6 min read

di Stefano Piro

 

Con l’acquisto di Cristiano Ronaldo e il discusso ritorno di Bonucci, la Juventus ha scelto di compiere l’ultimo passo per entrare nell’élite delle società che hanno come primo obiettivo stagionale la conquista della Champions League. Ma il portiere bianconero non sarà più Gianluigi Buffon, che dopo 17 anni all’ombra della mole si appresta ad iniziare una nuova avventura con la maglia del Paris Saint-Germain.

Ѐ possibile paragonare l’arrivo del portoghese in maglia bianconera con la decisione del Manchester City di
affidare la squadra a Pep Guardiola nell’estate 2016, e gli amanti delle scommesse avranno già constatato
che le due compagini sono le più accreditate per alzare la prossima coppa dalle grandi orecchie a Madrid. Madrid, città in cui l’Italia si è conquistata il Mondiale ’82 e in cui l’Inter nel 2010 ha messo in bacheca la terza Champions League, l’ultima griffata belpaese. Sebbene lo stadio di quei successi fosse Il Santiago Bernabeu (la finale 2019 si disputerà al Wanda), sarebbe impossibile ignorare ciò che il destino ha riservato a Ronaldo e
alla Juventus: CR7 lascia Madrid con il compito di ritornarci e vincere.

Ma in tutto questo, quale sarà l’impatto del cambio della guardia tra i pali bianconeri? L’addio di Buffon, tra l’altro offuscato dall’arrivo proprio di Cristiano Ronaldo, merita una riflessione che finisce per toccare le vicende di altri portieri e la concezione del ruolo.

La nuova triade Agnelli-Marotta-Paratici ha acquistato credibilità nel tempo per la capacità di ponderare
adeguatamente ogni movimento di mercato in entrata e in uscita fin dai tempi dell’addio di Alessandro Del
Piero, a dimostrazione che né un giocatore né un allenatore (vedi Antonio Conte) è più importante della
società ed ogni componente della rosa deve essere funzionale alla stessa.
La scelta di non rinnovare il contratto ad un portiere di 40 anni sembra coerente con la politica del board
bianconero appena descritta, ma in questo frangente può non convincere del tutto.

Buffon ha deciso di continuare la propria carriera firmando per il PSG, società concorrente della Juventus in
campo europeo, andando con ogni probabilità a scavalcare nelle gerarchie di Tuchel due portieri come Trapp e Areola, che non hanno mostrato e probabilmente mai mostreranno quelle doti tecniche, sicurezza e soprattutto capacità di guida che i dirigenti francesi pensano di trovare in un pur crepuscolare Buffon.

Alphonse Areola con la maglia del Psg Shaun Botterill/Getty Images Sport

Inoltre, pare legittimo avere dei dubbi sul valore assoluto di Wojciech Szczesny e Mattia Perin. Il polacco parte titolare dopo una stagione di apprendistato in cui ha collezionato 17 presenze in Serie A condite da buone prestazioni, tuttavia è da verificare la tenuta mentale e la capacità di gestire la pressione per essere l’erede di Buffon. D’altro canto, il carisma del portiere ex Genoa porta a pensare che farà di tutto per mettere in difficoltà Allegri. Come si è visto nei casi di Trapp-Areola e Karius-Mignolet, la concorrenza tra portieri non top è un fattore negativo che può generare incertezza.

A sostegno di questa tesi ci vengono in aiuto i numeri: la stagione 2016-2017 è l’unica senza titolo per i
parigini dal successo del 2013. Proprio nell’annata in cui a vincere fu il Monaco di Jardim, Trapp e Areola
scesero in campo come titolari rispettivamente per 24 e 14 partite, mentre la squadra non riuscì ad
ottenere nemmeno una vittoria nei quattro scontri diretti con i monegaschi e il primo Nizza di Balotelli che
terminò il campionato al terzo posto. Nella scorsa serie A Buffon ha visto il campo solo 21 volte, ma nelle
trasferte contro Napoli, Inter, Lazio, Milan e Fiorentina, tutte vinte dalla Juventus, è stato il titolare, a
riprova del fatto che la gerarchia tra lui e Szczesny era ben definita e la squadra ne ha giovato.

Limpido è anche il caso del Liverpool. Mignolet e Karius si sono divisi esattamente la titolarità della porta
nella Premier League 17-18, con 19 partite giocate a testa. Nonostante il quarto posto finale, i reds hanno
vinto solo 2 big matches su 10 giocati contro i due Manchester, Tottenham, Arsenal e Chelsea raccogliendo
21 palloni dalla propria rete. In Champions League, al contrario, Klopp si è affidato esclusivamente a Karius,
escludendo i preliminari, una scelta che ha contribuito all’accesso alla finale di Kiev, malgrado gli errori
evidenti del portiere tedesco nell’atto conclusivo della competizione.

 

I trasferimenti dei portieri hanno interessato anche altre squadre della Serie A. Dando uno sguardo alle rose delle
teste di serie emerge un fatto rilevante: Juventus, Napoli e Roma ovvero le squadre che hanno
terminato gli ultimi tre campionati nelle prime tre posizioni della classifica, hanno cambiato il portiere titolare. Della situazione in casa bianconera si è parlato, il Napoli ha scelto di rinunciare a Reina,
attualmente portiere del Milan ma pronto a riabbracciare Sarri al Chelsea in caso di cessione di Courtois, per puntare coraggiosamente sul ventunenne Alex Meret, altro erede in pectore di Buffon in nazionale, mentre la Roma non ha potuto che accettare l’offerta record di 62.5M di euro + 10M di bonus per Alisson realizzando potenzialmente una plusvalenza di 60M.

La cifra spesa per l’ex portiere giallorosso ha battuto la valutazione di 52M di euro (70 miliardi delle vecchie lire più 30 miliardi di valutazione per Bachini) per Buffon in occasione del suo trasferimento alla Juve. Non è un caso se il portiere più pagato di sempre è stato acquistato dal Liverpool, proprio quella squadra che ha dovuto rinunciare alla Champions League a causa delle due clamorose papere di cui è stato protagonista Loris Karius. I Reds si sono trovati con le spalle al muro e hanno deciso di acquisire uno tra i migliori sulla piazza, importando da Roma certezza e sicurezza.

E’ un acquisto che si lega con quello di un altro portiere brasiliano, Ederson, per il quale lo scorso anno
Guardiola, oramai stanco dell’inaffidabilità di Claudio Bravo e Caballero, decise di pagare 40M di euro
risultando il primo movimento in entrata della stagione del record di 100 punti ottenuti in Premier League.

Alisson con la maglia della nazionale brasiliana

Queste considerazioni non fanno che mettere in rilievo l’importanza di avere in rosa un numero uno di
livello mondiale per poter ambire ai trofei più prestigiosi. Così come le grandi squadre non possono
prescindere da un attaccante che segna, da un centrocampista che imposta e da un difensore che
comanda, non è più possibile fare a meno di un grande portiere.

Le splendide epopee di Barcellona e Real Madrid, contrassegnate da portieri non di primo livello, non devono ingannare. Innanzitutto entrambe le squadre saranno ricordate per essere riuscite a schierare calciatori di movimento di primissimo livello. In più, la scelta di puntare su Victor Valdes dopo aver provato Reina, Rustu ed Enke, fu dettata dalla capacità del portiere catalano di giocare palla a terra, l’uomo da cui partiva il tiki-taka, il guardiolismo. Keylor Navas al tempo stesso, pur mostrando alcune incertezze negli anni, una su tutte nel ritorno dei quarti di finale di Champions League della passata stagione contro la Juventus, è stato protagonista di numerose prestazioni dall’elevata qualità, forte delle sue caratteristiche di esplosività tra i pali e piede raffinato per un estremo difensore.

In conclusione, la sensazione è che la Juventus, nonostante l’acquisto di Ronaldo che incrementerà
l’imprevedibilità in fase offensiva, si sia indebolita nel reparto che ha contraddistinto i successi degli ultimi
sette anni. Fra qualche tempo, i tifosi della Juventus potrebbero rimpiangere di non avere visto giocare
insieme il miglior portiere e il miglior giocatore del mondo.