Milan-Manchester United

Milan-Manchester United non sarà mai una partita banale

Di Gianluca Cedolin

Sono passati quattordici anni da quell’incredibile primavera del 2007, quando il Milan di Ancelotti era riuscito a far fuori il Bayern Monaco e poi il Manchester United, prima di riannodare i fili con il passato e battere il Liverpool in finale di Champions League. Era tanto tempo fa: Erling Haaland, per dire, aveva solo 7 anni quel giorno. Eppure qualsiasi tifoso rossonero di, diciamo, almeno 25 anni, quando pensa alla partita perfetta pensa a quel 3-0 nel ritorno della semifinale con cui i rossoneri hanno dato una lezione di calcio al Manchester United di Cristiano Ronaldo, Rooney e Sir Alex Ferguson, guadagnandosi l’accesso alla finale-rivincita contro il Liverpool. Una dimostrazione di forza, talento, spirito di squadra e quell’ineffabile abitudine alle grandi notti europee manifestata da giocatori come Clarence Seedorf, quel giorno decisivo con un gol e un assist. Il tutto preceduto dal 3-2 per il Manchester nell’andata di Old Trafford: un’altra sfida epica, rimasta nella storia della competizione soprattutto per la prestazione individuale di Kaká, autore di due gol bellissimi (specialmente quello con l’oramai iconico scontro tra Heinze ed Evra).

Le due squadre, 10 Champions League e 38 campionati in due, si sono riaffrontate due anni dopo agli ottavi, e quella volta ha avuto la meglio il Manchester United, con una doppia vittoria (unica volta su cinque nella quale i Red Devils si sono qualificati quando hanno affrontato i rossoneri in Europa). Quel 3-0 del 2 maggio 2007 era stato probabilmente il magnifico canto del cigno europeo di una generazione d’oro, capace di giocare tre finali in cinque anni. Da quel giorno, eccezion fatta per il 3-2 in casa del Real Madrid nel 2009, il 4-0 all’Arsenal agli ottavi nel 2012 e il 2-0 al Barcellona nel 2013 – poi ribaltato a ritorno, tra l’altro -, il Milan non ha vissuto altre notti europee da ricordare, e anzi ha finito col precipitare in una grave crisi sportiva, tra il mancato ricambio generazionale e l’alternarsi di pessime gestioni societarie e tecniche. Lo United dal canto suo, dopo la vittoria della Champions League nel 2008, e le due finali perse contro il Barcellona nel 2009 e 2011, ha iniziato anche lui un lento declino, a partire dall’addio di Sir Alex Ferguson, otto anni fa. I Red Devils hanno vinto un’Europa League nel 2017, ma non sollevano la Premier dal 2013 e negli ultimi anni hanno svolto, come il Milan, il ruolo della nobile decaduta che continua a mettere in fila errori su errori, senza mai riuscire a rialzarsi nonostante i soldi spesi.

Almeno fino a quest’anno, quando entrambe le squadre hanno mostrato i primi segni di rinascita. Il Milan dei giovani, di Ibrahimovic e di Pioli, al netto di qualche recente passaggio a vuoto, ha ridato entusiasmo ai tifosi e ricominciato a competere a un livello superiore. Dall’inizio del 2020, i rossoneri sono la quarta squadra ad aver raggiunto i 100 punti in campionato nelle cinque top leghe europee dopo il Bayern Monaco, il Real Madrid e il Manchester City. In questo lasso di tempo hanno battuto la Roma, la Lazio, la Juventus, l’Inter e il Napoli, dopo anni in cui gli scontri diretti erano spesso scogli insormontabili. Soprattutto, attraverso una gestione societaria finalmente intelligente e all’ottimo lavoro di Pioli e dei dirigenti dell’area tecnica, stanno mettendo le basi per un futuro luminoso, almeno sul campo – visto che, a livello di conti, qualcosa ancora non torna. In questa Serie A, il Milan ha mandato a segno già sei giocatori nati dopo il 1999, almeno tre in più di ogni altra squadra, e in generale sono tanti i giovani che si stanno mettendo in luce nel Diavolo. Fondamentale, per i rossoneri, sarà mantenere il passo fino alla fine del campionato per tornare a giocare la Champions League, un volano di soldi, prestigio ed esperienza (oltre che di emozioni) che nella San Siro rossonera manca ormai da sette anni.

Anche lo United, dopo tanti bassi e pochi alti, sembra aver ritrovato una sua identità, con la scelta di dare fiducia e continuità in panchina a Ole-Gunnar Solskjaer. La vittoria nel derby di Manchester contro il City, che veniva da 21 successi consecutivi, ha dato ulteriore credibilità al progetto: i Red Devils sono secondi in campionato, hanno mostrato di potersela giocare alla pari con tutti, grazie al giusto mix di grandi colpi di mercato (su tutti, un trascinante Bruno Fernandes da 23 gol e 13 assisti in stagione) e giovani cresciuti in casa, come la stella Rasfhord, già nel gotha dei migliori attaccanti europei.

A Milan-Manchester di Europa League arriva probabilmente meglio lo United, vista la comunque maggior esperienza internazionale dei suoi calciatori – come il campione del mondo Paul Pogba – e le tante assenze, almeno all’andata, in casa rossonera (mancheranno giocatori fondamentali come Theo Hernandez, Bennacer, Calhanoglu, Rebic e Ibrahimovic). Sarà però per tutte e due le squadre l’occasione di riassaporare il gusto di due notti europee di cartello, pur senza le cornici di Old Trafford e San Siro con il pubblico. Il Milan può approcciarsi con la consapevolezza che, in caso di sconfitta, uscirebbe con la probabile favorita alla vittoria finale del torneo, mentre se dovesse qualificarsi si presenterebbe ai quarti con una credibilità e una carica importanti. Sarà una doppia sfida tra due squadre capaci quest’anno di giocare un calcio a tratti entusiasmante, desiderose – e bisognose – di ritornare davvero grandi. Nella speranza di re-incontrarsi presto non agli ottavi di finale di Europa League, ma in un turno a eliminazione diretta di Champions League, magari davanti a 70mila tifosi.