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Negli ultimi mondiali disputati – quelli in Sudafrica nel 2010 e quelli in Brasile quattro anni fa – sono state appena due le nazionali esordienti: la Slovacchia nel 2010, che eliminò l’Italia detentrice del trofeo nella fase a gironi per poi uscire agli ottavi con l’Olanda, e nel torneo seguente la Bosnia, che si limitò alle tre partite del girone iniziale, dove avanzarono al turno successivo Argentina e Nigeria. 

Quest’anno, invece, le debuttanti saranno due: una, l’Islanda, ha poco di quell’aura di mistero – almeno per quanto riguarda le avversarie europee – che circonda le matricole, complice l’ottimo Europeo del 2016 (ha raggiunto i quarti di finale con la perla dell’eliminazione dell’Inghilterra) e una qualificazione ottenuta da prima del suo girone, davanti a Croazia e Ucraina. La seconda nazionale alla sua prima partecipazione è invece Panama, di cui invece non si sa molto, forse anche per le sue scarse possibilità di passaggio del turno (oltre alla Tunisia, è inserita in un girone con Inghilterra e Belgio); cerchiamo di approfondire un po’ di più la conoscenza dei Canaleros. 

Innanzitutto, diamo un’occhiata a come si è qualificata: affiliata alla CONCACAF, la nazionale panamense ha dovuto affrontare un cammino due gironi, per un totale di 16 partite, per raggiungere la fase finale; nel primo dei turni affrontati si è tranquillamente qualificata con una giornata di anticipo alla fase successiva insieme a una delle potenze del calcio centroamericano, la Costa Rica, mentre sono state eliminate senza diritto di replica Giamaica e Haiti. 

Nell’ultimo round si è invece trovata davanti un girone di ferro: a parte Trinidad e Tobago, indebolitasi molto dai tempi della storica partecipazione a Germania 2006, le altre erano tutte serie pretendenti alla qualificazione: la Costa Rica, che nella fase precedente aveva sconfitto Panama in entrambi gli incontri, il Messico, habitué dei Mondiali, l’Honduras reduce da due partecipazioni consecutive e per finire gli Stati Uniti, che non mancavano una qualificazione dal 1986. Il regolamento della FIFA prevede che la CONCACAF porti tre squadre alla fase finale, più eventualmente una quarta in caso di vittoria dopo spareggio con un’asiatica; di conseguenza, vista la presenza di Messico, Stati Uniti, Honduras e Costa Rica la speranza di qualificarsi almeno allo spareggio sembrava dovuta più che altro a un inaspettato fallimento da parte di una di queste. 

Al giro di boa una due delle tre grandi favorite, Messico e Costa Rica, guidavano la classifica grazie agli 8 punti raccolti sui 10 disponibili, dopo aver mancato la vittoria solo contro Panama; proprio i Canaleros rappresentavano la sorpresa di questa prima parte dei gironi, essendo in terza posizione con 7 punti, a pari merito con i più quotati USA: all’ultimo posto, senza sorprese, si trovava Trinidad con 3 punti complessivi, uno in meno di un Honduras assai deludente, reduce fra l’altro da un pesantissimo 0-6 subito in casa degli Stati Uniti. 

A favore di Panama, in questa prima fase, deponeva il mancato timore reverenziale negli scontri diretti – vittoria con l’Honduras in trasferta e pareggi con Messico, Costa Rica e Stati Uniti – e, dal lato dei contro, una sconfitta più che evitabile contro Trinidad e Tobago, che aveva tolto punti facili da raccogliere in una situazione comunque piuttosto equilibrata. Nel girone di ritorno, Panama ha raccolto prima un punto importantissimo in casa contro l’Honduras, grazie alla rete del 2-2 segnata al 90’ da Román Torres che permetteva ai Canaleros di evitare di essere superati al quarto posto proprio dagli onduregni, incapaci poi di approfittare dei 9 minuti di recupero assegnati dal messicano Garcia Orozco. 

Altrettanto importante è stata la penultima giornata, che forse è stata quella che ha convinto in maniera decisiva i panamensi di poter arrivare ai mondiali: a 180’ dalla fine Panama era infatti terza in classifica, con due punti di vantaggio su Stati Uniti e Honduras; a Orlando gli Stati Uniti hanno vita facile sui Canaleros, vincendo 4-0 e passando così al terzo posto, mentre l’Honduras il giorno seguente aveva la possibilità, vincendo, di superare al quarto posto Panama: tuttavia a sfidare la squadra di Jorge Luis Pinto c’era il Costa Rica, che aveva bisogno di almeno un punto per qualificarsi al mondiale. 

L’Honduras, pur propositivo, è stato comunque poco pericoloso in attacco: tuttavia, è riuscito a portarsi in vantaggio a metà della ripresa, e lo è rimasto fino al quinto dei sei minuti di recupero assegnati, quando una rete di Kendall Watson ha portato i Ticos alla loro quinta qualificazione mondiale, regalando allo stesso tempo ai Canaleros un po’ di più tranquillità per l’ultimo turno, che vedeva la seguente classifica: Messico e Costa Rica 16 punti (già qualificate), Stati Uniti 13, Panama 12, Honduras 11 e a chiudere Trinidad e Tobago con 3 punti. 

Canaleros, quindi, potevano tanto terminare al quinto posto e perdere ogni speranza di qualificarsi, quanto superare gli Stati Uniti al terzo posto e ottenere l’accesso diretto al Mondiale di Russia: c’è da dire che gli USA sembravano favoriti dal calendario, visto che pur essendo in trasferta affrontavano Trinidad e Tobago, di fatto squadra materasso del girone; incontri più complicati per Panama e Honduras, che in casa trovavano rispettivamente Costa Rica e Messico, temibili ma già qualificate. 

La vittoria che tutti si aspettavano, tuttavia, non solo non è arrivata, ma si è trasformata in disfatta: a Port of Spain gli Stati Uniti hanno incredibilmente perso 2-1 contro Trinidad, che chiudeva così un inglorioso girone di qualificazione conquistando la sua seconda vittoria; la sconfitta degli USA costringeva comunque Panama a vincere, non solo perché con i tre punti avrebbe staccato il biglietto per la Russia senza passare attraverso pericolosi spareggi, ma anche perché un pareggio avrebbe tolto ai Canaleros la possibilità di tentare la carta playoff, per via dello svantaggio negli scontri diretti con la nazionale di Bruce Arena. 

Le coincidenze, però, sembrano inizialmente essere sfavorevoli a Panama: pochi secondi dopo il raddoppio di Trinidad e Tobago, infatti, tocca al Costa Rica portarsi in vantaggio, gelando così il “Rommel Fernández”: si va al riposo con Panama quarta, solamente grazie al temporaneo svantaggio dell’Honduras, che sta perdendo 1-2 in casa con il Messico. Nel secondo tempo, anche la seconda rete segnata a Panama coincide con quella segnata su un’altro campo: mentre Gabriel Torres sigla il pari per i padroni di casa grazie a un colossale gol fantasma, quasi nello stesso momento impatta anche l’Honduras, grazie a una sfortunata autorete di Ochoa; passano pochi minuti e Quioto porta Honduras sul 3-2, risultato che non cambierà più e che mette pressione a Panama, ancora più smaniosa di segnare il gol che varrebbe la vittoria e la qualificazione ai Mondiali. 

La rete decisiva, per i Canaleros, arriva a pochi giri di lancette dalla fine: siamo al minuto 88 quando il capitano Román Torres riesce a segnare il definitivo 2-1 su un lancio lungo da dietro con spizzata aerea che lo manda fronte alla porta, trascinando così Panama per la prima volta ai Mondiali in un’atmosfera incandescente.  

Il comunicato del governo panamense che istituisce un giorno di festa per la qualificazione al  Mondiale

Un altro punto da analizzare è quali sono i 23 che parteciperanno al torneo iridato, e chi li guiderà. Il c.t. di Panama è Hernán Darío Gómez, ed è forse il vero punto di forza della Marea Roja: un allenatore che ha avuto a che fare anche con il calcio italiano, avendo sfidato l’Italia ai mondiali del 2002 con un’altra matricola – l’Ecuador – perdendo 2-0; questo è il suo terzo mondiale da commissario tecnico, avendo guidato anche la Colombia nel 1998, totalizzando ad oggi 2 vittorie e 4 sconfitte complessive. 

Discepolo di una leggenda del calcio colombiano qual è Francisco Maturana, con cui ha vinto da vice una Libertadores nel 1989, guida Panama ormai da febbraio del 2014, quando ha rilevato la panchina da Dely Valdés; la scelta di Goméz si inserisce perfettamente nel trend che vuole la nazionale panamense allenata da tecnici stranieri: con l’eccezione dello stesso Dely Valdés, riuscito a durare per tre anni, l’ultimo tecnico autoctono che avesse avuto un incarico non ad interim risale al 2000; il “Bolillo” Goméz è inoltre il c.t. che ha mantenuto l’incarico per più tempo nella storia della nazionale, iniziata nel 1938. 

Il c.t. di Panama Hernan “Bolillo” Gomez

A guardare tra i 23 convocati che parteciperanno al mondiale di Russia, saltano subito all’occhio due cose: la prima è l’altissimo numero di ultracentenari (di presenze in nazionale, s’intende): sono sei in totale, un record assoluto nella storia dei mondiali, e la seconda è di conseguenza l’età media della squadra, inevitabilmente alta: quasi 28,5 anni, una delle rose più anziane del torneo. 

Tra i 23 convocati, davvero pochi quelli che militano in Europa, peraltro non in squadre irresistibili: il portiere (probabile titolare) Jaime Calderon è l’estremo difensore della Dinamo Bucarest, Eric Davis è con gli slovacchi del Dunajská Streda allenati da Marco Rossi, omonimo dell’ex capitano del Genoa e vincitore del campionato ungherese con l’Honvèd nel 2017, mentre i centrocampisti Ricardo Ávila e José Luiz Rodríguez sono con il Gent II, la squadra riserve del Gent; per finire,l’attaccante Ismael Díaz, da questa stagione nel Deportivo Fabril, squadra B del Deportivo la Coruña. I restanti, invece, giocano tutti in America, tanto negli Stati Uniti quanto in Cile e in Colombia, ma appena tre a Panama: il portiere José Calderón, in forza al Chorrillo campione di Apertura, il terzo portiere Alex Rodriguez che milita nel San Francisco, e infine il centrocampista Valentín Pimentel, con il Plaza Amador. 

Per quanto riguarda il modulo da usare da parte del “Bolillo” Goméz c’è stata una coerenza di base, ossia un 4-2-3-1 modificabile all’occorrenza con un 4-4-2, mentre la formazione di base sembra ancora essere fonte di indecisione per il tecnico colombiano, ancora alle prese con i test decisivi per l’undici iniziale; nelle ultime due amichevoli pre-mondiali, quella pareggiata a reti bianche con l’Irlanda del Nord e quella persa per 1-0 a Oslo contro la Norvegia, non sono stati risolti ancora tutti i dubbi che dovranno venire meno prima della sfida di Soči contro il Belgio. 

Nelle due amichevoli hanno giocato in porta tanto Calderón quanto Penedo, ma è quest’ultimo a sembrare favorito per il posto da titolare; in difesa, certo è l’impiego di Fidel Escobar e Adolfo Machado rispettivamente come centrale di difesa e terzino destro, con il già citato Davis a giocarsi il lato sinistro insieme a Ovalle e, per quanto riguarda il secondo posto per il centrale di difesa, è conteso tra il matchwinner della sfida con la Costa Rica Román Torres, e Felipe Baloy, 37 anni e capitano designato della squadra, ma che ha giocato solo un incontro degli ultimi quattro, contro i tre di Torres. La linea di centrocampo sembra quella più scevra da dubbi di formazione: in mediana Gabriel Gómez e Godoy, mentre a sostegno dell’unica punta, troviamo Bárcenas, Cooper e José Luis Rodríguez; in avanti, Blas Pérez favorito su Tejada. 

Le ultime amichevoli, come abbiamo visto, non sono state soddisfacenti per i Canaleros: dalla qualificazione al torneo iridato ne sono state disputate otto, con uno score che non fa sicuramente bene sperare: due vittorie, un facile 5-0 su Grenada e a metà aprile un successo di misura per 1-0 su Trinidad; due pareggi, entrambi con squadre britanniche (oltre all’Irlanda del Nord è arrivato l’1-1 con il Galles a Cardiff), e ben quattro sconfitte, di cui una accettabile contro la Danimarca, che è riuscita a prevalere solo per 1-0, e le altre con l’Iran, la Norvegia citata in precedenza, e la Svizzera, con un passivo in questo caso disastroso: 6-0 per gli elvetici.  

I Canaleros sono chiaramente tra le formazioni più deboli fra le 32 del mondiale, anche se il ranking FIFA – dove Panama si trova al 55° posto – vede altre quattro squadre con un punteggio complessivo inferiore: la Corea del Sud due posizioni più sotto, il Giappone al 61° posto, l’Arabia Saudita al 67° e per chiudere proprio i padroni di casa della Russia, posti tre posizioni in graduatoria sotto i sauditi. Per tentare di raggiungere un risultato che possa rendere il loro mondiale soddisfacente, come un gol, un punto o magari una vittoria, bisognerà fare affidamento soprattutto sulla difesa, che sembra essere il punto forte della Marea Roja: quindici reti subite in sedici partite sono uno score positivo, anche se l’efficacia della retroguardia panamense – in particolare per quanto riguarda i calci piazzati, con cui ha sempre dimostrato una certa dimestichezza – sarà certamente messa a dura prova dall’Inghilterra e soprattutto dal Belgio, che nelle qualificazioni ha messo a segno la stratosferica cifra di 43 reti in 10 partite, gli stessi della Germania.  

Allo stesso tempo, è proprio la missione del gol quella più difficile, visto che Blas Pèrez pur avendo una media gol buona (41 reti in 106 partite) in nazionale, così come nell’ultima stagione disputata con i guatemaltechi del Municipal (13 gol in 32 incontri) ha ormai 37 anni, e dovrà affrontare una difesa ben preparata come quella inglese, reduce da un cammino trionfale durante le qualificazioni con appena tre reti subite:  la sua alternativa è Luis Tejada, bomber di sempre per i Canaleros (42 marcature nelle 95 partite disputate), ma anche lui avanti con gli anni: ne ha solo uno in meno di Pérez, e proprio come lui lascerà la Marea Roja dopo la Russia.  

Luis Tejada e Blas Pérez 

Onestamente, risulta difficile pensare che Panama possa qualificarsi agli ottavi, e per quanto sia vero che ai mondiali le sorprese inaspettate non mancano (pensiamo al Senegal del 2002 o alla Costa Rica di quattro anni fa) i Canaleros al limite sembrano poter puntare a fare dei punti contro la Tunisia, e tornare a casa dopo tre partite con un pareggio o addirittura una vittoria, sarebbe comunque un bilancio positivo; ma visto già il dramma della mancata qualificazione del 2014, fallita subendo due gol nel recupero dagli Stati Uniti, la frase “l’importante è partecipare” non suona poi così retorica, visto che entrare fra le 32 sembrava comunque un sogno e niente di più.