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Il derby è di tutti, specialmente quando vince l’Inter. Torna Riflessioni Nerazzurre Non Richieste, la rubrica che è più bella di un gol al novantesimo. Nella prima parte abbiamo l’incursione di un depresso Michele Pelacci rincuorato (?) da Paolo Stradaioli, mentre nella seconda parte Alberto Mapelli sviscera il big match dal punto di vista tattico.

(No, meglio di un gol al novantesimo non c’è nulla).

Riflessioni emotive

Paolo Stradaioli: Partiamo dalla fine. L’ebbrezza di vincere un derby che aveva marchiato a fuoco lo 0-0 non ha prezzo, così come non dev’essere facile prendere gol al 92′. Quando un derby regala certe emozioni è una roba difficile da descrivere, ma magari sono di parte…

Michele Pelacci: “Voglio morire adesso. Voglio morire in questo momento, senza pietà. […] Sono incazzato come una bestia rara”. Poi Suma continua paragonando (versione edulcorata) la fortuna dell’Inter ad una casa, inquadrando abbastanza bene i sentimenti del milanista viscerale. Partita molto al di sotto della sufficienza per il Milan. Mi stupisco di non averla persa prima. In ogni caso, ci ha pensato la premiata ditta Musacchio-Donnarumma. Quello che mi ha stupito, caro Paolo, è quanto più velocemente Icardi abbia capito tutto, prima di qualsiasi giocatore in rossonero.

PS: Il gol l’ho rivisto e rimango dell’idea che si tratta di un contromovimento fatto con deliziosa maestria, ma un contromovimento, non una giocata da alieno. Comunque Mauro le ha queste sensazioni, è perfettamente dentro il momento e non potrei essere più felice. Parlando di reazioni emotive, io sono impazzito quando è entrato Ignazio “Il Talismano” Abate, ma in generale Gattuso l’ha sbagliata eppure stava per portare a casa il punticino. Troppo fragile anche mentalmente questo Milan, o no?

MP: L’ha sbagliata? Punticino? Fragile mentalmente? Ho visto pochissime cose positive nel Milan di domenica sera, tra queste: Romagnoli è un mostro e nessuno si è fatto male. Ah, ho riso molto per questa cosa di Kessié. È una delle partite più a senso unico che ricordi: 90′ dello stesso identico spartito. Sembrava di sentire quella canzone dei Daft Punk che mettono sempre i dj raffinati. Gattuso non ha le armi di Allegri dalla panchina, vero, ma pure Montella c’era arrivato al derby d’andata della passata stagione: ogni tanto un cambio dissennato (allora fu Cutrone per Kessié) può dare una scossa, anche emotiva, ad una squadra che è sembrata emotivamente vicina allo zero termico. Discorsi tecnici, tipo cosa fare quando la palla è nei tuoi piedi, di conseguenza. Prima di ridarti la parola: fino alla nuova pausa-Nazionali il Milan gioca ogni 3 giorni, chiudendo il tour de force contro la Juventus. Non so se il 25 novembre, quando i rossoneri saranno ospiti della Lazio, Gattuso sarà ancora l’allenatore.

PS: “Non magna il panettone!” (cit. di un qualsiasi capiscer da bar). Frequenti troppi locali in, ma la metafora regge. Al contrario dei cugini, l’Inter ha fatto una partita veramente “cattiva” nel senso più positivo del termine nel primo tempo, per poi specchiarsi un po’ troppo nel secondo e rischiare di buttare i 3 punti. Sembra il leitmotiv dell’Inter 18/19: in qualche modo la sfanghiamo sempre. L’attitudine dimostrata nel derby è fantastica, abbiamo una coppia di centrali da effetto wow, l’infortunio di Radja sembrerebbe poca cosa (un paio di match). Non saremo ancora ai livelli di Juve e Napoli ma progrediamo day by day, e il 9 fa scomparire con un colpo di bacchetta magica tutti i problemi di rifinitura che abbiamo (e sono tanti, e verranno a galla prima o poi). Detto ciò devo fermarmi ancora sul croato. 122 palloni toccati, 104 passaggi tentati, 5 contrasti vinti, 1 intercetto, in fase di possesso, ad oggi, è la cosa che più si avvicina a Toni Kroos in giro per l’Europa e io sarei (sarei stato potrei ancora essere fui) un hater di Brozovic. How?

MP: Però, più passaggi di Biglia e Bonaventura messi assieme. Sempre stato un fan di questa versione matura e responsabilizzata di Brozo. Ora dovrà guidare l’Inter in due partite delicatissime: dopo il big match del Camp Nou, Lazio-Inter. Senza gli strappi e la fisicità di Nainggolan (“depotenziato”), l’Inter non deve tornare la squadra senza identità e inconcludente vista ad esempio contro il Parma. Dopo quella sconfitta, peraltro, è iniziata una striscia (aperta) di 7 vittorie consecutive. Parentesi: si parla tanto di quanto sia stato poco servito Higuaín? Ha comunque fatto 9 tocchi più di Icardi (25 contro i 16 del capitano nerazzurro): Maurito vive bene così, il Pipita ha bisogno di tutt’altro sostegno. De Vrij e Skriniar, dopo aver ingabbiato Higuaín, sono attesi dalle prove Suárez e Immobile, giocatori pericolosi in modi molto diversi.

Riflessioni tattiche

Per parlare di questo derby di Milano dal punto di vista tattico serve partire da un assunto che va oltre la fede calcistica, come ha riconosciuto lo stesso Gattuso nelle interviste post-partita: l’Inter ha giocato meglio e ha meritato la vittoria.

Se la prestazione del collettivo nerazzurro è stata di ottimo livello tanto lo deve agli accorgimenti tattici messi in atto da Luciano Spalletti che hanno complicato terribilmente le cose migliori messe in mostra dal Milan in questo inizio di stagione: la costruzione bassa con cui aggirare il primo pressing e la capacità di sfruttare una catena mancina particolarmente affiatata nei movimenti per creare gioco. Entrambi questi punti di forza sono stati adombrati da un primo pressing interista coraggioso e molto organizzato, che ha causato un dispendio di energie non banale negli uomini in maglia nerazzurra.

La pressione offensiva interista coinvolgeva costantemente 5 o 6 uomini: gli esterni alti Perisic e Politano si occupavano di impedire la ricezione ai terzini milanisti, solitamente utilizzati come valvole di sfogo per aggirare il pressing centrale avversario; Icardi e il trequartista hanno impedito la circolazione del pallone tra i centrali e Biglia, venendo supportati in seconda battuta da uno tra Brozovic e Vecino – a volte entrambi – per impedire che l’abbassamento di uno tra Kessié e Bonaventura potesse moltiplicare le linee di passaggio. Tale strategia ha potuto funzionare solamente grazie alla prestazione ordinata e attenta della linea difensiva interista, in grado di mantenere corta la squadra e attentissima sulle seconde palle generate dai rilanci lunghi provenienti da dietro. In tal senso ha spiccato la cerniera centrale formata da Skriniar e De Vrij, autori di una prestazione monstre da un duplice punto di vista: Higuaín non è riuscito ad aiutare la risalita del pallone a causa del loro strapotere fisico mentre le rare fasi di pressing milanista sono state tagliate in due dalla capacità del #37 e del #6 di giocare in verticale.

Sull’altra sponda del Naviglio, infatti, era stata inizialmente impostata una strategia simile, con una pressione alta volta a invogliare il lancio lungo interista. Una idea che ha funzionato solamente per circa una decina di minuti, il tempo che i reparti rossoneri iniziassero a scollarsi garantendo comode tracce verticali ai piedi sapienti della coppia difensiva nerazzurra. Rischiato qualcosa di troppo in un paio di azioni estremamente verticali dell’Inter – disinnescate dall’ottima prestazione realizzata dai centrali rossoneri almeno per 91 minuti e 50 secondi – il Milan ha deciso di non contendere il possesso del pallone all’Inter nella sua metà campo, ritirandosi in attesa di colpire in contropiede. Una strategia che ha pagato soprattutto nel secondo tempo, in cui l’Inter ha fatto fatica a produrre azioni pericolose visto il baricentro molto basso dei rossoneri.

Le posizioni medie nel primo tempo delle due squadre quando gli avversari erano in possesso del pallone. Uno stralcio del report statistico completo della gara fornito dalla Lega Serie A

Il problema nello scardinare le difese chiuse è cronico per questa Inter ed è stato accentuato anche dall’uscita di Nainggolan e dall’ingresso di Borja Valero. Nonostante la buonissima prestazione dello spagnolo, in un grande periodo di forma, a pesare sono le diverse caratteristiche dei giocatori. Il primo pensiero del #20 interista, quando pescato ai lati di Biglia, è sempre stato quello di allargare per il compagno a sinistra, quel Perisic rallentato da una condizione fisica lontanissima dal garantirgli il cambio di passo bruciante che sarebbe servito per mettere in difficoltà Calabria. La presenza di Nainggolan incide aumentando esponenzialmente la voglia di andare in verticale e verso la porta avversaria, nonostante una forma e un inserimento nei meccanismi offensivi della squadra ancora lontana dai desiderata di Spalletti.

A fare saltare la complessiva buona gestione difensiva del Milan è stata la posizione di Vecino. A differenza di altre volte l’uruguaiano ha esasperato la rotazione del triangolo di centrocampo  interista, buttandosi nell’area avversaria con continuità e rappresentando un vero rebus per il Milan. Romagnoli e Musacchio si sono concentrati nella marcatura di Icardi, Biglia e Kessié erano attratti dal pallone, spesso gravitante sul centro-sinistra, e dal movimento a tagliare tutto il campo di Politano mentre Bonaventura non ha mai ricevuto l’indicazione dalla panchina (o non l’ha seguita) di assorbire fino alla propria area i tagli dell’8 interista. Il risultato è che Vecino è stato il più pericoloso dei suoi almeno nei primi 45′ minuti, sprecando sul più bello delle ottime azioni manovrate a causa del suo scarso feeling con la rete prima del 92esimo minuto.

Biglia attirato a sinistra, Bonaventura in ritardissimo e Vecino che ha tempo quasi per fermarsi al centro dell’area completamente solo.

I tanti errori nel momento clou sono stati lavati via dall’ottimo traversone con cui ha assistito la rete vincente di Icardi. Un movimento leggibile e sostanzialmente innocuo arrivato però a tempo quasi scaduto, con i 22 giocatori in campo stanchissimi e prive di lucidità.  O meglio, 21 giocatori. A fare la differenza è arrivato il senso di Icardi per la rete. Sui social network è comparsa una clip di 50 secondi dedicata ai movimenti del capitano nerazzurro nell’occasione decisiva.

Sono immagini che lasciano pochi dubbi su quanto il movimento di Icardi, arrivato in quell’esatto momento della partita, abbia influenzato le scelte di Donnarumma e Musacchio. Si fosse presentata 20 minuti prima quella situazione probabilmente portiere e difensore del Milan avrebbero preso scelte diverse. Arrivata quando la partita sembrava incanalata verso lo 0-0 , invece, la finta di Icardi di attaccare il primo palo per poi sganciarsi alle spalle nella zona in cui aveva letto la caduta del pallone ha creato i presupposti per il gol della vittoria. Musacchio in quel momento ha pensato solamente ha marcare il più stretto possibile Icardi, senza prestare eccessiva attenzione alla traiettoria del cross. Attirato dal doppio movimento anche Donnarumma ha sbagliato i tempi dell’uscita, consentendo ad Icardi di insaccare a porta vuota.

Detto dei grandi meriti nerazzurri non è possibile non parlare della scarsa flessibilità del Milan. I rossoneri hanno subito il piano gara dell’Inter non riuscendo e non provando a trovare vie alternative alla risalita del campo una volta bloccata la loro principale idea di gioco. Gattuso si è limitato a cambiare uomo su uomo, addirittura snaturando Cutrone in una posizione non sua e impedendo la valorizzazione delle sue caratteristiche. Un passaggio al 4-4-2, con il classe ’98 a fianco di Higuaín per provare a garantire un punto di riferimento ulteriori ai lanci dalla difesa e a liberare il Pipita dalla duplice marcatura interista, avrebbe potuto generare benefici a catena anche sulla circolazione bassa del pallone. L’atteggiamento rinunciatario di Gattuso ha finito invece per creare i presupposti per l’ennesima vittoria a tempo scaduto dell’Inter. Una sorpresa che sta diventando un meraviglioso trend per i tifosi interisti.