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L’immagine di copertina è disegnata, come sempre, dalla nostra Sarita

Impossibile. Succede che un venerdì 15 giugno decidi di scrivere un pezzo per commentare la prima grande partita della rassegna iridata e, semplicemente, non sai da dove cominciare. Rimani senza parole a contemplare la bellezza del calcio nella sua forma più pura, in cui ci sono errori, giocate fuori dall’ordinario, giocatori speciali, giocatori sotto media, giocatori un po’ più speciali e uno che sta un paio di livelli ancora più su. Semplicemente impossibile affrontare tutte le riflessioni che questo pirotecnico 3 a 3 tra Spagna e Portogallo potrà regalarci nei prossimi giorni. I due filoni principali, però, sono indubbiamente le potenzialità della Spagna al gran completo e quelle di Cristiano Ronaldo, líder maximo della selezione portoghese.

Questa Spagna può esse’ piuma e può esse’ Hierro

Avvolgente e fragile. Piuma e Ferro. L’impressione lasciata dalla Spagna guidata da Hierro, sulla panchina delle Furie Rosse da 48 ore scarse, non può che essere dilaniante. Ci lascia preoccupati dalla facilità con cui il Portogallo si infila in verticale in ripartenza e ci ammalia incredibilmente per la bellezza della ragnatela tessuta da folletti con piedi celestiali, mai fermi e mai legati alla stessa posizione.

Una ragnatela mai fine a sé stessa ma che punta a mettere nelle condizioni ideali tutti quanti. Non è un caso, quindi, che siano gli uomini più rozzi e meno delicati a prendersi le copertine. I dubbi principali nella Spagna erano due: Diego Costa, con la sua forza bruta e una presenza fisica ad occupare lo spazio, sarà l’uomo giusto per questa squadra tanto raffinata? Nacho sarà in grado di fare le veci di un elemento silenzioso ma insostituibile come Carvajal?

La risposta sono tre gol che esulano dalla qualità del dialogo continuo tra Iniesta, Silva e un Isco onnipresente, talmente bello e ipnotico che trasforma il gol in un superfluo di cui si può fare a meno. Il primo è un lancio lunghissimo in cui Diego Costa si trova a combattere contro tutti: praticamente le situazioni che ama di più. Vince un duello molto rustico con Pepe, controlla il pallone, prima, seconda, terza sterzata e destro ad incrociare scoccato nel momento in cui si trova circondato dall’intera difesa portoghese. Un Diego Costa in questo stato di forma aggiunge alla faretra di una squadra che gioca a memoria un’ulteriore freccia che potrebbe rivelarsi fondamentale per svoltare le partite contro quelle selezioni (o quei giocatori) in grado di speculare su qualche episodio. Per non farsi mancare nulla appoggia in rete la sponda di Busquets, a certificare che la Spagna ha una vastità di soluzioni talmente ampia che non può essere esclusa dai discorsi sui favoriti, anche con una situazione ambientale tutt’altro che serena.

Carro armato. Impressionante.

Nacho, dal canto suo, vive una partita alla ricerca dell’assoluzione per essere entrato dalla parte sbagliata della Storia dopo soli due giri della lancetta dei minuti, regalando il rigore a quello là, con un intervento onesto ma ingenuo. Sembra sempre fuori luogo, perché garantisce l’ampiezza di cui necessitano i suoi compagni ma i piedi sono quello che sono. Risulta essere troppo lento per aiutare Piqué e Ramos a coprire la profondità di una squadra costantemente nella metà campo avversaria.

Sembra l’imbucato al gran ballo fino al 58′, quando si trova nel posto giusto al momento giusto e, senza farsi troppi scrupoli, calcia un pallone vagante di collo esterno, prendendolo a mezza altezza. Probabilmente, se riprovasse lo stesso tiro altre cento volte il pallone finirebbe sempre in tribuna. E invece quel Dio del pallone dalla natura volubile, decide di strizzare l’occhio al giocatore meno nobile dell’11 spagnolo, regalandogli un momento di gloria.

Probabilmente sarà uno dei gol più belli dell’intera competizione.

Un altro passo verso l’ascensione alla destra del Padre

Un grande storyteller italiano, probabilmente il più grande nel suo lavoro, nel raccontare la storia del migliore di sempre ad aver giocato con una palla arancione a spicchi pronuncia una frase che è perfettamente adattabile a questo Portogallo-Spagna e, più in generale, alla carriera del figlio di Madeira: la luce, dopo aver fatto il giro, torna dal suo prescelto. Lo fa sostanzialmente dal 5 febbraio 1985, quando il prescelto è nato a Funchal, sull’isola di Madeira. Cristiano Ronaldo non può che prendersi la scena, sempre e comunque.

L’inizio è elettrico. Si vede che si è tirato fisicamente a lucido per questo appuntamento, l’unico trofeo che ancora manca nella sua affollatissima bacheca. Il rigore lo guadagna con un mix di furbizia ed esperienza per rendere produttivo un guizzo d’altri tempi, di quelli che da tempo non ci mostrava. L’esecuzione è la solita fucilata di uno che vive per questi momenti.

Cristiano Ronaldo non conosce il significato della parola pressione.

Ogni pallone che passa per i suoi piedi nei primi venti minuti sembra potersi trasformare in oro. Due ripartenze sprecate malamente da Guedes gli fanno capire che forse è meglio mettersi in proprio. Lo stesso partner offensivo gli addomestica un pallone al limite dell’area e lo lascia lì: il tiro che esce dal suo mancino è tutt’altro che irresistibile e De Gea è uno dei portieri migliori del mondo. Il Dio del pallone, però, è sempre pronto a dare una mano al suo prediletto e facendo dimenticare momentaneamente al numero 1 del Manchester United come si para, gli regala la doppietta.

Diego Costa e Nacho sembrano ribaltare la sua narrativa, ribadendo che il singolo non potrà mai superare una squadra intera. Ronaldo si innervosisce e pare uscire mentalmente dalla partita; Piqué, avversario di mille battaglie, dimentica che razza di giocatore abbia davanti e gli regala una chance. La preparazione per un calcio di punizione che conta quasi solo per lui, visto che la qualificazione sarebbe rimasta comunque alla portata anche con una sconfitta, è il solito rituale tanto vanesio ed artefatto quanto fondamentale per accrescere l’attesa. Il destro si infila all’incrocio circondato da quella sensazione di ineluttabilità che ho visto solamente in quello che vestirà la 10 bianca e celeste oggi pomeriggio.

L’onnipotenza logora chi non ce l’ha.

Cristiano Ronaldo, nella serata di ieri, ha raddoppiato la sua produzione totale nelle coppe del Mondo disputate. Cristiano Ronaldo sa di essere all’ultimo ballo nel pieno delle sue potenzialità. Cristiano Ronaldo crede di poter vincere il Mondiale da solo, e tanto basta per farci credere che possa farcela per davvero.