Castrovilli e la Serie A: storia di un amore a prima vista

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Esiste un antico detto popolare di origine siciliana che recita più o meno così: “il vestito nulla è, tutto sta come lo si porta”; il senso più profondo di questa frase può essere interpretato nella contrapposizione tra il concetto astratto ma nobile di eleganza e quello più tangibile ma ingannevole di apparenza. E Gaetano Castrovilli, forse la matricola più affascinante di questa Serie A, appartiene senza dubbio alla prima, aristocratica categoria. Un 22enne che è riuscito a condensare giocate sorprendenti proposte con una naturalezza e una personalità folgoranti contro squadre come Napoli e Juventus, alla prima esperienza nella massima serie. Facendolo, Castrovilli ha lasciato dietro di sé una speciale aura, fatta di eleganza nei movimenti e nelle conduzioni palla al piede, di leggerezza e raffinatezza nei dribbling e nelle aperture di campo, generando una sensazione di ammirazione diffusa per il livello e la costanza del suo gioco.

“Castrovilli? È sempre molto tranquillo, taciturno ma scaltro. In allenamento non si risparmia mai e ha costantemente voglia di lavorare per migliorarsi.” (V. Montella)

Questa applicazione maniacale al lavoro, forse, sarà stata sviluppata fin dal momento della prima chiamata di un club professionistico, il Bari, che lo aggregò alle giovanili dopo appena 3 mesi di calcio nella società del suo paese natio – Minervino Murge, affacciato su quel lembo di terra carsica magistralmente fotografato da Salvatores in Io non ho paura -, considerato che per ogni allenamento la distanza da percorrere tra Minervino e Bari era di 85 chilometri, lungo quelle strade provinciali del Sud che ingigantiscono a dismisura tempi di percorrenza e distanze effettive fra l’entroterra e il litorale adriatico.

Una gavetta che lo stesso centrocampista ricorda come il punto di partenza più importante per l’intero sviluppo della sua carriera, cementata su sacrifici, rinunce e scelte complesse sia da un punto di vista economico che logistico per la sua famiglia. Un processo di crescita che ha lasciato il segno, come nei più celebri Bildungsroman in cui l’evoluzione del protagonista segue tappe progressive verso la maturazione e l’età adulta, sviluppandosi, inevitabilmente, dalla sua condizione sociale iniziale.

Una storia che inizia come molte altre al Sud: giocando nelle piazze del proprio paese. Una rivalsa del sempre più raro calcio di strada, insieme a un anno di danza classica, che, in alcune movenze, resta un’eredità tuttora visibile.
E la condizione esistenziale di Castrovilli sembra proprio viaggiare su questo binario di graduale maturazione e forte radicamento con le proprie origini: il suo calcio, oggi così sofisticato e quasi inusuale per un centrocampista di scuola italiana – tanto da assomigliare di più per stile e caratteristiche di gioco a un calciatore tipicamente iberico come Dani Ceballos -, è il risultato di un mix di contingenze sociali, qualità naturali e professionali. Il suo piglio sfrontato sullo sviluppo della manovra e il suo tocco così raffinato e al tempo stesso istintivo sono espressione di quella dimensione calcistica “da strada” che, nel corso dell’ultimo quindicennio, si è gradualmente persa per essere assorbita da princìpi istituzionalizzati nelle scuole calcio nostrane; insieme a questa caratteristica primigenia, si è affiancata una capacità di applicazione costante, calma e inesorabile come una marea notturna, che ha permesso al numero 8 della Fiorentina di arrivare nella massima serie forgiato dopo due stagioni di B a Cremona, dove da trequartista puro e un po’ effimero ha iniziato la trasformazione decisiva in mezzala totale. Ruolo ben più influente nello sviluppo del calcio contemporaneo. E nella trasformazione da bruco a farfalla la sua capacità di “lavorare costantemente per migliorarsi” è risultata un fattore moltiplicativo del talento naturale.
Ma quello che ancora oggi lascia stupiti, al netto di fisiologiche quanto naturali (lievi) flessioni di continuità nell’arco della sua stagione da matricola, è una qualità non comune nei calciatori odierni: l’eleganza. Un tratto distintivo aristocratico e quasi intangibile, non misurabile analiticamente, ma evidente agli occhi degli appassionati. Castrovilli è la quintessenza della mezzala associativa in grado di sciorinare giocate complesse o perfino cervellotiche lasciando dietro di sé una scia di stupore per la compostezza e l’agilità con cui vengono esibite, come se indossasse un completo da sera Armani mentre esce da situazioni in cui i concetti di tempo e spazio di gioco sono ridotti al minimo sindacale.
Un notturno di Chopin.

È forse da ricercare proprio in questo connubio nel far sembrare naturale la scelta più complessa l’unicità e la cifra stilistica di Castrovilli, mezzala per difetto, giocatore ancora nel pieno della maturazione, consapevole di aver espanso le sue qualità ma di essere a metà del guado di un processo di completamento per ambire a confermarsi ai più alti livelli. Le sue giocate e le sue caratteristiche devono essere ancora completate in alcuni aspetti, dalla capacità di tiro e inserimento a rimorchio fino alla velocizzazione delle giocate più banali in fase di prima costruzione; sfaccettature che possono essere smussate nel corso della maturazione agonistica. Ma ciò che riempie gli occhi e fa intravedere un futuro luminoso per il centrocampista pugliese è da cercarsi in quelle giocate così caratterizzanti e difficilmente riproducibili: un diverso senso dello spazio unito a un rapporto sensuale col pallone, esaltato in fase di dribbling.

 
A volte sembra mosso da un vento speciale che lo rende immune al pressing. Sono situazioni ricorrenti nel gioco di Castrovilli, dove la sua grazia e la sua leggerezza nel muoversi sulle punte riportano alla mente certi testi di Battiato.

Castrovilli è già uno dei migliori e più efficaci dribblatori dell’intera Serie A, un aspetto forse sottostimato ma di vitale importanza nello sviluppo del gioco odierno, dove pressing, marcature uomo a uomo a tutto campo e chiusura degli spazi in fase di difesa posizionale ricoprono un peso sempre più decisivo nelle filosofie tattiche del calcio nostrano. In questo contesto, un centrocampista capace di generare superiorità numerica nell’ultimo terzo di campo non perdendo la lucidità per un third pass o un assist è oggi materiale prezioso come l’oro. Nel suo approccio alla massima serie l’8 viola ha già messo in fila numeri impressionanti: oltre a 3 gol e 3 assist, un 82,5% di pass accuracy su una media di 39 a partita, 6,1 dribbling riusciti con una percentuale di successo del 61%, insieme a 3,1 intercetti palla e 5,8 palle recuperate di media, a testimonianza di un lavoro improntato al completamento in tutte le fasi di gioco (dati via Wyscout). 

Ferma alla grande Cristiano Ronaldo con una corsa all’indietro e poi inclina il campo a suo favore in conduzione. 

All’interno di un contesto tattico estremamente reattivo come quello imposto da Iachini dal momento del suo arrivo sulla panchina viola, Castrovilli ha elevato il suo ruolo a quello di facilitatore di situazioni offensive e, al tempo stesso, di unico interprete capace di regalare strappi palla al piede, fluidità di gioco con i suoi tocchi così frequenti e superiorità numerica – escludendo l’infortunato Ribery -, facendo sviluppare una vera e propria dipendenza verso le sue giocate, ancor più importanti – benché meno numerose – in un collettivo mosso da poco palleggio (-19% di possesso rispetto alla gestione Montella) e molta foga nella riconquista della palla e nella ricerca della verticalizzazione in meno passaggi possibili.

In altre parole: in un contesto a lui non troppo congeniale per caratteristiche di base, Castrovilli sta mettendo in mostra il peso specifico del suo calcio così raffinato, l’efficacia della giocata abbinata all’eleganza del gesto. Immaginarlo in una squadra altamente qualitativa e dai concetti di gioco ben strutturati come l’Italia di Mancini lanciata verso l’Europeo 2021, diventa così l’operazione forse più affascinante per intuirne un potenziale ancora in fieri. Inserito in un centrocampo con Verratti, Pellegrini, Barella o Sensi (al netto dell’infortunato jolly tattico Zaniolo) potrebbe risolvere l’equazione della mezzala sinistra di palleggio, dribbling e corsa che sembra essere l’unico tassello mancante in un reparto potenzialmente straripante per completezza, personalità ed età media.

Allargando un po’ l’analisi, Castrovilli rappresenta uno dei nuovi alfieri della new-wave italiana che sembra spostare le coordinate dei pilastri fondanti del calcio nostrano – grandi difensori e ottimi centravanti – verso nuove e più moderne rotte: centrocampisti di qualità, completi nelle due fasi, capaci di coprire ampie porzioni di campo e di regalare, quando necessario, superiorità numerica e gol. Gestire con intelligenza gli spazi di gioco,  chiudendoli in fase di non possesso e aprendoli in fase offensiva; manipolare l’impianto posizionale avversario con le proprie scelte palla al piede e, insieme, modificare la struttura della propria squadra fornendo soluzioni inedite e flessibilità di gioco ai compagni. Castrovilli, un tempo numero 10 senza troppe responsabilità, si sta trasformando in un interprete chiave per il gioco odierno senza rinunciare alla sua cifra stilistica così rara.