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Di Giovanni Fasano

Occhi sbarrati e mascella che lentamente scende verso il basso. Tante volte vi sarà capitato di replicare questa espressione davanti ad un sorprendente gesto tecnico di un atleta: un dribbling di Messi, un’acrobazia di Ronaldo, ma anche una schiacciata di Lebron James o un dritto all’incrocio delle righe di Federer. Alcuni atleti hanno addirittura trasformato un gesto tecnico nella loro signature move, stupendoci ogni volta di più nonostante la ripetitività seriale dell’atto. Penso alle triple da 10 metri di Curry o, ritornando al calcio, al sinistro a giro rientrando verso il centro del campo di Arjen Robben.

Antonio Cassano, al netto di una parabola calcistica e umana oltremodo divisiva, si iscrive alla lista di quei calciatori capaci di suscitare un “oooh” di meraviglia nello spettatore in qualsiasi momento e/o contesto. Pur mirando all’efficacia, il suo stile di gioco è riuscito sempre a combaciare con la bellezza. Cassano non ha mai utilizzato l’enorme potenziale tecnico a disposizione per avventurarsi in numeri da circo fini a sé, ma anche non volendolo ha appagato il nostro senso estetico. Insomma, il gusto per la giocata barocca era evidente in ogni tocco di palla, ma non veniva ricercato ossessivamente, risiedeva nel suo naturale modo di approcciarsi al pallone.

Per scrivere questo pezzo ho visionato un’enorme mole di video, spezzoni di partite e partite intere nelle quali Cassano assisteva i compagni con passaggi laser, infilzava i portieri con colpi da biliardo o danzava tra gli avversari. Ovviamente ho dovuto fare una cernita e scegliere solo 4 giocate, e per farlo ho utilizzato due metri di giudizio: il coefficiente di difficoltà del gesto tecnico e la capacità di esso di sorprendermi nonostante avessi rivisto quel momento decine di volte.

SAMPDORIA-REGGINA 3-0 (1/12/2007)

Nel glossario della carriera di Antonio Cassano il termine costanza raramente appare, escluso il capitolo Sampdoria, che va dal 2007 al 2010. Tre stagioni e spiccioli nelle quali il Pibe di Bari mette a referto 40 gol e 36 – ripeto – 36 assist. Una piccola percentuale di questa cifra la realizza nel primo anno in Liguria, dal punto di vista statistico il peggiore. Per la Samp invece, quella stagione fu tutt’altro che negativa: qualificazione in Coppa Uefa al primo anno del nuovo progetto targato Mazzarri e rendimento da scudetto nelle partite casalinghe, con due sole sconfitte in 19 partite.

Il 1 dicembre 2007 a Marassi arriva la Reggina, e dopo 8 minuti Antonio Cassano si scusa metaforicamente per i primi mesi in chiaroscuro con un assist da fantascienza per Claudio Bellucci. Prima parlavamo di signature move, beh, quella di Cassano è sicuramente il controllo di palla. Su un lancio di 60 metri partito dal piede di Palombo, il numero 99 attacca la profondità bruciando tre difensori amaranto. Giunto all’altezza del vertice sinistro dell’area di rigore ruota il corpo in direzione del pallone, attende lo spiovere della sfera e con l’interno del piede destro la inchioda a terra. Portandosi verso l’interno del campo con lo sguardo nota il taglio di Bellucci, temporeggia in attesa del momento giusto e poco prima di perdere l’equilibrio inventa un filtrante che taglia in obliquo l’area di rigore e smarca il compagno. Il pallone passa tra le gambe di Lanzaro e a qualche millimetro dal piede destro di Aronica. Quest’ultimo nel momento in cui Cassano comincia ad accentrarsi cerca di coprire la figura di Bellucci scommettendo sulla linea di passaggio più ovvia, ma viene preso in controtempo.

 

Nel corso della sua carriera passaggi calcolati al millimetro si rincorrerano, incomprensibili per le difese e talvolta anche per i compagni meno abituati.

INTER-ROMA 3-3 (6/4/2003)

Nell’estate del 2001 il futuro Fantantonio lascia la sua Bari e sbarca nella Capitale con l’obiettivo, come da lui ribadito più volte, di giocare al fianco di Totti. La seconda stagione all’ombra del Colosseo è positiva in termini individuali ma negativa collettivamente. I giallorossi concludono il campionato con una misera qualificazione in Coppa Uefa, ma per Cassano giunge l’attesa consacrazione.

L’avvio però è tutt’altro che in discesa. Autunno ed inverno congelano l’estro del barese, che dopo mesi di apatia risorge in una serata di marzo svettando su Fernando Couto e regalando alla Roma giallorosa un insperato pareggio nel derby. L’imperioso colpo di testa riattiva il flusso creativo di Cassano, che nelle successive 8 partite va a segno altre 5 volte. Piacenza, Torino e le due milanesi. Contro il Milan deve solo appoggiare in rete da 0 metri, mentre con i nerazzurri timbra il cartellino con una firma d’autore memorabile.

Il secondo tempo è cominciato da una manciata di secondi quando Batman (Totti) serve Robin (Cassano) sulla trequarti avversaria; Cassano resiste alla pressione avversaria e punta dritto verso la porta. Arrivato ai 20 metri rallenta e sfrutta il tentennamento dei difensori avversari per decidere il da farsi. Uno, due, tre, quattro passettini e poi scocca una conclusione con la punta del piede destro che non lascia scampo a Toldo. Come un tennista che maschera fino all’ultimo momento disponibile la volontà di giocare la palla corta, Cassano nasconde le sue intenzioni e all’improvviso sorprende tutti. Avversari, compagni di squadra e soprattutto Francesco Toldo, come dice il telecronista. Un colpo da calcio a 5, espressione del calcio di strada realizzato nella Scala del Calcio.

SAMPDORIA-ROMA 0-0 (13/12/2009)

Una delle parti meno reclamizzate del talento di Cassano sta nella capacità di prendere posizione e successivamente proteggere il pallone. Da Madrid in poi la sua condizione fisica va via via peggiorando, costringendolo a radicalizzare ancora di più movimenti grazie ai quali riduce il gap atletico rispetto agli avversari. Negli anni di Genova e Parma questa dote balza sempre di più all’occhio degli osservatori, rendendolo uno specialista in questo fondamentale. Gran parte dei possessi di Cassano segue questo canovaccio: riceve palla spalle alla porta, si pianta facendo leva sulla forza nelle gambe, assorbe il contrasto del difensore e in quelle condizioni costruisce l’azione. La soluzione per il difensore era una: scommettere su se stesso e provare l’anticipo secco; in caso contrario toglierli la palla diventava un’impresa ardua e il più delle volte si ricorreva al fallo per evitare un dribbling secco.

A Marassi, in un Sampdoria-Roma del dicembre 2009, abbina alla difficoltà di dover difendere la posizione un controllo da antologia. Un difensore doriano alza un campanile che spiove all’estrema sinistra del cerchio di centrocampo. Marco Cassetti è incollato a Cassano e lo spinge verso la linea laterale. I due sbracciano e nel momento in cui la sfera è in procinto di atterrare Cassano guadagna una posizione vantaggiosa. Con il collo del piede destro incolla il pallone allo scarpino, lo accarezza con la suola e lucra una rimessa laterale. Sensibilità quasi innaturale.

PARMA-BOLOGNA 1-1 (30/11/2013)

L’ultimo show di Antonio Cassano va in scena al Tardini di Parma, sotto l’egida di Roberto Donadoni e a libro paga di Tommaso Ghirardi, che di lì a poco decreterà il fallimento della società e porrà indirettamente la parola fine alla carriera di Peter Pan. Quel Parma, che al netto dei successivi scandali raggiungerà sul campo l’Europa League, passa principalmente dai piedi e dall’inventiva del numero 99, che tra gol e assist toccherà quota 20.

Il 30 novembre realizza il suo sesto gol stagionale, che però ha un sapore particolare per due motivi: lo realizza nel sentitissimo derby emiliano contro il Bologna ed è il centesimo della sua carriera in Serie A. Il match è, come da copione, teso, ed i primi ad andare a segno sono gli ospiti con Koné. Cassano risponde prendendo le misure: prima con un destro a giro dai venti metri accarezza il palo alla sinistra di Curci e pochi secondi dopo capitalizza uno schema su punizione. Alla battuta c’è Nicola Sansone, suo partner sulla trequarti: il cross è teso, a mezza altezza, ma forse leggermente corto. Cassano anticipa la difesa avversaria e si fionda sul pallone, con una volée di interno destro disegna una traiettoria che scavalca Curci e si spegne dolcemente in rete.

BONUS TRACK

Spulciando ulteriori video mi sono imbattuto in una serie di gesti tecnici e balistici meritevoli di una menzione.

• Punizione dai 25/30 metri contro il Palermo che toglie la ragnatela dall’incrocio dei pali. In caso vi fosse familiare, sì, è piuttosto simile a quella di Messi contro il Liverpool.

 

 

Finta di corpo sul marcatore ed esterno destro a premiare il taglio verticale di Gonzalo Higuain in un derby contro l’Atletico: decisamente il momento più alto di Cassano in Spagna.

• Sezione colpi di tacco: combo tacco al volo + tunnel all’avversario in un Modena-Roma del 2004; e controllo con la suola destra, colpo di tacco con il sinistro e tunnel ad un malcapitato difensore del Siena.

Aldilà di ogni discorso relativo alle aspettative tradite, Antonio Cassano ha segnato una linea tecnica poco convenzionale. Per quanto non siano solo i gesti tecnici a dipingere il ritratto di un calciatore, la sua essenza risiedeva in questi colpi. Il gusto estremo per la rifinitura, che in certi casi lo portava anche a rifiutare tiri aperti (usando il gergo cestistico) e l’abilità nel trattare il pallone con qualità sopraffina in qualsiasi situazione, hanno reso il suo modo di intendere il calcio unico e – da questo punto di vista – forse irripetibile.