Come è andata la ripartenza in Liga

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Di Roberto Bucci

Tre mesi, tanto abbiamo dovuto aspettare per rivedere rotolare il pallone sui campi della Liga spagnola ma ne è valsa la pena perché è grande segno di una normalità perlomeno parziale visto che per i tifosi allo stadio dovremmo attendere ancora un po’. Le emozioni non sono mancate tra iniziative per ricordare le persone scomparse a causa del Covid-19 e omaggiare il personale medico, strafalcioni di giocatori maldestri e addirittura invasioni di campo a porte chiuse. Le abitudini sembrano essere rimaste le stesse in testa alla classifica con le prime tre che non falliscono la “prima”. Il Siviglia ha aperto le danze ospitando al Ramon Sanchéz-Pizjuàn il Real Betis Balompié per il celebre Gran Derbi che vede far valere i quattordici punti di differenza in classifica. I nervionenses si confermano terza forza del torneo con Lucas Ocampos che a suon di reti si è messo la stelletta di sceriffo della città andalusa; il suo gesto più bello non è il rigore trasformato a inizio ripresa che lo porta a undici reti, terzo posto nei cannonieri dietro a Messi e Benzema, ma l’assist fantascientifico di tacco per la zuccata vincente di Fernando.

Sicuramente fa parte di quella cerchia di giocatori che la fortuna se la va a cercare, anche rischiando giocate fuori dall’ordinario.

Per un Lopetegui gioioso c’è un Rubi che piange. L’allenatore dei beticos è finito sulla graticola complici i pessimi risultati, una sola vittoria nelle ultime otto giornate seppur contro il Real Madrid, avendo a disposizione un parterre che può contare giocatori del calibro di Bartra, William Carvalho, Andrés Guardado, Fekir, Sergio Canales, Joaquìn e Borja Iglesias; ci si sarebbe aspettati almeno il settimo posto per una rosa del genere. Gli stessi protagonisti in campo hanno ammesso la superiorità dei cugini nonostante i dubbi sul rigore concesso a Luuk De Jong. Al Benito Villamarìn già si rimpiange il calcio spettacolo di Quique Setién.

Il tecnico cantabrico era atteso ad una risposta sul piano della concretezza e “furbescamente” si è affidato dal primo minuto ad Arturo Vidal, centrocampista unico per caratteristiche nella rosa del Barcellona (stonano un po’ tutte le voci di mercato che circolano su di lui) con i suoi inserimenti in area spacca partite che ben abbiamo conosciuto in Italia specialmente nella Juventus di Conte; con uno di questi il cileno ha bucato la porta del Maiorca dopo neanche due minuti imbeccato alla perfezione da Jordi Alba. Il terzino catalano si è poi messo in proprio per lo 0-3 che ha definitivamente chiuso i giochi, non la migliore stagione in termini di numeri per lui, spesso alternato con Junior Firpo.

Nel match finito 0-4 in cui l’unico dei padroni di casa a rendersi pericoloso è stato l’ex Takefusa Kubo, bellissimo e ricco di significato il selfie prepartita con Ansu Fati; i due, infatti, hanno condiviso l’esperienza nel Juvenil A dei blaugrana, quando in una stagione misero insieme 129 reti in 29 incontri, 56 lo spagnolo e 73 il giapponese, prima che quest’ultimo tornasse nel Sol Levante per l’inchiesta della FIFA sui trasferimenti di minorenni nel 2015.

Sarebbe troppo facile dire che la copertina se l’è presa Leo Messi, 20 reti in Liga per la dodicesima stagione di fila oltre ad aver fornito due assist; decide lui i tempi di gioco, e il ritorno del compagno di scorribande Luis Suarez era più atteso del Natale per un bambino. Giusto invece premiare Martin Braithwaite che trova la prima gioia in blaugrana e sfiora addirittura la doppietta; il danese sta vivendo un sogno dopo che i culè lo hanno acquistato dal Leganés a mercato già chiuso per rimpiazzare il lungodegente Ousmane Dembelé a fine febbraio, giorni pieni di chiamate con la moglie che arrivò a pensare fossero da parte dell’amante.

Menzione d’onore alla prima invasione nella storia del calcio a porte chiuse: un giovane tifoso francese con indosso la maglia dell’Argentina di Messi è riuscito ad entrare sul terreno di gioco ad inizio ripresa, scattandosi un selfie con Jordi Alba prima di essere fermato dalla sicurezza ad un passo dal suo idolo.

Come da pronostico neanche l’eterno rivale Real Madrid ha sbagliato approccio rifilando un tris all’Eibar, che nella ripresa è rientrato in campo con spirito battagliero riuscendo a trovare almeno il punto della bandiera. Primo tempo al contrario in pieno controllo dei Blancos che hanno debuttato all’Estadio Alfredo Di Stefano per i lavori di ristrutturazione al Bernabéu; il campo di Valdebebas – utilizzato normalmente dal Castilla – è diventato il centesimo stadio nella storia ad ospitare un match di Liga. Il duecentesimo sulla panchina della Casa Blanca di Zidane, terzo di sempre dietro a Miguel Muñoz e Del Bosque e secondo come vittorie superando Leo Beenhakker 90 a 89. Caso vuole che a sbloccare il confronto dopo quattro minuti sia un ex compagno di Vidal ai tempi del Bayer Leverkusen, quel Toni Kroos che da anni è il cervello del club più titolato d’Europa; un tocco morbido di prima sotto l’incrocio: come bere un bicchiere d’acqua.

E infatti un paio d’anni fa intitolavamo il nostro pezzo a lui dedicato “Toni Kroos fa sembrare tutto semplice”. Eh, appunto.

Tutto nato da uno spunto di Eden Hazard che sembra sulla buona strada per riscattare una stagione finora deludente; la stella dell’ultima campagna acquisti estiva avrà il compito di riportare la Liga a Chamartìn dopo due annate di dominio blaugrana. Un obiettivo fisso per il capitano Sergio Ramos che conclude un fantastico triangolo con Benzema e l’asso belga; tap-in a porta vuota che lo rende il difensore con più reti nella storia del campionato spagnolo insieme a Ronald Koeman (67). Il leader maximo non è tornato solo con la barba più lunga ma con l’intenzione di avvicinare un record: i 23 trofei in maglia blanca di Paco Gento. Gliene mancano due sia a lui che Marcelo, l’autore del 3-0 con un fendente imparabile per Dmitrovic.

Diego Costa cuore d’oro, il Valencia si mangia le mani (e Diakhaby)

Turno super favorevole al Siviglia in ottica Champions League perché le altre quattro contendenti rallentano. Scelta infelice quella della Liga di piazzare il big match del San Mamés tra Athletic Club e Atlético Madrid domenica alle 14, sia per l’afa estiva tipica di Bilbao che per l’orario in sé visto come soprattutto i Colchoneros non siano famosi per un gioco vivace tecnicamente provocando l’effetto siesta nei telespettatori. A passare in vantaggio sono i padroni di casa con una bella combinazione tra Yuri Berchiche e Iker Muniain. Centoventi secondi è il tempo che passa dalla gioia alla delusione per il pareggio di Diego Costa innescato da Koke con la difesa basca ancora scossa dall’1-0. Si tratta solo del terzo gol in campionato per il centravanti ex Chelsea, che non segnava dal 19 ottobre.

Posizionamenti singoli errati, disimpegni sbilenchi. Ma Diego Costa sotto porta resta un animale.

Poco importa perché il gesto che compie dopo aver trafitto Unai Simon è da pallone d’oro: maglia al cielo di Virginia Torrecilla, giocatrice dell’Atlético Femenino operata qualche settimana fa per un tumore al cervello; è questa l’immagine simbolo del primo fine settimana post-Covid di Liga. Detto ciò, la banda di Simeone è costretta al pari per la tredicesima volta su ventotto, quasi la metà; numeri mai così negativi a questo punto dell’annata da quando l’argentino siede sulla panchina dei rojiblancos. La fase difensiva non è più quella di un tempo e in avanti il Cholo ha dovuto adattare Carrasco dopo che in settimana aveva provato persino Marcos Llorente come punta di affiancamento a Costa.

Non ne approfittano le due “sognatrici” del gruppo che vengono fermate dalle sorprese del campionato. La Real Sociedad nel posticipo serale viene salvata dalla star più luminosa, Mikel Oyarzabal, dopo che Adriàn Lòpez realizza il penalty concesso alla mezz’ora. Osasuna dunque che si conferma club più ostico da neopromosso insieme al Granada che si permette il lusso di rimontare il Getafe e pensare a un posto in Europa League distante appena due punti; il Nuevo Los Carmenés è la fortezza dentro la quale si è costruito questo percorso virtuoso dato che solo Real Madrid e Barcellona hanno vinto più gare tra le mura amiche. Blaugrana che sono stati una delle vittime del fattore casa il 21 settembre scorso.

Il settimo posto in Liga, ambito dal Granada, è occupato dal Valencia, che butta via il derby contro il Levante al quinto e ultimo minuto di recupero vanificando la zampata di Rodrigo Moreno all’89’. Una situazione abbastanza facile da leggere per un difensore che gioca a certi livelli: punizione appena superata la linea di centrocampo per gli avversari, in dieci per doppio giallo al cannoniere Roger Martì, nell’ultima azione possibile. Probabilmente, però, Mouctar Diakhaby non è ancora pronto per questi livelli visto che si fa scappare l’ex della gara Ruben Vezo e lo strattona per riparare al danno. Rigore sacrosanto che Gonzalo Melero trasforma. Il tecnico dei Pipistrelli Alberto Celades non riserva parole al miele per il suo difensore nell’intervista post-partita ricordando che è già capitato di perdere punti per suoi errori.

Pacheco e Awaziem si travestono da Babbo Natale

La sagra degli strafalcioni, degna di Mai dire Gol, è proseguita pure sabato. In Espanyol-Alavés il portiere ospite Pacheco blocca il pallone con le mani non accorgendosi di essere uscito fuori dall’area, rosso inevitabile e squadra in dieci che perde sotto i colpi di Espinosa e Wu Lei con i catalani a piazzare un pesante colpo salvezza date le sconfitte di Eibar, Celta, Mallorca e Leganés.

Prima dell’incontro al Butarque la società di Madrid ha omaggiato i propri soci scomparsi durante la pandemia appoggiando la maglia con il rispettivo nome sul seggiolino di appartenenza. Un’immagine pregna di sensibilità e significato, che va ben oltre la Liga.

I Pepineros perdono in casa contro il Real Valladolid e la rete del vantaggio ospite è frutto di un enorme regalo di Chidozie Awaziem, il difensore nigeriano effettua un retropassaggio di testa verso il proprio portiere Cuéllar ma ciò spiana la strada a Eres Unal. A quanto pare urge un ripasso delle regole per alcuni calciatori, ma tempo non ce ne sarà perché già stasera la Liga riparte con Levante-Siviglia e Betis-Granada. Turno infrasettimanale che verrà chiuso dal match di cartello tra Real Madrid e Valencia di giovedì, mentre il Barcellona ospiterà il Leganés. Sarà curioso e interessante, perfino un po’ sadico, osservare come club non attrezzati a giocare ogni tre giorni affronteranno il tour de force forsennato che li aspetta fino al 19 luglio.