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Ezio Vendrame è il Mario Kempes italiano.” (Giampiero Boniperti)

Ciao Ezio, oggi ti pensavo. Ti pensavo perché tutti pensano a Mauro Icardi, ed io dovevo irrimediabilmente evadere in qualche modo. Non so se lì dalle parti di Cjasarse qualche volta ne senti parlare di Mauro Icardi e degli altri come lui, ma qua in città non parlano d’altro. Parlano di Mauro Icardi e mai di te, ci credi? Vabbè, non divaghiamo. Ti pensavo, dicevo, e mi è venuta una gran voglia di raccontarti. Oh, se sbaglio qualcosa correggimi.

Siamo nel 1947. La Romania ci saluta a pugno chiuso, in Palestina è l’inizio di quello che non troverà più fine, Coppi svernicia Bartali sul Pordoi e a Cjasarse, Casarsa della Delizia per chi non è nato tra Pordenone e Gorizia, precisamente il 21 novembre, nasce Ezio Vendrame. Facciamo un giochino: aprite Google, digitate Ezio Vendrame, aprite la pagina Wikipedia e osservate la foto. Avete pensato quello, vero? Avete pensato “Ma qua c’è un errore! Ma Casarsa della Delizia un corno, questo qua è nato a Belfast! Questo tizio giocava nel Manchester United!”. E invece no, bei miei romanticoni.

La prima squadra importante di una carriera poco importante è l’Udinese, che lo tessera all’età di 13 anni, ma dobbiamo subito interromperci. Di Vendrame dovete sapere una cosa che nella sua carriera conterà più dei piedi buoni: Ezio è un inguaribilefiglio di buona donna”. Intendiamoci: non stiamo analizzando le scorrerie notturne della madre di Vendrame. Quello che interessa è sottolineare l’indole provocatoria di un personaggio sui generis. Come quella volta che non perse occasione per salutare il suo idolo calcistico con un tunnel che fece la storia, annoverandolo poi nella sua autobiografia come “Il più grande rimpianto della mia vita”. Era Gianni Rivera. Ed erano senza dubbio altri tempi. In parole povere, Ezio Vendrame era uno di quei figli di buona donna che piacciono a noi. L’alter-ego friulano di Gianfranco Zigoni. Con cui, tra l’altro, condivide un rapporto di grande amicizia.

Vendrame_Vicenza_1

Ma continuiamo il racconto dell’Ezio calcistico, avendo ormai presa coscienza del piccolo dettaglio. Uscito dall’academy friulana il nostro ragazzino va a farsi le ossa alla SPAL. “Mister Mazza, vada a prenderselo in quel posto”, e siamo repentinamente in prestito alla Torres. Che vi avevo detto? Dopo qualche annetto, speso errando per l’Italia, è arrivato il momento del salto di qualità: Lanerossi Vicenza, ergo la Serie A di Boninsegna, Riva e Bettega. Un salto carpiato con avvitamento. Con i vicentini rimarrà tre anni, poi passerà al Napoli sotto pressioni di quel Luis Vinicio che a Vicenza si era fatto conoscere. Mister Vinicio, vai se foder!, e siamo velocemente al Padova. Deve essere andata quasi sicuramente così, perché l’esperienza napoletana finisce con tre misere presenze. A saperlo, meglio Vicenza. Fatte le valigie e salutato il Vesuvio, Ezio torna a nord, dove si trova palesemente più a suo agio, come avevamo detto a Padova. Ed è proprio lì che consacrerà il Vendrame calciatore e il Vendrame personaggio. Con i biancoscudati infatti conterà 57 presenze in due anni, record personale, ma soprattutto farà innamorare me e voi del Vendrame personaggio.

Sgomberiamo il campo da nostalgie miopi: la Serie C del 1975 era marcia fino al midollo, con la compravendita di partite all’ordine del giorno. E anche quel Padova-Cremonese aveva un destino concordato a tavolino: 0-0, in barba a chi spende soldi e tempo per venire allo stadio. Ezio prende palla e inizia a correre dalla parte sbagliata del campo. Qualche suo compagno prova a fermarlo, ma nessuno ci riesce. Arriva di fronte ad un disperato Bartolini, che si getta su quei piedi che stavano dando vita a quella splendida follia, ma Ezio lo evita. Lasciamolo divertire ancora un po’. Si fermerà qualche metro più avanti, sulla linea di porta, e poi inizierà a correre di nuovo, stavolta dalla parte corretta del campo. Quel pomeriggio al Silvio Appiani di Padova un tifoso morirà d’infarto. “Ha sbagliato lui, non io”, commenterà in seguito, “Non si viene a vedere giocare Ezio Vendrame se si ha problemi di cuore”. Chapeau.

L’anno successivo il Padova inizia a ingranare sul campo, ma guai a dare un’occhiata al portafogli. Vendrame a Padova percepisce 44mila lire, una miseria. Sette milioni, invece, non sarebbero malaccio. E sono proprio sette i milioni che Vendrame si trova costretto a rifiutare dalle mani di una figura poco chiara legata all’Udinese. Sette milioni in tasca se giocherai male la partita contro l’Udinese, questa è la proposta. Inizialmente fu un timido sì, ma quando entrò in campo Ezio capì che non poteva mantenere fede a quella promessa. I friulani, la sua gente, lo stavano rumorosamente fischiando e non era decisamente il caso di giocare male. Palla sul calcio d’angolo, guardò i tifosi che così tanto lo odiavano e con un mezzo sorriso indicò la porta.

Guardate quella, non me, che poi vi perdete il gol!”. E gol da calcio d’angolo fu. Padova-Udinese 3 a 2. E Vendrame ne segna due, a dirla tutta.

“Vaffanculo i 7 milioni, viva le 44 mila lire!” (E. Vendrame).

A cura di: Alessandro Colombini