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Le chance dei Glasgow Rangers di rompere quest’anno il dominio del Celtic in Scozia passano dai gol del loro miglior attaccante di squadra e, probabilmente, dell’intera Scottish Premiership: Alfredo Morelos. La vena realizzativa di questo 23enne colombiano, nato a Cereté, comune del distretto di Cordoba, è l’arma migliore in possesso di Steven Gerrard nella sfida testa a testa con gli eterni rivali cittadini, vincenti in patria da otto anni consecutivi.

A oggi, infatti, Morelos ha segnato 9 goal in 13 partite di campionato, a cui si aggiungono i 5 in Europa League (e gli 8 nei preliminari) e le due reti in League Cup. In totale fanno 24 in 28 partite.

Già lo scorso anno, il primo in maglia Rangers, Morelos aveva segnato con una buona continuità chiudendo la stagione a quota 30 goal, di cui 18 in campionato. Ma da luglio, momento in cui è scattata la nuova stagione con le prime partite di qualificazione all’Europa League, il colombiano sta andando a segno con una frequenza ancora maggiore. Rispetto alla Premiership ’17/’18, quando segnava una volta ogni 122 minuti, quest’anno Morelos esulta ogni 73′, un dato nettamente migliore, seppur applicato a un numero inferiore di partite. Allo stesso modo in Europa League, dove i Rangers hanno segnato 7 goal in cinque gare, Morelos ne ha firmati cinque, uno ogni 89′. L’anno scorso chiuse la campagna europea a quota 2 reti in 5 match, una ogni 219′.

Cambiano le cifre e le medie realizzative, ma non una costante che accompagna Morelos sin da prima dello sbarco a Glasgow: i suoi goal arrivano praticamente tutti su azione e mai da calcio di rigore (solo nei preliminari estivi di Europa League ne ha segnato uno, e altri due in totale in carriera) e soprattutto nell’area piccola, terreno di caccia e, molto frequentemente, di conquista. Un’attitudine, questa, che ha radici profonde e ancestrali: “Sono sempre stato un goleador. Segno sin da quando papà mi ha introdotto al calcio”, le sue parole in un’intervista ad AS del novembre 2017. “Nel primo club che mi ha formato, il Los Fumigadores, ero un realizzatore. Lo stesso nelle giovanili della Colombia Sub-17 e Sub-20. Quando ho potuto giocare un po’ all’Independiente di Medellin, ho segnato anche lì. Sono sempre stato un goleador”.

Per la precisione, a Medellin, dove si affaccia al calcio professionistico, Morelos segna 6 goal in 14 presenze alla sua prima stagione nel 2014-2015. In quella successiva gioca poco e in 11 partite non segna mai; il suo agente allora lo mette di fronte a due soluzioni: un piccolo club in Colombia o un club in Finlandia. La scelta cade sull’HJK Helsinki. Come prevedibile per una ragazzo di 20 anni, già sposato fra l’altro (la moglie lo seguirà in Europa), l’impatto con il paese non è semplice e la lontananza dalla famiglia lo mette a dura prova. Ogni settimana Morelos vola in Colombia da mamma e papà rimasti a casa, perché, come racconta ancora ad AS “loro vivono sulla costa, dove ci sono 35-40 gradi e qui fa molto freddo”.

Seppur impegnato ad abituarsi a orario, clima, lingua e cibo diversi da quelli che ha conosciuto sin dalla nascita, Morelos non lascia che le difficoltà di ambientamento incidano sul suo rendimento. Anzi, quando gioca dà quasi l’impressione di esserci nato in Finlandia. Per la precoce intesa che trova con i compagni e la rapida frequenza realizzativa. Chiude la sua prima stagione in Europa a quota 30 gol in 43 partite vincendo il premio di miglior attaccante dell’anno e arrivando a tre soli punti dalla conquista del campionato. Morelos mette in mostra un ventaglio di soluzioni offensive notevoli, che gli permettono di andare in gol indifferentemente di destro o sinistro, di testa, attaccando la profondità, di rapina o trovando lo spazio per tirare dopo essersi girato con le spalle alla porta.

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Morelos ai tempi della sua esperienza con la maglia dell’Helsinki.

A dispetto di un soprannome (‘El Bufalo’, assegnatogli dai futuri tifosi dei Rangers) che lo indicherebbe come un giocatore prettamente fisico, rognoso e poco aggraziato, pur presentando la prima di queste peculiarità, Morelos unisce una sorprendente facilità di corsa e fluidità di movimento che lo rendono pressoché immarcabile nel campionato finlandese. Tanto è vero che al primo grande anno all’Helsinki fa seguito una seconda stagione nuovamente da grandi numeri: 16 goal in 19 presenze. La bontà delle sue prestazioni è tale che a giugno (il campionato in Finlandia inizia ad aprile e si conclude a ottobre) i Glasgow Rangers mettono sul piatto 1 milione di euro; una cifra sufficiente per strapparlo al gelo e alla neve e soddisfare le sue speranze. A chi, mesi prima, gli chiedeva infatti come mai avesse scelto la Finlandia, Morelos rispondeva: “A Medellin non avevo concorrenza e non giocavo. Ho scelto Helsinki perché è la soluzione migliore per me. Mi dà la possibilità di mostrare il mio valore ai club più grandi d’Europa”.

La chiamata dei Rangers ha quindi le sembianze del primo grande passo della carriera per Morelos. Che anche in Scozia si ambienta con una velocità non banale. Segna il primo goal contro l’Hibernian il 12 agosto 2017, sebbene arrivi una sconfitta per 3-2 in casa, e ne mette altri cinque nelle successive quattro partite. Attraversa poi momenti di minore brillantezza, come una striscia di otto partite consecutive a secco di gol. Ma nel complesso il suo primo anno ai Rangers è positivo: 18 reti in 43 presenze. Sono però i risultati di squadra a mancare, e la proprietà decide di cambiare. Steven Gerrard viene nominato nuovo allenatore e si rivela presto una figura importante per Morelos, a livello tecnico e umano.

El Bufalo va a segno 30 volte in 48 partite sotto la guida di Stevie G., diventando il giocatore di riferimento della squadra. Ma parallelamente alla (solita, vien da dire) grande produzione offensiva, Morelos inizia a esibire un tratto del carattere rimasto fin lì nascosto. Troppo spesso, infatti, cede al nervosismo e perde la testa con eccessiva facilità. La natura degli episodi e la loro frequenza è sorprendente, dato che mai in passato si era reso protagonista di azioni simili. Come conferma Aki Riihilahti, dirigente capo dell’HJK Helsinki: “Non ha mai avuto problemi disciplinari da noi. Era un giocatore duro e un po’ spigoloso, ma venendo dal Sud America ce lo aspettavamo. E’ stato ammonito alcune volte, ma niente di più. Anche fuori dal campo non ci sono mai stati problemi con lui”. Sta di fatto che le conseguenze dei suoi atteggiamenti sopra le righe si traducono in un totale stagionale di 17 ammonizioni e 5 espulsioni, di cui 3 dirette. Una di queste arriva nel derby contro il Celtic del 31 marzo, dove Morelos colpisce con una gomitata in faccia Scott Brown, reo probabilmente di averlo provocato. A prescindere da cosa abbia scatenato il gesto, la condotta resta gravissima e Gerrard non lo nasconde: “Lo puniremo e pagherà una multa. Non posso difenderlo, non più. Rimane un fantastico giocatore e lo proteggerò sempre, ma c’è una linea da non superare e con me l’ha fatto. Ci ha lasciati soli ancora una volta; i soldi della multa andranno ai nostri tifosi”.

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Prima che possa essere troppo tardi e la reputazione del giocatore venga intaccata dai noti episodi, dopo aver usato il bastone, in accordo con la società, Gerrard si arma di carota e affronta la questione con Morelos. “Col tempo e l’esperienza imparerà a migliorare la propria disciplina. Speriamo possa lavorare su questa parte del suo gioco, perché in quel caso diventerrebe un top player. Altrimenti, la considerazione della gente su di lui non cambierà. Ho parlato con lui faccia e faccia e con chi gli sta intorno. Si è mostrato dispiaciuto per quanto succcesso e ha accettato la punizione”. Il colombiano chiude quindi il secondo anno in Scozia portandosi dietro una scia di scomode polemiche che lo seguiranno come un’ombra in estate e alla vigilia della stagione in corso. Allo stesso tempo, sul suo conto, inizia a farsi viva la curiosità di vari club in giro per l’Europa, ma da Glasgow non si muoverà. Va da sé che trovare una soluzione alle difficoltà disciplinari è nell’interesse di tutti, club e giocatore.

Morelos sembra averlo compreso. Fino ad oggi, l’attaccante irascibile e nervoso della passata stagione ha lasciato il passo alla sua versione più calma e riflessiva. Il colombiano ha evidentemente svolto un lavoro su sé stesso al fine di limare il più possibile gli spigoli di un carattere forte, che lo ha sì aiutato a emergere in Finlandia e ai Rangers, ma lo ha anche penalizzato in più di un’occasione. La trasformazione è evidente nei numeri (due sole ammonizioni in campionato, due in Europa League e due nei preliminari, nessuna per episodi violenti) e nei fatti, anche agli occhi dei compagni. Se fare goal non è mai stato un problema, è difficile ricorrere al caso per spiegare la correlazione fra la sua miglior partenza di sempre a livello realizzativo e il nuovo self-control esibito in questa prima parte di stagione.

Gerrard ha smesso di dover commentare il lato disciplinare del suo miglior giocatore, preferendo di gran lunga spendere elogi per ciò che sa fare in campo. Come nel dopo partita di Rangers-Porto di Europa League del 7 novembre scorso, in cui Morelos ha segnato il primo dei due goal vittoria al 69′, regalando alla squadra il primo posto a pari merito nel girone: “Il suo controllo e il tiro sono stati incredibili. Ecco perché parliamo di lui ogni due o tre giorni. Chi produce momenti come questi merita i complimenti. Non mi stancherò mai di parlare di lui, è un top player e non riesco a descrivere quanto mi diverta a lavorarci assieme. E’ un enorme risorsa di questo club”.

Il fatto che il primo ostacolo incontrato da Morelos lungo il suo percorso europeo sia stato di natura caratteriale e disciplinare più che legato all’aspetto tecnico, la dice lunga sulle qualità del colombiano. Sebbene sia impossibile e sbagliato, fra l’altro, separare la componente tecnica da quella mentale/psicologica di un giocatore, che è sempre il prodotto dell’una e dell’altra, rimane sorprendente la naturalezza con cui El Bufalo si è calato nella realtà del calcio europeo. Il tutto mostrando un repertorio offensivo già molto completo e adatto al livello del campionato scozzese che sta frequentando. E che, forse, inizia a stargli un po’ stretto. Da qualche mese, Morelos ha iniziato a entrare anche nel giro della nazionale colombiana, con cui ha esordito l’8 settembre 2018 nell’amichevole contro il Venezuela, e dove ha servito l’assist per la rete di Chara. Il 15 novembre scorso ha invece segnato il suo primo goal per i Cafeteros contro il Perù.

Le grandi prestazioni esibite a Glasgow e l’approdo sui palcoscenici internazionali sono il miglior certificato di garanzia che Morelos potrà sfoggiare quando (non se) le squadre dei maggiori campionati europei busseranno alla porta dei Rangers la prossima estate. Già recentemente Steven Gerrard ha dovuto confermare l’incedibilità di Morelos a gennaio di fronte ai primi rumors di mercato, ma tra qualche mese resistere a certe offerte sarà difficile. A un livello più alto il colombiano sarà chiamato a completare un’area ancora poco esplorata del suo gioco: la capacità di partecipare di più alla manovra uscendo dall’area, per diventare quel numero 9 associativo e di movimento, non solamente d’area di rigore, che ogni squadra moderna richiede.

 

articolo a cura di Alessio Cattaneo