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Sulla bandiera del Galles è raffigurato un drago rosso che calpesta quello che sembra un prato verde. Il più forte giocatore dei Dragoni è un ragazzo che recentemente ha fatto capire bene quanto ci tiene alla sua nazionale, Gareth Bale infatti ha festeggiato con questo striscione la qualificazione a Euro 2020, rispondendo agli attacchi dei media che lo criticavano per il tempo dedicato al golf a scapito delle sue prestazioni con il Real Madrid.

Golf Wales Bale

(Credits: Eurosport)

Gareth Bale è il drago rosso che brucia in velocità le difese avversarie, il miglior marcatore nella storia della sua nazionale, ha perfino sfoggiato delle scarpette decorate da disegni raffiguranti le fauci di due draghi. Il simbolo del calcio gallese ha però un difetto intrinseco: si rompe spessissimo, è una belva fragile come il cristallo. Ventuno infortuni di varia natura nelle ultime sette stagioni sono un dato inquietante. Adduttore, polpaccio, caviglia… difficile correre alle velocità lunari cui ci ha abituato se gli fa sempre male qualcosa, se i muscoli si sfilacciano come zucchero filato.

Fa male pensare a cosa potrebbe essere Bale senza infortuni. Un mostro di atletismo senza limiti, uguale a quello che ha sbalordito chiunque lo osservasse all’opera da quando calpestava i campi del liceo di Whitchurch a Cardiff, solo più continuo nelle prestazioni e quindi irraggiungibile per i comuni mortali.

Il drago è mancino

Il ragazzino, che già a otto anni era considerato da chi lo seguiva “testa e spalle sopra gli altri”, viene obbligato a calciare solo di destro, suo piede debole, nelle partitelle scolastiche, per sfidarlo a migliorarsi e anche per riequilibrare la situazione in campo. Non che la cosa abbia minimamente intaccato il rendimento del suo sinistro o la sua capacità di coordinarsi nelle situazioni più complesse. Per esempio in una finale di Champions League.

Il padre Frank è custode scolastico, la madre Debbie impiegata in un ufficio legale, una coppia tranquilla della working class di Cardiff. A nove anni Gareth batte lo zio calciatore Chris Pike in una gara in giardino a chi colpisce più volte la traversa e lo zio consiglia ai genitori di non fargli lasciare il calcio per nessun motivo.

Mentre il piccolo Gareth si divide tra allenamenti con il pallone e sprint sulla pista di tartan, gli scout del Southampton si accorgono del suo talento e lo soffiano al club della sua città. All’inizio il suo fisico non viene considerato adatto (ironia della sorte considerando quello che diventerà), poi infila qualche buona prestazione e soprattutto cresce improvvisamente di statura. Nel 2006, a 16 anni e 275 giorni, diventa il secondo giocatore più giovane dopo Theo Walcott a esordire con la maglia dei Saints.

Bale come Bolt

Credits Haymarket Press Association

Da terzino sinistro, suo ruolo nei primi tempi, fa vedere calci di punizione efficaci e sgroppate sulla fascia. Un anno dopo passa al Tottenham. Agli Spurs gli infortuni iniziano a tormentarlo, il più grave è quello ai legamenti della caviglia che gli fa perdere la seconda parte della stagione 2007-08.

È un altro infortunio, non suo, a spalancargli le porte della titolarità. Il camerunese Benoit Assou-Ekotto si fa male e tocca al ragazzino dimostrare di saperci fare. Detto fatto, anche se all’inizio il suo allenatore Harry Redknapp è scettico sulle sue qualità. Si ricrederà in fretta. Nella stagione 2010-11 il posto da ala sinistra a centrocampo se lo conquista il gallese, del quale sono evidenti le doti offensive, mentre Assou-Ekotto gli copre le spalle da terzino. Con tranquillità dichiara che “Passare dal non giocare al giocare è l’unica cosa che conta. Non puoi chiedere molto di più”.

La prima prestazione da belva soprannaturale è quella contro l’Inter il 20 ottobre, una tripletta alla corazzata post Triplete che lo lancia a tutta velocità nell’orbita dei fuoriclasse. Il Tottenham subisce il gol di Javier Zanetti e rimane in dieci per l’espulsione del portiere Gomes, rigore di Samuel Eto’o ed è 2-0 prima del tris di Dejan Stanković. Notte fonda per gli Spurs, colpiti anche dal poker di Eto’o.

Bale però non è d’accordo, accende il turbo lasciando per strada un certo Zanetti e con un sinistro a fil di palo inchioda Julio Cesar. 4-1. Il gallese al 90’ parte di nuovo da sinistra senza che Zanetti possa fare alcunché per impedirglielo, altra conclusione sul palo lontano e doppietta per il 4-2. La terza perla è un sinistro di prima scivolando in avanti, 4-3 e i nerazzurri devono ringraziare l’arbitro che fischia la fine.

Al ritorno Gareth si ripropone come rebus irrisolvibile per l’Inter, stavolta è il Tottenham a imporsi anche grazie a due assist perfetti del ragazzone, che demolisce uno sprinter come Maicon e si dimostra impossibile da fermare quando ha davanti metri di campo da divorare. La trasformazione da terzino a esterno offensivo è completata e Villas Boas lo userà spesso anche da trequarti per renderlo meno prevedibile, quando gli avversari iniziano ad adottare marcature specifiche, provando a togliergli il sinistro. Bale però non è solo velocità e potenza: la dimostrazione più eclatante è la doppietta su punizione contro il Lione in Europa League, edizione 2012-13. Iniziano i paragoni con Cristiano Ronaldo, i due si incontreranno presto e non da rivali.

Anche il West Ham impara a conoscere le capacità balistiche del gallese, che punisce gli Hammers con un sinistro vincente da 30 metri. Fuori dal campo Bale è tranquillissimo: non fuma, non beve, non gli piace andare in discoteca e preferisce passare il tempo guardandosi un film a casa o magari andando al ristorante con la famiglia. Dentro al campo la sensazione che dà a chi lo guarda è quella di pura onnipotenza, spietata voglia di primeggiare, ma ogni volta che segna le mani compongono un cuore, una dedica alla compagna con la quale sta dai tempi del liceo.

Il drago si veste di bianco

A fine stagione il Tottenham non raggiunge la qualificazione in Champions, è evidente come White Hart Lane sia ormai uno stagno troppo piccolo per ospitare il drago. 100 milioni di euro e Gareth Bale è un nuovo giocatore del Real Madrid, dove verrà sistemato prevalentemente sulla fascia destra per sfruttarlo da esterno a piede invertito oppure al centro dell’attacco, alle spalle di Karim Benzema e all’occorrenza anche al posto del francese in un sistema fluido.

Grazie a Carlo Ancelotti, non solo rimane un fenomenale terzo attaccante, ma diventa anche un perfetto quinto di centrocampo. Rientra per aiutare il reparto e perfeziona le doti di palleggio indispensabili per creare le pause di gioco che gli torneranno utili quando dovrà scatenare le sue progressioni con o senza palla.

Alla presentazione aveva già fatto capire quali fossero le sue altissime aspettative: “Non vedo l’ora di fare vedere a tutti quello che so fare. Non ho paura delle pressioni che arrivano dall’esterno, mi metto già abbastanza pressione da solo”. L’esperienza madrilena inizia, sorpresa, con una serie di infortuni che rallentano il suo ambientamento. Il 16 aprile 2014, dopo una serie di prestazioni convincenti, arriva il gol che gli fa conquistare definitivamente il rispetto dei nuovi tifosi.

Finale di Coppa del Re contro il Barcellona, minuto 85, le energie degli uomini in campo sono ridotte al lumicino. Eccezione alla regola, il gallese con la maglia numero 11. Esce addirittura dal campo per aggirare il malcapitato Marc Bartra e fiondarsi verso la porta blaugrana. Sprint pazzesco che si conclude con l’esultanza del nuovo amico Cristiano, incredulo e festante in tribuna.

L’annata si conclude con la conquista della Décima, in finale Bale porta avanti il Real nel supplementare e dà inizio alla festa a scapito dei rivali dell’Atlético Madrid. Accuse di egoismo da parte degli incontentabili tifosi dei Blancos e altri infortuni rovinano la stagione successiva, il riscatto è rimandato al 2015-16.

Altro derby con l’Atletico in finale, stavolta a San Siro, dove Gareth si trova a suo agio dai tempi degli Spurs. Infatti regala l’assist decisivo per il gol di Sergio Ramos e realizza il tiro dal dischetto nella lotteria finale, senza curarsi dei crampi che lo tormentano al termine di una sfida estenuante. Nelle partite decisive il gallese stecca raramente, lo confermerà anche più avanti. L’estate 2016 è quella dell’europeo in cui il Galles arriva fino alla semifinale dove prevale il Portogallo di CR7, che dà un dispiacere al compagno di squadra e va a prendersi anche la finale contro la Francia padrone di casa. Nella prima partita del torneo, vinta contro la Slovacchia, segna con una magnifica punizione e dopo 58 anni il Galles ritorna a vincere un match in un torneo internazionale. Metterà il suo nome sul tabellino dei marcatori altre due volte, dopo aver già trascinato la squadra nelle qualificazioni, segnando sette degli undici gol complessivi dei Dragoni.

Nel 2017 la finale di Champions si gioca a casa di Gareth. La mascotte della finale è un gigantesco drago blu che allarga le ali sul Castello di Cardiff, sopra le foto dei protagonisti della Champions League, tra i quali naturalmente compare anche il beniamino dei tifosi gallesi.

drago cardiff

Credits Alamy

L’avversario più temibile per Bale si ripropone anche in vista della finale da giocare davanti al suo pubblico. Si fa male spesso in una stagione deficitaria anche per quanto riguarda i gol segnati, in cui Isco è decisamente più al centro del progetto di Zinedine Zidane rispetto a lui. Nonostante l’annata storta fa di tutto per giocare il match più importante, entra solo al 77’ ma fa in tempo a godersi la schiacciante vittoria con i compagni.

Le medie realizzative del gallese tornano a crescere nella stagione successiva, in finale di Champions League non fa soltanto la comparsa felice come a Cardiff, entra al 61’ ma segna due volte al povero Karius. Il primo gol è il capolavoro di cui abbiamo già parlato, un movimento che fa pensare al soprannaturale mentre si vede l’attaccante galleggiare in orizzontale per andare a prendersi il pallone da catapultare in rete, a tre minuti dal suo ingresso. La seconda rete nasce da un bel tiro di Bale dalla distanza ma il ‘merito’ è decisamente di Karius.

Gareth è il primo giocatore a segnare una doppietta da subentrante in una finale di Champions, non male come storia da raccontare ai nipotini. Isco ha preso il suo posto nello scacchiere tattico, ma quando bisogna giocarsi tutti gli assi la freccia gallese è una delle prime carte da pescare. Bestia leggendaria o automa dagli occhi di ghiaccio che sia, Gareth Bale entra di diritto nella storia del calcio grazie alla splendida notte di Kiev. Senza ombre solo per lui, perché intanto l’incomprensibile ritrosia di Florentino Perez ad aumentare il compenso di un giocatore come CR7 sta sbriciolando la base della supremazia dei Blancos sul resto del mondo. Cristiano dice addio dopo Zidane e la frittata è fatta, fine della dinastia. E pensare che doveva essere proprio Bale il sacrificio di lusso dell’estate, con un possibile ritorno in Premier al Manchester United.

Il drago scende la china

Nella stagione 2018-19 la nota lieta per il gallese è certamente la Coppa del mondo per club, dove rifila una tripletta in semifinale ai Kashima Antlers e al termine della finale dominata contro l’Al-Ain viene premiato come miglior giocatore della competizione. Nel derby di febbraio contro l’Atletico segna il suo centesimo gol con la maglia dei Blancos, ma in Liga mette a segno la metà dei gol dell’anno precedente e il rapporto con Zidane e l’ambiente si deteriora. Si infortuna troppo di frequente e i tifosi arrivano a fischiarlo al Bernabéu. Nell’estate 2019 sembra a un passo dall’addio, il trasferimento allo Jiangsu Suning sembra cosa fatta, anche per alcune dichiarazioni di Zidane che a luglio dichiara: “Se va via domani è meglio per tutti”.

Alla fine però l’affare non va in porto. Gli acquirenti non si accalcano davanti alla porta di Gareth, che ha un ingaggio proibitivo per quasi tutti (30 milioni a stagione) e problemi fisici che lo perseguitano da anni. Rimane al Real, senza il sostegno né dell’allenatore né del presidente né dei tifosi. Un idillio, insomma. A 30 anni Bale ha vinto più di quanto sarebbe mai stato capace di immaginare e può continuare a godersi la vita tra golf e frequenti visite a Cardiff. Non è mai stato ossessionato dal successo come il suo ex compagno di squadra Cristiano, può accettare di rimanere a Madrid un’altra stagione senza patemi d’animo, anche se, come ha dichiarato: “Gioco comunque, ma senza gioia”.

Nei romanzi di J. K. Rowling, Harry Potter incontra un drago gallese chiamato Verde Comune, in una storia che non ha niente a che fare con Gareth Bale. Il fenomeno di Cardiff non ha niente di comune o normale, ora gli avversari possono solo augurarsi che rimanga tranquillo ancora per un po’ e non torni subito a sputare fiamme negli stadi di tutto il mondo.