Profondo viola: la lunga crisi della Fiorentina

Confusione e delusione. Se dovessi riassumere l’ultima settimana vissuta dai tifosi viola userei queste due parole. La prima per tratteggiare il profilo di una società, sempre più in balia di dinamiche calcistiche che non vogliono essere assimiliate e fatte proprie; la seconda per riassumere il morale della piazza che ancora una volta teme di vedere all’orizzonte una stagione di mediocrità e instabilità. La crisi della Fiorentina non è stata causata solamente dal mancato matrimonio con Gattuso, ma “poggia” anche su altre, datate, instabili fondamenta. 

Il rapporto di Commisso con la piazza e i media

Sin da quando è diventato proprietario della Fiorentina Commisso ha optato per un approccio abbastanza improntato alla spettacolarizzazione e alle uscite roboanti“I soldi non sono un problema” – che hanno contribuito a far crescere le ambizioni in una grande fetta del tifo viola. Purtroppo però Commisso ha sempre meno fatto seguire alle parole i fatti. Il patron viola aveva promesso che la Fiorentina non sarebbe stata più il supermercato per le grandi squadre del Nord Italia e poi ha venduto Chiesa alla Juventus, dopo per altro avergli fatto indossare la fascia che fu di Davide Astori. Commisso, oltre che a capitali sconfinati e voglia di fare, ha portato a Firenze anche un ritrovato entusiasmo verso i colori viola, tuttavia questo ha contribuito a far illudere molti tifosi sulle reali ambizioni della squadra. Il rapporto più critico è stato quello del patron viola con la stampa – che a detta sua produce troppe fake news – e coi tifosi che non sono in grado di apprezzare gli investimenti fatti in circa due anni di presidenza.

Il nodo fondamentale della questione, che forse a Commisso sfugge, è che giornalisti, tifosi o semplici osservatori ognuno possono dare la propria opinione anche se questa cozza con quella del presidente. La Fiorentina è esistita anche prima di Commisso e di certo non è una sua proprietà esclusiva. Conscio di star uscendo dalle grazie dei tifosi viola il patron ha iniziato a improntare la narrazione sul “noi vs loro”, dove il noi era rappresentato dalla Fiorentina da lui incarnata, senza capire che non tutte le correnti di tifo possono essere riunite con un unico termine, e il loro era all’occorrenza: la Lega, dopo una partita con episodi arbitrali dubbi; le avversarie, celebri sono rimasti gli “inviti” a Nedved per prendere un tè; o la politica fiorentina che non lascia libertà di manovra a Commisso per costruire un nuovo stadio. Tutti questi “nemici” hanno contributo – nella visione Commissiana – a togliere una grossa responsabilità dalle spalle della società quando le cose hanno incominciato ad andare male.

Purtroppo, la strategia è tornata contro a Commisso che è stato tacciato dalla tifoseria di non capire in quali settori societari sia meglio investire e di non avere il tatto per interagire con gli organi di stampa e con l’opinione pubblica.

Foto di Corriere della Sera

L’organigramma societario

Ormai, nel calcio del XXI secolo, se si vogliono raccogliere dei risultati è necessario avere una società solida, con persone esperte nei ruoli dirigenziali chiave e con una visione comune per la programmazione futura. Di questi tre elementi alla Fiorentina non se ne vede nemmeno l’ombra. La Fiorentina Dellavalliana con il ritorno di Corvino aveva puntato su un DS capace di vendere a caro prezzo e di ricomprare con un budget ridotto, sintomo di un disinteresse sempre più crescente e di un calo delle ambizioni.

Commisso per dare un segnale forte alla piazza ha deciso di richiamare il demiurgo delle rose che arrivarono tre volte al quarto posto tra il 2012 e il 2015, Daniele Pradè. Il DS romano, che a suo tempo aveva fatto anche ottime operazioni di mercato, era stato però già da tempo privato del suo braccio destro Eduardo Macia, artefice dell’arrivo a Firenze di Gonzalo Rodriguez, Borja Valero e Joaquin tra gli altri. Orfano del dirigente spagnolo, nelle quattro sessioni di mercato che ha condotto, Pradè ha guardato con particolare attenzioni agli svincolati, acquistando Caceres, Ribery, Callejon, Bonaventura e (di nuovo) Borja Valero, giocatori dagli stipendi importanti che hanno ingigantito il monte ingaggi ma che non si sono tradotti in punti in più in classifica.

Solo questi cinque giocatori percepiscono 10,9 milioni di euro netti a stagione, corrispondenti a circa 1/5 del monte ingaggi complessivo della Fiorentina. Quando Pradè non ha pescato dalla lista degli svincolati ha comunque comprato giocatori il cui ingaggio era sproporzionato per il tasso tecnico, per esempio il milione e trecentomila dato a Boateng, i 15 milioni spesi per Pedro, che ha giocato appena un’ora in tutto un girone di andata, e come ultimo esempio il milione e otto che guadagnerà Kokorin per le prossime tre stagioni. Nonostante Pradè sia stato voluto da Commisso quest’ultimo ha sempre avuto delle riserve sulle reali capacità del DS e si è sempre riservato l’ultima parola su tutti gli acquisti effettuati. Amrabat, ad esempio, è stato un giocatore voluto e cercato dallo stesso Commisso, e pagato ben 20 milioni.

Un altro grande punto di disaccordo tra Pradè e Commisso è stato l’allenatore. Commisso ha sempre voluto scegliere la guida tecnica della squadra anche se più volte ha dichiarato: “Non so niente di calcio, fatemi imparare”. Ma come si può imparare se non si accettano consigli e si vuole avocare a sé l’ultima scelta? La conferma di Iachini è l’esempio più calzante di questa preminenza Commissiana: finita la stagione 2019/20 filtrarono voci che vedevano Juric come primo candidato per la panchina viola, candidatura sponsorizzata da Pradè ma Commisso mise il veto sulle trattative perché voleva riconfermare Iachini, entusiasmato dalla difesa e dalla grinta che portava in dote il tecnico ascolano insieme a un rapporto umano di grande stima ed intesa.

Un’altra figura abbastanza controversa all’interno del microcosmo viola è Joe Barone, braccio destro di Commisso negli USA che il patron ha voluto come uomo di fiducia di stanza a Firenze insieme al figlio. Se inizialmente Joe Barone ha suscitato la simpatia dei tifosi per i suoi modi semplici e i suoi salti sotto la Fiesole, con il passare del tempo a Firenze si sono sempre più interrogati sulla vera utilità del delfino di Commisso, che non è né un direttore sportivo, né un amministratore delegato ma sembra dover controllare tutto. Dalle questioni di campo alla rappresentanza della società nella assemblee di Lega, sembra che non si possa muovere un dito senza l’ok di Joe Barone. Questo ha finito per togliere valore anche al lavoro di Pradè, che sembra bisognoso di un tutor per operare sul mercato, quando invece servirebbe coesione e programmazione a medio termine.

Altro consigliere – ma per consigliare non si deve conoscere la materia? – di Commisso è il figlio Joseph, che a parte qualche coro coi tifosi in Piazza della Repubblica o qualche foto sui social non sembra particolarmente utile alla causa gigliata. Purtroppo questi due personaggi hanno finito per occupare ruoli dirigenziali che sarebbero, in teoria, spettati a persone con un minimo in più di conoscenza del sistema calcio. Penso per esempio ad Antognoni, che in questi giorni è stato messo in discussione e che sembra avviato ad uscire dalla società viola. Con Antognoni Commisso ha forse perso una grande possibilità: quella di utilizzare una bandiera per arricchire la società. Antognoni avrebbe potuto ricoprire un ruolo “alla Maldini”, con ampi margini di manovra e poteri per acquistare nuovi giocatori e ridisegnare la rosa, ma sembra che la sua presenza sia troppo ingombrante in una società estremamente Commisso-centrica, che non tollera altre figure polarizzanti. L’unico 10 sarebbe stato un grande punto di riferimento per i tifosi che finalmente avrebbero visto in società uno di loro.

antognoni fiorentina
Foto di Fiorentina News

Gestione tecnica

Come abbiamo visto Commisso, non conoscendo l’ambiente, ha deciso di andare su un usato sicuro per quanto riguarda il DS. Scelta che inizialmente ha replicato anche per l’allenatore, confermando Vincenzo Montella, reduce dal finale di stagione precedente con la salvezza ottenuta grazie all’orribile 0-0 casalingo contro il Genoa nell’ultima giornata di campionato. Purtroppo per i tifosi, il Montella del 2019 non era nemmeno l’ombra dell’allenatore che si era visto in riva all’Arno quattro anni prima.

A complicare ulteriormente la gestione dell’Aeroplanino contribuì un mercato estivo basato su parametri zero o su giocatori poco funzionali al suo sistema di gioco. Nella prima categoria rientrava Boateng, che non era adatto a giocare nel centrocampo a tre e finì per essere utilizzato come falso nueve con pessimi risultati; fanno parte del secondo caso invece Badelj e Pulgar, che erano spesso schierati insieme e finivano per pestarsi i piedi non risolvendo l’enigma su chi dovesse essere il regista viola e chi la mezzala di possesso, o il sopracitato e desaparecido Pedro. Una serie di risultati negativi portarono Montella all’esonero nell’ultima partita del 2019, persa 1-4 con la Roma.

Al suo posto, per dare una scossa e salvare la baracca venne chiamato Beppe Iachini, apprezzato da Commisso per la grinta e l’attaccamento alla maglia viola, in concomitanza con l’arrivo di Iachini vennero anche fatti acquisti onerosi nel mercato di gennaio, quando arrivarono Cutrone, Duncan, Agudelo, Igor, Amrabat (a partire dal giugno seguente) e Kouamé (in quel momento infortunato) per una cifra vicina ai 70 milioni complessivi. Queste operazioni, in gran parte deludenti, hanno in parte spinto Iachini a puntare sugli uomini sbagliati, tralasciando la valorizzazione del patrimonio tecnico già presente nella rosa viola. Iachini è stato l’allenatore che nell’ultimo anno e mezzo ha creduto meno in Vlahovic, preferendogli Cutrone prima e Kouamé poi e per certi aspetti è responsabile dello stop alla crescita di Castrovilli, troppo spesso caricato di compiti di copertura.

D’altronde, l’obbiettivo di Iachini in quel momento era salvare la Fiorentina, non importava chi andasse in campo di domenica, e il 18 gennaio vincendo 2-0 in casa del Napoli riesce a centrare l’obiettivo prefissato con quattro turni d’anticipo. Da questa data in poi i tifosi della Fiorentina avranno costruito mille ipotesi e congetture sul nome del tecnico per la stagione seguente, ma il 30 luglio Commisso gettò sulla testa e sulle ambizioni della piazza un enorme secchio di acqua gelata riconfermando Iachini. Tale scelta fu motivata col fatto che ci sarebbe stato poco tempo per far cominciare da zero un nuovo allenatore. Ma soprattutto, come detto, tale scelta fu compiuta andando contro l’operato del DS Pradè che – si dice – avesse già in mano Juric. La disillusione della piazza nasce soprattutto da quella scelta: tra tutti i possibili nomi Commisso sceglie un allenatore con la peggior proposta di gioco dell’ultimo decennio.

iachini fiorentina
Foto di La Repubblica

La nuova stagione di Iachini è iniziata sul trend precedente, con formazioni ultra-difensive e reattive (ma non impenetrabili) anche su campi dove la Fiorentina dovrebbe conquistare punti, concede pochi minuti a Martinez Quarta (621) e a Vlahovic (1200) che avrebbero dovuto essere la spina dorsale della Fiorentina “della rinascita”. Questa situazione non può continuare a lungo e il 9 novembre viene sollevato dall’incarico, che sarà affidato a Cesare Prandelliche strano, un ex – incaricato di salvare per l’ennesima volta la squadra. Prandelli fa rinascere Vlahovic e Quarta ma mette in panchina troppo spesso giocatori con un peso importante nello spogliatoio, come Amrabat e Biraghi, e il 23 marzo 2021 rassegna le dimissioni per motivi personali. Da qui in poi la Fiorentina si trascina verso la salvezza. O, piuttosto, viene trascinata dal solo Dusan Vlahovic.

La nebulosa e rapida rottura con Gattuso sembra essere stata l’ennesima sberla inflitta al rapporto fiduciario tra tifosi e proprietà. Che oltretutto, sul caso dell’allenatore ex Milan e Napoli non parla perché non può farlo, con la conseguenza di lasciare ancor più disorientata la tifoseria. E’ di queste ore la notizia che vede la Fiorentina fare dei grandi passi avanti che la porterebbero a Vincenzo Italiano, allenatore che ha salvato lo Spezia con un lavoro invidiabile e proponendo sempre un gioco offensivo ed aggressivo, tutto ciò che non si è visto a Firenze negli ultimi due anni. Se dovesse arrivare Italiano a Firenze, con il benestare di Commisso, si potrebbero mettere le basi per un nuovo Rinascimento calcistico. Ammesso che arrivi.