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Di Leonardo Pasquali

Il terzo anno alla Lazio per Luis Alberto sarebbe dovuto essere quello della consacrazione definitiva dopo un’annata stellare; nella stagione 2017/18, il fantasista spagnolo aveva raggiunto numeri da stropicciarsi gli occhi: 47 presenze totali, 12 reti e ben 21 assist. L’involuzione della stagione attuale è evidente: in 28 presenze ha siglato 5 reti e servito 6 assist. Il ‘gemello malvagio’ di Luis sembra aver fatto di nuovo la sua comparsa, complici vari problemi fisici e una nostalgia di casa mai davvero sopita.

In estate infatti si era fatto vivo il Siviglia, che, dopo le straordinarie prestazioni del centrocampista della Lazio, aveva intenzione di riportarlo alla casa madre. Era avvenimento prevedibile che una squadra europea si sarebbe fatta avanti per averlo in rosa. Eppure gli andalusi non erano mai stati convinti a pieno delle potenzialità di Luis Alberto, tanto che il calciatore era stato ceduto in prestito prima al Barcellona B e poi venduto definitivamente al Liverpool. In questi anni l’unica parentesi felice è stata proprio quella nella seconda squadra blaugrana dove si era messo in mostra con numeri molto vicini a quelli dello scorso anno con la maglia della Lazio.

Nella stagione 2012/13 era riuscito ad andare a segno ben 11 volte, confezionando 18 assist in 38 presenze. Con i Reds e la Premier League, però, non è mai sbocciato l’amore. Inevitabile quindi la cessione in prestito prima al Malaga e poi al Deportivo La Coruña. La Spagna per il centrocampista andaluso è sicuramente un habitat favorevole, tanto che in totale nelle due esperienze riesce ad andare in gol per otto volte. Nel 2016 arriva l’occasione in Serie A, viene acquistato a sorpresa dalla Lazio per una cifra vicina ai 5 milioni, in una delle tipiche operazioni a basso rischio economico ma dall’alto valore tecnico su cui Igli Tare ha impostato la sua carriera da Ds a Roma.

È proprio nella prima stagione che veniamo a conoscenza del doppelganger, un calciatore che spesso in campo non sa ritrovarsi e nessuna giocata sembra riuscirgli con la giusta sicurezza. Simone Inzaghi nelle poche uscite concesse lo schiera come esterno d’attacco a sinistra. Il suo passo non è però adatto ai ritmi concitati dell’ala offensiva, tanto che in estate, con la partenza di Lucas Biglia, viene addirittura provato in cabina di regia in una linea di centrocampo a 5. Dal ritiro di Auronzo di Cadore l’entusiasmo è alle stelle, quasi come fosse arrivato un nuovo calciatore. Poi con l’acquisto di Lucas Leiva, viene dirottato nel ruolo di mezzala e successivamente come seconda punta tutto intuizioni e verticalizzazioni al fianco di Immobile.

Dopo un periodo di assestamento e apprendimento, i dividendi sperati arrivano: contro la Juventus in Supercoppa, Luis Alberto gioca una partita sontuosa. Mette in mostra una confidenza aristocratica nel gioco con la suola, colpi geniali nell’aprire corridoi verticali per gli strappi di Immobile e una sensibilità col pallone tra i piedi da fuoriclasse. Contribuisce in maniera decisiva alla vittoria del trofeo contro i bianconeri e da lì in poi sembra tutto discesa per il fantasista andaluso: colpi da maestro su calcio da fermo, assist a ripetizione, velenosi calci d’angolo tirati direttamente in porta e un ritrovato feeling con il gol. Lo spartiacque della stagione è sicuramente la partita vinta per 6-1 contro il Sassuolo all’Olimpico, dove la doppietta messa a segno sembra il presagio di qualcosa di magico. A tratti, dagli spalti, la nostalgia la fa da padrone e il ricordo di un grande giocatore del passato si rifà presente, come spesso è successo negli anni. Con Luis Alberto libero di muoversi tra le linee e di catalizzare il gioco biancoceleste come un magnete, sembra solcare ancora il prato dell’Olimpico un giocatore di culto come Juan Sebastian Veron.

Senza contare il gol esteticamente più bello dell’anno, la delizia contro la Spal.

L’annata, però, non si conclude nel migliore dei modi: la Lazio abbandona l’Europa League per mano del Salisburgo e non centra la qualificazione alla Champions League all’ultima giornata di campionato contro l’Inter in casa. I giocatori vengono travolti dalla delusione per un’annata giocata ad alti livelli e finita male, condita da episodi arbitrali sfavorevoli e punti buttati in campi abbordabili, come a Crotone. La squadra in ritiro sembra scontare un deficit di motivazioni, come se fosse svuotata dal finale amaro della stagione da poco conclusa. Luis Alberto si dimostra giocatore umorale e soffre le altissime aspettative del precampionato: il numero 10 sulle spalle, il valore di mercato alle stelle e tante squadre che bussano alla porta della società per chiedere di lui.

Una delle motivazioni principali del netto calo di rendimento del centrocampista spagnolo nei primi mesi del campionato 2018/19 va ricercata nei problemi fisici accusati prima in ritiro e poi nel corso della stagione, insieme alle cure effettuate in Spagna, quasi di nascosto, per mascherare una fastidiosissima forma di pubalgia. Una situazione che alcuni calciatori-chiave del sistema di Inzaghi accusano anche a livello mentale, tanto che in campo Luis Alberto sembra essere tornato quello dei balbettanti inizi in maglia biancoceleste: in affanno nell’entrare nel cuore del gioco, spaesato e senza quella continuità di rendimento all’interno dei 90 minuti che aveva attirato l’attenzione di mezza Europa. Insomma, siamo davanti al celebre doppelganger materializzatosi dal perturbante di freudiana memoria. Senza la sua pedina fondamentale nel cucire il gioco offensivo, la prima linea di Simone Inzaghi ne risente facendo registrare numeri al ribasso.

Non solo, le voci di mercato in estate sembrano averlo distratto: l’aria di casa, si sa, fa sempre un certo effetto. Eppure la situazione a Siviglia non era delle migliori, anzi. Montella era stato esonerato e la squadra, affidata a Joaquín Caparrós, aveva terminato il campionato al settimo posto. Una situazione non troppo lontana da quella vissuta a Roma con la Lazio. Inzaghi chiede alla società di resistere e tenere in squadra almeno per un altro anno i punti fermi Milinkovic-Savic e Luis Alberto. Nei giorni scorsi Lotito ha confermato questa versione dei fatti, sottolineando come da parte della società ci sia stato uno sforzo notevole per farli rimanere, soprattutto considerando le offerte arrivate dall’estero.

I risultati in campo faticano ad arrivare: i continui avvicendamenti in panchina con il compagno di reparto Correa ne minano ancora di più la fragile autostima. Inzaghi, nel ruolo di enganche del suo 3-5-1-1, spesso gli preferisce El Tucu che, per un’ironica coincidenza, ha lasciato proprio quel Siviglia che tanto aveva insisto per avere Luis Alberto. L’argentino arrivato in estate sembra riuscire a donare quel guizzo e quella spensieratezza in più nell’affrontare le gare.

Ad inizio 2019 Luis Alberto prova a tornare indietro nel tempo, a riavvolgere il nastro e liberarsi del pericoloso doppio di sé: si taglia i capelli, ripropone l’iconica cresta bionda dell’anno precedente, tenta quelle giocate che tanto hanno fatto divertire i tifosi, ma è una restaurazione che pare sortire pochi effetti. Fino all’ennesimo punto di svolta: la partita casalinga contro il Parma. La luce si è improvvisamente riaccesa. Il ritorno alla posizione di mezzala con compiti associativi ha fatto scattare qualcosa nell’ex Siviglia.

Il contesto non era dei più impegnativi, ma alcune giocate -come quella nella gif- sono un manifesto di pura qualità e fiducia nei propri mezzi.

Una doppietta e un assist, ma non solo: il vero Luis Alberto sembra essere tornato; giocate di fino, colpi di tacco e intraprendenza, regalando un’iniezione di pura qualità in mezzo al campo al palleggio laziale testimoniato dai 3 key passes di media distribuiti nelle ultime due presenze (contro gli 1,8 del periodo antecedente). I ducali non sono stati l’avversario più impegnativo, ma l’andaluso ha giocato con una spensieratezza e una scioltezza impressionanti, già intraviste a sprazzi nello strano pareggio di Firenze la settimana precedente. Il timore è che possa essere stata una splendida fiammata, destinata forse ad affievolirsi nel giro di qualche settimana. Preziosissima ambrosia pronta ad annacquarsi durante la sosta per le Nazionali. Quanto tempo passerà prima che il doppelganger torni a vestire nuovamente la maglia numero dieci?