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“Argentina: non sei più la stessa da quando hai conosciuto la democrazia.”
“Bevi, vai.”

Argentina – Croazia è stata una partita da dramma esistenziale per la nazione sudamericana: si sa, il calcio è cosa tremendamente seria. Ma noi, che seri non lo siamo, l’abbiamo vista e vissuta così. Male.

Prepartita

– “Questo Mondiale non sa di una sega. E non tanto per motivi patriottici, sui quali ormai abbiamo fatto una croce, quanto per la qualità espressa sinora, o cuccati quest’osservazione alla Pardo…”

– “Mannò, si sono viste squadre con una buona organizzazione di gioco, che tengono bene il campo, poi i giocatori forti non mancano…”

– “….”

– “No?”

– “No.”

– “Hai ragione.”

– “Ma poi come.”

Così stavamo ragionando bevendo spritz a distanza, senza velleità di sorta, con un misto di pessimismo e fastidio. E invece. Lo #psicodrammometro™ ci ha dato tremendamente torto, raggiugendo vette inarrivabili. Ma, a differenza di Sampaoli, usiamo la logica e procediamo per gradi.

La (de)formazione titolare

Abbiamo smesso di aspettarci grandi cose dall’Argentina di Sampaoli: ce ne aspettiamo o di pessime o di epiche. O di entrambe, contemporaneamente. La gara d’esordio contro l’Islanda aveva fatto emergere impietosamente le difficoltà dell’Albiceleste già viste nell’avvicinamento al Mondiale, e Sampaoli in una partita già decisiva ha subito sparigliato le carte, attingendo all’antica tradizione del fantacalcio, dove con la difesa a tre metti almeno due terzini che crossano, per godere degli assist.

sampaoli russia2018

Il piccolo Jorge ha fatto i compiti. Male.

– “Ma hai visto la formazione?”

– “No, e mi sa nemmeno Sampaoli.”

– “Si vola con un 3-4-2-1 con un solo centrale di difesa, Otamendi. Almeno ha fatto fuori Rojo.”

– “Per metterci Mercado, tra l’altro.”

– “Già.”

Sampaoli si consacra così ultimo interprete della nobile dottrina dadaista: prende uno sgabello e ci attacca una ruota, come Duchamp. Solo che lo sgabello è Mercado. La ruota la fanno Otamendi e Tagliafico, ed è tuttora inspiegabile come un (rivedibile) terzino venga di nuovo preferito a Fazio, perdipiù contro i centimetri di Mandžukić. Mentre del primo si conoscono valore, pregi e difetti, per il giocatore dell’Ajax si dovrebbe aprire una parentesi infinita, che va dalla nomea nemmeno troppo meritata di nuovo Zanetti (Javier, perdonali perché non sanno quello che dicono) al tackle da terza categoria ai danni della fidanzata in spiaggia, fino alla cittadinanza italiana (nel dubbio, tenetevelo).

– “Poi?”

– “Nel mezzo, fuori i cadaveri di Biglia e Di Maria per Perez e Acuña.”

– “Con?”

– “Salvio, esterno destro e Mascherano…”

– “…che imposta con la stessa velocità del peggior D’Agostino.”

La prova con l’Islanda ha mostrato i due senatori dell’Albiceleste in condizioni fisiche imbarazzanti. In particolare, Di Maria è stato probabilmente il peggiore in campo, incapace di qualsiasi iniziativa sulla corsia sinistra (come Civati, ma più piano), dove in un quarto d’ora il rookie Pavon ha mostrato ben più spirito d’iniziativa e pericolosità. La gara di Biglia invece, sostituito dopo neanche un’ora da Banega, è stata lo specchio della sua stagione milanista, caratterizzata da annuvolamenti, piovaschi e provvisorie schiarite. I loro sostituti, secondo Sampaoli, avrebbero dovuto regalare più mobilità, occasioni e soprattutto emozioni. In particolare, il Milionario Perez, partito dalle profonde retrovie e arrivato in Russia con il regionale delle sette e un quarto, si è visto inizialmente scartato in favore di Manuel Lanzini, sfortunato talento del West Ham infortunatosi durante il ritiro.

– “E davanti?”

– “Messi con Meza dietro Aguero. In teoria gli stessi dell’altra volta, solo rimescolati in un tridente (in)offensivo.”

– “Quanta sensibilità quel Messi là.”

– “Avrebbe dovuto arbitrare Real Madrid-Juve.”

Troppa sensibilità, forse per uno che dovrebbe portarsi sulle spalle il peso di tutta la Nazionale, perdipiù soffocato da irraggiungibili paragoni del passato e, pare, del presente. A supportarlo, oltre al solito Kun Agüero, di nuovo il giovane Meza, alla quarta presenza in Nazionale, ennesimo interprete del ruolo prediletto dagli argentini: elastico tra attacco e centrocampo prematurato, con varianze offensive laterali per due soltanto in tre e doppio palleggiamento a destra, oppure posterdati in area anche un pochino antani sulla fascia. Con fuochi fatui.

– “Eh?”

– “Puppa.”

– “Ah mi pareva avessi detto qualcosa…”

– “Guarda la partita, vai. E bevi meno spritz.”

 

1° (mal)Tempo

– “Però sono partiti forte: guarda Willie che parata su Perisic…”

– “Questo una pippata la fa, scritto. Però bell’intervento. Ma di là gioca Rebic?”

– “Lui.”

– “Sono sconvolto, questo è stato buono solo per le plusvalenze di Corvino.”

– “Come direbbero a Balalaika: ma c’è un sacco d’Italia in questa partita!”

– “Che c’entra?”

– “Niente, infatti.”

Passano i minuti…

– “Ma cosa fanno quelli…. Aguerooo!”

– “MA GUARDA QUESTO!” 

– “PEREZ! IL GRANDE PEREZ! IL GRANDE, IRREPRENSIBILE PEREZ!”

– “Non sapevo facesse anche il calciatore.”

– “E infatti… ma cosa ha sbagliato?”

– “A seconda di come finisce, questo non torna in Argentina.”

Sul ribaltamento di fronte…

– “MARIOOOOOO… NON VA!”

– “O chi sei, Piccinini?”

– “Scusa.

– “Del resto non si può mica far gol su assist di uno che giocava nel Sassuolo.”

– “Mandžukić ti ha preso in parola.”

Il primo tempo si chiude così: poche occasioni ma belle, dunque sprecate malissimo. Pérez prima e Mandžukić poi danno il peggio sotto porta. Il primo manda a lato una palla godibilissima di Agüero dopo un doppio errore sesquipedale della retroguardia croata; il secondo, tre minuti dopo, su cross di Vrsaljko, sbaglia di testa a due passi dalla porta. Finalmente (?) è l’ora di un po’ di retorica spicciola targata Mediaset: i mali dell’Argentina, il cuore della Croazia, l’imprevedibilità di questi Mondiali, il fascino di vedere i tifosi gli uni accanto agli altri, uniti dalla passione comune e scevri da qualsiasi manifestazione violenta. E questo è il calcio, signora mia.

Osservazioni a margine dell’intervallo

– “Una cosa seria: ma come è vestito Sampaoli?”

– “Da sbocciatore seriale cinquantenne dell’Hollywood.”

– “Già pronto per festeggiare a fine gara. Qué motivador!”

– “Con questo spagnolo, sei pronto per la Casa di Carta.”

– *fischietta Bella Ciao*

– “Rimetti sul 5, vai.”

2° (mal)Tempo

– “Certo l’Argentina ha rischiato pure nel finale su contropiede di Rebić. Pensa in che stato.”

– “Dicevi?”

– “Ehm.”

Al 52’ la Croazia passa. Completamente a caso. Dopo un’azione manovrata dell’Argentina nata da un buon pallone recuperato a centrocampo e conclusa debolmente da Agüero, sul rinvio del portiere croato Subašić, il pallone viene facilmente raccolto da Mercado, che appoggia su Caballero. Che svirgola, propiziando la volée di Rebić. Lo psicodrammometro, già attivo, sta raggiungendo il livello di guardia.

– “No.”

– “Non è successo davvero” *segue rumore di schedina che si strappa*

– “Questo quando torna a Buenos Aires lo appendono per i piedi a una pompa di benzina.”

– “Te l’avevo detto che questo un danno lo faceva…”

– “Sampaoli e le mani nei capelli che non ha.”

– “Ora gli si sbiancano i tatuaggi.”

– “È psicodramma.”

– “Reale.”

Non solo Sampaoli. Tutti gli argentini presenti al Nizhny Novgorod si mettono le mani nei capelli (che alcuni hanno). Qualcuno, pescato dalle telecamere infami, si copre direttamente gli occhi, “cela la faccia a non veder l’amara luce”. Anche dopo cinque minuti, cristallizzandosi.
Sampaoli, occhi lucidi e sensazione di dramma imminente che gli chiude la vena, inizia a correre ai ripari, con la stessa prontezza di riflessi di chi tira dentro i panni mentre piove da due ore: entrano Higuaín e Pavón, per Agüero e l’impalpabile Salvio. Sugli spalti, comunque, non si dissipa la nube della disperazione, nonostante manchi ancora mezz’ora. L’Argentina spinge ma non conclude: il Pipita la mette in area, Meza la spara (piano, eh, non sia mai che segni) su Subasic, Messi sulla ribattuta si fa chiudere bellamente in angolo. Segno che, a differenza di Baby, qualcuno può mettere Messi in un angolo.

Lo psicodrammometro sta per esplodere. Vida, onnipresente (ovunque proteggi, proteggimi dal male), chiude magistralmente su Pavón, che quando si rialza da terra non sa nemmeno più come si chiama. Di contro i croati, con malcelata tranquillità, sfiorano il raddoppio con Mandžukić. Sampaoli, in preda alla disperazione, si toglie finalmente la giacca, rivelando nell’ordine una maglietta che farebbe la felicità di almeno metà degli hipster milanesi, una pancia interessante e due braccia tatuate da pirata malese. Butta nella mischia anche Dybala, al posto di Pérez: con sessanta attaccanti, pensa, qualcuno segnerà. Sì, Modrić.

– “Ecco fatto, altra palla persa. Panico totale.”

– “Ma poi nessuno che va incontro. Che fanno, dormono?”

– “E nessuno accorcia. Vabbè, ora la difesa è schierata…”

– “Occhio a Luka…”

– “Ecco.”

– “Ma cosa ha fatto. MA COSA HA FATTO.”

– “Caballero reattivo, eh.”

– “Stai a vedere il pelo.”

Brozovic, abbastanza epic, serve la perla di Zara, che tra una finta e l’altra imbambola Otamendi, in carenza d’ossigeno da almeno dieci minuti. Lascia partire un destro che manda Caballero in buffering: due a zero. Sampaoli ha finito le sostituzioni, purtroppo per noi: qualcuno giura d’aver visto Maradona scaldarsi. Altro che locura. Il succitato Otamendi, che ormai respira dalle branchie, scapea definitivamente, calciando il testone di Rakitic e guadagnandosi un giallo “inutile e triste come la birra senz’alcool”. Gli argentini cercano vanamente di ridarsi una dignità, tra falli, palle lunghe e assalti all’arma bianca. Tutti inutili. Perché la Croazia non si tiene. Lo psicodrammometro nemmeno.

– “Otamendi lucidissimo.”

– “Eh, in effetti gli ci voleva un’altra punizione contro dal limite.”

– “Uuuuuuh, traversa.”

– “Partita finitissima. Anzi, qui se non fischia la fine iniziano i reati.”

– “Anche Messi è andato.”

– “Fra quanto va invece Sampaoli?”

– “Non so, di sicuro non torna in Argentina.”

– “Forse resta in Russia.”

– “Rifugiato politico tipo Assange. O Togliatti.”

– “Aspetta, aspetta, arriva il terzo.”

– “Sembra calcetto.”

Ci sono tre croati e cinque argentini. Sembra una barzelletta e in effetti fa ridere, pur nell’accezione psicodrammatica del termine. Rakitić conclude il tremendo contropiede 1 vs 3 (con quattro sudamericani a inseguire) tirando da fuori. Mascherano gira su se stesso rivelando un accenno di labirintite. Caballero respinge. Mascherano sorprende tutti per la sua velocità, nel chiamare un fuorigioco inesistente. Kovačić, fresco come una rosa, raccoglie la palla. Caballero si siede. Gli argentini sono praticamente immobili. Kovačić serve Rakitić, solo. Ma non solo: di più. Si prende il tempo che gli serve. Gli argentini non si sono ancora mossi, tranne Messi che passeggia dietro Rakitić. Tre a zero, imbarazzante per tutti, soprattutto per l’inane Acuña, accorso in difesa apposta per sdraiarsi. E alla fine arriva Tagliafico. Lo psicodrammometro è decollato, direzione Marte. Ultima percentuale registrata: +700%.

– “Oh, andata. Novgorodazo.”

– “Se dici una cosa così a Buenos Aires, ti ferrano.”

“Del resto se sei Sampaoli devi sampaolare.”

– “Ci vai in culo, ci vai.”

– “Ti vedo tranquillo.”

– “Sto ripensando a Rebic. E immagino Corvino che sboccia con i suoi diritti di rivendita.”

– “Vestito come Sampaoli, peraltro.”

– “Birretta?”

– “Vai. Alla salute dello psicodrammometro.”

– “Che mi sa che si è rotto definitivamente, dopo stasera.”

– “Lo facciamo riparare da Tapia!” (presidente della federcalcio argentina, ndr)

– “Apposto.”

Con i se e con i ma

Al triplice fischio finale, la parabola dadaista dello sbocciatore Sampaoli raggiunge lo zenith. In questa disfatta, el hombrecito ci ha messo la firma, come un R. Mutt qualsiasi. E adesso è l’ora dei se e dei ma.

Se ci fosse stato Icardi.
Se avesse giocato Higuaìn.
Se Maradona non mettesse bocca a ogni piè sospinto.
Se Maradona rispettasse il divieto di fumare in tribuna.
Se la smettessero di giocare con trentotto esterni.
Se mandassero in pensione Mascherano, metronomo fuori tempo.
Se Sampaoli si vestisse meglio.
Se Sampaoli si vestisse con la tuta.
Se si accorgessero che Messi il cuore lo mette solo su whatsapp e dunque non può fare il capitano.
Se si accorgessero che comunque Messi non basta.
Se trovassero un capitano con più carisma d’un tombino.
Magari non Otamendi.
Se Messi avesse segnato il rigore contro l’Islanda.
Se Caballero avesse almeno contro l’Islanda evitato di fare fesserie.
Se non si fosse fatto male Romero.
Se non si fosse fatto male Lanzini.
Se si fosse fatto male Mascherano?
Se Di Maria non avesse mandato la controfigura in Russia.
Se avesse giocato Armani.
Se Armani vestisse Sampaoli.
Se in Argentina qualcuno giocasse in porta da bambino.
Se Fillol facesse il Ministro dello Sport.
Se Sampaoli capisse di non essere Bielsa (anche se nessuno l’ha mai visti nella stessa stanza).
Se Sampaoli si fosse ricordato che Bielsa comunque uscì al primo turno.

Ma sarebbe cambiato qualcosa? Probabilmente una sega. Ma fatta bene, che non si sa mai.