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Ceci n’est pas une rubrique serieuse. Sbarcano su Zona Cesarini i #duspicci, agghiacciante fucilata di commenti e sentenze tirate senza pietà e nate nel sangue della Caporetto azzurra del lontano novembre 2017. Per un quadro dei Mondiali un po’ alla Scanzi, ma con meno gufate clamorose perché non vogliamo querele da Djokovic. E perché l’autore se sente parlare ancora di calciomercato sclera quindi si ributta su Russia 2018.

 

– Partiamo dalle due più grandi delusioni dei mondiali: no, non dico Germania e Argentina. Ma il fatto che dopo tre giorni erano già ridotte al lumicino le riserve di birra in Russia. E che i temutissimi ultras russi non hanno nemmeno fatto volare due sberle, neanche dopo le sparate di Vida sull’Ucraina e i gol albanofoni di Svizzera-Serbia, vista la tradizionale alleanza geopolitica tra Mosca e Belgrado. Facile fare gli scontri in Francia mentre dall’altra parte della strada c’è la rivoluzione e poi in casa tutti con il monocolo, il frac e le ghette.

– Sto pensando a quale impennata qualitativa darà la formula dei mondiali a 48 squadre, con il raddoppio delle nazionali di Africa, Asia e Nordamerica. L’AFC ha portato agli ottavi una nazionale (il Giappone) su cinque, la CONCACAF una su tre (il Messico, che è stata pure l’unica nazionale della confederazione ad aver vinto almeno una partita), la CAF è rimasta al palo con 0 su 5, con Nigeria e Senegal eliminate ad un quarto d’ora dalla fine dell’ultimo turno dei gironi. Ah, ma entrano almeno tre nuove nazionali europee! Sai che botta di qualità daremo noi al Mondiale?

– Cose belle di questi mondiali russi: il maestro Tabarez, il Belgio e in particolare Lukaku-Hazard-De Bruyne, Sergio Ramos che piange, Mbappé, l’autopallonata di Batshuayi, lo #psicodrammometro, Giroud centravanti campione del mondo con 0 tiri in porta, la barba di Jedinak, il british style di Southgate, la sobrietà di Maradona, Subasic. Dimentico sicuramente qualcosa.

– Cose brutte di questi mondiali russi: il mostruoso stadio di Ekaterinburg, la Russia ai quarti di finale, Mitrovic, l’Argentina, Neymar, gli xG che danno la Croazia vincitrice, Gabriel Jesus titolare nel Brasile, l’abbigliamento di Sampaoli, i portieri sauditi, i portieri argentini, qualunque post-partita di Mediaset, Stuani al posto di Cavani, Rebic in una finale mondiale. Dimentico sicuramente molte cose.

– Comunque il mondiale senza la propria nazionale è un sacco sottovalutato. Personalmente, ero molto più rilassato. Dovremmo riprovare con gli Europei.

– Indubbio che le precoci eliminazioni di Germania e Spagna nonché dell’Argentina, oltre a certificare l’aria da fine ciclo sportivo delle due nazionali europee e lo psicodramma sudamericano, siano anche un ennesimo segnale di rivincita del (mi si passi il termine) difensivismo sul calcio posizionale. Partita ancora aperta tra scuole di pensiero – il mondiale del Belgio e in parte dell’Inghilterra ce lo dimostrano -, ma la dittatura del juego de posicion sui tornei internazionali sembra definitivamente finita. Il re è morto, viva il re!

– “Ma quindi si è registrato un abbassamento del tasso tecnico tale da permettere una figura dignitosa anche all’Italia?” No. “Ma quindi se siamo usciti con la Svezia arrivata ai quarti, dovevamo essere meno duri con Ventura?” No. “Ma quindi…” quindi guardati Balalaika.

– Comunque c’è stata un sacco d’Italia in questi Mondiali. Frase chiave di ogni partita mandata in onda, con il concetto di “Italia” esteso dagli ex-giocatori militanti nel nostro campionato agli addetti VAR fino alla Gioconda.

– In effetti nell’Iran (3 punti, in ballo per gli ottavi fino all’ultimo secondo, 0 gol su azione) ho rivisto un che degli azzurri dei Ventura. Ma pure nella disposizione tattica dell’Argentina.

– Insomma, ha vinto la Francia. Che ancora non si è capito bene come ha fatto a perdere Euro 2016, anche se un sospettato io ce l’ho sempre avuto. Citofonare Claudio Lippi.

L’allenatore campione del mondo

– Doping: la mia personalissima proposta consiste nel liberalizzarlo totalmente. Voglio giocatori completamente impizzati scendere in campo. Quantomeno, questo ci risparmierebbe i teatrini non tanto della WADA (noto postribolo) ma bensì quelli a mezzo stampa sui russi che pippano l’ammoniaca.

P.s. Non è un giudizio di merito sulle sempreverdi accuse di “doping di stato” contro la Russia, ma una velata ironia su come venga trattato il tema.

– Comunque Ignashevich a 39 anni ha più autonomia fisica e mentale di Bonucci a ottobre. Dite a Gattuso di comprare l’ammoniaca.

– Curioso l’intreccio tra calciomercato e Mondiali: per tre partite Golovin è stato il più forte giocatore del mondo, poi il Portogallo è stato eliminato e la Juventus ha preso Cristiano Ronaldo.

– Il curioso caso di Nikola Kalinic: nel giro di un anno questo giocatore è passato da essere un buon centravanti ad essere un epurato dalla sua nazionale a torneo mondiale in corso, per aver rifiutato l’ingresso in campo da subentrante nella partita d’esordio della Croazia. In mezzo, l’estate 2017 con il trasferimento milionario al Milan ottenuto a colpi di certificati medici fantasiosi per disertare il ritiro, e la stagione 2017-18 passata a litigare con il pallone sotto porta.