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Per celebrare al massimo il ritorno della squadra nerazzurra nell’Europa dei grandi abbiamo pensato di fare una puntata di Riflessioni Nerazzurre Non Richieste – Champions League Edition, da leggere a stretto giro con la puntata dedicata alla sconfitta contro il Parma, perché in classico stile Inter passano tre giorni e a San Siro cade il Tottenham. Passiamo dunque alle cose formali.

Riflessioni emotive

Vecinooooooooooooo. Sembra un déjà-vu, al posto della Lazio c’è appunto il Tottenham, ma a mandare in estasi il pubblico del Meazza ci pensa sempre l’uruguagio. Una partita che sembrava destinata a scivolare tra le mani degli avversari si è trasformata in una rimonta iconica, squisitamente in stile PazzaInter, niente di meglio per salutare il ritorno della squadra di Spalletti in Champions.

Ora, per i pochi fortunati che hanno potuto godere delle montagne russe dagli spalti, ce ne sono tanti altri che hanno accolto il ritorno della Champions su Sky minacciando di spaccare la televisione o il computer negli istanti successivi al gol di Vecino. Merito (o colpa) della coppia di telecronisti, adrenalinica fin quasi alla schizofrenia sul gol del numero 8 nerazzurro.

“L’ha ripresa Vecinooooo” va anche bene, Trevisani colto da un momento di patriottismo si esalta un po’ troppo ma d’altronde la ciclicità nel calcio delle volte è materia da stregoni. Poi interviene Adani e inizia a dire parole senza senso che sembra un Gran Capitan nato a Montevideo, trapiantato in Emilia, pronto a invadere l’Inghilterra alla guida dell’Invincibile Armada (che era spagnola, ma sti cazzi). “La garra charrua” (un colpo di testa), “l’ultima parola agli uruguagi” (che è un “prima gli italiani” un po’ mascherato) “hanno un cuore differente, lo capisci o no?” (Trevisani, come noi a casa, probabilmente non l’ha capito) “l’artiglio che graffia e lascia il segno nella storia dell’Inter” (è la prima partita del girone, io volerei basso) poi la deriva totale quando si mette a parlare direttamente con Spalletti, “lascia in campo Vecino, che la dice lui l’ultima cosa del calcio” (sintassi povera, manco stessimo parlando de Messi o CR7).

In un momento di imprevista lucidità l’ex giocatore, tra le altre, dell’Inter, riesce a dire una cosa sacrosanta, ovvero che questo è il calcio e lo è per davvero. L’Inter ha giocato una partita più che positiva, ma nel secondo tempo era palese la superiorità del Tottenham e dopo il gol, al netto de ste stronzate da garra charrua, abbiamo rischiato di prendere il secondo più che di pareggiare la contesa. Poi un cross innocuo, un eurogol di Icardi (mai in partita fino a quel momento), San Siro che ribolle, la (ri)prende Vecino e l’Inter torna a festeggiare una vittoria in Champions League che mancava da un milione di anni, vittoria che conferisce alla squadra e alla piazza un’iniezione di morale come solo certe serate possono fare. Questo è effettivamente il calcio, il resto anche meno.

Riflessioni Tattiche

Una partita che entrambe le squadre hanno ritenuto, a ragion veduta, come uno snodo alquanto cruciale per il proseguo del cammino europeo. Il Tottenham ha impostato il match sul pressing nerazzurro: il primo possesso era deputato a chiamare in avanti la prima linea di pressione, con Davinson Sanchez e Aurier rispettivamente primo e secondo per palloni toccati tra i londinesi, per poi verticalizzare sulle scalate nerazzurre approfittando della difficoltà da parte di Brozovic e Vecino a coprire ampie zone di campo.

La strategia ha funzionato spesso nel primo tempo, Eriksen si ritrovava con una certa libertà alle spalle del centrocampo avversario, le sovrapposizioni di Davies e Aurier garantivano una superiorità posizionale che rischiava di mettere in mezzo i terzini dell’Inter. La brutta serata di Kane ma soprattutto l’ottima gara della retroguardia nerazzurra nelle situazioni di difesa posizionale non hanno permesso ai londinesi di arrivare con facilità al tiro.

Quando il possesso era controllato dalla squadra di Spalletti si è andato a ripetere un canovaccio che a quanto pare sarà il leitmotiv della stagione interista: tutto passa da Brozovic. Il croato è costantemente in movimento, gioca un’infinità di palloni (90 tocchi, 76 passaggi chiusi con l’87% di precisione), è il cervello della manovra e anche il primo esecutore dal momento che i suoi compiti coprono praticamente tutta la zona del centrocampo, dalla mediana alla trequarti. Nonostante il resto della squadra non sembri pienamente consapevole delle idee tattiche di Spalletti – sicuramente molto dipende dall’inserimento dei nuovi, da una pressoché totale mancanza di automatismi e forse anche da qualche dubbio da parte del tecnico di Certaldo su quale piano gara sposare – la forma di Brozovic sembra essere addirittura superiore agli ultimi due mesi della scorsa stagione.

Brozo a parte, il primo tempo dell’Inter racconta di una squadra che interpreta bene la fase di non possesso, manifesta una discreta gestione del pallone ma non crea quasi nulla, con il solo Politano a dare un minimo di dinamismo all’offensiva nerazzurra.

Nel secondo tempo emerge la maggior consapevolezza del Tottenham, squadra che non ha toccato niente durante il mercato estivo, e che Pochettino educa al suo calcio da ormai diversi anni. Complice anche l’appesantirsi delle gambe, la prima linea del pressing casalingo salta sempre più spesso, Eriksen galleggia tra le linee con molta più facilità e picchia l’1-0 aiutato da un contrasto un po’ molle di Brozovic, una carambola in area e una mezza papera di Samir nonèneanchefortunato Handanovic.

Con l’ingresso di Lucas Moura sembra sempre più vicino il raddoppio dei londinesi; il brasiliano colleziona 5 dribbling su sette tentativi in una trentina di minuti, risultando incontenibile per uno Skriniar decisamente più a suo agio da centrale che non da terzino. L’Inter ha il non trascurabile merito di non abbassarsi, accettare il rischio dell’imbarcata e continuare a muovere il pallone alla ricerca dell’episodio favorevole. L’episodio arriva, Icardi impatta una demi-volée di rara bellezza e rende incandescenti gli ultimi quattro minuti più recupero.

Una perla

Il Tottenham palesa la sua peculiare tendenza autolesionista, diventata quasi un marchio di fabbrica della squadra di Pochettino. Nonostante il tecnico argentino sia riuscito a impiantare in Premier League uno degli esperimenti tattici più riusciti degli ultimi anni, non è mai stato capace di mutare la mentalità di un gruppo abituato a sentire eccessivamente la pressione e incapace di reagire quando la palla scotta (perdere un campionato contro il Leicester penso sia l’apice di questo atteggiamento).

Il gol di Vecino scrive la parola fine su una partita al cardiopalma, l’Inter porta a casa tre preziosissimi punti, il Tottenham lascia San Siro con molto da recriminare e con la sensazione che questo genere di partite vada ancora indigesto agli Spurs. Tanto di guadagnato per chi è tornato a esultare sulle note della Champions e per una squadra che sentiva un gran bisogno di un’affermazione importante in questo turbolento inizio di stagione.