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Shortlist è una di quelle rubriche che cercherà di accompagnare ogni giornata di Serie A con la selezione dei 3 migliori gesti tecnici dell’ultimo turno di campionato. Una piccola oasi dove si respirerà aria di gol, dribbling, parate miracolose, stop morbidissimi, passaggi illuminanti e, in generale, tutte quelle cose per cui valga ancora la pena pagare un biglietto il sabato, la domenica o il lunedì. Nella terza giornata di campionato, tra sorprese e conferme, sono tre i gol che ci hanno rubato l’occhio e che meritano di inaugurare questo spazio ambitissimo.

Matuidi vs Parma

Blaise Matuidi è un tipo strano, ancor prima che un giocatore dalle caratteristiche e dall’andatura bizzarre. Osservandolo in campo se ne ricava la netta sensazione che corra e si muova come un moto perpetuo a ritmo costante, come se fosse sospinto da molle invisibili sotto ai piedi: non cambia mai passo, non dà la sensazione di controllare agilmente il pallone o di essere particolarmente in confidenza con tutti quegli aspetti del gioco che riguardano la costruzione e, più in generale, il rapporto diretto col pallone. E il suo gol, decisivo, contro il Parma, sembra essere il manifesto di questo ritratto un po’ sghembo.

Da un’apertura sulla fascia sinistra, e dal susseguente controllo e dribbling a rientrare di Alex Sandro, si genera uno spazio tra centrale e terzino dei ducali, prontamente attaccato in verticale, d’istinto e forza, da Matuidi. L’azione juventina, però, non è pulita, anche per la foga di segnare il gol del nuovo vantaggio, e in quel corridoio vuoto dove scivola la palla arriva anche il taglio alle spalle dei centrali di Mandzukic. Matuidi intuisce immediatamente lo sviluppo corretto dell’azione e sterza leggermente verso il centro per lasciare spazio al croato, dimostrando intelligenza e una lettura di gioco non banali. Il tacco di Mandzukic è l’oliva sul Martini appena miscelato dalla combinazione a tre della Juventus: spalanca la luce di porta al francese, che, avanzando dinoccolato come se fosse fatto di marshmellow, spara un interno sotto la traversa che significa tre punti e tranquillità assoluta in vista della sosta.

Benassi vs Udinese

Un altro centrocampista che finora non è mai riuscito a convincere fino in fondo e a far emergere in maniera piena e completa il suo potenziale è Marco Benassi. Una mezzala oltremodo verticale, straordinariamente aderente ai principi di gioco di un allenatore come Stefano Pioli, tanto da sembrare il prolungamento fisico e attitudinale del suo modo d’intendere il calcio: intenso, pronto all’aggressione alta sull’uomo e determinato nel gettarsi continuamente negli spazi creati nello schieramento avversario. Benassi difficilmente ruba l’occhio per una giocata palla al piede, ancor più difficilmente per un passaggio risolutore, Benassi è l’esempio di un centrocampista che per superare i suoi limiti e dare fondo a tutte le sue qualità abbisogna di un sistema di gioco favorevole, che lo responsabilizzi in tutte le fasi e che si adatti alle sue caratteristiche da box-to-box inglese old fashioned. O da legittimo erede di Simone Perrotta.

Nel gol decisivo contro un’Udinese coperta, schierata da Velazquez con un 4-5-1 poggiato su un blocco dal baricentro molto basso, il #24 della Fiorentina riesce a decidere la partita – e a segnare il terzo gol in due partite – grazie a quello che gli riesce meglio: un inserimento verticale nello spazio ad attaccare la profondità, portato alla massima velocità. Non è un caso che l’azione del gol nasca da un ribaltamento di campo rapidissimo dopo un angolo a favore dei friulani, condotto in conduzione da un Chiesa ormai inarrestabile in campo aperto, che premia con una giocata deliziosa a scavalcare Lasagna la corsa quasi folle di Benassi, partito 50 metri prima con la precisa volontà di attaccare lo spazio fronte alla porta. La mezzala viola, poi, compie un capolavoro di tempismo e coordinazione: segue con lo sguardo ogni singolo giro del pallone, attende il secondo rimbalzo e l’altezza giusta, piegando il corpo alla perfezione per lasciare andare il collo del piede, con la palla che vola proprio sotto il sette della porta di Scuffet nonostante un angolo di tiro angusto. Sei punti in due partite per la Fiorentina, tre gol in due per Marco Benassi, già convocato da Mancini in Nazionale. Che sia arrivato davvero il suo anno?

Quagliarella vs Napoli

“Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.” Philippe Noiret, aka il Perozzi, in Amici Miei di Mario Monicelli, conia questa fortunatissima definizione per spiegare quei colpi di genialità che nascono all’improvviso, generati da situazioni all’apparenza banali o scollegate tra loro che si risolvono in un colpo di scena che ribalta l’intero contesto che stiamo fin lì osservando. Seguendo questa filosofia, forse Fabio Quagliarella potrebbe essere insignito di una speciale menzione d’onore monicelliana per la capacità naturale con cui riesce a rovesciare o strappare il contesto di una partita di calcio, generando meraviglia e stupore in egual misura.

Perché il gol di tacco al Napoli è l’ennesima rappresentazione plastica di un attaccante unico nel suo modo di pensare e mettere in pratica il calcio. O come scrive Gianluca Lorenzoni in questo articolo: “Giocate e gol mai banali, assoli improvvisati fatti di tecnica ed istinto che rinnegano il concetto di schema. Il più delle volte il difficile non è tanto l’azione in sé, quanto il pensiero folle che essa sia realizzabile. L’idea malsana che ci si possa spingere oltre i sentieri della razionalità, avvicinandosi a ciò che non credevi possibile.”