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Gruppo E

Costa Rica-Serbia 0-1

L. C.

Nella vita tre cose sono certe: la morte, le tasse e gli Under 1,5 del Costa Rica. Parafrasare indegnamente Churchill serve per spiegare una partita molto bloccata, condizionata dall’atteggiamento reattivo e dalle continue coperture degli spazi di gioco delle linee strette dei Ticos, ovvero la riproposizione della formula vincente di 4 anni fa senza significativi stravolgimenti. Succede, però, che la Serbia senza convincere fino in fondo porta a casa 3 punti dal peso specifico del platino, in un girone che vede il Brasile incepparsi contro Lichtsteiner (lo so: fa ridere a leggerlo, ma la realtà spesso è crudele e sadica), e va in testa ringraziando la sensibilità di piede del sinistro poetico di Kolarov, che da 26 metri disegna una traiettoria da sigla tv che finisce la corsa lì dove crescono le ragnatele. Una Serbia compatta, che ha un Milenkovic (ve ne avevamo parlato qui in tempi non sospetti) sempre più sicuro nelle sue letture difensive e un Matic che, coprendo le spalle a quel fenomeno di Milinkovic-Savic – ormai utilizzato come vero shadow-striker della Nazionale -, tranquillizzerebbe anche un marines appena paracadutato nel mezzo della giungla del Vietnam nel 1969.

Pensate se al debutto assoluto in un Mondiale gli fosse entrata una giocata del genere? Onnipotenza.

Ljajic che lotta contro il lato oscuro di sé perdendo miseramente; Tadic, decentrato sulla trequarti destra, che rimane un po’ spaesato e costretto ad entrare dentro il campo per usare il piede forte, ma che appena accende il sinistro sa regalare passaggi chiave e aprire corridoi come nessuno; Milinkovic che domina, a sprazzi, ma dà la sensazione di poter caricarsi addosso una squadra e deflagrare una qualsiasi partita del Mondiale, così come peccare di sufficienza. Insomma, la Serbia fa molto cliché balcanico nel suo mix di grandi giocatori e sensazioni contraddittorie. Però è prima in un girone che si preannuncia molto più combattuto rispetto alla vigilia. E occhio anche ai Ticos, che difficilmente segneranno quei gol necessari per spostare a loro favore le ridottissime chance di qualificazione, ma che faranno sudare (e molto) gli avversari: Svizzera, sei avvertita.

Livello psicodramma: 0%, nonostante Mitrovic

Brasile-Svizzera 1-1

A. M.

Ah come è bello il Brasile, ah quanto è forte il Brasile, ah che spettacolo la fascia MarceloCoutinhoNeymar. Vero, verissimo. Però anche il calcio bailado del Professore Tite debutta in questa strana rassegna iridata con il freno a mano tirato, mettendo in saccoccia un solo punticino al termine di una partita che ci lascia un filo interdetti. La partenza è quello che si aspettano tutti: combinazioni strette e veloci tra i tre giocatori più influenti della manovra verdeoro, ribaltamenti di lato a favorire gli isolamenti di Willian, e Paulinho sempre nell’area di rigore avversaria. La Svizzera si difende con ordine ma non riesce a frapporsi in maniera degna a un Brasile che gioca divertendo e divertendosi. La perla di Coutinho è la logica conseguenza di una squadra nettamente superiore.

Poi, però, succede quello che spesso accade quanto tu stesso ti ritieni troppo bello e superiore. Il Brasile inizia a specchiarsi e si compiace, Neymar continua imperterrito nella sua sfida personale contro il mondo, cercando in maniera insensata e senza sosta il duello individuale con i mediani svizzeri, gente poco cordiale. Solitamente finisce così.

Miranda dimentica di non avere Skriniar di fianco e decide deliberatamente di non marcare Zuber in area piccola. 1-1 senza apparenti motivi. La spina non si riattacca più e l’assalto finale (neanche troppo disperato, a dire la verità) provoca un paio di sussulti autografati dallo stesso Miranda e Firmino e nulla di più. Stranamente i brasiliani, temprati dall’1-7 di quattro anni fa, sembrano prenderla con filosofia. Il nostro coefficiente psicodramma si ferma solo al 25%. Stay tuned per vedere l’asticella alzarsi. Nota conclusiva: Tite, ascolta me, lanciala un’occhiata in più a Douglas Costa in panchina, che ha appena vinto uno Scudetto da super sub.

Livello psicodramma: 25%, perché alla fine con Miranda l’Inter è andata in champions.

Gruppo F

Germania-Messico 0-1

Alberto Mapelli

La più grande sorpresa di questo primo turno si chiama Hirving Rodrigo Lozano Bahena, detto “El Chucky”, il killer a sangue caldo della Germania peggio organizzata degli ultimi 4 anni. Il Messico di Juan Carlos Osorio firma l’esecuzione dei campioni in carica, che si bruciano già alla prima apparizione la possibilità di fare un passo falso. La vittoria della Svezia con la Corea del Sud, infatti, lascia un solo risultato possibile ai tedeschi nello scontro di sabato con coloro che ci hanno impedito di gustarci la manifestazione più bella del mondo. La sconfitta di domenica, però, è tutt’altro che immeritata. La Germania è scesa in campo con un atteggiamento sbagliato, poco concentrata e non ha saputo mantenere i nervi saldi gestendo il ritmo della partita. La Germania si è adeguata all’andamento folle imposto dai messicani, indiavolati nella pressione alta e micidiali a fiondarsi con i quattro giocatori offensivi in ripartenze tanto furiose quanto imprecise, finendo per pagare carissimo alcuni difetti strutturali ben messi in evidenza dal piano partita di Osorio.

“La gioia più grande è quella di essere diventato protagonista di un’illustrazione di Sarita” , dirà Lozano al termine del match.

La poca mobilità della cerniera centrale Kroos-Khedira e lo scarso apporto difensivo garantito dal blocco di trequartisti sono limiti difficili da mascherare senza rinunciare a una buona parte dell’imprevedibilità offensiva. A fare da contraltare c’è una quantità di scelta nel reparto avanzato imbarazzante, che si può permettere di avere in campo sette giocatori offensivi contemporaneamente, levando qualsiasi volontà di offendere all’avversario. La sensazione è che la Germania deve necessariamente controllare il ritmo della partita per togliere il riflettore dalla propria vulnerabilità e spostarlo sulle sue incredibili possibilità. Posto che non è possibile eliminare tre squadre, possiamo già definirci soddisfatti dell’andamento di questo gruppo F: salvo tracolli messicani contro gli asiatici, due tra Svezia (ci sono loro e non noi), Germania (servono spiegazioni?) e Corea del Sud (noi non dimentichiamo) torneranno a casa in una decina di giorni. Al 90% non saranno i crucchi, ma la speranza è l’ultima a morire. P.s. Sicuri sicuri che uno come Sané non serviva almeno dalla panchina?

Livello psicodramma: Battaglia di Mosca (1941, percento)

Svezia-Corea del Sud 1-0

L. C.

Qui la redazione si compatta come il PCUS post-congresso del 1956: la partita più brutta del Mondiale, che non si merita neanche un commento o qualcosa da salvare. A parte Jo Hyeon-Woo, il portiere coreano dallo stile più simile a Shiro di Mila e Shiro che ad un calciatore e dal ciuffo color rame che ci fa tornare bambini e volare con la mente al dream-pop degli ’80s e soprattutto a personaggi come Mirko di Kiss me Licia. A Jo vogliamo un gran bene.

Gruppo G

Belgio-Panama 3-0

Giuseppe Zotti

Il gruppo G si apre con una delle partite considerate dall’esito più scontato di questa prima giornata: da un lato il Belgio infarcito di campioni, dall’altro i semi-miracolati di Panama, esordienti al mondiale; tuttavia, viste le numerose défaillances delle big nei giorni precedenti, la formazione di Martínez avrebbe dovuto sapere che scendere in campo con troppa spocchia sarebbe stato un errore ingiustificabile.

Invece, il primo tempo si conclude senza reti; Hazard e soci giocano infatti con un’irritante sufficienza, e nonostante proprio il numero 10 dei Diables Rouges e Lukaku manchino di poco l’appuntamento con il gol, il pareggio momentaneo di Panama è tutto fuorché un furto: fino a quel momento la cosa più interessante del Belgio erano le sue magliette (ispirate all’Europeo del 1984: dal punto di vista estetico nulla da dire, ma dal punto di vista scaramantico è stata una pessima scelta, visto che fu eliminazione al primo turno), e ci è voluto un capolavoro di Mertens a inizio ripresa per sbloccare una partita che stava diventando difficile, complice anche l’atteggiamento svogliato di alcuni belgi, Carrasco in primis.

Poi, tutto è stato più facile: Panama non aveva la forza per cercare il pareggio, e infatti a parte un tentativo di Murillo e un innocuo calcio d’angolo i Canaleros sono stati ben distanti dalla porta di Courtois, , mentre il Belgio ha preso via via più fiducia nei suoi mezzi, arrivando sul 3-0 grazie alla doppietta di Lukaku, messo davanti a situazioni per lui difficili da sbagliare.

Mercoledì alla squadra di Martínez toccherà la Tunisia: giocando con la giusta concentrazione non ci dovrebbero essere problemi, ma il condizionale è d’obbligo, visto come è andata questa partita; per Panama ci sarà l’Inghilterra, e c’è da augurarsi che i Canaleros sappiano dimostrare nuovamente di saper tenere il campo come contro il Belgio per non fare la figura della squadra materasso.

Livello psicodramma: 10%, nonostante il picco del 450% all’intervallo

Inghilterra-Tunisia 2-1

Paolo Stradaioli

Una partita strana, un 3-0 facile nei primi venti minuti, uno 0-0 maledettamente inglese nel secondo, un 2-1 di facciata perché la Tunisia non è squadra in grado di impensierire Kane e soci e perché l’Inghilterra avrebbe realmente potuto dilagare, ma d’altronde che gusto c’è a giocare i mondiali, se non quello di danzare a passo lento con lo Psicodramma™ (ormai marchio Zona Cesarini).

La risolve Harry Kane, in realtà la risolve una palpabile superiorità che si espleta per tutti i novanta minuti e che allo stesso tempo si annichilisce per tutti i novanta minuti. Come ciò sia possibile non è dato saperlo, non se si è nati a sud di Dover quantomeno. C’è da dire che coach Southgate dovrà mettere le mani in un magma, perché questa squadra alterna momenti di nevrastenica sovra-eccitazione a passaggi più simili a un pomeriggio in bocciofila che non a una partita di calcio. Se riuscisse a trovare una sintesi alle due cose potrebbe essere un problema per chiunque si troverà l’Inghilterra sul cammino che porta al Luzhniki.

Questo non dico che dev’essere gol al 100% ma al 99,99% si…

E la Tunisia? Un paio di partite e la salutiamo, non è colpa loro; hanno il rigorista che fa i cuori dopo il gol, provano anche a giocare a due tocchi sul pressing inglese, sono una squadra che a un mondiale ci deve essere e che del mondiale conserverà un bel ricordo. Noi tra un paio di settimane non la ricorderemo, io personalmente la ricorderò per il “Jake La Furia Tunisino”, anzi per il “Ray Mysterio Tunisino”, anzi per il “Tizio che si è mangiato il Ray Mysterio Tunisino”. Boh, è mondiale, è tutto ineluttabilmente splendido.

Livello psicodramma: picco del 99%, poi il raddoppio di Kane lo riporta dei parametri

Gruppo H

Colombia-Giappone 1-2

Pietro Ronzoni

Col senno di poi avremmo dovuto capire che Colombia-Giappone sarebbe stata una partita confusa e bizzarra ancor prima del fischio d’inizio, quando Falcao fa notare al direttore di gara che in realtà il testa o croce l’ha vinto e che quelli con la maglia blu sono nella metà campo sbagliata, con conseguente switch da campo di provincia.

Nel caso ci fosse sfuggito questo piccolo particolare, avremmo potuto capirlo poco dopo, quando Carlos Sanchez decide di voler fare l’Ospina dimenticandosi che il regolamento non lo prevede. Risultato: Cafeteros sotto di un goal (e di un uomo) dopo soli 3 minuti, con una difesa che inizia a fare acqua da tutte le parti, servendo americani anziché espressi.

Il mancino chirurgico che Quintero fa passare sotto la barriera nipponica e che regala il pareggio alla Colombia è figlio di un calcio di punizione molto generoso, portato a casa con esperienza dal Tigre Falcao. Il portiere giapponese che protesta animatamente contro la decisone di assegnare il goal con la GLT resta un’immagine buffa e curiosa, un po’ come come un bimbo che giura alla mamma di non aver mangiato la Nutella non sapendo di averne un po’ sulla punta del naso.

Menu del giorno: sushi e colpi di testa all you can eat

La conferma, ad ogni modo, arriva al 73’, quando Yuya Osako insacca il 2-1 con un colpo di testa, non esattamente la specialità della casa paragonabile ad un uramaki o ad un nigiri.
Il risultato finale non fa che confermare come questo – per ora – sia il Mondiale dei pronostici disattesi e delle schedine strappate.

Livello psicodramma: 70%, passaggio del turno non compromesso ma discreta batosta morale.

Polonia-Senegal 1-2

Michele Pelacci

#POLSEN, ultima partita del girone H(ipster) nonché ultima del girone d’andata, è stata vista come una possibilità, per il social media manager del Siviglia, di fare incetta di cuoricini su Twitter postando una foto di Christian POuLSEN con la Supercoppa Europea 2006. Non male.

Agli ordini dell’arbitro del bahreinita Shukralla inizia una partita molto contratta. È il primo incontro di sempre tra queste due squadre, la Polonia non ha mai perso contro un’africana e il Senegal vanta l’unico allenatore di colore della competizione. “Una realtà dolorosa, che mi infastidisce,” dice il CT Cissé. “Ritengo il calcio uno sport universale. Credo che il colore della pelle abbia davvero poca importanza nel gioco.”

Se nel primo quarto d’ora la fisicità e l’esuberanza degli africani mette in difficoltà la Polonia, col proseguire del primo tempo sale in cattedra Piotr Zielinski. Milik, però, trequartista de facto, è impreciso e non riesce in alcun modo a trovare Lewandowski.

Dietro la Polonia gioca con Thiago Cionek e Michał Pazdan. Per quanto puoi voler bene ai centrali polacchi minuti e impacciati, giocano uno nella Spal e l’altro con Eduardo e Christian Pasquato nel Legia Varsavia. Nel primo tempo ha sofferto tremendamente la scarsa attitudine difensiva di Zielinski e Rybus, facendo sembrare il classe ’98 Ismaïla Sarr ancor più veloce di quanto è già. Col terzino Moussa Wagué (anch’egli classe ’98, molto interessante), l’esterno del Rennes ha fatto fuoco e fiamme sulla destra, non dando a Rybus-Grosicki possibilità di controbattere. Nel primo tempo, non ha dato particolari soddisfazioni nemmeno la catena di destra. Błaszczykowski è stato costretto a subire le scorribande di Sabaly e Piszczek (ormai 33enne, come Kuba) ha sì annullato Sadio Mané, ma ha dormito fatalmente nell’occasione del gol del vantaggio, facendosi scippare da M’Baye Niang, il più sornione degli attaccanti di Russia 2018.

Il giocatore del Torino ha ricordato a tutti il Paradosso Niang™: giocare esattamente all’opposto di come ti aspetteresti che possa giocare un giocatore di calcio con quel fisico. Coach Cissé lo ha schierato a supporto di Mame Birame Diouf in un 4-4-1-1 piuttosto elementare, che ha 3 capisaldi: pragmatismo, fisicità e corsa, non discostandosi troppo dall’unicum col quale, ad ogni Mondiale, una Nazione africana ci fa così divertire. Niang, in ogni caso, ha costretto alla panchina Moussa Sow e Keita Baldé.

All’intervallo, il CT polacco Adam Nawałka (60enne che ne dimostra almeno una decina in più; rassicurante trovarlo sulla panchina della Polonia ogni 2 anni) inserisce un centrale (Bednarek, “un giocatore bello da vedere”, secondo i telecronisti di Italia Uno) per Błaszczykowski: si passa alla tanto prevista difesa a 3. La Polonia tiene molto meglio il campo, ma la partita viene messa in ghiaccio al 60′. Bednarek si scorda le basi – tipo: lasciare che un avversario si involi verso la tua porta non è cosa buona – e il Senegal raddoppia.

Krychowiak tenta di riaprire i giochi all’86’, bucando di testa il piccolo portiere dell’AC Horoya (campionato guineano) Khadim N’Diaye, dopo una partita opaca. Gli ultimi tentativi della Polonia si spengono però in nulla di fatto, e anzi il Senegal va vicino al terzo gol con Mané. L’ultima partita della prima giornata di Russia 2018 ha rivelato che la difesa dei bianco-rossi non ha diritto di passare il turno e che la frizzantezza del Senegal darà fastidio a chiunque: la prossima partita, Colombia-Polonia, è già uno spareggio.

Livello psicodramma: 65%, insomma, va bene tutto ma hai perso per un gol di Niang.

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