Seconda giornata: un Mondiale senza padroni? - Pagina 2 di 2 - Zona Cesarini

Seconda giornata: un Mondiale senza padroni?

Gruppo E

Brasile-Costa Rica 2-0

Gianluca Lorenzoni

Le lacrime finali di Neymar servono a rendere perfettamente l’idea di cosa voglia dire convivere ed affrontare il peso delle aspettative, che quando c’è di mezzo il Brasile non possono che toccare vette tibetane.

Dopo il pareggio con la Svizzera, lo spettro di uno psicodrammazo in salsa costaricense ha bloccato i verdeoro per una mezzora e se Borges non avesse aperto troppo il piattone su una ripartenza vorticosa gli ingredienti per l’omicidio perfetto sarebbero stati messi sul tavolo. Brasile lento, un Neymar poco brillante e una catena di destra impalpabile, con Paulinho, Willian e Fagner (terza scelta nel ruolo dopo i forfait di Alves e Danilo) più confusionari di un’opera di Pollock. Passata la paura la squadra di Tite si è pian piano messa in moto arrivando con continuità dalle parti di Navas, in una di quelle giornate in cui giustifica il fatto di essere il numero 1 della miglior squadra al mondo.

L’ingresso di Douglas Flash Costa nella ripresa è la mossa che fa saltare il banco, finendo per far collassare il muro dei Ticos come un’infiltrazione che lentamente si scava una galleria.
Si gioca ad una porta sola, con le ripartenze affidate al solo e solito Ruiz, sempre bello e divertente da vedere. L’ultima mezzora per i brasiliani è una sfida contro il tempo e la malasorte: Jesus prende la traversa, Neymar, tra un pestone e un tuffo, prima trova un Navas straordinario e poi divora il vantaggio con un tiro a giro forse troppo pretenzioso. La beffa sembra concretizzarsi quando il var toglie un rigore già assegnato. Ci pensa peró Coutinho a spazzare via i cattivi pensieri, prima del raddoppio al 97′ di O Ney su assist di Costa e del pianto liberatorio per uno psicodramma per ora scongiurato.

Niente fuochi artificiali ma è stato un Brasile abbastanza solido e con un talento ancora non pienamente espresso fin qui, in attesa dello spareggio con la Serbia (dove mancherà Douglas Costa, non benissimo per Tite) e dei successivi impegni che potrebbero essere, quelli sì, pirotecnici (Germania?).

Serbia-Svizzera 1-2

Alberto Mapelli

Dopo cinque minuti l’elevazione di Mitrović con conseguente zuccata che gonfia la rete sembra far presagire una serata di guai per la Svizzera e una serena crociera verso l’approdo agli ottavi di finale della selezione slava. Non andrà così. Esattamente come fatto con il Brasile, la Svizzera sbanda, barcolla, rischia di venire travolta dall’evidente superiorità di talento della squadra del commissario tecnico Mladen Krstajić ma rimane in linea di galleggiamento. La Serbia sfrutta i primi venti minuti letteralmente on fire di Mitrović lanciando a ripetizione palloni impossibili da mettere giù per comuni mortali. Lui e quel muro di gomma che è Milinković-Savić fungono da calamite e garantiscono una risalita del campo tanto rapida quanto essenziale per tenere lontani dalla propria area di rigore.

Come con la Costa Rica, però, la Serbia non è in grado di chiudere i giochi e lascia spazio alla reazione svizzera, pericolosa in un paio di occasioni con i classici inserimenti dal timing perfetto di Dzemaili e che raggiunge il suo culmine con il siluro mancino sganciato da Xhaka che deflagra alle spalle di Stojković. Dal 52′ del secondo tempo inizia un’altra partita: la Serbia, consapevole della giornata sulla carta favorevole agli elvetici, si sbilancia in avanti, si vede fischiare un fallo in attacco con Mitrović che cerca di saltare nonostante i 150kg di zavorra e prende in contropiede il gol che li costringerà a vincere contro la selezione verdeoro. A segnare il gol partita è Xherdan Shaqiri, a cui si prospettava una carriera brillante e che invece è finito per trasformarsi in un ibrido tra l’essere umano e Big Jim. Cosa gli sia veramente successo rimane un segreto, alcune teorie sostengono uno sfortunato incidente che vede coinvolta una pressa meccanica. Indagheremo.

Xhaka vs la delicatezza

Tornando alle cose più importanti, sia Xhaka che il Barilotto Cosmico hanno esultando esibendo l’aquila albanese viste le origini kosovare delle proprie famiglie. Il calcio e i calciatori non saranno mai solo un gioco e chiunque non capisce che dietro gli ingranaggi che fanno funzionare questo magnifico spettacolo sono presenti uomini, storie personali e sentimenti forse, semplicemente, non dovrebbe poterne godere.

Ignoranza, domande ingenue, proposte stravaganti ed esultanze da svizzeri. Che belli i socialz.

Gruppo G

Belgio-Tunisia

Leonardo Capanni

Pronti-via e già piovono gol e occasioni da ogni dove. È senza dubbio la partita più divertente del Mondiale, un po’ per merito del 3-4-3 spurio belga che pensa a privilegiare fino al parossismo la qualità sul resto con Carrasco esterno sinistro di centrocampo, De Bruyne centrocampista all-round in posizione di mediano e il tridente Hazard-Lukaku-Mertens, e vuoi per una Tunisia che, dopo un inizio con blocco basso e linee strette a togliere profondità e linee di passaggio ai Diavoli Rossi, muta approccio alzando il baricentro e iniziando a fraseggiare palla a terra per risalire il campo. Insomma, nel primo tempo è una di quelle partite che fanno la fortuna degli spettatori neutrali e di chi ha acquisito i diritti tv: sembra un match di Premier per la continuità di tempo effettivo e azioni che cercano continuamente la porta avversaria senza curarsi troppo del resto.

Il primo movimento esca e successivo contro-movimento ad aprirsi la prateria per il sinistro chirurgico ad incrociare, è materiale da centravanti top.

Lukaku, che sì si muoverà pure con la stessa leggiadria di un rinoceronte lanciato in campo aperto nella savana e che sì, dovrà pure scendere a patti con i suoi limiti nelle scelte palla al piede, rischia però di trasformarsi nel vero ago della bilancia di questa Nazionale che finora è stata un po’ come la tipa molto carina e popolare al Liceo, quella di cui tutti s’invaghiscono, e che poi incontri a 30 anni e ha già due figli casinisti, le rughe da stress, un divorzio alle spalle, e magari legge pure Panorama sognando un’esistenza à-la Sex and the City. Invece questo Belgio, impostato sulle verticalizzazioni rapide e le connessioni tra le linee fra giocatori associativi, sta iniziando ad ingranare e il tasso tecnico disponibile dal centrocampo in su rimane uno dei primi tre del Mondiale. Il resto è sulle larghe spalle e sulle capacità di movimento ed attrazione del pallone di Lukaku, che sta dimostrando una freddezza e una classe sotto porta da centravanti top del panorama mondiale, oltre ad offrire soluzioni fondamentali nelle risalite di campo e nell’attacco alla profondità. I punti deboli sono la tenuta della difesa e, soprattutto, i tempi di scalata in fase di transizione negativa richiesti da un 3-4-3 così coraggioso, che a volte espone a scompensi evidenti nello schieramento.

Nota a margine per la Tunisia: peccato, ha messo in mostra trame di gioco sciolte palla a terra. E le giocate nello stretto, simil-futsal, di capitan Khazri insieme alla completezza tecnico-atletica di Sassi, un po’ ci mancheranno. Meno l’outfit più brutto di Russia 2018: quello del CT Maaloul che, dopo la combo piumino smanicato nero+t-shirt a maniche corte nera sfoggiata al debutto, ha messo in mostra un paio di scarpe prelevate direttamente dal paddock della Ferrari. Mister: bel lavoro con le Aquile di Cartagine, però lo stile è un’altra cosa.

Un uomo maledettamente cool.

Inghilterra-Panama

Paolo Stradaioli

Certe cose succedono quando un movimento calcistico promette le stelle ma non riesce a vincere contro Trinidad e Tobago. La debacle statunitense ha portato all’incontenibile gioia di una piccola nazione come Panama, capace di presentarsi al mondiale per la prima volta, e allo stesso di tempo di portare al cospetto di nazionali di primo livello una formazione palesemente inadatta. Dopo i tre fischi presi dal Belgio arrivano le sei scoppole procurate da un’Inghilterra che, per mancanza di stimoli ulteriori, sta ancora tenendo il motore a un regime di giri molto basso. Forse troppo basso.

Contro Panama la squadra di Southgate spolvera l’ampio spettro di possibilità calcistiche nell’andare in rete: un gol da calcio d’angolo, due su rigore, un eurogol da fuori area, un gol da calcio di punizione e uno su deviazione.

Lingard combina con Sterling e ci regala questo gioiello

La sensazione che restituisce questo match è che l’Inghilterra non sappia realmente che tipo di squadra sia: contro la Tunisia avevamo visto sprazzi di bel gioco alternati a momenti di stagnante ipertrofia nel possesso palla, contro Panama non c’è mai stato bisogno di alzare i ritmi, dal momento che i caraibici portavano il pressing fino alla linea di centrocampo e quando venivano attirati oltre (da un fraseggio estenuante dei tre centrali inglesi, Walker, Stones e Maguire sono stati i giocatori a toccare più palloni durante il match) l’Inghilterra poteva dialogare con grande facilità nella metà campo avversaria.

Insomma, nonostante un tennistico 6-1, la dimensione di questa squadra rimane un mistero che il Belgio aiuterà a svelare e gli ottavi riveleranno definitivamente. Nel frattempo da segnalare il primo gol a un mondiale di Panama, marcato dal trentasettenne Felipe Baloy, quarto giocatore più vecchio a segnare nella storia della manifestazione.

So’ soddisfazioni.

Gruppo F

Corea del Sud-Messico 1-2

L.C.

Il Messico di Osorio, tecnico lungimirante e finora il migliore nell’arte di adattare la propria squadra alle caratteristiche avversarie cucendo un piano gara specifico a seconda delle esigenze, si sta imponendo come sorpresa, forse l’underdog che potrà stupire. Contro la Corea del Sud si è visto un 4-2-3-1 elastico in fase di possesso che può contare sulla versatilità e l’interscambiabilità di quattro elementi come Lozano, Chicharito, Layun e un Carlos Vela formato bullo nelle conduzioni palla al piede. Su Guardado credo sia inutile aggiungere altro, lo abbiamo già scritto approfonditamente qui, se non che la sua saggezza e la sua capacità di creare gioco agendo come vertice alto di un rombo insieme ai 3 difensori del Tricolor in fase di inizio azione, è semplicemente ossigeno puro per gli sviluppi del gioco messicano. Una Nazionale che stupisce per compattezza collettiva, pur concedendo alcune importanti occasioni a una squadra reattiva come la Corea, e per spirito di gruppo cementato dalla chiarezza dei compiti instillata da El Profe Osorio.

Tutto molto bello, come avrebbe detto qualcuno. Ma resta il fatto che il gol del vantaggio, che arriva su rigore, è figlio di un intervento folle del difensore del Tokyo FC, Hyun-Soo Jang, che scambia il prato dell’Arena Rostov per il centrale del Modena Volley. Ma dato che nella prima parte delle nostre recensioni di fine turno avevamo indicato Jo, portiere della Corea, come il personaggio spacca-Mondiale, eccolo qua in strane movenze per deconcentrare Vela.

Saltelli strani, braccia che ruotano a mulinello, passettini in avanti, e poco prima si era preso un rimbrotto dall’arbitro perché era andata a bere dalla borraccia appoggiata accanto al palo. Il nostro Mirko di Kiss me Licia è sempre più l’idolo che non t’aspetti del Mondiale in Russia: meritevole di uno spin-off a sé. Peccato che dovremo salutarlo presto, così come Son: autore di un gol magnifico nel finale. Il Messico, però, con il gol del 2-0 del Chicharito, arrivato con una delle transizioni offensive più belle e rapide dell’intero Mondiale, portata da Lozano, si candida a mina vagante del torneo. Farà saltare i piani di altre big nei turni ad eliminazione diretta? Ad oggi sembrerebbe più di una semplice impressione.

Germania-Svezia 2-1

Alberto Mapelli

Sono morti. Anzi no, respirano ma la situazione è critica. Cancellate tutti i discorsi funebri o metteteli nei cassetti sperando di poterli tirare fuori già al prossimo turno, fate un po’ voi. Sono tedeschi, sono i campioni del mondo in carica, hanno uno dei due centrocampisti più forti del mondo e ora sono anche incazzati. La principessa tedesca viene salvata dal baratro dal principe biondo, che ora sembra potere assumere anche le sembianze del capo-popolo per guidare la redenzione germanica.

Una clamorosa Sarita.

Non è tutto oro quello che luccica, però, perché la Germania ha sudato freddissimo fino al 95′, quando il signore ritratto qui sopra si è messo la nazione intera sulle spalle disegnando quella perla che potete vedere sotto. Inevitabile che tante cose prima importanti passino in secondo piano nella narrazione della partita che potrebbe rappresentare la svolta per il Mondiale tedesco, però i problemi rimangono. L’inserimento di Rudiger regala più atletismo per coprire gli spazi lasciati scoperti con un baricentro alto ma toglie dalla partita la concentrazione e il senso della posizione di Hummels – mancanze che vengono a galla al gol di Toivonen -, Rudy dovrebbe fungere da filtro più dinamico rispetto a Khedira ma viene messo letteralmente k.o. in uno scontro di gioco, Reus aggiunge brio, movimento e concretezza al posto del fantasma di Ozil ed è la mossa più azzeccata. Eppure la Germania va sotto, ci capisce poco, ricade negli stessi problemi strutturali, con i reparti distanti e il centrocampo lasciato in balia degli eventi.

La Svezia ha il demerito di non chiudere la partita, ma ha il merito di averla impostata sui suoi binari preferiti: difesa e centrocampo vicini, protezione del centro del campo che invoglia la Germania a rivolgersi al traversone, spesso preda della fisicità dei centrali di difesa, e qualche pericolo creato in ripartenza e su calcio piazzato. Nel disperato tentativo di non essere eliminato già ai gironi Joachim Löw ricorre, come sempre, a Mario Gomez. E come sempre, Mario Gomez finisce per essere utile sia in maniera diretta (crea spazi per gli inserimenti dei compagni e regala fisicità al reparto offensivo) che in maniera indiretta (dirotta Werner a sinistra contro un Lustig che finisce per essere grigliato dalle fiammate del talentino). La fine sembra sopraggiungere, ma al 95′ alla porta bussa il principe azzurro e allora no: lo psicodrammen non s’ha da fare.

Gruppo H

Giappone-Senegal 2-2

L.C.

Nel girone più hipster, esotico e aperto del Mondiale, lo scontro fra le due outsider vittoriose all’esordio si rivela una partita impronosticabile, divertente, aperta, viva, piena di imprecisioni e ottime giocate al tempo stesso. Insomma, una di quelle partite tanto strane quanto piacevoli da osservare per ritmo e voglia di affrontare l’avversario senza eccedere in tatticismi. Sadio Mané la sblocca con uno dei gol più goffi del torneo, ringraziando Eiji Kawashima: il portiere del Metz ci aveva già deliziato con una sceneggiata surreale – molto poco giapponese, tanto per spazzare via ogni cliché – negando con faccia di bronzo il gol subito da Quintero nonostante la goal line technology; contro il Senegal ha semplicemente regalato il vantaggio ai Leoni della Teranga con un intervento da calcio parrocchiale respingendo di pugno – sul ginocchio di Mané – un tiro semi-innocuo di N’diaye.

Sembrava l’episodio destinato ad aprire l’autostrada verso il primo posto, ma il Giappone è riuscito a recuperare campo, alzando il suo baricentro medio e limitando il mismatch fisico, liberando il vecchio saggio Hasebe in regia e sfruttando i cambi di gioco sul lato debole garantiti dal sinistro calibrato di Kagawa. Come in occasione del gol dell’1-1 di Inui, arrivato sugli sviluppi di un taglio sul lato debole di Nagatomo, che intuisce che attaccare le scalate dei terzini senegalesi (ali aggiunte in fase di possesso palla) sia un’ottima idea che può portare dividendi importanti ai Samurai Blue.

Succede però che, più sale l’efficacia di gioco del Giappone, che crea anche una fantastica ripartenza con tanto di incrocio colpito da Inui, più il tempo gioca a favore della squadra di Cissé, che infatti trova il 2-1 con Wagué che va ad attaccare un cross di Mané chiudendo con un piattone in corsa una delle poche manovre efficaci del secondo tempo. Ma siccome è una partita imprevedibile e ricca di errori e plot-twist, c’è tempo per il 2-2 di Keisuke Honda, proprio lui, a segno per il terzo Mondiale con un piattone a porta vuota dopo il caos in area senegalese tra uscite a vuoto e posizionamenti rivedibili.

P.s. Ho finalmente capito cosa mi ricordano le progressioni in campo aperto di Ismaila Sarr, il giocatore più veloce del Mondiale:

Polonia-Colombia 0-3

Giuseppe Zotti

Polonia e Colombia entrano entrambe alla Kazan’ Arena con un solo obiettivo, la vittoria: i quattro punti di Giappone e Senegal rendono infatti il pareggio inutile tanto per i cafeteros quanto per la nazionale di Nawałka, che parte in attacco, mentre la Colombia si dimostra, almeno in un primo momento, più guardinga.

L’iniziale attendismo della squadra di Pékerman permette comunque a Valderrama e Higuita, seduti vicini in tribuna, di poter godere appieno della maturità di Yerry Mina al suo esordio mondiale, dell’esemplare spirito di sacrificio di James Rodríguez e della pericolosità sulla fascia destra di Cuadrado, che si dimostra una vera e propria spina nel fianco della difesa polacca per tutta la durata dell’incontro; e se nei primi 20 minuti l’incontro può essere sicuramente considerato equilibrato, nonostante la cronica difficoltà incontrata da parte del centrocampo biancorosso di servire palloni decenti a Lewandowski, la Colombia inizia ad emergere in maniera sempre più convincente.

Dopo il gol, Falcao rende grazie a Sarita

Non a caso la prima vera occasione da gol è colombiana: uno slalom spettacolare di Cuadrado, al minuto 36, che costringe Szczęsny a una chiusura per nulla facile; tuttavia questo è solamente un preludio al vantaggio Cafetero, arrivato pochi minuti dopo grazie a un colpo di testa di Mina che non trova l’estremo difensore della Polonia esente da colpe, a prescindere dal metro e 95 di altezza del marcatore.

Nella ripresa la Polonia, probabilmente sfiduciata da una rete subita a pochi minuti dallo scadere, si mostra poche volte nell’area di rigore avversaria, e solamente una volta in maniera seriamente pericolosa per il risultato: un provvidenziale intervento in uscita di Ospina, tuttavia, riesce a impedire a Lewandowski di siglare il pareggio; questa unica fiammata, unita anche alla sterilità offensiva dimostrata da Kownacki (giustamente sostituito) e dal poco estro di Krychowiak, rende alla Colombia tutto più facile, e tra il 70′ e il 75′ arriva prima la rete di Falcao, che infila con un sontuoso esterno destro uno Szczęsny stavolta incolpevole – la difesa invece si dimostra al di sotto della sufficienza –  e poi il gol di Cuadrado, servito splendidamente da Rodriguez.

Nonostante una prestazione sicuramente convincente, la Colombia ha di fronte un’altra partita difficile, che rende l’accesso agli ottavi di finali tutt’altro che scontato: il Senegal si è dimostrato una nazionale ostica, e se alla selezione allenata da Cissé può bastare un pareggio, ai Cafeteros rimane soltanto la vittoria per affrontare una sfida agli ottavi contro Belgio o Inghilterra, che in entrambi i casi sarebbe uno degli incontri più interessanti del prossimo turno; vista questa giornata, è sicuro che né la Colombia né il Senegal abdicheranno volentieri dalla candidatura di possibile outsider o di mina vagante del torneo.