertirsi in una selezione dalla fisionomia talmente riconoscibile che l’assenza (o il calo fisiologico) di alcune pedine rischia di mettere in pericolo l’intero mosaico.

Si era intravisto all’ultimo Europeo, quando alcuni alfieri del 2014 non c’erano più ed altri avevano superato il prime: è vero che fu semifinale, subendo un solo gol su azione in tutto il torneo, ma la Mannschaft brillante e spettacolare di due anni prima sembrava già molto distante. La fine del ciclo rischia di consumarsi quindi quest’anno e d’altra parte i prodromi sembrano esserci già tutti, le stesse avvisaglie del morbo che ha colpito la Spagna in Brasile e tante altre nazionali vincenti negli anni passati: una vecchia guardia inossidabilmente al timone della squadra nonostante i vari problemi in stagione (a partire dall’eroe del 2014 Neuer, a cui auguriamo almeno una fine meno ingloriosa di quella di Casillas quattro anni fa) e un calo della qualità complessiva, perché se è pur vero come la scelta sia vastissima, è anche vero che di campioni al picco della carriera davanti non se ne vedono, specialmente nel ruolo di centravanti dove, se tutto dovesse andare come nei film già visti si proverà Werner, un contropiedista dal gol facile ma senza alcuna qualità specifica per scardinare i fortini eretti dalle underdog del mondiale (a partire dalle presumibili barricate danesi ed australiane nel girone), per poi virare sull’usato (sicuro?) di Gomez.

Insomma dove arriverà la Germania? Difficile pensare ad un flop fragoroso come quello delle ultime due detentrici, uscite entrambe ai gironi, vista la potabilità del sorteggio al primo turno, ma vedo altrettanto difficile un approdo a quella semifinale che la Germania non buca da venti anni. Ecco, sono vent’anni che una campione in carica non si riconferma tra le prime quattro e sono vent’anni che la Germania non esce dalle prime quattro: delle due, una.

Squadra sorpresa

di Paolo Stradaioli

Se lo script immaginato dal Dio Pronostico si presta raramente a variazioni rilevanti, una competizione come la Coppa del Mondo permette una certa flessibilità all’interno del plot narrativo. Indovinare questi agenti del caos, capaci di mandare in fumo numerose puntate, non è certo opera semplice, ma in questa edizione dei mondiali ci aspettiamo di vedere delle cose interessanti dal Senegal di Aliou Cissé. Proprio Cissé era capitano di quella squadra che nel 2002 si spinse fino ai quarti di finale, in una delle cavalcate più impronosticabili nella storia dei mondiali. A 16 anni di distanza il Senegal è di nuovo ai nastri di partenza; ripetere l’exploit del mondiale nippo-coreano non è certo un obbligo, ma gli elementi per sognare ci sono tutti.

Il Senegal è nel girone H, insieme a Polonia, Colombia e Giappone. Se la Colombia parte un gradino avanti, le altre tre contendenti se la giocheranno più o meno alla pari, considerando che anche i Cafeteros non hanno disputato delle qualificazioni brillanti e sono tutt’altro che imbattibili. In questo percorso di avvicinamento ai mondiali il Senegal ha provato numerose soluzioni tattiche, tutte accomunate dall’idea di teneri i ritmi alti, il baricentro basso e orientare il gioco sulle fasce per sfruttare il dinamismo di giocatori come Mané, Keita, Sarr e Niang. Dal momento che manca un nueve capace di dare garanzie sotto porta (Sakho, Diouf e Moussa Sow si giocheranno la casella del centravanti) gran parte del fatturato offensivo della squadra dipenderà dall’esplosività che i sopracitati giocatori riusciranno ad imprimere alle partite.

A centrocampo domina la quantità più che la qualità, per questo sarà ancora più importante che Gueye (regista di Everton e della nazionale) permetta una circolazione di palla fluida, orientata a rifornire quanto prima i giocatori offensivi. Per il resto la cerniera sarà composta da capitan Kouyaté e uno tra Ndiaye e N’diaye, con la consapevolezza di avere un totem come Koulibaly a presidiare l’area di rigore. I Leoni di Teranga hanno uno dei roster più profondi nei vari reparti tra le squadre di seconda/terza fascia, se Mané saprà dare continuità alla stagione disputata con il Liverpool avranno anche una stella a cui aggrapparsi. Un anno fa la Coppa d’Africa ha fatto emergere le lacune di un gruppo non abituato a partire con i favori del pronostico (eliminazione ai quarti contro il Camerun poi campione). In Russia non ci sarà questo ulteriore scotto da pagare e la leggerezza di non avere nulla da perdere è condizione necessaria per tentare grandi imprese.

Contro il SudAfrica assorbe tre giocatori, le attenzioni del quarto, poi imbucata da vero 10: Sakho deve solo spingerla dentro. It’s Mané time!

Se il Senegal passasse il girone ad aspettare la squadra di coach Cissé ci sarebbe una tra Inghilterra e Beglio (le altre squadre del girone G sono Panama e Tunisia), entrambe tristemente note per subire sanguinosi upset (citofonare Islanda e Galles per conferme). Se davvero il Senegal riuscirà ad eguagliare il risultato del mondiale 2002 scriverà un’altra bellissima e coloratissima storia del calcio africano, in ogni caso promette di essere una squadra capace di stuzzicare l’attenzione dello spettatore neutrale. E se proprio non volete essere neutrali nel Senegal gioca l’unico italiano di questa spedizione in Russia. Che altro volete?

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