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Osservare Nicolas Nkoulou muoversi in campo e dirigere la linea difensiva del Torino di Mazzarri è una di quelle operazioni che riconcilia con il lato nobile dell’arte difensiva, quello legato agli aspetti più caratteristici del ruolo di difensore centrale di marcatura ed impostazione: leader silenzioso di un’intero club, punto di riferimento di una squadra che sta guadagnando certezze, alla costante rincorsa di un posto in Europa che negli ultimi anni assomiglia più a una maledizione che a una legittima aspirazione. A 29 anni Nkoulou è ormai un giocatore oltremodo maturo; di più, uno dei migliori centrali del campionato grazie alle sue caratteristiche uniche, che sembrano combaciare come il pezzo di un puzzle nel sistema proposto da Walter Mazzarri e che, mai come in quest’annata, sono esaltate da una continuità di rendimento che ha pochi eguali in Italia.

“Il mio nome, Nkoulou, si scrive senza l’apostrofo, e nel dialetto betsi del Camerun significa tornado.”

Forse il tornado non è il fenomeno atmosferico più adatto per descrivere l’approccio al gioco di un difensore centrale che sembrava aver perso il treno decisivo per una carriera ad alti livelli, infrangendo quelle promesse su cui mezza Europa era pronta a scommettere senza indugio durante i suoi anni di permanenza a Lione. Nkoulou, infatti, sembra aver già vissuto più vite e più carriere nonostante debba ancora compiere 29 anni, arrivando a Torino nell’estate del 2017 con l’accoglienza che si riserva a quei giocatori appartenenti al malinconico club del what if: colui che poteva essere e, per qualche ragione, non è stato. Un’effimera illusione giovanile, veloce come il vento e debole come un’impercettibile brezza mattutina. L’arrivo a sorpresa del camerunense a Torino ha colto di sorpresa tifosi e addetti ai lavori, anche per i parametri economici dell’acquisto, 500mila euro di prestito annuale più 3,5 milioni per il riscatto definitivo. Una quotazione al ribasso, come se uno dei talenti difensivi più intriganti e completi del continente africano e della Ligue1 fosse ormai un oggetto vintage da rivendere in tempi rapidi ai pochi offerenti disponibili sulla piazza.

Eppure fino al 2016, dopo il quinquennio passato a Marsiglia, Nkoulou si era affermato come uno dei migliori centrali del campionato francese, passato poi al Lione con le stimmate del difensore affermato, non ancora compiuto in rapporto alle sue potenzialità globali, ma pronto al grande salto nonostante alcuni rallentamenti dovuti ad incomprensioni e ruvidezze caratteriali che incrinarono il rapporto con il tecnico Frank Passi, dopo una prima metà di stagione in cui Bielsa ne aveva fatto un cardine del suo calcio aggressivo e dominante.

Ed è proprio muovendosi all’interno del sistema dell’allenatore rosarino che Nkoulou amplia il suo bagaglio tecnico – fino a quel momento limitato al profilo del centrale aggressivo, dall’ottima lettura dei tempi di anticipo e sovrastante sul gioco aereo – responsabilizzato nella fase di costruzione dal basso della manovra: una caratteristica che a Torino ormai hanno imparato ad apprezzare. Calmo con il pallone tra i piedi, dotato di una capacità riflessiva anche in situazioni rischiose che si riconosce soltanto ai giocatori di personalità: una forma di sicurezza mentale e tecnica che mai tracima nell’eccesso o nell’arroganza, piuttosto nel campo concettuale ben più nobile della saggezza. Nkoulou sembra nato pronto: l’uomo adatto a risolvere situazioni problematiche con naturalezza, come uno dei personaggi più riusciti in uno dei capolavori di Quentin Tarantino.

Contro l’Atalanta, sullo 0-0, esegue un intervento che unisce senso della posizione, coraggio e tempismo: una spaccata che vale un gol e che svolta l’andamento di una partita, che finirà 2-0 per il Toro. 

Conquistata la posizione di centrale della linea a 3 dei granata dopo un’annata da centrale destro, il camerunense si muove con il piglio del caudillo difensivo, leader naturale portato a proporre giocate in bilico tra esuberanza fisica, volontà di dominio sull’avversario e tranquillità zen nella gestione del pallone e delle uscite pulite dal primo terzo di campo. Un crossover di qualità che permette al Torino di giocare con estrema compattezza e semplicità, senza rinunciare a quell’identità aggressiva che è cifra stilistica di un tecnico come Mazzarri. Pur non essendo dotato di una velocità esplosiva nella copertura della profondità e del campo alle proprie spalle, Nkoulou, grazie alla sua padronanza tecnica e al suo intuito quasi trascendente per lo sviluppo dell’azione eleva l’intera fase difensiva del Toro, oggi una delle più efficaci dell’intera Serie A.

Nelle ultime 6 partite si contano altrettanti clean sheet, a fronte di un calendario che ha messo dinanzi ai granata Inter, Atalanta e Napoli: merito di un’invidiabile coesione di squadra e di un’applicazione dei concetti del calcio reattivo di Mazzarri che ha toccato l’apice per intensità, organizzazione e compattezza. In questo contesto, coadiuvato da due centrali ideali per il sistema mazzarriano come Izzo e Djidji, Nkoulou si è elevato a vera figura di culto, è il difensore capace di gestire nelle varie fasi di una partita le marcature sull’uomo, le coperture preventive fondamentali per uno stile difensivo che ha come riferimento l’uomo all’interno della zona e i compiti di impostazione, generando un’inusuale sensazione di forza, sicurezza e compostezza negli occhi di chi lo osserva.

Convive un equilibrio ossimorico nelle migliori giocate di Nkoulou: potenza e coraggio al limite dell’incoscienza, insieme alla personalità e alla tranquillità del saggio capo tribù.

Quella di Nkoulou, insomma, è ormai la silhouette del difensore completo, maturato nelle varie esperienze fuori dai confini africani, indottrinato da allenatori diversi eppure complementari nelle idee come Deschamps e Bielsa fino al Mazzarri di quest’annata: il camerunenese, più che il talento puro che ha imboccato la sua strada a colpi di sacrifici assecondando le sue doti fisiche e tecniche innate, è un patchwork assemblato su diverse scuole di pensiero, un inno alla multiculturalità calcistica che, come un fiume carsico, scorre lungo i campi della vecchia Europa. Nkoulou è oggi l’incarnazione del miglioramento attraverso l’apprendimento, sintesi fisica di come l’arricchimento tecnico-tattico incida, col tempo, in maniera più profonda rispetto al semplice rendimento stagionale, spesso figlio di variabili più o meno controllabili. Come esprime, tra le righe, in una delle sue rare interviste.

«Questo ruolo l’avevo già fatto a Marsiglia con Bielsa, ma ne avevo una conoscenza parziale; con Mazzarri mi sto completando, ci sono sfumature diverse. L’imprinting in Italia è molto forte sulla tattica. Sono contento di poter giocare in Serie A perché sotto questo aspetto è come studiare all’università».

A testimoniare l’ulteriore salto di qualità del centrale di Yaoundé sono i numeri. Le statistiche avanzate (via Wyscout) ci aiutano a consegnare l’istantanea di un difensore ormai totale, capace di alternare senza indecisioni o rallentamenti una pluralità di compiti difficilmente reperibile in altri pari ruolo. Il 54,1% di duelli vinti, una media monstre di 5,26 intercetti per partita insieme a 2,92 spazzate e 3,46 duelli aerei portati a buon fine; il tutto concedendo una media di 0,9 falli commessi a partita, ulteriore indicatore della maturità con cui si muove nel contesto granata, nonostante una delle fasi di riaggressione più incisive dell’intero campionato.

Alla sfera dei compiti puramente difensivi è da aggiungere quella ben più aristocratica dell’impostazione, dove Nkoulou si dimostra uomo-chiave dalle irrinunciabili qualità: il 92,7% di pass accuracy, con un notevole 74,8% sui lanci lunghi – effettuandone in media 3,1 a partita -, fondamentali nel sistema del Torino per innescare le transizioni positive alla ricerca immediata della profondità verso Belotti o gli esterni, pronti a ribaltare il più velocemente possibile il campo. Insieme a questo set di compiti totali, sono già arrivati 2 gol in campionato – entrambi ovviamente di testa in perfetto terzo tempo – pareggiando così lo score della scorsa annata.

Coperture preventive e dove trovarle, feat Fabio Quagliarella.

Arrivato alla piena maturità agonistica Nkoulou è la rappresentazione plastica della forza del pensiero e dell’arricchimento cognitivo – leggasi: tecnico e tattico – che trionfa sul concetto del tutto e subito, oramai imperante in un mondo del calcio iper-accelerato e spesso pronto a bruciare qualsiasi forma di talento sacrificandolo sull’altare del risultato immediato.

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Toro 🔥

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Già pronto per il ruolo di rivendicatore del black power nel prossimo, incendiario film di Spike Lee.

E se anche tutto questo non bastasse per convincervi che Nicolas Nkoulou è uno dei pochissimi giocatori di culto rimasti nel nostro campionato, allora non vi resta che seguire il suo account Instagram. Dove si intuisce che lo stile è una cosa tremendamente seria.