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La stagione della Juventus si è aperta con più dubbi e incertezze di quello che Sarri e il suo staff avrebbero sperato in estate, data anche la degenza che ha tenuto lontano dai campi il mister toscano.Tra le poche certezze attuali della Juve che verrà c’è sicuramente il 4-3-3, abito tattico su cui Sarri si è convinto di puntare per sfruttare al massimo il notevole potenziale della rosa bianconera. E se nelle prime due uscite vincenti in Serie A ci si è affidati ai veterani Khedira, Pjanic e Matuidi, il centrocampo juventino si presenta quanto mai ricco di alternative e talento con l’aggiunta di Ramsey e Rabiot e la conferma di giovani in attesa della consacrazione definitiva, come Emre Can e Rodrigo Bentancur.

Il centrocampista uruguagio, alla sua terza stagione a Torino, è chiamato a mostrare con maggiore continuità quanto di buono fatto vedere nelle due annate precedenti sotto la gestione di Allegri, dove si è trovato a essere protagonista mostrando una notevole personalità in un ambiente sottoposto alla costante pressione di dover vincere sempre. L’ascesa ai vertici del calcio mondiale di Lolo, però, parte molto lontano dai campi della Continassa, dove ora si allena ogni giorno insieme a palloni d’oro e campioni del mondo. La storia di Bentancur assume ben presto le caratteristiche di quella del predestinato, abituato a stupire già nelle categorie giovanili, malgrado il fisico esile, per classe e personalità.

L’ Uruguay è un paese di poco più di tre milioni di abitanti, che da che si ha memoria vive di futbòl, e vanta una tradizione calcistica leggendaria e una produzione di talenti totalmente fuori scala se rapportata alla propria densità demografica. L’infanzia di Bentancur è trascorsa – come per molti ragazzini charrua – sui campetti giocando per il Lucerna, la sua prima squadra, con il padre a fargli da allenatore. Una vita tranquilla, a Nuova Helvecia, un luogo famoso in Uruguay per la produzione casearia, che viene interrotta però bruscamente dalla perdita della madre, scomparsa quando Lolo ha solo 4 anni.

La tempra e il talento del ragazzo però spiccano tra i coetanei, tanto è vero che – dopo averlo visto giocare – el profe Anselmi, leggendario scout e allenatore argentino, lo seleziona per il settore giovanile del Boca Juniors. A soli 12 anni Rodrigo compie quello che in Sudamerica si dice ‘’cruzar el charco’’, ovvero attraversare il confine segnato dal Rio de la Plata, passando da Montevideo a Buenos Aires. I rapporti tra argentini e uruguagi non sono mai stati idilliaci e Rodrigo viene subito etichettato come ‘’el Uru’’, quasi in tono dispregiativo, dai suoi giovani compagni. Ma il suo talento mette tutti d’accordo e in particolare colpisce gli allenatori, come Jorge Raffo nelle giovanili dei bosteros, e Arruabarena che a 17 anni lo convoca già in prima squadra. Al Boca, dove storicamente i tempi di maturazione dei giovani sono più lunghi che in altri club argentini, Bentancur colpisce per la grande maturità, l’eleganza e la pulizia del suo calcio, ma soprattutto per un’altra sua caratteristica: l’adattabilità. Sfaccettatura del più grande concetto di “intelligenza calcistica”.

È abituato a bruciare le tappe, e diventa in fretta un punto di riferimento nel centrocampo xeneize agli ordini di mister Schelotto, che gli concede da subito grande fiducia, perdonandogli qualche sbavatura e una dose di leziosità di troppo. Nel gergo rioplatense il regista basso davanti alla difesa è chiamato volante a sottolineare il compito di legare i reparti e tessere la trama del gioco: questa è la posizione originale del Principito, che però ha mostrato da subito la sua duttilità nel destreggiarsi praticamente in tutti i ruoli del centrocampo. Considerato un potenziale fuoriclasse già da adolescente, attrae definitivamente l’attenzione degli scout europei conducendo l’Uruguay a vincere il Sub 20 sudamericano dove domina contro i pari età mostrando anche miglioramenti in fase difensiva e incisività negli inserimenti. La Juve, che lo seguiva da tempo, ha sfruttato la voglia di tornare a casa dell’Apache Tevez per portarselo a Torino, dove è stato sorprendentemente aggregato fin da subito alla prima squadra. Il calcio europeo è come noto molto più intenso e tattico di quello argentino, ma questo non ha creato particolari problemi al ragazzo che ha dimostrato intelligenza e versatilità nell’adattarsi, guadagnando in pochi mesi la fiducia di Allegri.

Il suo esordio juventino è in una domenica di agosto a Marassi, ma il vero battesimo del fuoco avviene alla prima in Champions League. La Juve si presenta al Camp Nou a corto di centrocampisti e Benta si ritrova a giostrare nella mediana bianconera contro mostri sacri come Iniesta e Rakitic. Malgrado il secco 3-0 finale, la personalità e la maturità di Bentancur convincono il tecnico livornese, che gli garantisce minuti importanti in momenti chiave della stagione come back-up di Pjanic. Tuttavia, il miglior momento della sua breve carriera europea è sicuramente l’inizio della stagione 2018/19, dove ha giocato buona parte degli incontri da titolare, sulla scia di un mondiale disputato ad alto livello con la maglia della Celeste che gli è valso anche l’apprezzamento del principale fuoriclasse avversario, nonché suo futuro compagno. Proprio CR7 lo ha avvicinato dopo che l’Uruguay aveva eliminato il suo Portogallo, mostrando nei suoi confronti grande considerazione così come in tutta la scorsa stagione.

Il primo gol a Udine, seguito dalla percussione conclusa con un preciso diagonale contro la Fiorentina, sono stati gli sprazzi di maggiore brillantezza nella Juve, quando sembrava aver ribaltato definitivamente le gerarchie a discapito di Khedira ed Emre Can. Un fisiologico calo nella seconda parte di stagione ha dato adito a qualche critica, unita a dubbi nella collocazione tattica e nella coesistenza tattica con altri centrocampisti presenti in rosa. Nella stagione appena iniziata la concorrenza a centrocampo è sicuramente aumentata, per cui Bentancur dovrà sicuramente lottare per imporsi tra i titolari – o comunque entrare nelle rotazioni – della Juve di Maurizio Sarri. I principi di gioco previsti da quest’ultimo paiono adattarsi alle caratteristiche dell’ex Boca, che può giocare sia come perno centrale in alternativa a Pjanic che come mezzala di palleggio ed inserimento.

La sua abilità nel controllo di palla, unita a una grande eleganza nei movimenti e un’eccezionale resistenza, nonostante il fisico apparentemente esile ne fanno un ideale prototipo di centrocampista moderno che sicuramente non sfigurerebbe nel nuovo assetto tattico juventino, votato alla creazione tramite il dominio del possesso e gli scambi stretti. Capace di impostare l’azione e creare gioco da dietro così come di rifinire o concludere, Bentancur non è un giocatore appariscente da cui aspettarsi strappi improvvisi, ma la sua tecnica di base e il grande senso della posizione ne fanno un perno per gli equilibri di qualsiasi squadra. Sarri così come il suo predecessore sembra vederlo in primis come un’alternativa a Pjanic, ma se è vero che la sua principale dote è la duttilità, potrebbe trovare impiego come mezz’ala sinistra, venendo a convergere verso il centro del campo e fornendo un ulteriore appoggio in fase di costruzione sul lato forte. Verosimilmente le gerarchie definitive verranno stabilite a ridosso dell’inverno e molto dipenderà anche dalla concorrenza di nuovi innesti di grido come Rabiot e Ramsey e dal loro possibile apporto nelle idee tattiche di Sarri.

Bentancur dal canto suo rimane in attesa, pronto a dare il suo solido contributo quando sarà necessario; momento che sicuramente arriverà all’interno dei tanti impegni della stagione. Con l’umiltà e la personalità che ne hanno contraddistinto la sua breve carriera juventina il 22enne di Nuova Helvecia potrebbe essere un jolly ideale per il centrocampo dei campioni d’Italia, all’interno di un restyling che ha come obiettivo finale, oltre alla conferma in campionato, la consacrazione fra i top club europei. Una stagione cruciale e ricca di sfide per il nuovo corso bianconero guidato da Nedved e Paratici, che genererà grandi aspettative sull’XI di Sarri. Un undici in cui Bentancur potrebbe acquistare presto un ruolo rilevante.

A cura di Francesco D’Addesa