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Stasera al Dall’Ara di Bologna inizia l’Europeo Under 21: si tratta di una di quelle rare occasioni dove la curiosità di osservare attentamente giocatori di prospettiva ha la meglio su considerazioni figlie di tifo e calciomercato. Insomma, riuscire ad intercettare il talento in itinere, lasciarsi folgorare da un giovane poco conosciuto o persino farsi ingannare da qualche giocata inusuale, risultano elementi fondanti della manifestazione giovanile per eccellenza. Nel concentrato di talento che quest’edizione propone – e in cui l’Italia porterà oneri e onori di una selezione lanciatissima col fattore campo a favore -, vale la pena soffermarsi su alcuni giocatori non del tutto sbocciati, ma che potrebbero segnare le scene nei prossimi anni. Due anni fa segnalammo Milenkovic e Oyarzabal, due che tornano da veri protagonisti, insieme a Lorenzo Pellegrini.

Quest’anno ne abbiamo scelti quattro a metà del guado: già conosciuti, ma non troppo. Oltre alle stelle annunciate del torneo – da Fabian Ruiz a Chiesa, fino a Dembélé e mr. 60 milioni Luka Jovic – proviamo a concentrarci su chi, attraverso questo Europeo, ha l’occasione definitiva per spiccare il volo e consacrarsi a livello continentale, con tutte le responsabilità che ne derivano (ricordate lo strepitoso Dani Ceballos ammirato due anni fa e che oggi è in grave difficoltà a Madrid? Eh.)

Portiere – Alex Meret (Italia)

Il 22enne friulano fa parte di una di quelle categorie di giovani portieri con l’aura del predestinato: il suo nome circolava negli ambienti calcistici già da anni, il suo talento di base non è mai stato oggetto di discussione, la sua personalità nell’affrontare le responsabilità derivate dal ruolo neanche. Insomma, Alex Meret, dopo una più che positiva stagione d’esordio con la maglia del Napoli – nonostante la folta concorrenza nel ruolo – è pronto a prendersi il palcoscenico continentale per dimostrare a tutti che c’è vita (eccome) oltre Donnarumma.

Please to meet you, Aubameyang.

Meret è uno di quei portieri che, senza abusare in fisicità, emana una sensazione di eleganza e padronanza del ruolo che ha dell’incredibile in rapporto all’età e all’esperienza maturata in contesti agonistici di alto livello. Reattivo, agile, completo in ogni fondamentale, bello da vedere nelle sue movenze plastiche ed efficaci, mai fini a se stesse. Meret, dopo un lungo infortunio e dopo aver bruciato la concorrenza di Ospina e Karnezis, è atteso al salto definitivo con l’Under 21: dimostrare in una manifestazione internazionale di essere un giocatore di rilievo europeo.

Difensore – Jesús Vallejo (Spagna)

Il Real Madrid sta attraversando un’inedita fase di ricostruzione, ma qualcuno che spera di apparire più importante agli occhi di Zinedine Zidane è senza dubbio Jesús Vallejo. Finora 16 delle sue 19 presenze totali con la camiseta blanca sono arrivate sotto l’egida dell’allenatore francese, ma le chance per ritagliarsi un ruolo da titolare nell’XI merengue restano basse. Al contrario, non è il caso della selezione Under 21 spagnola dove Vallejo rappresenta uno dei pilastri della formazione di de la Fuente, oltre che il capitano. Dopo l’esperienza formativa in uno dei nuovi poli attrattivi per i giovani più interessanti del panorama europeo, Francoforte, il centrale di Saragozza ha rapidamente consolidato il suo status di centrale polivalente – si è mosso anche come terzino destro sotto la guida di Kovac -, dotato di un ottimo tempismo negli interventi e di un’intensità naturale, ma di un limitato bagaglio tecnico di base.

Personalità, lucidità e tempismo.

A 22 anni da poco compiuti e a fronte di una carriera troppo spesso condizionata da pause e imprevisti di natura fisica, Vallejo ha finalmente l’occasione di tornare protagonista con la maglia a cui si sente più legato – quella della Roja – per guidare con la concentrazione, l’aggressività in marcatura e la maturità che lo contraddistinguono l’assalto al titolo europeo per una nazionale Under 21 ben più matura rispetto a quanto l’anagrafica possa rivelarci. E pensare che a inizio 2014 era ancora fortemente indeciso se proseguire con gli studi in diritto o scommettere sulla carriera nelle giovanili del Real.

Centrocampista – Houssem Aouar (Francia)

Tralasciando il ruolo da cannibale e fuori da ogni logica economico-finanziaria che il PSG tutt’oggi riveste in Francia, gli occhi degli appassionati non possono che essere calamitati da una realtà priva di trofei significativi, ma efficace ed efficiente come nessuno nel proporre e lanciare giocatori tecnici e pronti all’uso su scala continentale: Lione. Nell’Olympique di quest’anno un nome più di tutti ha calamitato le attenzioni: Houssem Aouar. Oltre a portare il cognome con più vocali che si ricordi, Aouar è la rappresentazione plastica del talento costruito in casa, fortemente radicato sul territorio – di origini algerine, ma nato e cresciuto a Lione – che ha bruciato le tappe per imporsi come centrocampista in grado di dominare e attrarre su di sé buona parte della mole di gioco offensiva dell’OL di Bruno Genésio.

Brevissimo estratto di un’ideale mezzala associativa: capacità di giocare con fluidità con entrambi i piedi, agilità, senso dello spazio, tecnica di base che risolve situazioni avverse.

Se gli inizi di carriera facevano pensare al classico falso esterno d’attacco a piede invertito, quella avvenuta questa stagione è una maturazione – o meglio, evoluzione – che ha segnato in modo indelebile la figura esile del centrocampista lionese: capace di gestire con calma zen ogni pallone nell’ultimo terzo di campo, fenomenale nel moltiplicare le linee di passaggio e le soluzioni nel gioco corto e nel fraseggio, Aouar è uno di quei profili che sembra costruito in laboratorio per garantire un’efficace fase di costruzione nel minor tempo possibile eseguendo le scelte più razionali con raffinatezza e senza faticare troppo: un creatore di gioco naturale. Animale raro, sempre più ricercato nei sistemi di gioco contemporanei.

Attaccante – Reiss Nelson (Inghilterra)

Sarà affascinante vedere dove Reiss Nelson giocherà dopo quest’estate. Il 19enne attaccante dell’Arsenal ha trascorso la scorsa stagione in Bundeliga, in prestito all’Hoffenheim, dove ha messo a referto 7 gol in 23 partite. L’allenatore dei Gunners, Unai Emery, pronto a rivitalizzare la sua squadra dopo il doloroso crack in finale di EL e il quinto posto in campionato, ha già annunciato che prenderà in considerazione Nelson come pedina-chiave all’interno di questa strategia per la sua seconda (e decisiva) annata londinese. 

Nelson e la personalissima sfida alle leggi della fisica riguardo l’attraversamento di corpi solidi.

Reiss Nelson, dall’alto dei suoi 20 anni ancora da compiere, ha già messo d’accordo una tifoseria esigente ed assuefatta al talento offensivo come quella dell’Emirates Stadium: rapidità di gambe, accelerazione, esuberanza e coraggio (fin troppo) nella ricerca dell’uno vs uno, capacità di scambiarsi di posizione sull’intero fronte offensivo e una buona dose di altruismo lo hanno consacrato in Bundes, agli ordini di un allenatore moderno e capace di garantire la moltiplicazione del talento di base attraverso princìpi di gioco strutturati come Nagelsmann. L’Europeo Under 21 in Italia sarà l’occasione per consolidare la tendenza green della new-wave calcistica inglese, rifiorita negli ultimi anni anche grazie all’attenzione posta verso filosofie di gioco moderne assecondando un inedito grado di esterofilia.