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Una corsa alle spalle della difesa dopo pochi minuti dal calcio d’inizio e una rete da attaccante vecchio stampo. Sedici minuti dopo palla sulla sinistra dell’area di rigore, Koulibaly a spasso e destro imparabile a fil di palo. Napoli eliminato ai quarti di Coppa Italia con un secco 2 a 0 a San Siro. Si è presentato così ai suoi nuovi tifosi Krzysztof Piatek, centravanti acquistato dal Milan nel mercato di gennaio dopo una prima parte di stagione da 19 gol complessivi e un assist con la maglia del Genoa: è per distacco la rivelazione del calcio italiano, plasticamente rappresentata dal gesto con cui festeggia le sue reti, mimando un pistolero costantemente col colpo in canna. Piatek in poche settimane è sublimato nella figura del bomber venuto dall’Est a cui i tifosi rossoneri affidano le (ormai ataviche) speranze di rinascita ad alti livelli.

Un indizio dell’impatto che il giovane polacco avrebbe avuto con il calcio italiano, è arrivato ad inizio agosto: si gioca la gara di Coppa Italia tra Genoa e Lecce. Risultato? 4 a 0, con quattro reti di Piatek in soli 37 minuti. Ed è subito un record da vergare sull’albo centenario della società più antica d’Italia. E l’idea che quella di Coppa fosse stata soltanto una serata oltremodo fortunata è svanita presto grazie alle nove reti realizzate nelle prime otto giornate di Serie A: più che l’ambientamento a un nuovo calcio, quello di Piatek è sembrato l’atterraggio di un cyborg pronto a sterminare le difese avversarie.

Il polacco ha sempre avuto un rapporto speciale con il tabellino marcatori. Formatosi nelle giovanili del Lechia Dzierżoniów, Piatek esordisce giovanissimo nella terza categoria del suo Paese, dopo essere stato notato a 12 anni da un giovane allenatore che lo aveva consigliato di iscriversi alla scuola calcio del club accantonando il gioco di strada e il suo passatempo preferito: lanciare pietre nel giardino dietro casa. Nel 2013 arriva il trasferimento allo Zagłębie Lubin, dopo una stagione in squadra B il club lo promuove fra i titolari a cui seguiranno quindici gol in due annate e il passaggio al KS Cracovia. Sbarcato nella città dal fascino medievale, l’attaccante inizia a segnare con continuità senza, però, avvicinarsi alle medie gol da capogiro di quest’annata: al momento del passaggio in Italia il bottino in carriera, infatti, segnerà 32 reti segnate in 65 gare tra i professionisti, con una media quasi perfetta di 1 gol ogni 2 partite.

Il primo a mettere gli occhi su di lui è il ds del Genoa Perinetti, su segnalazione diretta del presidente Preziosi, che a giugno 2018 lo acquista per circa 4,5 milioni di euro. Sembra un azzardo per un classe ‘95 ancora digiuno di calcio di primo livello; sarà invece il miglior affare della decennale carriera del dirigente rossoblù. Dopo appena sei mesi impreziositi da 13 gol in Serie A e da 6 in Coppa Italia, Piatek passa al Milan a titolo definitivo per 35 milioni più 5 di bonus.

La prossima missione del pistolero che vive per i gol e sembra nutrirsi di gol – “Voglio solo segnare, sempre e sempre di più, vivo giorno dopo giorno senza guardare troppo lontano”  ha dichiarato in una recente intervista – è quella di provare a riportare il Milan ai fasti di un tempo. Pensieri e parole che alimentano le speranze di tutto l’ambiente rossonero pronto a seguire l’andamento delle gare sul live betting di SportPesa e a festeggiare in tempo reale le reti decisive del polacco per la rincorsa alla Champions, e alla conquista della Coppa Italia.

Ma Piatek ha anche un altro obiettivo, quello di interrompere la maledizione dei numeri “9” del Milan. Nonostante abbia scelto (scaramanzia societaria?) la maglia numero 19, il polacco sembra aver le carte giuste per ripartire da dove Filippo Inzaghi aveva lasciato. Dal ritiro di SuperPippo nessun attaccante è stato in grado di raccoglierne la pesantissima eredità: né Pato, che pure aveva fatto benissimo nel primo periodo rossonero, né tanto meno Matri, Fernando Torres, Luiz Adriano, Bacca e André Silva. Non ci è riuscito nemmeno un fenomeno di tecnica di base e finalizzazione come Gonzalo Higuain, lasciato partire in direzione Chelsea dopo soli sei mesi e senza troppi rimpianti.

Gli inizi sono stati, come spesso gli capita, folgoranti. Dopo venti minuti di apprendistato nello 0-0 di campionato contro il Napoli, Piatek ha stupito tutti alla prima da titolare segnando la doppietta decisiva per piazzarsi al primo posto della classifica marcatori della competizione e per eliminare la squadra di Ancelotti ai quarti di Coppa Italia.

L’esatta sequenza in cui Piatek ha definitivamente spazzato via ogni dubbio sull’operazione, ogni ricordo di Higuain, e ha trascinato San Siro ai suoi piedi.

Un trend estremamente positivo, proseguito nello scontro diretto Champions con la Roma in cui è stato ancora il pistolero a sbloccare il risultato sfruttando la distrazione in copertura di Fazio e andando a chiudere l’azione da centravanti di razza, con un taglio in anticipo sul primo palo.

Notare anzitutto i movimenti di Piatek prima della riconquista palla di Paquetà e dopo. E il fatto che non stacchi mai gli occhi dal pallone, prevedendo lo sviluppo finale dell’azione.

Ma forse, nelle poche settimane in rossonero, l’aspetto che ha destato più impressione non sono i gol, ma la voglia continua di migliorarsi in allenamento e al tempo stesso sacrificarsi per la squadra in tutte le fasi di gioco, insieme ad una sagacia tattica innata – un senso profondo del tempo, attraverso il quale attaccare gli spazi – che gli permette di farsi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto moltiplicando le soluzioni offensive del Milan, unita ad un’applicazione quasi maniacale che ha sorpreso anche Gattuso, che inizialmente lo ha paragonato a Tomasson per lo spietato cinismo dimostrato sottoporta, poi addirittura a Robocop per la forza, la completezza e la concentrazione con le quali il polacco approccia allenamenti e partite, soffermandosi, infine, sulla pluralità e la versatilità di caratteristiche che il polacco ha già messo a disposizione della squadra. Numeri alla mano: 0,77 gol per partita su un indice di xG di 0,57; 82% di pass accuracy; 2,8 tiri e 2,1 dribbling in media nei minuti in rossonero. Una macchina: un inno alla concretezza.

“Ti fa trovare tante linee di passaggio, attacca bene la profondità e impensierisce quando parte. Le difese scappano all’indietro perché si preoccupano e per noi è più facile sviluppare gioco. Quando ci appoggiamo su di lui, ci dà sempre una mano a salire”. (G. Gattuso)

Doti e caratteristiche ormai irrinunciabili nel calcio contemporaneo, che lo fanno somigliare a un suo connazionale ben più celebre e completo: quel Robert Lewandowski che negli ultimi anni ha conquistato il calcio europeo a suon di gol e giocate da urlo, sublimando in simbolo stesso della new-wave del calcio polacco. E di cui Piatek sembra finalmente pronto a raccogliere l’eredità.