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Quando il Napoli ha ufficializzato l’acquisto di Fabian Ruiz per la cifra di 30 milioni, il calcio italiano stava rivolgendo le sue complete attenzioni alla maxi-operazione che avrebbe portato Cristiano Ronaldo alla Juventus, definita poi dai media come “l’affare del secolo”. Lo spagnolo è arrivato in punta di piedi in Italia, oscurato dai desideri non proprio velati dei tifosi partenopei che si aspettavano il Benzema di turno per replicare allo scacco matto della Juventus. Colpo di mercato che poi non è arrivato, complicando una situazione già molto delicata, con la nuova era post-Sarri che mostrava più ombre che luci nonostante l’arrivo di un guru della panchina come Carlo Ancelotti.

Il presidente De Laurentiis non ha ceduto a tutte le pressioni del caso, decidendo di non ritoccare il reparto offensivo – già assortito dai vari Milik, Mertens ed Insigne – e pagando soltanto la clausola rescissoria dello spagnolo al Betis, che risulterà essere l’acquisto più costoso del mercato estivo sotto la stretta approvazione di Carletto in persona. Prima del suo arrivo, di Fabiàn si sono dette tante cose, tra chi pensava che la cifra sborsata fosse eccessiva rispetto a quanto dimostrato, chi non lo aveva mai sentito nominare e chi – come il Corriere dello Sport – si è affidato alle parole di Setién, che lo allenava a Siviglia, per tracciarne un profilo più completo e dettagliato:

“Ha qualità, sa inserirsi, sa imporre i tempi e si muove bene negli spazi stretti. Fabiàn è ancora molto giovane, ma si intuiscono cose grandi in futuro”.

Nella stessa intervista, al tecnico spagnolo è stato chiesto se Ruiz potesse esser paragonato a Milinkovic-Savic – la vera rivelazione della scorsa serie A –  ottenendo un “forse” non proprio convincente.  Fabian, proprio come il serbo, non assomiglia a nessun altro giocatore e la prima metà di stagione col Napoli ne testimonia l’evidenza.

Un nuovo inizio

Per molti giocatori, il passaggio dalla squadra “di provincia” ad una realtà più esposta e ricca di pressioni non è semplice, non lo è neanche per i grandi campioni che passano da un campionato all’altro. Specialmente se il club che lasci è quel Betis che ti ha permesso di raggiungere traguardi importanti, come una qualificazione in Europa League e la convocazione nell’Under 21 spagnola. Lo stesso club che ha coltivato per anni il tuo talento per poi confermarti in prima squadra.

L’Andalusia inoltre è una delle regioni più calde d’Europa, non solo a livello climatico ma anche a livello calcistico. Come l’Europa League recente ha dimostrato, il Betis è stato in grado di portare 50.000 tifosi al Benito Villamarin, gremito da cori senza sosta e coreografie accattivanti,  rappresentando il 12esimo uomo in campo per i giocatori, che vengono come investiti da un senso di appartenenza unico per quella maglia. Anche per Fabian quei colori rappresentavano una vera e propria famiglia, come testimoniano i numerosi messaggi d’affetto che i suoi ex tifosi manifestano in ogni occasione possibile.

Per Ruiz quindi, il trasferimento in Italia non è stato dei più semplici, rappresentando una pedina misteriosa per buona parte dell’estate e per le prime partite stagionali, complice un infortunio che non gli ha permesso di allenarsi regolarmente e di essere a disposizione totale di Ancelotti. Una serie di fattori che hanno contribuito a turbare la tifoseria partenopea, che si chiedeva dove fosse finito lo spagnolo e se quella cifra fosse stata un investimento troppo importante per un giocatore semi-sconosciuto in Italia. Poi la svolta.

Il Napoli va in trasferta ad Udine, con il team di Velasquez che dimostra interessanti idee di gioco nonostante i risultati tardino ad arrivare. Il match del Friuli anticipa quello con la Juventus, che sembra già essere invincibile dopo poche giornate, ed ogni partita risulta essere una finale per la squadra di Ancelotti che non può permettersi alcun calo di concentrazione. Tra i titolari Fabian non figura, come le precedenti partite, ma sarà l’imprevisto a renderlo protagonista: dopo neanche 120 secondi di gioco Simone Verdi si infortuna, lasciando il campo allo spagnolo che disputerà praticamente per intero il match.

Pronti via, il n.8 sradica la sfera dai piedi di Fofana nei pressi del limite dell’area di rigore avversaria, supera con un tunnel delizioso la pressione di Behrami e scarica con il suo piede debole una conclusione perfetta che si insacca alle spalle di un incolpevole Scuffet. Nelle dichiarazioni di Setien avevamo volontariamente omesso la parte in cui affermava che uno dei più grandi limiti di Ruiz, comune a molti mancini, fosse il suo piede debole. Fabian non ha tardato a smentirlo, nonostante l’uso del suo piede destro sembri essere davvero poco privilegiato.

Da lì in poi la sua esperienza al Napoli è stata tutta in discesa, divenendo protagonista del turnover ancelottiano e regalando molte gioie ai tifosi. Le più memorabili sono senza ombra di dubbio la rete del vantaggio siglata a Bergamo e quella del pareggio a Genova, che ha dato il via ad una rimonta insperata sotto un diluvio biblico. Ma le prodezze di Fabian non sono soltanto gol (3), come dimostrano i 2.6 passaggi chiave accumulati in 8 presenze e l’ottima statistica nel palleggio, con una media di 51.6 passaggi a partita di cui l’85,7% completati.

Dal 3-4-2-1 di Setien… 

Il Betis Siviglia ha sviluppato negli ultimi anni – sotto la guida del tecnico spagnolo Quique Setien – un calcio molto interessante, fondato sulle verticalizzazioni e sulla costruzione ragionata del gioco fin dal primo possesso, sfruttando i principi del juego de posicion. Un approccio tattico coraggioso che ha permesso agli andalusi di realizzare tanti gol e di subirne altrettanti. Una partita emblema di questa filosofia è il 3-5 nel derby col Siviglia di Montella dello scorso anno, il cui primo gol fu firmato proprio da Fabian Ruiz, e che vedrà i bianco-verdi portare a casa tre punti preziosi.

Il calcio di Sentièn vuole riprodurre l’attenzione al dettaglio ed alla cifra tecnica proposta dai grandi club, come Barcellona e Bayern Monaco, non curandosi della sua dimensione e puntando alle zone medio-alte della classifica attraverso una precisa e chiara filosofia di gioco, moltiplicatrice del talento collettivo. Obiettivo agguantato lo scorso anno, grazie al sesto posto raggiunto in classifica che ha garantito molta visibilità al collettivo andaluso, esponendo particolarmente alcuni giocatori, Ruiz in testa. In Spagna, Fabian ha ricoperto diverse posizioni tra cui la mezz’ala, la sotto-punta e rifinitore/trequartista nel 3-4-2-1, dimostrando una naturale predisposizione per la giocata importante e deliziando il Benito Villamarin con i suoi filtranti millimetrici e le sue notevoli doti balistiche.

Ciò che però risalta ancor di più nella sua attuale esperienza a Napoli, è l’impressionante crescita che lo spagnolo ha avuto nel campionato italiano, replicando i numeri della sua scorsa annata in 8 presenze, di cui soltanto 5 da titolare. Con il Betis, Fabian ha realizzato la scorsa stagione 3 marcature, realizzando 6 assist. Numeri che non coincidono con la concretezza in maglia azzurra, dimostrata non solo dai gol e dai passaggi chiave ma anche dalle volte in cui Ruiz tenta la conclusione: 2.3 a partita, praticamente il doppio delle 1.2 in Spagna.

Numeri sorprendenti, che forse vanno giustificati con l’enorme dispendio fisico che il tecnico spagnolo imponeva ai suoi, costretti ad esser attivi tanto nella fase di possesso quanto nella fase di non possesso. Caratteristiche che inevitabilmente includevano un leggero calo a livello qualitativo una volta sotto porta, o comunque negli ultimi 20 metri.

… al 4-4-2 di Ancelotti

Quest’anno il Napoli ha attuato una vera e propria rivoluzione, seppur silenziosa e graduale. Dal 4-3-3 di Sarri si è passati così ad un 4-4-2 camaleontico e versatile che ha spiazzato le avversarie, che si aspettavano comprensibilmente una filosofia molto più simile a quella già collaudata nella precedente era. Il 4-4-2 è il modulo che ha permesso ad Ancelotti di toccare l’apice della sua carriera, grazie anche all’influenza di quel Milan di Sacchi che fu corsaro in Europa e maestro nel mondo.

Nessuno meglio di lui sa che un sistema simile è adottabile soltanto nel momento in cui hai degli interpreti di alto livello per ogni reparto, dai centrali difensivi sino agli esterni di centrocampo, senza dimenticare  i due attaccanti. La prima grande intuizione di Re Carlo è stata sicuramente la ridefinizione dei ruoli di Insigne e Callejon, paragonabili per importanza alla trasformazione in prima punta pura di Dries Mertens da parte di Maurizio Sarri. Adesso, Insigne gioca molto più vicino alla porta, aumentando vertiginosamente i suoi numeri in fase di finalizzazione, mentre Callejon fa l’esterno a tutta fascia, aiutando molto in fase di copertura e supportando le offensive del Napoli con i suoi soliti inserimenti, affiancati, però, ad una nuova propensione alla creazione di gioco sfruttando il presidio dei mezzi spazi.

Ma se il lato destro del nuovo Napoli è la fascia più statica per caratteristiche tecniche, dedita alla fase di non possesso ed alla copertura, discorso opposto va fatto per il lato sinistro, coperto da un terzino di spinta come Ghoulam (o Mario Rui) e da esterni di centrocampo molto diversificati tra loro, come Verdi, Zielinski e proprio Fabian Ruiz, che ha quasi sempre ricoperto questo ruolo (7 volte) nelle sue presenze. Lo spagnolo è il vero asso nella manica del Napoli di Ancelotti, in grado di ricoprire praticamente tutti i ruoli dalla metà campo in su, attacco compreso, come dimostra la partita da seconda punta disputata in trasferta col Cagliari. Ruiz permette ad Ancelotti una varietà di scelte invidiabile, con lo spagnolo che sembra aver impiegato veramente poco ad entrare negli schemi della squadra.

Ma è proprio da esterno a tutta fascia che Fabian ha impressionato, riuscendo a passare con estrema naturalezza da terzo attaccante a quarto centrocampista, dando un importante contributo in entrambe le fasi. Lo spagnolo è un punto interrogativo per le difese avversarie, anche quando subentra, non dando alcun punto di riferimento  e svariando continuamente tra centrocampo e attacco. Tutto questo è reso possibile grazie alla sua naturale intuizione per lo spazio giocabile e alla sua importante cifra tecnica, che trova la massima espressione nel suo sinistro. Fabian è in grado di tagliare in due le difese grazie ai suoi filtranti ma anche grazie ad un’elegante progressione palla al piede, ingannevole ed efficace, come altri “finti lenti” riescono a riprodurre. Javier Pastore, ai tempi del Palermo, era un maestro in questo.

Il suo sinistro inoltre è velenoso, specialmente quando esibito dalla media-lunga distanza, il più delle volte da fuori area e dalle zone centrali del campo nelle quali preferisce ricevere per associarsi ai compagni. Fabian tende molto ad accentrarsi, favorendo il dialogo con gli elementi più tecnici della squadra – come Mertens o Insigne – per poi arrivare alla conclusione o scaricare lateralmente sull’uomo libero generando superiorità sul lato forte.

Sicuramente quello di cui parliamo non è un giocatore esente da difetti. Vive ancora dei cali di concentrazione che riducono sensibilmente le prestazioni a livello qualitativo, altre volte invece non prende la decisione più semplice in modo di aiutare la squadra a segnare o ad uscire da una situazione complicata. Certo è che i margini di miglioramento ci sono tutti e forse stanno iniziando ad essere colmati molto prima di quanto ci si aspettasse.

Non sappiamo con certezza se Fabian Ruiz riuscirà a conquistare nuovi estimatori, in Italia o all’estero, ma i tifosi napoletani sembrano essere già ammaliati dalle sua raffinatezza e dalla sua professionalità, fuori e dentro il campo. Forse Ancelotti ha scoperto una nuova stella, un prototipo di giocatore universale, e sta attendendo solo il momento giusto per mostrarla al mondo intero in tutta la sua lucentezza.