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Victor Moses: chi persevera, conquista

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Il nome Mosè ha una doppia valenza. Per i cristiani è stato la guida del popolo ebraico, per i musulmani uno dei profeti la cui rivelazione andò perduta. Nel nome di Victor Moses si intrecciano quindi le tradizioni distinte delle due religioni più diffuse al mondo, destinate a scontrarsi nel modo più tragico a Kaduna, culla di talenti in Nigeria, quando Victor ha soltanto undici anni. Suo padre, Austin, è un pastore cristiano e sua madre Josephine lo aiuta nella sua missione. I disordini tra la maggioranza musulmana e la minoranza cristiana cominciano nel 2002, facendo esplodere tensioni presenti ancora oggi. Austin e Josephine vengono uccisi nella loro casa mentre il figlio è per strada, a tirare calci a un pallone.

Ero senza scarpe, a piedi nudi, un giorno qualcuno ci diede una palla e iniziammo a giocare”. Dopo la morte dei genitori anche lui diventa un potenziale bersaglio, viene nascosto a casa di amici e infine messo su un aereo per andare a vivere con i genitori adottivi nel sud di Londra come richiedente asilo. “I miei saranno fieri di me, guardando quaggiù”, dichiarerà anni dopo con orgoglio.

Credits diario AS
Credits Diario AS

Durante i suoi primi giorni londinesi gli osservatori del Crystal Palace lo vedono giocare a Norbury Park e decidono di dargli una chance, subito ripagata da prestazioni convincenti. Il Palace lo manda a studiare alla scuola Whitgift, nota per aiutare nello sviluppo i giovani sportivi più promettenti. Il motto della scuola è “chi persevera, conquista”, sembra fatto apposta per dare il titolo alla sua storia dentro e fuori dal campo.

Con l’under 14 della scuola Moses vince la FA Youth Cup segnando tutti i gol del pokerissimo che porta i suoi a sollevare il trofeo. Il giornale della squadra rivale si inventa un titolo biblico, “Moses, giocatore incredibile che attraversa il Mar Rosso (colore delle loro maglie)”. Si occupa di lui l’ex giocatore di Arsenal e Chelsea Colin Pates. Victor è timido, parla poco e con un tono di voce sommesso ma in campo si fa sentire eccome e le sue esultanze sono capriole vertiginose. Durante una partita umilia così tanto uno dei malcapitati avversari che la mamma del ragazzo lo insegue prendendolo a borsettate dopo il fischio finale.

Una freccia in Premier League

A 16 anni debutta in prima squadra con il Palace, continua a crescere e a fare esperienza in Championship, gioca con continuità e inizia anche a segnare. Nel 2009/10 fa registrare la sua migliore media stagionale con sei reti in 18 presenze e nella finestra invernale di mercato il Wigan lo compra per fargli assaggiare la Premier League su consiglio dell’allenatore Roberto Martinez, che punta su di lui.

Victor fa delle brucianti accelerazioni palla al piede la sua arma migliore. Esterno offensivo, crea scompiglio nelle difese avversarie con i suoi dribbling frenetici grazie anche a una discreta tecnica individuale. Sa coprire bene la corsia di gioco a lui affidata (prevalentemente la destra), anche se dotato di maggiori qualità offensive più che difensive. Ha una corporatura resistente, difficilmente perde un duello sul piano fisico e il suo gioco è un misto tra agilità e potenza. Si inserisce nei piani tattici di Martinez come perfetto asso nella manica da sfoderare a partita in corso.

La seconda stagione con il Wigan, 2010/11, dovrebbe essere quella della consacrazione ma viene rallentato dagli infortuni. L’annata seguente è quella giusta: sei reti in 38 gare di Premier. Moses diventa il beniamino del DW Stadium e insieme ai compagni centra ancora una volta l’obiettivo salvezza. In agosto il presidente del Wigan David Whelan è costretto ad accettare l’offerta di 11,5 milioni di euro per il cartellino del nigeriano, che vuole giocare in una grande squadra con il suo idolo Frank Lampard. Al suo arrivo al Chelsea afferma “Mi piace giocare ovunque sul fronte d’attacco, ala sinistra, ala destra, dietro al centravanti.” Nonostante l’agguerrita concorrenza (Eden Hazard, Oscar, Juan Mata, Ramires) per un posto da titolare nei tre dietro alla punta centrale, Moses è convinto che riuscirà a trovare lo spazio che merita.

Moses raggiunge la terra promessa

Nel febbraio 2013 arriva la prima vittoria importante, la Coppa d’Africa con la Nigeria. Dopo la vittoria nell’europeo under 17 con l’Inghilterra Victor capisce a sue spese che la concorrenza in under 21 in vista dell’approdo nella nazionale maggiore è troppo elevata. Per questa ragione decide di indossare la maglia della sua nazione d’origine, con cui esordisce nel 2012 una volta risolte le lungaggini burocratiche.

Nel girone della Coppa d’Africa 2013 la Nigeria si gioca il passaggio del turno nella sfida contro l’Etiopia, una sfida bloccata portata a casa dagli uomini di Stephen Keshi grazie ai due rigori realizzati negli ultimi dieci minuti da Victor, assoluto protagonista. È lui a procurarsi il primo penalty con un rapido gioco di gambe che costringe il difensore ad atterrarlo. Dieci minuti dopo è il portiere avversario Sisay Bancha a falciarlo quando è lanciato a rete, rimediando pure il cartellino rosso. Dagli undici metri Moses è letale. Due passi di rincorsa, suo marchio di fabbrica, palla sempre nell’angolino alla destra del portiere.

Nei quarti di finale ecco la sfida con la favorita del torneo, la Costa d’Avorio di Yaya Touré, Gervinho e Didier Drogba. Moses parte largo per accentrarsi, è una spina nel fianco per gli Elefanti ed è sua la prima occasione del match, una fucilata da lontano che Boubacar Barry riesce a intercettare. Sarà una papera dello stesso Barry a regalare il vantaggio alle Super Aquile e a scatenare l’esultanza dell’autore del gol Emmanuel Emenike. Nel secondo tempo pareggia Cheick Tioté, l’azione personale di Sunday Mba chiude un match in cui Moses ha recitato una parte importante sul fronte d’attacco nigeriano.

I giovani di Keshi vengono sottovalutati anche dal Mali in semifinale e travolgono gli avversari 4-1. La rete di Echiéjilé che sblocca il match nasce da un numero di Moses, che umilia con un tunnel il povero Adama Tamboura e serve un comodo assist sulla testa del compagno, che può colpire di testa indisturbato. Il raddoppio di Brown Ideye nasce anch’esso da Moses, che squarcia in progressione il centrocampo maliano e crea dal nulla il third pass che porta al gol. Nel secondo tempo Victor si infortuna al piede e viene sostituito, ma scende comunque in campo da titolare nella finale di Johannesburg contro il sorprendente Burkina Faso del centravanti ossigenato Aristide Bancé con cui le Super Aquile avevano pareggiato nel girone. Il gol decisivo di Mba, meteora sfolgorante in quella edizione della Coppa d’Africa, nasce da un rimpallo su una conclusione di Moses. Il 22enne può così festeggiare con i compagni, la terra promessa è stata raggiunta.

victor moses 2013
Credits Herald Nigeria

Il bilancio della stagione con il Chelsea è positivo. In Champions League contro lo Shakhtar Donetsk, con un colpo di testa al 94’ su calcio d’angolo di Mata, realizza la rete che tiene ancora in vita i londinesi per la qualificazione (poi sfumata) nel girone. In Europa League nei quarti di finale segna sia all’andata che al ritorno contro il Rubin Kazan. Notevole soprattutto la rete realizzata a Stamford Bridge, stop di petto e destro di controbalzo sotto l’incrocio per superare il portiere Sergey Ryzhikov che aveva appena respinto il suo colpo di testa. In semifinale Victor si ripete e timbra il cartellino nei due confronti con il Basilea del giovane Salah. All’andata di testa sul corner battuto da Lampard, al ritorno chiudendo il triangolo con Fernando Torres innescato brillantemente dallo stesso Victor. In finale non scende in campo ma un pezzettino della coppa alzata al cielo dai blues è sicuramente suo.

Il mercato del Chelsea dell’estate seguente, con l’addio di Rafa Benitez, rende chiaro a tutti che per Moses si prospetta una stagione a guardare giocare i vari Willian, Schurrle e  De Bruyne. Il nuovo allenatore José Mourinho non si oppone e il nigeriano finisce in prestito al Liverpool. Con i Reds segna all’esordio in campionato contro lo Swansea ma è destinato a trovare poco spazio a causa della forma straripante del titolare nel suo ruolo, Raheem Sterling. In estate ancora difficoltà, con la nazionale ai mondiali in Brasile gioca poco più di un tempo senza incantare nel match d’esordio contro l’Iran, torna titolare negli ottavi ma la Francia domina sulle Super Aquile e passa agevolmente il turno, Moses disputa una partita generosa ma senza squilli. Lo aspetta un’altra stagione in prestito, stavolta allo Stoke City. Mourinho lo richiama alla base ma lui rifiuta, gli infortuni intanto si accaniscono contro il suo fisico.

Il pupillo di Antonio Conte

La sua crescita, che pareva inarrestabile fino a due anni prima, si è bruscamente arrestata e la stagione 2015/16 con la maglia del West Ham dovrebbe servire per raccogliere sensazioni incoraggianti in vista del tanto atteso riscatto in maglia Blues, ma gli infortuni sono ancora troppi. Per sua fortuna sulla panchina del Chelsea siede il nuovo arrivato Antonio Conte, che non si capacita di come un giocatore con tali qualità sia stato così sottovalutato e dal ritiro estivo instaura subito un ottimo rapporto con il 25enne nigeriano, voglioso di mettersi in mostra.

victor moses antonio conte
Credits Skysports

Moses non può competere con Willian, Pedro, Oscar e Hazard per i ruoli alle spalle del centravanti, ma diventa una risorsa importante dopo che il tecnico salentino lo ha riconvertito da ala a esterno a tutta fascia sulla destra. Con la sua posizione larga e profonda è un riferimento costante per i compagni, una volta ricevuta palla può mettere al servizio degli altri le sue qualità di velocità, dribbling e attacco alla profondità. Assoluta novità la maniacale applicazione in fase di non possesso: si allinea con i difensori e scala sull’esterno avversario se il pallone è sulla sua fascia e copre efficaciemente il lato debole se il pallone si trova dall’altra lato del campo.

Moses ha raccontato che l’allenatore gli ha parlato ogni giorno, ossessivamente, spiegandogli i suoi compiti in fase difensiva per migliorare il suo approccio. “Quando gioco contro un esterno, visto che anche io lo sono, capisco cosa sta per fare prima che provi a saltarmi, quindi fermarlo è più facile. Più partite gioco in questo nuovo ruolo, più riesco a migliorare”. Non mancano le parole di apprezzamento per il nuovo mentore. “Ho lavorato con tanti allenatori, ma Conte è diverso. È un uomo straordinario, mi ha aiutato a credere in me stesso. È stato la svolta della mia carriera e avrò sempre tanto rispetto per lui.” Victor si è applicato ed è arrivata la consacrazione tanto agognata. Il bilancio finale è di 40 presenze e quattro gol, unico neo l’espulsione nella finale di FA Cup persa contro l’Arsenal. Si rifarà l’anno successivo, in cui però gli scarsi risultati della squadra porteranno all’addio di Conte.

Prima dei suoi ultimi mesi a Londra c’è il mondiale in Russia, stavolta Moses è la stella della squadra, mai in discussione. Le Super Aquile sono la squadra più giovane del mondiale, si affidano alle sue invenzioni sulla fascia che tuttavia non bastano e arriva subito il ko con la Croazia. Contro l’Islanda Victor mostra segnali incoraggianti come il resto dei compagni e soprattutto serve ad Ahmed Musa l’assist per la rete che sblocca il match. Nella sfida contro l’Argentina che sancisce l’eliminazione della Nigeria è l’ultimo ad arrendersi e realizza il rigore (in carriera per lui dieci realizzazioni e un solo errore) del momentaneo pareggio, festeggiato con una capriola e un salto mortale.

victor moses somersault
Credits Twitter

È proprio lui che in ripiegamento difensivo va a coprire l’inserimento di Rojo, ma arriva un istante troppo tardi e la Nigeria è eliminata. Forse per la cocente delusione, Moses dice addio alle Super Aquile a 27 anni. Quando Moses torna a Londra, sulla panchina dei Blues siede un altro italiano, Maurizio Sarri, che però non ha intenzione di utilizzarlo come faceva Conte e lo dice subito “Non so se avrà spazio come esterno o terzino”. La soluzione è ancora una volta un prestito, stavolta in Turchia, al Fenerbahçe. Moses è un fattore nel cambio di rotta per i gialloneri, che prima del suo arrivo stavano lottando per rimanere fuori dalla zona retrocessione.

L’atmosfera è incredibile, sembra sempre che lo stadio stia per crollare a causa dei canti e dei salti dei tifosi. Qui la passione è folle.”

Nel gennaio 2020, durante la sua nuova avventura all’Inter, Antonio Conte è alla ricerca di un giocatore duttile per rinforzare il reparto esterni del suo 3-5-2. Chi meglio del suo pupillo? Moses, limitato da guai fisici nella sua esperienza al Fenerbahçe, accetta l’ennesimo prestito dal Chelsea, ma stavolta l’occasione è ghiotta. Il tecnico dei nerazzurri finora lo ha aspettato, anche se nell’esordio da titolare contro l’Udinese il suo approccio difensivo non ha convinto. Per sua fortuna l’ingresso nel derby a febbraio è stato positivo, con l’assist azzeccato per il definitivo 4-2 di Lukaku in dieci minuti di impiego.

Ora, con le rotazioni più allargate del calcio post Coronavirus, il nigeriano dovrà essere pronto ad approfittare delle opportunità che gli saranno fornite. Starà a lui conquistarsi un finale di carriera degno del calcio che conta, e come accaduto per Mosè saranno i posteri a decidere se consegnarlo alla leggenda oppure no.